13 consigli di scrittura da Chuck Palahniuk

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Sul suo sito ufficiale Chuck Palahniuk, autore di Fight Club, ha pubblicato 36 saggi sulla scrittura. Uno di questi riporta 13 consigli di scrittura, frutto di esperienza diretta e lezioni che ha raccolto durante la sua vita. L’articolo ha ormai qualche anno, ma i consigli sono sempre validi.

Innanzitutto, trovare un metodo per poter scrivere con costanza. Poi, prendendo un po’ a caso:

Numero due: i lettori sono più furbi di quanto pensi. Le nuove generazioni leggono meno non perché sono state rovinate dai film, ma perché i film le hanno rese più esigenti in fatto di narrazione.

Numero sei: usate la scrittura come scusa per delle feste. Chiamatele “laboratori” e circondatevi di persone che amano la scrittura, per compensare le ore che passate a scrivere da soli.

Numero sette: non siate onniscienti, lasciate alla storia lo spazio per crescere e svilupparsi organicamente. Non affrettatevi a scrivere il finale solo perché lo conoscete.

Numero dieci: scrivete il libro che volete leggere.

Per la versione completa di questi consigli e per leggere gli altri 9, andate qui. Poi date un’occhiata all’elenco completo dei 36 saggi sulla scrittura realizzati da Palahniuk.

Come pubblicare il proprio romanzo in ebook – 4

Promozione

Una volta che abbiamo pubblicato il nostro ebook, dobbiamo fare in modo che la gente lo trovi e quindi lo compri. Una volta trovato, in genere a spingere all’acquisto a volte basta solo una bella copertina e una descrizione ben fatta. Il problema che in mezzo a centinaia di migliaia di libri non è facile far trovare il proprio.

Di seguito vi riporto alcuni suggerimenti. Si tratta di una lista tutt’altro che esaustiva e ovviamente sta a voi decidere quali utilizzare. In ogni caso più strumenti di promozione si utilizzano, maggiore è la possibilità di emergere.

È chiaro che ci vuole anche un po’ di fortuna.

 

Prima della pubblicazione

In primo luogo ci sono delle cose che dovreste fare mesi prima di pubblicare un libro: creare un blog (o un sito che contenga comunque un blog), una pagina Facebook come autore (non un semplice profilo personale), un account su Twitter, un account su Goodreads e uno su Anobii. Dovete, cioè, creare una rete sociale di possibili lettori prima di pubblicare, magari fornendo nel frattempo un ebook gratuito, giusto per far capire come scrivete.

Potete creare un blog in pochi minuti su piattaforme come WordPress o Blogger. Sceglietene una qualunque e iniziate a scrivere. Gli argomenti? Dovrebbero essere attinenti a ciò che scrivete o leggete, o in generale qualsiasi argomento che potrebbe interessare anche ai potenziali lettori del vostro futuro libro (che sia un romanzo o un saggio). Per esempio, se scrivete fantascienza, potreste parlare di argomenti di tipo scientifico o fantascientifico, come novità astronomiche, film o serie TV di fantascienza, recensioni di libri di autori di fantascienza. Ma nulla vi impedisce di spaziare. L’importante è che scriviate con una certa regolarità, che diffondiate i vostri post tramite la vostra pagina Facebook (della quale potete inserire un widget nel blog) e il vostro account di Twitter, che seguite altri blog attinenti, lasciando commenti, in modo da spingere nuovi lettori a leggere i vostri post. Insomma dovete essere i più attivi possibili.

So che questo porta via tempo, ma più andate avanti più il traffico sul vostro blog tenderà ad aumentare. Vi farete nuovi amici, che potranno diventare vostri lettori e magari aiutarvi a farvi conoscere ai loro amici. Utilizzando dei sistemi di feed automatico come Twitterfeed o RSS Graffiti, potrete fare in modo che, ogni volta che postate sul blog, i vostri articoli compaiano automaticamente su Facebook e Twitter. Potrete anche collegare la pagina Facebook con Twitter, in modo che ogni volta che scrivete nella prima, compare un tweet nella seconda.

Insomma esistono tanti modi per mettere in funzione tutti questi sistemi, risparmiando tempo.

Goodreads e Anobii sono invece dei social network dedicati alla lettura. Qui potete trovare in maniera più specifica dei lettori per i vostri libri. Iscrivetevi, inserite le vostre letture e iniziate a interagire.

Vi consiglio infine di creare una mailing list (magari usando un servizio online gratuito). Vi tornerà utile in futuro, quando avrete pubblicato il vostro libro, per diffondere la notizia in un solo colpo a più persone possibili. Per creare una mailing list dovete incentivare le persone a iscrivervi, promettendo giveway o richiedendo l’iscrizione in cambio del download di un ebook gratuito oppure offrendo solo agli iscritti delle informazioni esclusive. La gente è sempre molto restia a iscriversi alle mailing list, perché teme lo spam. Se però voi potete offrire qualcosa, tendono più facilmente a correre il “rischio”.

Diciamo che avete fatto tutto questo per mesi e che ora siate pronti a pubblicare il vostro primo libro a pagamento. Una volta pubblicato, utilizzate tutti questi canali per pubblicizzarlo (in maniera educata senza scadere nello spam).

Questo rappresenta già un punto di partenza, ma ovviamente non basta.

 

Dopo la pubblicazione

Ecco allora una possibile lista di cose da fare dopo la pubblicazione:

– Creare una scheda del proprio libro su Anobii (potete farlo solo con un ebook dotato di ISBN, quindi per esempio l’edizione pubblicata su Smashwords). Una volta che è stata approvata ed è online, si può offrire l’ebook gratuitamente a un piccolo numero di lettori in cambio di una recensione;

– Fare lo stesso su Goodreads, con la differenza che in quest’ultimo social network, se avete inserito almeno 50 libri nella vostra libreria, potete diventare un librarian e fare in modo che la scheda del vostro ebook appaia immediatamente. Ricordate di creare una scheda per ogni edizione esistente (Kindle, dotata di codice ASIN, e Smashwords, dotata di codice ISBN) e poi collegarle come edizioni diverse dello stesso libro;

– Inoltre su Goodreads potete partecipare al programma per gli autori e diventare un autore Goodreads. In questo modo il vostro profilo sarà collegato ai vostri libri. Potrete collegare al profilo da autore su Goodreads il vostro blog personale, così i post compariranno automaticamente sul vostro profilo;

– Pubblicare un booktrailer (se ne avete fatto uno) su YouTube. A questo scopo dovete ovviamente iscrivervi a YouTube. Poi diffondetelo tramite tutti i vostri canali;

– Spingere i vostri beta reader, amici, parenti ecc… a scrivere una recensione sulla pagina del prodotto di Amazon (e magari anche su Anobii, Goodreads, Smashwords…). Questo è un punto molto importante, perché, se riuscite a fare in modo che la gente trovi il vostro libro, la lettura di molte recensioni positive potrebbe dare la spinta definitiva all’acquisto. Tenente conto che molti acquisti in poco tempo (già da un paio di copie al giorno) vi fanno salire velocemente nelle classifiche di genere, cosa che spinge lettori curiosi a loro volta ad acquistare il vostro ebook, facendovi salire ancora di più;

– Scrivere un messaggio alla mailing list, annunciando l’uscita del libro. Al suo interno potrete offrire la possibilità di scaricare il libro a prezzo scontato (sfruttando il sistema di coupon di Smashwords) o addirittura gratis. Chiaramente così non guadagnerete nulla, ma queste persone, se adeguatamente da voi istruite, saranno portate a scrivere delle recensioni positive, a consigliare il libro ad amici o addirittura a comprare comunque una copia a prezzo pieno (soprattutto se costa poco). La mailing list vi tornerà poi particolarmente utile per il prossimo libro pubblicato. Ricordate che l’autore indipendente ha davanti a sé un percorso a lungo termine. Non deve pretendere di raggiungere il successo da un giorno all’altro. Deve saper creare un gruppo di lettori in continua crescita;

– Creare una versione cartacea su Lulu.com. Se il vostro ebook è abbastanza lungo (quanto un romanzo) potete pensare di pubblicarlo gratuitamente in versione cartacea su Lulu.com. Con questa versione potreste avvicinare altri lettori che non possiedono un ebook reader. Inoltre, pagando una piccola cifra (una tantum), potrete distribuire il vostro libro cartaceo su Amazon per sempre. Non andrà mai fuori catalogo.

Qui però c’è da fare un’importante avvertenza. L’ebook ha di bello che può essere aggiornato tutte le volte che si vuole, nel caso si notino degli errori (purtroppo qualche refuso tende sempre a nascondersi nel testo). Questo non si può fare con il libro cartaceo. Perciò è opportuno pubblicare la versione cartacea di un libro dopo che si è assolutamente sicuri che sia privo di errori.

A mio parere, è un’ottima idea attendere qualche settimana affinché più persone abbiano letto il libro e vi abbiano dato il loro feedback su eventuali errori. Per sicurezza, poco prima di pubblicarlo definitivamente su Lulu, rileggetelo di nuovo pure voi.

Ricordate inoltre che il file dell’ebook (.doc) così com’è non va bene per un libro cartaceo. Dovete riformattare il file tenendo conto di dimensioni e formati dei libri cartacei. Potete prendere spunto dai libri che avete in casa e seguite le linee guida sul sito di Lulu (che è tutto in italiano);

– Creare una campagna pubblicitaria su Facebook Ads e AdWords di Google. Decidete voi il budget totale e in base a esso attivate la campagna;

– Creare un comunicato stampa da inviare per e-mail a webmagazine, giornali locali e radio locali. Con un po’ di fortuna potreste essere chiamati per un’intervista o essere recensiti. Non costa nulla. Tanto vale provare;

– Creare un audiolibro del vostro ebook o anche un podiobook, cioè un podcast che contenga dei passaggi del vostro libro. Il primo può essere a sua volta messo in vendita, ma dovete essere in grado di creare un prodotto di un certo valore. Per il podiobook, che è invece gratuito, potete cimentarvi voi stessi;

– Creare dei video su YouTube in cui parlate del vostro libro o addirittura una vera e propria presentazione video, con l’aiuto di un amico;

– Scrivere dei guest post su altri blog attinenti al vostro e ospitare guest post sul vostro. In questo modo ci si promuove a vicenda;

– Scrivere un articolo per un webmagazine (come sto facendo io adesso);

– Organizzare un blog tour. Per maggior informazioni sui blog tour, vi invito a leggere questo articolo.

– Dare il vostro ebook gratuitamente ai proprietari di blog letterari perché lo recensiscano. State però attenti a scegliere il blog giusto, cioè attinente al vostro genere. Il rischio di una recensione negativa è dietro l’angolo;

– Regalare il libro a personaggi influenti (se ne conoscete qualcuno), cioè persone che abbiano notevole seguito nella speranza che parlino del vostro lavoro;

– Stampare del materiale cartaceo, anche solo un biglietto da visita del libro, da distribuire a chiunque capiti. Non si sa mai chi si può incontrare in giro! Meglio essere pronti;

– E infine iniziare a scrivere il prossimo libro. Non aspettate che il vostro ebook inizi a vendere bene. Dedicatevi alla promozione, ma non togliete tempo alla vostra scrittura. La migliore pubblicità per un libro è il fatto che l’autore ne abbia scritto altri. Gli autori indipendenti hanno la fortuna di dettare i propri tempi di scrittura e pubblicazione. Il loro successo nasce dalla creazione di un lungo catalogo in un tempo relativamente breve.

Quindi non perdete tempo: scrivete, scrivete e scrivete. Non fermatevi.

Se avete talento e perseverate, i lettori alla fine vi scopriranno.

Traduttrice tecnico-scientifica e biologa ex-ricercatrice universitaria, Rita Carla Francesca Monticelli scrive da sempre, ma più recentemente, dal 2009, si sta dedicando in particolare alla narrativa. Autrice indipendente di due ebook, studia già da qualche anno l’interessante mondo dell’auto-pubblicazione d’oltreoceano e cerca di capire come applicarla alla realtà italiana.

Il suo ultimo lavoro, “Deserto rosso – Punto di non ritorno“, è il primo episodio di un romanzo di fantascienza a puntate.

Date un’occhiata al suo sito (e blog): www.anakina.net.

Come pubblicare il proprio romanzo in ebook – 3

Come pubblicare un ebook

Su Amazon è necessario completare la registrazione al servizio Kindle Direct Publishing prima di pubblicare. Essendo il sito in italiano ed estremamente semplice, non mi dilungo oltre. Aggiungo solo che Amazon paga tramite bonifico, quindi servirà anche il vostro IBAN, oppure tramite assegno.

Su Smashwords invece si può pubblicare un libro e dopo gestire tutto il resto, tra cui dati di pagamento, assegnazione dell’ISBN e canali di distribuzione. Siccome il sito non è molto intuitivo e questi aspetti non saltano immediatamente agli occhi, vi spiego brevemente dove trovare queste impostazioni.

 

Dettagli per la pubblicazione su Smashwords

Pubblicare un ebook. Dalla homepage di Smashwords, una volta fatto l’accesso (se non siete registrati, vi verrà chiesto di farlo), cliccate su “Publish”. La schermata che segue vi permetterà di inserire: 1) titolo, sinossi breve e sinossi lunga, indicare lingua ed eventuale presenza di materiale non adatto ai minori; 2) inserire prezzo (o rendere il libro gratuito o lasciare ai lettori la scelta del prezzo) e stabilire le dimensioni dell’anteprima che gli utenti possono scaricare gratuitamente; 3) categorizzazione del libro, cioè il genere o i generi ai quali può essere ascritto; 4) i tag, cioè alcuni termini chiave del libro; 5) scelta dei formati ebook; 6) inserimento copertina e 7) inserimento file .doc del libro. Nel punto 8 ci sono i termini del contratto e il pulsante “Publish” per pubblicare. Una volta cliccato il vostro libro sarà in vendita nel sito nel giro di poco tempo, cioè quello richiesto dalla conversione.

Dati di pagamento. Dopo aver fatto l’accesso al sito, andate su “My Smashwords”, in questo modo entrate nel vostro profilo pubblico, dove sotto il vostro nome compare un link per modificarlo (“Edit profile”). Una volta cliccato si arriva nella pagina di modifica, dove tra le varie cose trovate “Payment profile”, sotto il titolo c’è un link per immettere (o modificare, se le avete già immesse) le proprie informazioni di pagamento. Cliccando sul link, ci si ritrova nella pagina con tutte le informazioni relative al pagamento. Bisogna scorrere verso il basso per raggiungere il modulo da compilare con nome (1), indirizzo (2) e informazioni fiscali (3).

In quest’ultima parte del modulo si deve scegliere “Individual/Sole proprietorship” nel menù a discesa “Entity type” e poi mettere il segno in una delle due opzioni sottostanti. Nella prima si accetta la ritenuta del 30% sui guadagni che verranno versati come tasse. La seconda opzione può essere usata se si ha un codice fiscale valido per gli U.S.A. Quello italiano ovviamente non va bene, ma quello americano può essere richiesto tramite una lunga prassi, che tra le varie cose necessita l’invio del proprio passaporto all’ambasciata americana per ottenere una sorta di nullaosta (in alternativa si può andare di persona). Si tratta di un procedimento lungo (minimo 5 mesi), che spesso non va a buon fine, costringendovi a ripeterlo più volte. Sta a voi decidere se volete intraprendere questa strada. In ogni caso, finché non vi avranno assegnato questo codice non potrete ricevere alcun pagamento, invece con la prima opzione Smashwords inizierà a pagarvi appena raggiunti 10 dollari di guadagni (dopo aver detratto il 30%).

Non bisogna dimenticare che, anche se viene trattenuto il 30% dei guadagni, si dovrà comunque pagare le tasse in Italia sulla cifra rimanente, che va riportata nella dichiarazione dei redditi come guadagno per sfruttamento del diritto d’autore.

Ciò è vero ovunque si venda il proprio ebook.

Tutto ciò comunque non ci deve scoraggiare a pubblicare il nostro libro. Non bisogna dimenticare che la pubblicazione in sé è gratis e si pagano le tasse solo so ciò che si guadagna (come è giusto che sia).

Più sotto si trova la parte 4 del modulo, in cui si deve scegliere il metodo di pagamento. Per i residenti al di fuori degli U.S.A. c’è un’unica scelta: Paypal. Se non avete un account su Paypal, potete crearlo gratuitamente e in pochi minuti sul sito www.paypal.it. È necessario avere una carta di credito, anche prepagata, ma i soldi ricevuti possono anche essere trasferiti successivamente su di un conto corrente. Il sito è completamente in italiano e ha un’assistenza clienti molto efficiente.

Infine nel punto 5 del modulo c’è il tasto per confermare i dati, che comunque possono essere modificati in futuro.

Assegnazione dell’ISBN. L’ISBN è un codice univoco che viene assegnato a una determinata edizione di un libro (cartaceo o elettronico). Il codice ISBN in genere viene acquistato da un editore e assegnato ai libri da esso pubblicati. Smashwords fornisce tre opzioni per quanto riguarda l’ISBN dei vostri ebook. Per accedere alla sezione relativa all’ISBN, bisogna entrare in “Dashboard”, dove sono elencati i propri libri pubblicati. Questa procedura deve essere fatta solo dopo la pubblicazione dell’ebook sul sito. Sulla colonna a sinistra si trova il link “ISBN Manager”, cliccando sul quale si accede alla pagina per l’assegnazione. Scorrendo in fondo alla pagina si trova l’elenco dei vostri ebook. Se uno dei vostri ebook non ha un codice ISBN (come accade appena lo si pubblica), compare accanto ad esso un link per richiederne l’assegnazione “Assign ISBN”.

Una volta cliccato su questo si accede alla pagina dell’assegnazione vera a propria. Qui ci sono tre scelte, di cui solo due accessibili agli autori non americani. Nella prima si può fornire un proprio ISBN, ottenuto autonomamente. In pratica dovreste comprare altrove il vostro ISBN, ma per farlo dovreste essere legalmente degli editori (con tanto di partita IVA). Se non siete un editore ma un normalissimo autore indipendente, potete scegliere la seconda opzione che prevede l’assegnazione di un ISBN gratuito di proprietà di Smashwords. Usando questo codice il libro risulterà edito da Smashwords. Ciò non cambierà il fatto che voi restate gli unici proprietari dei diritti d’autore sul libro. La terza opzione, non disponibile per noi italiani, permette di acquistare un ISBN personale, diventando di fatto editori del proprio libro.

Una volta scelta l’opzione due e confermata la scelta, vi arriverà una mail con il vostro codice, che dovrete conservare. In ogni caso ritroverete sempre il codice ISBN dei vostri libri nella pagina “ISBN Manager”.

Canali di distribuzione. Oltre a vendere direttamente su Smashwords, è possibile far distribuire il vostro libro su altri store online ed esattamente su: Sony, Barnes & Noble, Kobo, Amazon, Apple, Diesel e Baker-Taylor. Chiaramente Smashwords prende una commissione, ma è davvero molto piccola. A sua volta questi negozi online hanno delle commissioni.

Per poter distribuire esternamente il vostro ebook, questo deve essere accettato nel Premium Catalog. La richiesta di inserimento nel catalogo è automatica, ma, affinché vada a buon fine, il file non deve presentare alcun errore durante la conversione. In caso contrario, vi verrà detto di fare delle correzioni specifiche. Se comunque avrete creato il file seguendo passo passo le regole del libro di Coker, non si avrà alcun errore.

Per alcuni di questi store è necessario avere un codice ISBN perché l’ebook venga messo in vendita, quindi dovete farvelo assegnare prima di gestire i canali di distribuzione. Possono volerci anche tre settimane prima che Smashwords controlli l’ebook e lo accetti. Nel frattempo dovete scegliere dove volete distribuirlo.

Sulla Dashboard cliccate su “Channel Manager”. Scorrendo sul fondo della pagina trovate il vostro libro e la possibilità di selezionare i venditori esterni (potete selezionarli tutti o solo alcuni). Per selezionarli bisogna scegliere l’opzione “Distribute” e alla fine premere “Submit changes”.

Passate tre settimane, se tutto è andato bene, in questa pagina un po’ più in alto troverete il riassunto della situazione di distribuzione e nella Dashboard il vostro libro sarà indicato con “Premium approved”.

A questo punto avete fatto tutto.

Altre funzioni. Su Smashwords ci sono altre funzioni utili, per esempio quella dei coupon, con cui si può permettere a certe persone (alle quali avete dato un codice specifico) di acquistare il libro a prezzo scontato o gratuitamente. È uno strumento molto utile in fase di promozione. Per creare dei coupon, andate sulla Dashboard e cliccate sul link “Coupon manager”.

Inoltre nella pagina del libro, a cui potete accedere dalla Dashboard, ci sono dei link per aggiungere l’url del sito, dove eventualmente vendete il libro in formato cartaceo o come audiolibro, aggiungere un video relativo al libro (il booktrailer, per esempio) e una serie di strumenti di condivisione nei vari social network. In quella stessa pagina vi comparirà (solo a voi) il numero di download eseguiti e di copie vendute.

 

Ora che il vostro libro è in vendita su Amazon, Smashwords e altri siti, rimane un altro problema: far sapere al mondo che esiste.

Nel prossimo articolo parleremo appunto di promozione.

Traduttrice tecnico-scientifica e biologa ex-ricercatrice universitaria, Rita Carla Francesca Monticelli scrive da sempre, ma più recentemente, dal 2009, si sta dedicando in particolare alla narrativa. Autrice indipendente di due ebook, studia già da qualche anno l’interessante mondo dell’auto-pubblicazione d’oltreoceano e cerca di capire come applicarla alla realtà italiana.

Il suo ultimo lavoro, “Deserto rosso – Punto di non ritorno“, è il primo episodio di un romanzo di fantascienza a puntate.

Date un’occhiata al suo sito (e blog): www.anakina.net.

Come pubblicare il proprio romanzo in ebook – 2

Formattazione

Ovviamente avete scritto il vostro libro su Word o programma affine, magari lo avete formattato per benino con parole in grassetto, altre in corsivo, titoli allineati, interruzioni di pagina e così via.

Be’, devo darvi una cattiva notizia: è tutto da rifare.

Purtroppo Word (ma anche OpenOffice) aggiunge automaticamente un sacco di errori nei file, che poi causano problemi in fase di conversione nei formati per ebook. Per preparare un file per la pubblicazione, bisogna eliminare ogni formattazione e iniziare da capo, seguendo delle regole ben precise. A questo proposito esiste un libro utilissimo, disponibile anche in italiano, che aiuta a preparare un file .doc perfetto. Si chiama “Guida allo Stile Smashwords” di Mark Coker, proprietario di Smashwords. Il libro è specifico per pubblicare un ebook sulla piattaforma di Smashwords, ma è comunque valido per preparare qualunque file per la pubblicazione, in modo che sia il più pulito possibile e pronto alla conversione in qualsiasi formato.

Per una formattazione più avanzata su Amazon, trovate delle informazioni nelle linee guida per la pubblicazione su Kindle. Ma, se non volete complicarvi la vita, vi invito a dare un’occhiata a un mio tutorial per la corretta conversione del proprio ebook da .doc (creato secondo il libro di Coker) a un file .mobi, che viene gestito correttamente dal software di Amazon.

 

Dove pubblicare

Ora che abbiamo l’ebook bello pronto, ci serve un posto dove pubblicarlo.

Come vi ho già anticipato, consiglio due siti in particolare: Amazon.it e Smashwords.

Per quanto riguarda Amazon non servono grosse spiegazioni. Si tratta della piattaforma di vendita di ebook più grande al mondo. Se non sei almeno lì è come se non esistessi.

Abbiamo inoltre la fortuna che è presente in Italia, dove è diventata ovviamente la prima piattaforma per gli ebook.

Ci sono anche altri siti italiani che pubblicano direttamente gli ebook o che li distribuiscono su Amazon e altri grossi store, ma se ti rivolgi direttamente ad Amazon, ovviamente, ottieni delle commissioni più alte e hai un controllo diretto sulla tua pubblicazione nel sito.

Se proprio vuoi essere presente anche su altre piattaforme o rendere il tuo ebook disponibile per altri lettori, oltre il Kindle (il lettore di Amazon), a mio parere Smashwords è la scelta migliore, nonostante il sito sia completamente in inglese. Un primo motivo è che Smashwords è il più grande distributore mondiale di ebook di autori indipendenti. Un secondo motivo è che prende delle commissioni davvero basse per la vendita diretta tramite il loro sito, cosa che in parte assorbe il problema della ritenuta del 30% fatta per motivi fiscali sui cittadini non americani (che però può essere evitata fornendo una debita documentazione). Inoltre la grande forza di Smashwords è che ti permette di vendere il tuo ebook praticamente in tutti i formati esistenti, compatibili con tutti i lettori. C’è poi la possibilità di offrire gratuitamente il proprio libro, se si vuole, cosa che su Amazon è possibile solo per brevi periodi, se si entra nel programma KDP Select (che presume l’esclusiva pubblicazione su Amazon per almeno 90 giorni). Infine, attraverso Smashwords si può distribuire l’ebook nelle principali piattaforme internazionali (incluse le relative versioni italiane), quali Sony, Kobo, Apple e tante altre, anche gratuitamente (cioè vendendolo a zero dollari).

Ci sarebbe anche la possibilità di distribuire il libro su Amazon, ma, sebbene Smashwords abbia fatto un contratto di distribuzione con quest’ultimo, stanno ancora sistemando delle faccende tecniche prima che questa integrazione diventi definitiva.

Smashwords fornisce anche un ISBN gratuito per il libro (se si desidera), cosa che Amazon non fa e che risulta utile poi a fini promozionali (lo vedremo più avanti). Inoltre l’ISBN è obbligatorio per attivare la distribuzione del libro su Apple e altre piattaforme internazionali.

Gli unici due aspetti negativi di Smashwords sono: è tutto in inglese e accetta solo file .doc, che vengono convertiti automaticamente in tutti gli altri formati.

Se capisce l’inglese, il primo non è un problema per l’autore, ma potrebbe esserlo per il lettore che invece non conosca la lingua, poiché deve capire come registrarsi per poter acquistare e poi ovviamente capire come acquistare. Ma lo scopo di avere il libro su Smashwords non è tanto quello di venderlo direttamente nel sito, bensì fare in modo che risulti disponibile sulle piattaforme italiane di Apple (acquistabile da iPad, iPhone e iPod Touch) e Kobo (acquistabile dal lettore Kobo), oltre che in tutte le altre piattaforme internazionali

Il problema del formato si risolve, invece, facilmente seguendo passo passo le istruzioni del libro, di cui vi ho parlato prima: “Guida allo Stile Smashwords” di Mark Coker. Basta armarsi di pazienza.

Su Amazon invece vengono accettati tanti formati diversi (.doc, .mobi, .html e addirittura .pdf), ma di fatto vengono prima convertiti in .html e da lì in .mobi. Il mio suggerimento è formattare il testo con i suggerimenti del libro di Coker, omettendo la parte strettamente relativa a Smashwords e adattandola alle linee guida di formattazione di Amazon. Dopodiché si può provare a caricarlo così e vedere come viene.

In ogni caso niente ci vieta di fare qualche tentativo sul sito di Amazon, finché non siamo soddisfatti, e solo allora completare la pubblicazione.

Esiste anche una guida dettagliata sul sito di Amazon, che si trova a questo url http://kdp.amazon.com/self-publishing/help (una volta sul sito cliccare in alto a destra su “italiano”), però è molto semplificata.

A differenza di Smashwords, su Amazon, affinché l’ebook abbia l’indice logico sulla barra di avanzamento, è necessario preparare il file con KindleGen (nel mio tutorial vi spiego come fare). Gli ebook per Kindle generati da Smashwords, invece, contengono già questo indice, che viene creato automaticamente dal file .doc, se viene formattato secondo le linee guida del libro di Coker.

Questo a mio parere è un aspetto negativo di Amazon, poiché i libri generati su Smashwords possono avere un aspetto professionale, anche se l’autore non ha alcuna competenza tecnica (basta che sappia usare Word), mentre su Amazon il processo risulta più macchinoso.

 

Nel prossimo articolo vedremo in dettaglio come si pubblica un ebook.

Traduttrice tecnico-scientifica e biologa ex-ricercatrice universitaria, Rita Carla Francesca Monticelli scrive da sempre, ma più recentemente, dal 2009, si sta dedicando in particolare alla narrativa. Autrice indipendente di due ebook, studia già da qualche anno l’interessante mondo dell’auto-pubblicazione d’oltreoceano e cerca di capire come applicarla alla realtà italiana.

Il suo ultimo lavoro, “Deserto rosso – Punto di non ritorno“, è il primo episodio di un romanzo di fantascienza a puntate.

Date un’occhiata al suo sito (e blog): www.anakina.net.

Come pubblicare il proprio romanzo in ebook – 1

Scrivendo libri in Italia non si campa. A meno che tu non sia Umberto Eco o Giorgio Faletti, a meno che il tuo libro non venga trasformato in un film di successo e in pochi altri casi, questo è un dato di fatto. Per chi nella vita vuole diventare uno scrittore professionista ciò può essere scoraggiante.

Eppure di scrittori professionisti ce ne sono parecchi. Ciò è possibile perché fanno anche altro, che molto spesso coinvolge la scrittura (ma in altri casi fanno tutt’altro), e ritagliano una parte del loro tempo a seguire i loro progetti letterari, a discapito a volte di altre attività più redditizie.

Perché lo fanno? Chiunque scriva abitualmente ha la semplice risposta a questa domanda: per passione. La scrittura è prima di tutto una vocazione. La puoi mettere da parte, ma cerca sempre di tornare, e l’unico modo di farla smettere di tormentarti è scrivere.

Ma tutti sappiamo quanto i cassetti degli scrittori siano pieni di manoscritti, che in un modo o nell’altro non riescono a raggiungere il pubblico. Fino a qualche anno fa non c’era altra soluzione che continuare a tenerli nel cassetto, ma adesso con l’auto-pubblicazione digitale e con lo sviluppo del mercato degli ebook le cose sono cambiate.

Una volta che si accetta il fatto che la scrittura non ci renderà ricchi e famosi e si decide di continuare a praticarla (perché non se ne può fare a meno), una volta tolte le ansie del successo, ci troviamo di colpo liberi di fare quello che vogliamo: scrivere le storie che vogliamo, come vogliamo e pubblicarle dove vogliamo.

Vi assicuro che è una bellissima sensazione, perché non siamo più costretti a soggiacere agli interessi di editori, editor e così via, ma possiamo concentrarci nello sviluppare la nostra scrittura e noi stessi come scrittori.

Come è possibile tutto ciò?

È necessario mettere da parte tutto quello che sapevamo finora di editoria e iniziare a pensare da autori indipendenti.

La materia è in realtà molto complessa, poiché l’autore indipendente di fatto è un imprenditore di se stesso, ma si può accedere a questo nuovo mondo incominciando da qualcosa di semplice, come pubblicare un ebook.

La prima cosa che bisogna mettersi in testa, se si decide di intraprendere la strada dell’auto-pubblicazione, è quella di non avere fretta. Nessuno ci corre dietro.

La regola “non avere fretta” vale per ogni fase di preparazione (e di successiva promozione) del vostro futuro ebook.

E allora vediamole una per una.

 

Editing

È chiaro che prima di tutto bisogna assicurarsi di avere tra le mani un buon testo. Anche il migliore scrittore di questo mondo lavora con un editor, che è però una figura professionale costosa, oltre al fatto che bisogna essere certi di trovare la persona giusta per il nostro tipo di scrittura e che sia veramente competente.

Visto che, però, vogliamo rimanere sul semplice (e soprattutto economico), esistono vari modi di valutare e migliorare il proprio scritto, che non richiede l’intervento diretto di un vero e proprio editor.

Prima di tutto, una volta terminata la prima stesura, è necessario mettere da parte il testo per alcune settimane in modo da rileggerlo poi con “occhi nuovi”. Se stiamo parlando del famoso manoscritto nel cassetto, chiaramente non serve attendere oltre.

Mettere della distanza temporale ed emotiva tra sé e il testo permette di valutarlo meglio e soprattutto individuare i maledetti refusi. Sarebbe ancora meglio farsi aiutare da una persona fidata, magari un altro scrittore, al quale poi ricambiare il favore in futuro.

Un’altra cosa molto utile è leggere dei libri che trattano proprio dell’auto-editing dei testi. Ve ne consiglio uno, che purtroppo è in inglese (è difficile trovarne in italiano), che è considerato uno dei migliori in assoluto: Self-Editing for Fiction Writers.

Infine può essere di ulteriore aiuto creare un piccolo gruppo di beta reader, cioè di lettori fidati, che leggano una delle stesure intermedie dello scritto e forniscano i propri suggerimenti su trama, stile e narrazione.

Una volta che si ritiene di avere un testo pronto per la pubblicazione, servono almeno altre due cose prima di andare al passo successivo: una bella copertina e una descrizione accattivante della trama.

 

Copertina

La copertina è la cosa più importante, perché è la prima notata dal potenziale lettore. Se non siete dei maghi di Photoshop e non avete un parente o amico digital artist, o non volete pagarne uno (prima informatevi sui prezzi: c’è tanta gente in giro molto brava, che vi fa una copertina su misura per poche decine di euro), potete sempre rivolgervi ai siti che forniscono delle foto royalty-free, cioè che possono essere usate gratuitamente a scopo commerciale. Ce ne sono tantissimi sul web, basta digitare “royalty free stock photo” su Google e trovate centinaia di siti che fanno al caso vostro. In alcuni casi viene richiesto di pagare una tantum per scaricare la foto, in altri casi le immagini sono completamente gratuite. Poi con Photoshop (in fondo non è così difficile), potete aggiungere il titolo e il vostro nome all’immagine e voilà la vostra copertina.

Siccome stiamo parlando di pubblicare un ebook, la cui copertina verrà visualizzata in un sito in quello che chiamo “formato francobollo”, deve avere delle caratteristiche specifiche. Non serve che sia piena di dettagli, che tanto non si vedrebbero, ma deve avere un’immagine grande ben distinguibile. Inoltre non deve avere una grandissima risoluzione: un’immagine 1000 x 1600 pixel è più che sufficiente. Nel sito apparirà molto più piccola, ma queste dimensioni le permetteranno di essere ben visualizzata nell’ebook reader.

 

Descrizione della trama

Dopo aver notato la copertina, se gli è piaciuta, il potenziale lettore come prima cosa vorrà sapere di cosa parla il romanzo, allo stesso modo di come accade in libreria. In quel caso si ricorre alla quarta di copertina. La descrizione di un ebook è esattamente la stessa cosa in versione digitale.

Come ho detto, deve essere un testo accattivante. È opportuno prepararne una versione molto corta (poche righe) e una più lunga (proprio come la quarta di copertina di un libro). Si può iniziare a buttare giù un testo e poi, come per il libro stesso, metterlo da parte, per poi riprenderlo il giorno dopo. E andare avanti così finché non si è soddisfatti.

Bisogna ricordarsi che la descrizione è il biglietto da visita del libro. Una volta attirato il potenziale lettore col titolo, il genere e la copertina, è necessaria una descrizione perfetta per poterlo catturare.

 

Booktrailer

Un altro elemento che potrebbe tornare utile, ma che non è essenziale, è il booktrailer, cioè un breve filmato che presenti il libro (simile al trailer di un film). Qui però non si può improvvisare. Un booktrailer palesemente amatoriale è estremamente dannoso per un libro. L’ideale sarebbe farselo fare da un buon montatore (non necessariamente professionista, ma bravo) e non eccedere nella lunghezza. Il booktrailer deve dare l’idea del libro, ma non deve mostrare niente in particolare, perché, a differenza di un film, la lettura di un libro è un qualcosa di molto personale e bisogna lasciare lo spazio al lettore per immaginarsi i dettagli della storia.

Ho parlato più diffusamente del booktrailer, tra le altre cose, in un post sul mio blog, nel caso voleste darci un’occhiata.

 

Nel prossimo articolo torneremo a parlare del testo, in particolare di un aspetto cruciale della sua elaborazione: la formattazione. Inoltre vi darò qualche consiglio su dove pubblicare.

Traduttrice tecnico-scientifica e biologa ex-ricercatrice universitaria, Rita Carla Francesca Monticelli scrive da sempre, ma più recentemente, dal 2009, si sta dedicando in particolare alla narrativa. Autrice indipendente di due ebook, studia già da qualche anno l’interessante mondo dell’auto-pubblicazione d’oltreoceano e cerca di capire come applicarla alla realtà italiana.

Il suo ultimo lavoro, “Deserto rosso – Punto di non ritorno“, è il primo episodio di un romanzo di fantascienza a puntate.

Date un’occhiata al suo sito (e blog): www.anakina.net.

Ebook, fan fiction, esperimenti letterari e autopubblicazione

Fino a un po’ di tempo fa, l’autopubblicazione era vista come un crimine nei confronti della letteratura.

Autopubblicarsi era visto come un gesto di arroganza da parte di scrittori troppo presuntuosi per accettare il fatto che il rifiuto da parte di altri editori di stampare e distribuire il loro libro dipendeva dalla poca qualità dello scritto. Questi scrittori, dopo aver elencato varie teorie complottiste sugli editori istituzionali, che pubblicano solo gli amici o che impiegano editor incapaci di riconoscere un bel libro quando ne vedono uno, ripiegavano sull’autopubblicazione. Pagavano un editore (che in questi termini è più un tipografo) per stampare il libro, direttamente o tramite accordo di acquisto di un certo numero di copie, riempivano magazzini di libri invenduti e poi sparivano nel nulla.

Ora, non condivido il giudizio tranciante su chi ha scelto la strada dell’autopubblicazione. E’ vero che spesso è un gesto di arroganza (sapete quanti scritti si sono visti rifiutare scrittori celebri prima che qualcuno pubblicasse il loro primo racconto?), ma è vero anche che ci sono mille storie dietro ogni persona, alcune a lieto fine.
Condivido il giudizio sugli editori che offrono la pubblicazione a pagamento.

Poi sono arrivati gli ebook. La possibilità di autopubblicarsi facilmente in digitale e questa è stata salutata come la più grande figata dell’universo mondo: un vantaggio per autori, editori, lettori. Meglio della Nutella calda spalmata sul pane fresco.

Cosa è cambiato? Dobbiamo credere che il cambio di formato, da carta a ebook, modifichi la qualità delle opere?

No, assolutamente.

L’autopubblicazione in ebook non innesca meccanismi qualitativi, ma quantitativi. Come dice Leo Sorge, al giorno d’oggi è folle pagare per autopubblicarsi su carta quando si può pubblicare gratis o quasi in formato digitale o print on demand. Non solo: tramite i vari social network gli autori possono pensare anche alla promozione.

Quindi tutti quelli che hanno un romanzo nel cassetto, che siano bravi autori o no, hanno la possibilità di pubblicare il proprio libro. Certo, questo vuol dire molti più romanzacci sul mercato. Ma vuol dire anche maggiori possibilità per autori di talento. E’ quanto sta avvenendo nel mondo della musica e del cinema.

Un inciso: se pensate che il mestiere dello scrittore sia scrivere e basta, fareste meglio a leggere qui. E prima di fare qualsiasi obiezione, chiedetevi come mai autori che non avrebbero bisogno di pubblicità, come Neil Gaiman o William Gibson, fanno tour estenuanti per presentare i loro nuovi romanzi (e prima di obiettare che non vi piace Masali e che Svevo ha capito tutto della vita, cercate di capire il concetto espresso in quell’articolo, andando oltre la superficie).

Sapete che c’è gente che si è autopubblicata su Amazon e ha venduto oltre un milione di libri? In formato elettronico? E solo dopo aver venduto oltre un milione di libri qualcuno ha offerto loro un contratto per pubblicare su carta? Ma intanto loro hanno venduto oltre un milione di libri? Vi presento John Locke e Amanda Hocking.

Non sono i soli che hanno realizzato il loro desiderio con successo. E Amazon non è l’unico canale per autopubblicarsi in ebook.

Ai vantaggi del formato (poco o nessun investimento richiesto per pubblicare e distribuire il libro) si aggiunge la possibilità di sperimentare. Di inventarsi modi per raccontare. Di rischiare e di fallire perché tanto, quando costa, costa poco.

Provare, fallire e riprovare: la ricetta per il successo degli imprenditori e degli scrittori.

Dedicherò un altro articolo ai modi e ai canali per pubblicare le proprie opere in ebook (ho già iniziato a studiare).

Intanto vi propongo un esempio di canale alternativo ad Amazon e un esempio di esperimento di scrittura, entrambi grazie a una vecchia conoscenza risalente agli anni del newsgroup di Guerre Stellari su Usenet. Un’altra era geologica, in termini di Internet.

La Morte è soltanto il principio è un romanzo ispirato ai film della serie La Mummia pubblicato (e venduto all’irresistibile prezzo di gratis, quindi scaricatelo e leggetelo) su Smashwords, una piattaforma per la presentazione e vendita di ebook alternativa ad Amazon. Sicuramente non ha la visibilità di Amazon, ma scorrete in fondo alla pagina: offre il libro in praticamente ogni formato possibile, abbattendo le barriere del formato proprietario. Il lettore può leggere il libro usando lo strumento che preferisce.
Anche se il Kindle è ubiquo, essendo disponibile oltre che come oggetto anche come software per PC, MAC, iPhone, iPad, Android, è sbagliato presumere che tutti abbiano un Kindle. E anche se convertire file da un formato di ebook all’altro è banale, è sbagliato supporre che tutti siano in grado di farlo o abbiano voglia di farlo. Smashwords risolve questo problema.

Deserto Rosso invece è un esperimento. Vi rimando a questo articolo per i dettagli, ma sottolineo il fatto che, come esperimento, è reso possibile dalla tecnologia attuale. Chi pubblicherebbe altrimenti un romanzo a puntate oggi? Che successo potrebbe avere un romanzo a puntate oggi? Forse nessuno. Dipende da quanto è brava a scrivere (e a promuoversi) Rita. Ma è un esperimento che vale la pena fare, perché il costo è nullo, scrivere fa comunque sempre bene e se va male lei avrà imparato qualcosa.

Un altro elemento della ricetta del successo per gli scrittori e gli imprenditori è fare, non stare a parlare e lamentarsi di <inserire lamentele a scelta>.

Rita ha fatto. Voi che aspettate?

Il concorso Amazon Studios: Leo Sorge al Corso di Scrittura della Scuola Internazionale di Comics

Leo Sorge, sul blog di SFTECH – Scienza, Fantascienza e Tecnologia, anticipa i contenuti della lezione che avrebbe tenuto di lì a poco, intervenendo come ospite al corso di sctittura creativa di Alda Teodorani presso la Scuola Internazionale di Comics di Roma. Si parla di editoria digitale, pubblicazione fai da te usando gli strumenti che la rete mette a disposizione degli scrittori, concorsi.

Nelle parole di Leo:

mi cimenterò nientemeno che in una lunga lezione sull’Amazon Contest, di come sviluppare un progetto come questo, e con l’ausilio di quali strumenti on-line (gratuiti e non). Questa nuova possibilità di vendere scrittura sarà affiancata, nei miei sproloqui, dalle consuete questioni sugli e-book e sul self-publishing, argomenti ai quali passerò non appena il 50%+1 dei presenti si sarà assopito.

La Scuola Internazionale di Comics ha un suo canale su Ustream, sul quale è possibile vedere l’intervento di Leo.

Eccolo qui

Se volete ascoltare gli interventi di Leo ai corsi degli anni passati, li trovate tra gli appunti di scrittura.

Appunti di Scrittura: i tanti modi di dire “dire”

what-not-to-sayVi racconto una storia.

Ieri un amico mi ha detto che sta scrivendo un libro. Il suo libro è ricco di dialoghi e lui si sta sforzando di usare ogni possibile sinonimo di “dire” per non iniziare tutti i dialoghi con “tizio disse”, “caio disse”. E’ rimasto molto sorpreso quando si è reso conto che, invece, scrittori di primo piano fanno proprio così: usano una pioggia di “disse” per introdurre il discorso. Io gli dissi che era vero e che anche Elmore Leonard raccomanda di aprire la battuta con “dire”. Il mio amico mi ha detto di essere perplesso: “le pagine con ‘dice’, ‘dice’, ‘dice’… sono pesanti e brutte a vedersi”. “Non sempre,” ho detto io. “Dipende da come costruisci il paragrafo e da come unisci dialogo e descrizioni. Lui mi ha detto: “Ma non è meglio usare dei sinonimi di dire?” “I sinonimi non esistono”.

Quanti “dire”, “disse”, “dice” in quel primo paragrafo, eh? Questo appunto di scrittura unisce uno dei dieci consigli di scrittura di Elmore Leonard con quanto abbiamo visto nell’articolo dedicato a dialoghi e descrizioni.

Ora, quello che ha detto il mio amico è corretto: una pagina piena di battute aperte da “disse” può essere pesante e a scuola ci hanno insegnato che le ripetizioni vanno evitate. Perché quindi Leonard e altri raccomandano di usare solo il verbo dire? Perché non usare i sinonimi?

Perché “sinonimo” significa parola con lo stesso significato di un’altra. Ma ogni parola ha il suo significato preciso e usarne una al posto di un’altra può cambiare molto il senso del testo.

Vediamo degli esempi un po’ estremi, per rendere il concetto più chiaro.

Anna disse: “…”

Barbara disse: “…”

Carlo disse: “…”

Dario disse: “…”

Sembra noioso e pesante. Ma forse vuole essere noioso e pesante. Che tipo di scena ci fa venire in mente un dialogo descritto in quella maniera? Forse una situazione pacata e tranquilla. Durante una riunione qualcuno chiede ai suoi colleghi un’opinione. Ognuno dice la sua al suo turno. Però può anche suggerire una situazione di confusione: un gruppo di amici seduti a un tavolo a cena, ognuno dice qualcosa e le conversazioni si accavallano. O forse una situazione di routine: quattro colleghi entrano in ufficio e si scambiano dei convenevoli, sempre gli stessi ogni mattina.

Vediamo un altro esempio.

Anna sentenziò: “…”

Barbara: interloquì “…”

Carlo ribatté: “…”

Dario chiosò: “…”

Qui la situazione è più dinamica. C’è qualcuno che asserisce, qualcun altro non è d’accordo e parla sopra al primo mentre un altro ancora interviene nel discorso. Un quarto conclude. La riunione vista sopra si deve essere scaldata, o durante la cena è saltato fuori un argomento scottante.

Non tutte le risposte sono verbali e possiamo unire dialogo e descrizioni:

Anna affermò: “…”

Barbara: ribatté “…”

Carlo sussurrò: “…”

Dario annuì

Non solo la scelta delle parole usate per la descrizione cambia il tipo di scena, ma aiuta a dipingerla nella mente del lettore. Se nei primi due casi immaginavamo le quattro persone coinvolte nella discussione, ora vediamo che sono divise in due gruppi. Anna e Barbara stanno parlando tra loro. Carlo e Dario sono un po’ distanti e commentano quello che sta avvenendo tra le due donne.

Questi tre effetti diversi li abbiamo ottenuti con la sola descrizione, non abbiamo messo delle parole in bocca ai personaggi. Nel momento in cui li facciamo parlare, con un mix di discorso diretto e indiretto, si aprono ancora più possibilità. Facciamo un altro esempio, stavolta usando la punteggiatura.

Anna disse: “…”

Barbara disse: “!”

Carlo disse: “?”

Dario disse: “.”

Anna inizia a parlare, Barbara la interrompe con un’affermazione, che provoca una domanda da parte di Carlo a cui risponde Dario. La punteggiatura, che qui indica il modo in cui si conclude la frase pronunciata da ciascun personaggio, ci permette di capire come si sta svolgendo il dialogo, mostrandolo senza raccontarlo. Infatti, avrei potuto scrivere:

Anna cominciò: “…”

Barbara la interruppe secca: “!”

Carlo chiese curioso: “?”

Dario rispose: “.”

Ma qui sì che ho delle ripetizioni, delle parole usate per raccontare quello che vado a mostrare subito dopo, un appesantimento della scrittura. Molto più che nella sequenza di “disse” usata prima.

Quando vi dico che dovete mostrare e non raccontare e che dovete evitare le ripetizioni, è (anche) a questo che mi riferisco, non alla ripetizione della stessa parola all’interno di un paragrafo o di una pagina. Forse c’è un motivo, una scelta stilistica, dietro alla decisione di usare sempre la stessa parola. Non c’è quasi mai dietro alla ridondanza e al mostrare al posto del raccontare.

Infatti, è inutile raccontare che Anna comincia a parlare, se è evidente che parla per prima. E’ ripetitivo specificare che Barbara la interrompe secca, visto che non permette ad Anna di concludere la sua frase e termina la sua con un’affermazione da punto esclamativo. E’ inutile e ripetitivo specificare che Carlo chiede, visto che la sua battuta è una domanda conclusa da un punto interrogativo. Ed è inutile e ripetitivo specificare che Dario risponde, visto che tra virgolette leggiamo la sua risposta.

Per questo possiamo snellire la descrizione evitando ogni parola di introduzione al dialogo, compreso il nome di chi parla, se è evidente chi parla, verso chi e con che tono e intenzioni.

E come si rende evidente? Con la descrizione che precede, e a volte segue, il dialogo.

E’ con la sinergia tra dialogo e descrizione che potete snellire e chiarire entrambi. Dovete impegnarvi su ogni singola frase che scrivete, ma non dovete mai metterla sotto la lente di ingrandimento ignorando il contesto in cui è inserita. Spesso la soluzione per far funzionare una frase, dialogo o descrizione, non è nella frase stessa, ma due righe più su, un paragrafo prima, una riga sotto.

La soluzione quindi non è nell’usare esclusivamente “dire” come consiglia Leonard. O nel cercare ogni sinonimo possibile di questo verbo. Ma nello sviluppare insieme dialoghi e descrizioni, per usare la parola giusta al punto giusto.

Considerate anche che il lettore vi aiuta. Il suo cervello fa dei collegamenti che vi possono far risparmiare parole.

Vediamo un esempio.

Anna fece accomodare Carlo nello studio e gli servì un caffè. I due si scambiarono qualche convenevole e chiacchierarono per un po’ del più e del meno. Poi Anna affrontò il tema che le stava a cuore.

“Carlo,” chiese la donna all’amico, “conosci il significato del termine apofenia?”

Carlo le rispose ammettendo la sua ignoranza: “No, non lo conosco.”

Prendiamo per buona la descrizione e pensiamo solo al dialogo.

Quel “chiese la donna all’amico” è inutile: la battuta inizia con “Carlo”, nella descrizione abbiamo già stabilito che ci sono solo loro due in scena e la descrizione termina con l’annuncio dell’azione da parte di Anna, quindi è chiaro chi si rivolge a chi ed è altrettanto chiaro che si tratta di una domanda.

Pesante e ripetitiva anche la risposta. “Carlo le rispose”: è chiaro che è lui a rispondere ed è chiaro che risponde ad Anna, abbiamo detto nello studio ci sono solo loro due. E’ altrettanto chiaro, dal testo stesso, che la sua battuta è una risposta. Infine, nella stessa frase mostriamo prima e raccontiamo poi, ottenendo un’inutile ripetizione: iniziamo raccontando che Carlo ammette la sua ignoranza e poi glielo facciamo ripetere nella battuta.

Riscriviamo:

Anna fece accomodare Carlo nello studio e gli servì un caffè. I due si scambiarono qualche convenevole e chiacchierarono per un po’ del più e del meno. Poi Anna affrontò il tema che le stava a cuore.

“Conosci il significato del termine apofenia?”

Carlo ammise la sua ignoranza.

Oppure:

Anna fece accomodare Carlo nello studio e gli servì un caffè. I due si scambiarono qualche convenevole e chiacchierarono per un po’ del più e del meno. Poi Anna affrontò il tema che le stava a cuore.

“Conosci il significato del termine apofenia?”

“No.”

Ora, questi sono esempi scritti al volo, ma già da qui potete vedere come la sinergia tra dialogo e battute permette di rendere il testo più asciutto senza perdere informazioni. E, con buona pace di Elmore Leonard, senza usare la parola “dire”.

Come esercizio, potete provare a scrivere nei commenti a questo articolo le battute dei tre esempi all’inizio di questo articolo. Buona scrittura.