Star Wars: Gli Ultimi Jedi. Recensione senza spoiler

Vorrei dire che Gli Ultimi Jedi è, finalmente, uno Star Wars a livello dell’Impero Colpisce Ancora.

Purtroppo non lo è e per un fan della vecchia saga, questo è un desiderio che rimarrà irrealizzato anche con i prossimi film: non mi ha peso visceralmente. E contemporaneamente lo è: come il secondo episodio della prima trilogia tanti anni fa cambiò completamente le aspettative di chi pensava di vedere più o meno la stessa storia del film originale, anche qui la decisione è quella di sovvertire completamente il canone del genere: gli eroi non sono  eroi, le leggende non sono leggende, la speranza c’è sempre, ma non è in mano a figure mitiche, sono le persone ordinarie che hanno la possibilità di rimboccarsi le maniche e salvare la galassia.

Dopo il primo Guerre Stellari e dopo il dirompente Episodio V, tutti i film di genere hanno tentato di essere il nuovo Guerre Stellari o il nuovo L’Impero Colpisce Ancora e questo è il paragone con cui si confrontano anche i nuovi episodi della saga. Episodi che, nel panorama odierno, non sono più qualcosa di mai visto prima, ma solo uno tra i tanti mega filmoni ricchi di effetti speciali che escono ogni anno, tra super eroi Marvel e DC, Transformer e altre produzioni che condividono tipo di pubblico ideale e mezzi per raggiungerlo.

Il massimo che si può sperare quindi non è che siano a livello di uno dei film del passato, ma che rappresentino qualcosa di nuovo, una svolta rispetto al canone consolidato, come è stato Rogue One.

Gli Ultimi Jedi è un film di Star Wars a livello di Rogue One. E questo è bene.

Ma forse c’è un paragone più azzeccato: Gli Ultimi Jedi è il Watchmen di Star Wars. E’ l’opera che analizza il mito, lo osserva al microscopio, lo distrugge dall’interno per lasciarci una nuova creazione, migliore.

Al film manca qualcosa. Forse il montaggio rende troppo lunghe le scene di dialogo, troppo brevi quelle emozionanti e quindi il secondo atto soffre molto, con una parte centrale prolissa e poco emozionante, anche se fondamentale per il nuovo verso di Star Wars.
Succedono le cose giuste per uno Star Wars e vengono dette le battute giuste per uno Star Wars. Ma a volte viene da pensare quando si inizia a risolvere la vicenda?

Nel terzo atto. Il terzo atto strizza molto l’occhio a momenti fondamentali dell’Impero Colpisce Ancora e al Ritorno dello Jedi, con battute quasi identiche dette in situazioni quasi identiche e inquadrature quasi identiche di eventi quasi identici. Ma qui il regista Rian Johnson fa capire perché dopo questo film gli sono state date le chiavi per una nuova trilogia originale. E’ una sorpresa continua. Un portare le aspettative da una parte per mandare la storia da un’altra.
Bene o male, dato che stiamo sempre parlando di uno Star Wars, dopo Il Risveglio della Forza ci potevamo aspettare a grandi linee quello che sarebbe successo ne Gli Ultimi Jedi. Dopo questo film, non ho proprio idea di come potrà chiudersi la storia in Episodio IX. E dispiace sapere che sarà in mano di nuovo a J.J. Abrams, che sicuramente la riporterà sui binari sicuri da cui Johnson l’ha brillantemente fatta deragliare.

Gli attori sono tutti a loro agio nelle vesti dei loro personaggi. Fanno tutti un grande passo avanti rispetto a quanto visto in Episodio VII. Il conflitto di Rey, l’essere eroe riluttante di Finn, l’essere pilota testa calda a ogni costo di Poe. Anche se con qualche lungaggine e qualche scelta che lascia perplessi soprattutto per gli ultimi due, ciascuno di loro dà un ottimo contributo alla storia. Adam Driver è un signor attore. Forse sono tra i pochi che ha apprezzato il suo signore del male in formazione, lamentoso e che cerca di mostrarsi molto più capace e sicuro e cattivo di quanto in realtà non sia e che è perfettamente cosciente dei suoi limiti e vittima della frustrazione che ne deriva.

Carrie Fisher è Carrie Fisher. C’è un momento disperato in cui Leia, dato che non la salva nessuno, si salva da sola, come al solito, in modo sorprendente. L’avesse fatto qualsiasi altro personaggio di qualsiasi altra saga, sarebbero volati i pop corn sullo schermo. Lo fa lei, appare come la cosa più normale del mondo.

Mark Hamill e Rian Johnson fanno a Luke Skywalker e Star Wars quello che Alan Moore ha fatto la fumetto supereroistico con Watchmen. La caduta degli dei. Lo sguardo dietro la maschera. La verità dietro la leggenda. Da istruttore di arti marziali, capisco tutto il suo travaglio. Quando un vecchio Jedi dice a uno giovane “I nostri fallimenti sono il terreno su cui sbocciano i successi dei nostri allievi” ho ritrovato una mia massima di vita. Di tutte le sorprese del film, questa è stata la più grande e la più bella. Hamill è magistrale nel mostrare un Luke Skywalker inimmaginabile, ma perfetto.

C’è una battuta di Luke che sintetizza perfettamente tutto il film: “non andrà a finire come pensi.” Ed è vero. Gli Ultimi Jedi cambia molte carte in tavola per la saga di Star Wars, per la storia, ma anche per l’approccio. Molte certezze vengono messe in dubbio, molte delle divisioni nette bene/male, luce/oscurità, lato chiaro/lato oscuro vengono messe in discussione.

Gli effetti speciali sono ovviamente pazzeschi, ma non è una novità. L’aspetto visivo, fotografia, ambientazioni, costumi, location lasciano a bocca aperta.

E’ un film che ha la portata epica di un episodio della saga, ma è ambientato nel mondo a chiaroscuri di Rogue One. Non ne esce un prodotto perfetto, ma è un momento importante nella storia di Star Wars.

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