Gnomon di Nick Harkaway: la cattedrale gotica dei romanzi di fantascienza

13 marzo 2018

Le storie sono un virus: si insinuano nella mente di una persona e si propagano quando questa persona le racconta a qualcun altro. O le vede in un film e consiglia agli amici di andare a vederlo anche loro. O le trova in un libro e consiglia ai suoi amici di leggerlo, come sto per fare io con Gnomon, di Nick Harkaway.

Le storie sono un virus e anche il linguaggio lo è. Gnomon non si limita a prendere atto di questo fatto, valido per tutti i libri, ma lo prende, insieme alle buone pratiche sulla scrittura, le teorie sui romanzi, i luoghi comuni di certe storie, e fa diventare il tutto parte della narrazione, strumenti per raccontare la sua storia.
Questo non è un libro che si lascia leggere passivamente. E’ uno strumento vivo nelle vostre mani, che a volte vi crea difficoltà, a volte vi aiuta.

In una Londra del prossimo futuro lo scambio tra privacy e sicurezza è totale. Ogni cittadino è completamente trasparente al Sistema, nelle azioni e nei pensieri. Il Sistema in cambio fornisce protezione totale e una democrazia basata su referendum e quorum che esegue alla perfezione la volontà del popolo. La forma più alta di sorveglianza è l’interrogatorio, in cui la mente di una persona viene letta, tutti i suoi segreti portati alla luce. Non è una punizione, è semplicemente efficiente. Durante l’interrogatorio è anche possibile correggere alcune neurosi e alcuni difetti del comportamento, quindi è anche terapeutico. Le persone ci si affidano senza problemi.

Ma quando Diana Hunter, una scrittrice che rifiuta il Sistema, muore durante un interrogatorio, ecco che c’è un problema grosso. Se il Sistema non offre protezione durante la più totale invasione della privacy, tutta la costruzione viene a cadere.

Mielikki Neith è una delle più brillanti ispettrici del Witness, il programma di sorveglianza e polizia del Sistema. Viene incaricata di scoprire cosa è successo. Neith fa la cosa più logica: inizia interrogando la vittima. Si fa scaricare nella mente la registrazione dell’interrogatorio di Hunter e inizia a guardare. E lì, come si dice in questi casi, le cose si complicano. Nella mente di Hunter infatti non c’è solo la storia della scrittrice, costituita dalla sua collezione di ricordi. Ma anche le storie, i ricordi, di altre persone: una alchimista del quarto secolo dopo Cristo incaricata di alcune resurrezioni. Un banchiere greco che ha fatto un patto con un dio squalo che ora abita nella sua mente e divora società quotate in borsa. Un pittore etiope in grado di camminare attraverso le pareti. E Gnomon, un assassino venuto dal futuro per ucciderli tutti. Secondo i tecnici che hanno condotto l’interrogatorio, queste altre menti sono una forma di difesa: Hunter, anziché costruire un muro per arrestare l’inarrestabile penetrazione del Sistema nella sua mente, ha scavato un fossato e l’ha riempito di sabbie mobili, le altre storie, per bloccare e confondere che vuole scoprire i suoi segreti. Per Neith questa cosa, già di per sé impossibile, è solo la punta dell’iceberg: le storie sono collegate tra loro e solo risolvendo i misteri raccontati dalle menti nella mente di Hunter potrà scoprire cosa sta succedendo realmente. Fino alla, come si dice in questi casi, sorprendente conclusione.

Gnomon è un giallo fantascientifico estremamente attuale, talmente attuale che in effetti sembra sia stato pubblicato nel 2020 e non nel 2017, data la precisione con cui, nella Londra futura, vengono accennati eventi del passato.

E’ scritto in maniera pesante, barocca, con un linguaggio volutamente complesso, pieno di metafore, similitudini e riferimenti e citazioni. Un linguaggio estremamente raffinato ed elegante, che costituisce un’ulteriore fossato di sabbie mobili da superare per scoprire cosa è successo. A chi mi chiedeva com’era il libro mentre lo leggevo rispondevo “denso”. In uno dei bizzarri dialoghi meta testuali contenuti nella storia un personaggio mi ha confermato che era la definizione giusta: “queste storie hanno un’elevata densità informativa”. Leggerlo, dicevo, era come scalare una montagna: dannatamente faticoso, ma che soddisfazione, che panorami. La fatica si sente tutta, ma ne vale la pena.

Il romanzo è una scatola piena di sorprese e inganni. Pur raccontando di fatto diverse storie intrecciate, con forti reminiscenze dell’Hyperion di Dan Simmons, non ci sono stili diversi: l’alchimista del quarto secolo parla come il banchiere del ventunesimo. Non è lì la bravura e il gioco di prestigio. E’ nell’uso dei canoni del romanzo, che vengono girati su loro stessi e diventano parte degli artifici narrativi.

Ogni lettura è un’esperienza personale. Fortunatamente, credo, ho letto il romanzo nello stesso stato in cui, credo, Harkaway voleva portare il lettore. Stanco, perennemente a cavallo tra sogno e realtà. Amazon mi informa che ho ordinato il libro il 7 dicembre 2017. E’ arrivato un paio di giorni dopo. L’ho terminato nella notte del 12 marzo 2018. Sono settecento pagine, non ho mai letto così lentamente.
Questo è un periodo strano. Ho quindi letto nei ritagli di tempo. Spesso stanco. Molto stanco. Affaticato ulteriormente dal linguaggio pesante. Mi capitava quindi, come a Neith nel romanzo, di iniziare a leggere una frase, addormentarmi e sognare immediatamente una prosecuzione coerente, risvegliarmi e andare avanti con la lettura. Salvo rendermi conto, magari subito, magari il giorno dopo, che interi pezzi di storia non erano come li avevo letti e come li ricordavo. Come i piani di realtà che si confondono nella mente dell’investigatrice quando era stanca.
Avendo la sensazione che il libro venisse scritto o riscritto mentre lo leggevo. Riferimenti a eventi che non ricordavo o ricordavo diversamente che, tornando indietro, invece erano come descritti in quel momento. Ma giuro che io non li avevo letti, o letti diversi, o magari letti giusti, ma troppo stanco per ricordarli poi a settimane di distanza.

C’è una manipolazione del lettore nel libro. Per cui a volte, come nell’esempio descritto sopra, sembra che i personaggi, parlando di tra loro, si rivolgano al lettore per confermare o confutare sue teorie, usando le sue stesse parole, nel momento in cui lui formula questi pensieri.

Sarà stata la stanchezza e il gran numero di giorni che ci sono voluti per leggerlo, ma il libro mi ha comunicato con forza lo scorrere del tempo. Ovviamente, in ogni libro che racconta una storia in modo lineare, quando sei a un certo punto hai delle pagine a sinistra che sono il passato, quella che stai leggendo che è il presente e a destra c’è il futuro. E’ sempre vero. Ma non l’ho mai avvertito come durante questa lettura.

Gnomon è un inganno, è un magnifico gioco di prestigio letterario. Come una camera di specchi, ma fatta di parole. E’ una sfida: è un libro che non vuole farsi leggere, come la mente di Diana Hunter non vuole essere penetrata, se non da una persona determinata a scoprire i suoi segreti e trovarsi, a sorpresa, sua alleata.

Leggetelo. Ma non se siete stanchi.

Gnomon

10.19
Gnomon
0

Pros

  • Avvincente
  • Contemporaneo
  • Fa cose alla vostra mente

Cons

  • Pesante
  • Barocco
  • Fa cose alla vostra mente

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