Solo: A Star Wars Story. La recensione ritardataria

20 giugno 2018

E’ ancora nelle sale Solo, l’ultimo film di Star Wars dedicato al contrabbandiere a cui diede volto Harrison Ford e dalla gestazione travagliata, con i lcambio di registi in corsa? Boh, non lo so. Arrivo buon ultimo a parlarne. Questa è una specie di record, se considerate anche che, violando una tradizione che durava dal 1999, non sono andato a vederlo al primo spettacolo utile, ma dopo oltre una settimana dalla prima.

Perché questo?

Un po’ perché avevo altro da fare. Un po’ perché non è che fossi così interessato a questo film. Sulla carta mi sembrava un’occasione perduta. I film “A Star Wars Story” dovrebbero distaccarsi dalla saga principale, gli episodi da I a IX, per mostrare altre storie, altri aspetti, altre visioni della galassia di Star Wars. Rogue One, bellissimo, aveva svolto egregiamente questo compito, pur mantenendo un legame stretto con la saga: era la storia di come sono stati rubati i piani di costruzione della Morte Nera. Ci sta: il brand di Star Wars è un forte richiamo, ma per un pubblico distratto poteva essere spiazzante non vedere nei trailer e nei materiali promozionali i volti dei personaggi del film di Star Wars uscito appena pochi mesi prima. Ecco quindi il collegamento con il primo film della saga. Tanto che per molti Rogue One più che essere un film slegato dalla storia degli Skywalker è l’episodio 3,5 della serie. Da qui, speravo ci sarebbe stato il coraggio di sganciarsi completamente e mostrare quanto può essere vasta e varia questa galassia. E invece: il giovane Han Solo, i primi passi di uno dei protagonisti della saga. Bello sganciamento!

Questo prima di vedere il film. E ora che l’ho visto?

I sentimenti sono contrastanti. La domanda fondamentale è “ma alla fine, ti è piaciuto?” Sì, mi è piaciuto. Il film parte lento, ma acquista ritmo, i personaggi sono belli, la storia ha momenti appassionanti, Lando Calrissian è meraviglioso, l’esplorazione di aspetti così lontani da quelli epici della saga come la fanteria imperiale immersa nel fango, il mondo della criminalità più o meno organizzata, è proprio quello che desideravo vedere.

Però.

Tra libri, fumetti, espansioni di giochi, cose accennate nei film, sapevamo quattro cose del passato di Han Solo: si era arruolato nelle fila dell’Impero, in quel periodo ha conosciuto Chewbacca e lo ha liberato dalla schiavitù, ha vinto il Millennium Falcon in una partita a Sabacc contro Lando, ha fatto la rotta di Kessel in meno di 12 parsec. Tutti e quattro questi eventi vengono mostrati nel film. E in teoria va bene: nella narrazione, sapere cosa succede è meno importante di vedere come. Però vedere questi quattro elementi fondanti del personaggio di Han Solo uno dietro l’altro all’interno della stessa storia rende ciascuno più debole di quanto avrebbe potuto essere. Il secondo e il quarto potevano tranquillamente essere il momento forte, il culmine del terzo atto di un film. E invece così ne esce più debole il film e ne esce più debole il personaggio: Han Solo ha compiuto queste quattro imprese, poi niente per dieci anni.

Poi ci sono altri dettagli che mi hanno lasciato perplesso. Per esempio: bellissima, bellissima la fanteria imperiale. Finalmente vediamo all’opera truppe diverse dagli stormtrooper, che dovrebbero essere la punta di diamante, l’eccellenza delle truppe imperiali. Salvo vedere queste punte di diamante usate come semplici poliziotti in servizio in uno spazioporto di un pianetucolo come Corellia. In Guerre Stellari gli stormtrooper vigili urbani a Mos Eisley avevano senso: stavano cercando i droidi con i piani della Morte Nera. E’ ovvio usare il meglio del meglio delle truppe per un’operazione così cruciale. Come aveva senso impiegarli a Jedha in Rogue One: a presidiare un importante centro minerario di importanza fondamentale per la costruzione della Morte Nera. Ma nello spazioporto di Corellia? Perché?
Perché Val si sacrifica in quella maniera?
Perché nel terzo atto sembrano accadere un po’ di cose a caso?
Perché anziché spuntare i quattro punti fondamentali della vita di un personaggio come Han Solo non è stato fatto un intero film su Beckett o su Enfys Nest? Vogliamo parlare fino all’uscita di Episodio IX di quanto è magnifico il personaggio di Enfys Nest? Dove sta la mia serie tv di sei stagioni su Enfys Nest e Lando Calrissian?

Il film mi è piaciuto. Ma è un’occasione sprecata. E l’annuncio di film su Boba Fett mi fa temere che se ne vogliono sprecare altre.

A chi mi chiede di descrivere Firefly dico di immaginare che l’Impero abbia vinto la battaglia di Yavin. Con la ribellione sconfitta, Han Solo e Chewbacca cercano di tirare a campare e tenersi fuori dai guai. Questo è Firefly: la serie TV di Star Wars fatta senza soldi. Solo: A Star Wars Story è un film di Firefly fatto con i soldi. Un cerchio che si chiude. E’ Star Wars, è un buon film di Star Wars, arricchisce molto l’universo narrativo di Star Wars. Ma il film di Firefly già è stato fatto, non ne serviva un altro.


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