Trovare nuovi libri da leggere e nuove ispirazioni per scrivere. Come? Dove?

lankhmarUn paio di settimane fa, mentre giravo per librerie e fumetterie con Luigi, riflettevamo sul fatto che una grande libreria non è più il posto migliore per avere una panoramica di quello che succede nel campo della letteratura fantasy e fantascientifica.

Da un lato, sulla pagina Facebook di Magrathea c’era appena stata questa conversazione, dall’altro bastava che guardassimo gli scaffali davanti a noi: Martin come se piovesse, epigoni di Martin, Star Wars e altri libri tratti da film, videogiochi e serie TV, Hunger Games e derivati, Harry Potter e derivati. Molti libri pure belli, intendiamoci, ma nel complesso una selezione assolutamente non rappresentativa di cosa è presente oggi nel fantastico mondo della narrativa fantastica.

Esticazzi? C’è Amazon per gli acquisti, no? Ci sono Facebook, Goodreads, Chetteleggi per la scoperta, no? Soprattutto, c’è il passaparola per la scoperta! No?

Sì e no.

Il passaparola, di persona o online, da un amico o tramite una piattaforma, sito, social network, è sicuramente il modo migliore per scoprire nuovi libri. Ma – almeno per me – andare in libreria, vedere cosa si trova, lasciarmi sedurre da copertine e quarte di copertine, scoprire per caso un autore nuovo e non conosciuto nella mia cerchia di amici è sempre stato un piacere e la possibilità di avere una bella sorpresa più che compensava il rischio di averne una brutta. Almeno fino a un po’ di tempo fa: ora se entro da Feltrinelli o da Mondadori o altra grande catena, so già cosa troverò sugli scaffali prima ancora di arrivare alla sezione fantasy, fantascienza e horror.

Oh, intendiamoci: è sempre stato così: le librerie sono negozi e mettono sugli scaffali soprattutto quello che vuole la gente in quel momento, Terry Brooks e varianti della Spada di Shannara prima, Anne Rice e libri e libri e libri di vampiri poi, urban fantasy, fantasy storico, varianti del Trono di Spade. Solo che oggi più che mai mi pare che si trovi solo quello che si vende: pochi grandi autori ancor meno epigoni di quegli autori. E’ ancora possibile scoprire nuovi scrittori e nuovi generi, ma all’interno di una selezione sempre più ristretta. Naturalmente questo crea un circolo vizioso: solo quello viene proposto, quindi solo quello viene comprato, quindi solo quello viene di nuovo proposto. Solo quello si trova sugli scaffali, unicamente quella i lettori pensano che sia l’offerta disponibile.

Quando è stata l’ultima volta che avete visto un libro di Michael Moorcock, Lois McMaster Bujold, Roger Zelazny, Margaret Atwood, Ursula Le Guin, Jeff VanderMeer esposto in una grande libreria? Ma soprattutto, quando è stata l’ultima volta che avete visto esposto un libro di un autore che si ispira a loro?

Perché per me il punto importante è questo: non tanto trovare o non trovare un autore classico. Quanto trovare o non trovare qualcuno che si è ispirato a loro e partendo da lì ha elaborato una sua proposta, esplorando e arricchendo il genere o addirittura creando un nuovo genere.

Da sempre il processo di creazione dell’arte – e quindi anche della scrittura, anche di libri pop – parte con l’imitazione: leggo un autore o un genere che mi piace, scrivo un libro che rieccheggi quell’autore, il suo stile, la sua storia, il suo genere. E poi ancora e ancora e ancora, leggendo e imitando altri libri e altri autori, finché non sviluppo un mio stile, finché non svilupppo una mia originalità. Fanno tutti così. William Gibson lo racconta in un’intervista: leggeva tutto quello che gli capitava sotto mano nella sua piccola città di provincia in cui è cresciuto. Una lettura vorace e variegata.

Ci chiedevamo con Luigi: cosa può scrivere chi inizia ora a cimentarsi con la scrittura, se le uniche fonti di ispirazione che trova sono i libri  che si trovano oggi sugli scaffali? Game of Thrones è il fantasy del momento dato il successo nella nicchia degli appassionati prima e più generale poi grazie alla serie TV. E sta esercitando sui lettori che iniziano a cimentarsi con la scrittura lo stesso fascino che, ai tempi, esercitò Il Signore degli Anelli. Ma come possiamo aspettarci modernità, nuovi punti di vista, un’evoluzione del genere da chi vede – perché così viene proposto – come il fantasy definitivo un ciclo il cui primo libro ha iniziato a prendere forma nel 1991 e tra pochi giorni celebrerà i 20 anni dalla prima edizione?

Ora, fortunatamente sono secoli (almeno uno e un pezzo) che tra circoli di lettura, riviste, internet la scoperta di nuove letture e – soprattutto dal mio punto di vista – nuove ispirazioni per nuovi scrittori non è limitata agli scaffali delle librerie. Ma sicuramente ci vuole forse più impegno, forse più fortuna per trovare qualcosa al di fuori della massa di titoli che dominano le conversazioni.

Magrathea è nato per questo in fondo: permettere a chi vuole cimentarsi con la scrittura di proporre un racconto e chiedere “che ne pensate?”, trovare qualche consiglio per scrivere meglio, scrivere e leggere articoli che non parlino solo del grande film o grande libro che vengono trattati approfonditamente da mille altri siti (con l’eccezione di Star Wars, conoscete la mia passione per Star Wars), trovare spunti, ispirazioni e notizie curiose e che altri trascurano e in generale cercare di uscire un po’ dalla bolla dei soliti nomi noti e capire che aria tira non solo al centro del mondo del fantasy, della fantascienza e dell’horror, ma pure sulle frange esterne.

Che ne pensate? Credete anche voi che oggi sia un po’ più complicato del passato trovare nuove letture e nuove ispirazioni al di fuori degli autori e dei titoli più famosi?

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