E’ morto Alan Rickman

tumblr_o0y1hbzlLq1qg07vqo1_500Dopo David Bowie, questo inizio 2016 si porta via un altro grande inglese.

Brutto momento per i sessantanovenni.

E’ morto Alan Rickman, che ricorderete come Severus Piton in Harry Potter se siete giovani, Hans Gruber in Die Hard se siete vecchi, il colonnello Brandon in Ragione e Sentimento se siete romantici, la voce di Marvin l’androide paranoico nell aguida Galattica per Autostoppisti se l’avete visto in inglese, lo sceriffo di Nottingham nel Robin Hood con Kevin Costner se ricordate solo cose belle, Metatron in Dogma di Kevin Smith e un milione di altri film in cui lui era sempre magnifico. E torreggiando su tutto e su tutti: Il dottor Lazarus in Galaxy Quest.

Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza. Si è risvegliata davvero!

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E finalmente l’ho visto. Emozionato come un bambino di sei anni, cinico come un quarantatreenne ormai abituato alle delusioni targate Lucasfilm, ho visto Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza. E mi è piaciuto.

Dopo i patemi d’animo, le indiscrezioni, i trailer che fanno versare lacrime ed emozionare, la parte razionale che ti ricorda che Abrams in fondo è un cialtrone, finalmente il countdown è arrivato a zero

Questa è una recensione senza spoiler, ma santo cielo quanto vorrei avervi qui attorno a me, chiunque voi siate, per sviscerare ogni dettaglio di trama.

La domanda che vi state ponendo è ovviamente “è un bel film?” Ma soprattutto: “è un bel film di Star Wars?”
Risposta secca: sì e sì. Con un “però” in coda a entrambi i sì.

Andiamo con ordine.
Una delle ultime cose che ho visto su internet prima del ritiro antispoiler è questo video, in cui un padre fa vedere al figlio per la prima volta Guerre Stellari.

Se siete un fan della vecchia generazione sono abbastanza certo che, come me, la vostra speranza per questo film è che vi faccia provare lo stupore e la meraviglia del bambino e le lacrime di nostalgia del padre.

Un’altra delle ultime cose che ho letto era un post su un gruppo Facebook su Star Wars in cui un tizio si lamentava del fatto che Star Wars non fosse più un film di nicchia. Ma quando mai lo è stato? E’ diventato un fenomeno mondiale 2 ore dopo la prima proiezione! Però capisco cosa voleva dire quel tizio. Parlava alla fine di un’esperienza personale, che ti porti dentro e fa sentire i film come “tuoi” e il rapporto con loro speciale, anche se sai che in realtà sono prodotti commerciali che servono a vendere altri millemila prodotti commerciali. Per noi che ci siamo cresciuti, una pellicola intitolata Star Wars non sarà mai solo “un film”.

Confesso di essere entrato in sala con quelle speranza. Irrealistico, lo so.

Inoltre, sono entrato in sala con due cupe previsioni, che si sono rivelate entrambe corrette. Non vi dico quali per evitare spoiler, ma ecco gli articoli in cui ne parlo: uno e due.

Il compito di Abrams era duro: riacchiappare i fan della Trilogia Originale delusi dai Prequel. Riacchiappare i fan dei Prequel (nella maggior parte dei casi, persone che non hanno visto la Trilogia Originale, ma hanno avuto con i Prequel il loro primo contatto con Star Wars). Acchiappare una nuova generazione di spettatori che o non è mai stata interessata a Star Wars o era troppo piccola quando sono uscite le prime due trilogie.

Come lo ha risolto? Esattamente come George Miller ha risolto questo problema (che lui in realtà non si è proprio posto) in Mad Max: Fury Road. Ha preso gli elementi che formano il cuore della vecchia storia e ha giocato su quelli.
Il trucco gli è riuscito tanto bene quanto è riuscito a Miller?

Eh…

Senza entrare troppo in territorio spoiler, giusto un pochino, di fatto Episodio VII è un po’ un remake di Episodio IV, nel senso che la storia è quasi identica, un po’ un reboot, nel senso che protagonisti e situazioni sono nuove per poter dare spazio ai nuovi attori, con i protagonisti della Trilogia Originale lì a dare continuità e passare il testimone.

A differenza di quanto ha fatto Miller, però, sarà che le citazioni sono quasi letterali (cosa peraltro non nuova nei film di Star Wars), sarà che le alterazioni alla impalcatura di partenza non sono così azzardate, è abbastanza facile per un fan della Trilogia Originale vedere Episodio IV dietro Episodio VII. Forse vederlo fin troppo. Questo può essere emozionante o può essere noioso. Dipende da voi, immagino.

Lo dico in un’altra maniera: Il Risveglio della Forza è più bello o più brutto rispetto ai Prequel? E’ più bello e non solo perché quelli sono tre brutti film. Però è meno coraggioso. La trama segue una traiettoria simile all’originale. Visivamente è un grande incremento rispetto a quanto era possibile immaginare e realizzare nel 1977 – 1983, ma non c’è un distacco radicale nella storia, non c’è il coraggio di proporre un immaginario visivo totalmente nuovo come nei Prequel.

Ricordo che poco prima dell’uscita de La Minaccia Fantasma, Lucas dichiarò che non aveva realizzato un film per i vecchi fan, ma prima di tutto un film per se stesso e poi per una nuova generazione di fan, che partiva da 6 – 8 anni e poteva identificarsi con il piccolo Anakin, per avere 9 – 11 anni all’uscita del secondo film e bersi la storia d’amore tra lui e Padme, per avere 12 – 14 anni all’uscita del terzo e capirne gli aspetti più oscuri. E’ la stessa logica usata per esempio dalla Rowling in Harry Potter: in ogni libro Harry e più grande di un anno, come i suoi lettori, e affronta situazioni sempre più drammatiche e adulte, che i lettori in crescita possono capire. Alla Rowling questo giochetto è riuscito molto meglio che a Lucas, ma almeno lui ci ha provato.

Abrams ha preferito giocare una mano sicura. In realtà penso sia stata la cosa più sensata da fare, dato il compito complesso che doveva portare a termine, soddisfare tre pubblici diversi con tre aspettative e gusti diversi. Ma se nel 1977 Star Wars è stato rivoluzionario al punto che oggi, a 38 anni di distanza ci sono persone che nei censimenti ufficiali indicano “Jedi” alla voce religione, non ce lo vedo questo film a scatenare una passione simile in una nuova generazione di spettatori, nei bambini di sei anni che assistono per la prima volta a uno spettacolo del genere.

O magari invece sì, dato che loro non hanno il bagaglio di esperienze e aspettative con cui sono entrato in sala io. Vai a sapere.

Questa è la vera domanda che si pongono in molti, io per primo. Dopo 38 anni, vedo ancora reinterpretazioni, omaggi e mashup sugli assaltatori imperiali e Darth Vader. Non vedo quasi nulla sui cloni dei Prequel e Darth Maul, per dire. Cosa succederà quando avranno 30 – 40 i primi spettatori dei Prequel? Quando avranno 30 – 40 i bambini che erano in sala con me? Quelli che vedendo i Prequel allora e Episodio VII oggi ne saranno ispirati, decidendo di diventare artisti, registi o sceneggiatori come lo è stata l’attuale generazione di artisti, registi e sceneggiatori, che hanno visto la Trilogia Originale da bambini? Quando da piccoli nerd si trasformeranno in vecchi nerd nostalgici come me, quale immaginario avranno? Reagiranno come me e il padre del filmato in apertura rivedendo il film che ha segnato la loro infanzia o per loro sarà solo un altro megaspettacolo cinematografico?

Certo, tra Vendicatori, Batman e Superman, Transformers e gli altri film franchise che girano in questi tempi, è più difficile emergere in modo dirompente come emerse Guerre Stellari in quel lontano 1977: prima non esisteva nulla del genere, poi è diventato il modello su cui si basano tutti. Non sono certo che Il Risveglio della Forza emerga rispetto alla concorrenza.

Ma poi mi chiedo se è legittimo aspettarsi cose da esperienza mistica da un film.

Insomma: è un film da buttare, un’occasione sprecata? No, assolutamente no.
E’ bello, emozionante. Fa venire voglia di vedere che succede dopo. Possibilmente stasera, non mi fate aspettare il 2017!

Se vogliamo metterlo in una classifica personalissima, è al livello del primo Vendicatori e dei Guardiani della Galassia, ma non raggiunge le vette di Mad Max: Fury Road.

Vediamo prima la parte negativa.

Cosa non funziona? Forse un po’, tanto, il fatto che nonostante tutto non sono riuscito a entrare in sala con aspettative basse. Desideravo un film talmente dirompente da desiderare di correre in cassa durante l’intervallo per comprare il biglietto per rivederlo immediatamente allo spettacolo successivo. Quindi un problema personale.

Un po’ non funziona il fatto che è troppo ricalcato su Una Nuova Speranza, anche se ammetto io per primo che non sia un’idea per forza sbagliata. Il problema è che ai miei occhi la carta copiativa è troppo sottile e vedo l’originale dietro, con la conseguenza di poter immaginare e prevedere correttamente molti di quelli che dovrebbero essere emozionanti e sorprendenti colpi di scena. Soprattutto “quel” colpo di scena. Ma anche questo è un problema personale. Probabilmente per i nuovi spettatori è tutto fenomenale e sorprendente. Certo spero che Rian Johnson in episodio VIII sia meno concentrato sulle strizzate d’occhio ai vecchi fan e più sul raccontare una storia autonoma, ora che il film di “origini” ce lo siamo levato di mezzo.

Un po’ non funzionano delle scelte di regia, e questo è un problema oggettivo. Ci sono tre cose che non funzionano per me.

Come nella Trilogia Originale il focus è stretto sui personaggi: anche se stiamo parlando di un conflitto su scala galattica, la storia è molto personale. Ma mentre nella Trilogia Originale il vasto mondo oltre i personaggi lo immaginiamo facilmente – anzi, il fascino di Star Wars è dovuto molto a questa narrazione ellittica che scatena la fantasia – qui si capisce e forse ci interessa di meno.

La seconda cosa è la parte “problemi personali di Han Solo”, i minuti di film tra il primo incontro tra Rey, Finn e Han e la decisione di Han di portarli dove decide di portarli, non vi dico dove se no è spoiler. Quei minuti sono inutili: un po’ raccontano un po’ fanno intuire una parte di vasto mondo oltre i personaggi, vero, di cui però francamente non frega niente a nessuno. Sarebbe stato meglio rimanere concentrati sulla trama principale, anche perché qualche passo falso e qualche perdita di ritmo di troppo c’è. Mancano quei momenti di pausa che nella Trilogia Originale ti fanno riprendere il fiato tra una corsa sull’ottovolante spaziale e l’altra per affezionarti ai personaggi.

La terza cosa è la più abramsiana di tutte: questa maledetta idea di infilare misteri e domande senza risposta ovunque. Praticamente in una scena espositiva su due e in molti oggetti piazzati non casualmente sullo sfondo in alcune sequenze mute si fa riferimento a qualcosa che verrà rivelato in un film futuro o peggio, la mia vera paura: in una serie a fumetti, in un libro, in un videogioco. No, JJ. No. Un film è una storia autoconclusiva. Va bene lasciare cose in sospeso, va bene lasciare punti irrisolti per il futuro, magari con delle allusioni. Ma un terzo del dialogo che si conclude con un ideale “e la risposta a questa domanda ve la diamo nel prossimo film”, no. Un amico ha commentato che Il Risveglio della Forza è il perfetto finale di stagione di una serie TV, che ti fa aspettare con ansia la nuova stagione. Io ho commentato quasi in contemporanea che è il pilot perfetto di una serie TV: lo vedi e desideri che la prima stagione parta il giorno dopo. Ma questo, appunto, va bene per la TV, per i serial. Non per il cinema. Anche se si tratta del primo capitolo di una trilogia annunciata. Persino L’Impero Colpisce Ancora, che finisce come finisce, è comunque un film autoconclusivo. Questo, per me, azzoppa un po’ la trama. Trama che viene azzoppata anche da alcuni eventi un po’ troppo casuali, da alcune scene tagliate un po’ in fretta soprattutto nella seconda parte.

La musica non mi ha convinto: non c’è alcun pezzo nuovo che mi sia rimasto impresso. Grave per un film di Star Wars.

Cosa funziona invece? Cosa mi fa dire che è un bel film?

Intanto il truccaccio di ricalcare Guerre Stellari (gira che ti rigira sono vecchio: sarà Episodio IV, sarà Una Nuova Speranza, ma io lo conosco e lo chiamo con questo titolo) alla fine fa quel che deve: dà a ciascun gruppo di fan quello che gli serve per fargli piacere questo film e bramare di vedere i prossimi.

La prima parte del film, esclusi i primi minuti di riunione con Han, è 100% Star Wars al suo meglio. La seconda ha comunque palate di momenti emozionanti.

Il nuovo cast è impressionante. Bravo John Boyega: il suo Finn è amabile, credibile quando è spaventato, credibile quando è coraggioso. Bravo Oscar Isaac: le sue battute saranno tra le più citate a partire dalla prima che rivolge a Kylo Ren. Trasmette la gioia, l’entusiasmo del volare. E’ il bambino che eravamo tutti noi quando abbiamo desiderato pilotare un X-Wing, che è cresciuto e ora li pilota per davvero. Bravissima Daisy Ridley che, attenzione lo dico per davvero, strappa a Imperatrice Furiosa lo scettro di protagonista femminile cazzutissima di film d’azione. Bravo Adam Driver, che si ritrova un compito non facile, essere il nuovo Darth Vader, e lo porta a termine ottimamente senza scimmiottare Vader, ma prendendo un’altra strada. Soprattutto quando scopriamo un dettaglio importante del suo passato, che lo porta a reagire in certi modi. Leggo critiche alla scelta dell’attore per via della sua faccia: quando la mostra perde credibilità. Leggo critiche al suo modo isterico di reagire di fronte alle cose che non vanno. Ma per me, invece, questi sono i suoi punti di forza, lo rendono un personaggio autonomo, ben lontano dal triste wannabe Darth “La nuova faccia del male” Maul. Domhnall Gleeson interpreta un personaggio che è un po’ una macchietta, nel senso che è il nuovo Tarkin con zero background. Come era Tarkin. Come Peter Cushing fa quello che deve fare e lo fa bene, ma non gli è stato affidato un personaggio che, per ora, richieda chissà quale prova d’attore. Stessa cosa per Gwendoline Christie. Per molti il Capitano Phasma è una grande delusione: effettivamente,soprattutto nel doppiaggio italiano, dentro quell’armatura ci può essere chiunque e non ha mai l’occasione di spararsi qualche posa epica alla Boba Fett., nel suo breve tempo in scena. Come per il Generale Hux, vediamo cosa le riserva il futuro. BB-8 è il nuovo R2-D2, basta dire questo.

La bravura del cast contribuisce al fastidio per lo schema troppo pensato per rassicurare i vecchi fan: questi attori hanno ampiamente dimostrato di poter reggere il film da soli, senza il supporto della vecchia guardia a passare il testimone.

Parliamo della vecchia guardia. Luke Skywalker è come il Fight Club, non se ne parla. Se ne dovessi parlare, allora sì che mi arrabbierei forte, anche se capisco perché appare come appare: è un sistema intelligente per risolvere un problema spinoso. Ok, questo è un altro problema mio: Luke è il mio personaggio preferito, voglio vedere un film di 52 ore sulle avventure di Luke Skywalker, Cavaliere Jedi. Carrie Fisher è una Principessa, anzi Generale, Leia che non è più donna d’azione in prima linea, ma è carica di una gravitas che, almeno nel suo caso, ci fa capire che stanno succedendo cose grosse e difficili al di là di quello che vediamo sullo schermo. Harrison Ford è Han Solo. Lui ha cercato di negarlo per anni. E’ nota la disaffezione che l’attore ha sempre mostrato per il personaggio che lo ha reso famoso, preferendogli di gran lunga l’altro parto della mente di Lucas, Indiana Jones. Solo girando questo film ha detto di aver ritrovato un contatto con questo contrabbandiere dello spazio spesso costretto a recitare battute impronunciabili. Ma non c’è niente da fare: Ford non è un bravo attore che recita una parte al meglio delle sue possibilità. E’ Han Solo. Immenso. Si può dare un Oscar come miglior attore non protagonista a uno che non sta recitando? Boh.

I dialoghi sono frizzanti. Anche se qualcosa si perde nell’adattamento e doppiaggio italiano, Kylo Ren ne è la vittima maggiore, battute, ammiccamenti, litigi sono divertenti, emozionanti, ben scritti e ben recitati.

Pure se poco originale, tutto l’impianto visivo è magnifico. Solido, reale, presente sulla scena. Dagli alieni agli oggetti alle navi ai veicoli alle armi, tutto sembra vero perché lo è. La grande colpa dei Prequel è stata il volersi affidare il più possibile alla computer graphic per creare visioni più originali possibile. Design meraviglioso, ma sembrava tutto troppo leggero, troppo patinato, troppo finto.

Bello il fatto che anche gli assaltatori del Primo Ordine siano in qualche modo “personaggi”. Qualcosa che in realtà si era già vista ne La Vendetta dei Sith e, soprattutto, nella serie TV Guerra dei Cloni. Ma nei prequel, come detto sopra, il tutto era reso meno palpabile dalla CGI.

Gli effetti speciali sono fantastici e le scene d’azione chiare da seguire, ben coreografate e coinvolgenti. Ma questo non è un particolare pregio: da questo film non ci si poteva aspettare niente di meno.

Le spade laser sono finalmente solide, pericolose, pesanti, fisiche. Belle. Bello il duello finale, e non solo per la fisicità delle spade. Una ministoria a sé che funziona benissimo, anche se leggo già in giro delle lamentele su chi lo vince e come.

I momenti epici, da brividi, mozzafiato, ci sono.

Alla fine il giudizio è positivo. Non è il film del millennio che il mondo attendeva trepidante, non è il film che riporta tutti noi quarantenni ad essere bambini. Forse non voleva esserlo, forse nulla potrà esserlo mai. E’ come i film di supereroi: un primo capitolo che è costretto a passare molto tempo a raccontare le origini degli eroi, che vedremo veramente in azione a partire dal secondo capitolo. Uno schema consolidato, imperfetto (e che Episodio IV non seguiva affatto, unica cosa che valeva la pena copiare e non è stata copiata!) ma funzionale. E questo film esegue il compito in maniera quasi impeccabile.

Voglio rivederlo? Assolutamente.
Aspetto con ansia immensa Episodio VIII? Assolutamente!

Si poteva fare meglio? Penso di sì, ma si poteva anche fare molto, ma molto, ma molto peggio.

Abrams comunque rimane un cialtrone.

Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza. Il punto della situazione in 8 punti e con spoiler al minimo

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UPDATE: ecco la recensione senza spoiler.

Manca poco più di un mese alla prima de Il Risveglio della Forza e io sono emozionato come un bambino che ha la certezza che Babbo Natale gli porterà esattamente i regali che ha chiesto e pure di più. Ogni volte che vedo un trailer ho brividi e lucciconi agli occhi. Nonostante Disney Italia continui a prendere delle toppe pazzesche nell’organizzazione degli eventi, l’entusiasmo è sempre alle stelle.

Io non vorrei riflettere troppo sul film, perché rischio di rovinarmelo facendo congetture che potrebbero rivelarsi corrette, ma non riesco proprio a non pensarci, dunque ne approfitto per scrivere questa specie di lista di risposte a domande frequenti.
Nella lista terrò gli spoiler al minimo: scriverò solo su cose che sono note e pubbliche, rivelate nei vari materiali di marketing, interviste e articoli usciti con l’imprimatur della Lucasfilm. Però, se state cercando di arrivare al 16 dicembre completamente ignari di quello che accadrà nel film, rischiate comunque di trovare qualche informazione di troppo in questo post. Per ridurre al minimo possibile il rischio di rovinarvi qualche sorpresa, non inserirò link ad articoli esterni o immagini ufficiali, ma vi dirò dove andare a cercarli.

Tempo fa su io9 (il link va alla home page del sito, non all’articolo di cui sto parlando quindi potete cliccare senza timore di spoiler) è apparsa una presunta sinossi del film con la descrizione abbastanza dettagliata della trama. Non ne farò menzione, ma siccome l’ho letta, è possibile che mi sfugga qualche particolare. Ho anche visto la foto di Mark Hamill con il costume di Luke Skywalker che la Disney ha fatto sparire da Internet alla velocità della luce, quindi posso formulare ipotesi leggermente più concrete sul suo ruolo rispetto a chi non ha queste informazioni.

Iniziamo.

 

1) Che è successo tra Il Ritorno dello Jedi e Il Risveglio della Forza? Perché ci sono ancora l’Impero, i Caccia TIE e gli X-Wing?

Secondo quanto raccontato nei romanzi e fumetti che stanno uscendo in questi mesi e che raccontano cosa è successo tra la fine di Episodio VI e l’inizio di Episodio VII, la Battaglia di Endor è stata una grande vittoria per la Ribellione, ma non è stata decisiva per la fine della guerra. Anche se l’Imperatore è morto, l’apparato burocratico che aveva messo in piedi gli è sopravvissuto. I festeggiamenti visti al termine de Il Ritorno dello Jedi sono stati rapidamente repressi dalla polizia imperiale. Vari ufficiali, moff e dignitari imperiali si sono messi al comando delle forze armate imperiali – a Endor c’era solo una piccola parte della flotta – e hanno contrattaccato. La Ribellione ha vinto una serie di battaglie importanti, liberando un pianeta dietro l’altro, ma non è riuscita a spazzare via l’Impero, che si è riorganizzato sotto il nome di Nuovo Ordine. Siccome non sto leggendo questi romanzi e fumetti, non so se la guerra si sia trascinata per 30 anni, oppure se il Nuovo Ordine si è asserragliato nei sistemi controllati e solo all’inizio di Episodio VII ha ricominciato ad attaccare.

La presenza di TIE e X-Wing per me si spiega in due modi. Il primo è un motivo di marketing: una versione aggiornata, ma riconoscibile di questi veicoli serve a legare fortemente la nuova trilogia a quella originale. Il secondo è tecnologico: in fondo, nel mondo reale sono ancora in servizio aerei da guerra come l’F-15 (in servizio dal 1976) e l’F-16 (1978). La linea dell’F-35, l’aereo da guerra più avanzato del mondo (piagato da problemi e ancora non in servizio) ricorda molto sia l’F-15 che il russo Su-30. Questo per dire che una volta trovato un modello che funziona, è più conveniente aggiornarlo e usarlo come base per gli sviluppi futuri, che creare qualcosa di nuovo da zero.

 

2) Chi sono i protagonisti de Il Risveglio della Forza?

Pare una domanda scontata, ma stando a quanto leggo in giro e a quanto impegno attori e registi ci mettono nel rispondere a questa domanda nelle varie interviste, penso sia il caso di dare una risposta esplicita.

I protagonisti sono Finn (John Boyega), Rey (Daisy Ridley) e Poe Dameron (Oscar Isaac), ovvero una nuova generazione di eroi per la nuova trilogia. I protagonisti della trilogia originale avranno ruoli importanti, ma secondari. Passeranno il testimone a questi nuovi personaggi. Quindi non aspettatevi due ore di avventure di Han Solo e Luke Skywalker.

 

3) Chi sono i cattivi del film?

Quelli noti e apparsi nei trailer e locandine sono Kylo Ren (Adam Driver), il Generale Hux (Domhnall Gleeson) e il Capitano Phasma (Gwendoline Christie). Se andate a leggere la scheda del film sull’Internet Movie Database o Wikipedia, vedrete i nomi di altri attori in altri ruoli da cattivi. Ma siccome non sono apparsi ancora in poster e trailer, non ve li elenco.

Kylo Ren è un cavaliere di Ren. Quindi il “Ren” del suo nome non è il cognome, ma un titolo onorifico, come Darth per i Sith. Kylo non è un Sith, ma è in grado di usare la Forza ed è ossessionato dalla figura di Darth Vader. Colleziona cimeli di Vader e secondo me (occhio, ipotesi personale spoilerosa) la spada di Anakin Skywalker (quella che Luke perde insieme alla mano su Bespin) che vediamo nelle mani di Finn potrebbe provenire dalla sua collezione. Oppure, potrebbe inseguire Finn per aggiungerla alla sua collezione.

Il Generale Hux è il comandante della base principale delle forze del Nuovo Ordine, la base Starkiller.

Il Capitano Phasma è un alto ufficiale degli assaltatori del Nuovo Ordine.

Tra loro (o tra gli attori che non nomino qui) c’è l’equivalente dell’Imperatore? Non credo. Penso che la sua figura apparirà in uno degli episodi successivi. Nonostante tra i cattivi che non elenco ce ne potrebbe essere uno seriamente candidato a questo ruolo, secondo me la sua figura sarà più quella dell’equivalente malvagio di Yoda o di Obi Wan.

 

4) Se Finn è un assaltatore imperiale, perché non assomiglia a Jango Fett? Dovrebbe essere un suo clone, no?

No. Ora non ricordo dove, se in Star Wars: Guerra dei Cloni o Star Wars: Rebels, viene detto chiaramente che i cloni non sono efficaci: per farli entrare velocemente in azione, i cloni hanno un ciclo vitale accelerato. Diventano adulti rapidamente, ma muoiono presto di vecchiaia. Quindi tra quelli che muoiono in battaglia e quelli che muoiono a causa dell’invecchiamento accelerato non è possibile avere dei veterani, combattenti esperti indispensabili per ogni forza armata. Inoltre, come visto in Guerra dei Cloni, nonostante la programmazione, sviluppano una loro personalità e autonomia, quindi non c’è la certezza di averne il controllo totale. Già prima di Episodio IV Una Nuova Speranza (il Guerre Stellari originale) i cloni sono stati abbandonati in favore di volontari.

 

5) Perché nel poster e nei trailer non appare Luke Skywalker?

Siamo quasi tutti certi che la figura incappucciata che poggia una mano metallica su R2D2 nei trailer sia Luke. Abrams ha dichiarato che quella di non farlo apparire è una decisione consapevole. E’ ovviamente una scelta di marketing: l’assenza di Luke genera curiosità e in rete girano molte discussioni sul suo ruolo, il suo destino, la sua presenza nel film. E’ tutta pubblicità gratuita e le discussioni mantengono alto il livello di interesse e curiosità per il film anche in assenza di operazioni pubblicitarie esplicite. Inoltre, la tensione che genera la curiosità per il personaggio farà si che quando apparirà – secondo me nel film, non lo vedremo in anticipo nel materiale promozionale – verrà giù il cinema.

Poi credo che ci sia anche la volontà di non creare grandi aspettative. Io penso che alla fine in questo primo episodio Luke apparirà per pochi minuti. Minuti intensi e importanti per la storia, ma comunque pochi. Come ho scritto sopra, deve essere chiaro a tutti che questa non è un’avventura di Han, Luke e Leia, ma di Finn, Rey e Poe.

 

6) Luke è Kylo Ren? E’ passato al Lato Oscuro?

L’assenza di Luke dal materiale di marketing ha spinto molti su vari forum e pagine Facebook a dire che “è confermato che Luke è Kylo Ren”. Se non fosse che l’attore che interpreta Kylo, Adam Driver, appare senza maschera in un set di foto promozionali scattate da Annie Leibovitz per Vanity Fair (non le linko, potete cercarle su Google) e, se avete presente l’attore, anche se è di spalle è chiaro che è lui che affronta Finn armato di spada laser nei secondi finali dell’ultimo trailer. Quindi direi che è del tutto evidente che Luke non è Kylo Ren.

Luke è passato al Lato Oscuro? (ipotesi personali spoilerose) Sicuramente sappiamo che all’inizio de Il Risveglio della Forza Luke è sparito da anni. Prigioniero? In esilio volontario? Sono circolate entrambe le ipotesi. Quella che mi convince di più è la seconda: Luke teme di perdere di nuovo il controllo sul suo potere, quindi si è nascosto. Non è passato al Lato Oscuro, ma ha ancora paura di seguire le orme di suo padre. Però non credo che Luke possa essere passato al Lato Oscuro, né credo che ci passerà durante questa nuova trilogia.

 

7) Che fine hanno fatto Mara Jade, l’ammiraglio Thrawn, i figli di Han e Leia e gli altri personaggi dei fumetti e libri usciti negli ultimi anni?

Per George Lucas sono sempre esistiti due universi ben separati di Star Wars: l’universo “ufficiale” (o canonico) e quello “non ufficiale”. Nel primo rientravano i sei film delle due trilogie, il film Guerra dei Cloni e le serie TV Star Wars: Guerra dei Cloni e Star Wars: Rebels. Tutto il resto stava nel secondo e a Lucas non interessava.

Perché è importante la distinzione tra ciò che è canonico e ciò che non lo è? Oltre che per permettere ai fan di lanciarsi in discussioni infinite, la distinzione è importante per un altro motivo: nella realizzazione di nuovi prodotti “ufficiali” (ovvero nuovi film), per Lucas era importante tenere in considerazione gli eventi accaduti nei capitoli canonici, mentre quanto raccontato nei materiali non canonici poteva essere tranquillamente ignorato.

Ad esempio, nel 1978 Alan Dean Foster pubblicò sotto licenza un romanzo (molto brutto) intitolato La Gemma di Kaiburr, ambientato tra Una Nuova Speranza e L’Impero Colpisce Ancora. Le vicende raccontate in questo romanzo sono del tutto incompatibili con il modo in cui è proseguita la storia tra Episodio IV ed Episodio V. Lucas, gli sceneggiatori Leigh Brackett e Lawrence Kasdan, il regista Irvin Kershner hanno realizzato il film ignorando completamente il romanzo, poiché non era canonico. Quanto detto sulle tradizioni Sith negli episodi da 1 a 3 spazza via quanto raccontato nelle varie serie di fumetti ambientate prima, anche decine di migliaia di anni prima, delle vicende di Una Nuova Speranza. Stesso motivo: non importa quanto possa essere stato ben ricevuto dai fan un fumetto o un romanzo, il creatore della saga voleva avere le mani libere per far evolvere la storia nella direzione da lui preferita. Ovviamente si riservava il diritto di pescare da romanzi e fumetti gli elementi che riteneva più interessanti, rendendoli canonici. Il nome di Coruscant per il pianeta capitale della Repubblica prima e dell’Impero poi viene infatti dai romanzi di Timothy Zahn.

Questa divisione tra universo canonico ed Extended Universe è sempre stata chiara, ma non è sempre stata comunicata con chiarezza, portando a grande confusione. Confusione alimentata anche dal fatto che alcuni elementi di alcuni romanzi erano in contraddizione tra loro. Alla fine, la Lucasfilm aveva dovuto creare un database interno con ben sei livelli di canonicità per valutare quanto fosse importante una singola storia all’interno del mondo narrativo complessivo di Star Wars.

Quando la Disney ha acquistato la Lucasfilm e ha annunciato di voler realizzare una nuova trilogia ambientata in un periodo ampiamente trattato in romanzi, fumetti e videogiochi, ha deciso prima di tutto di fare ordine. Questo per avere la possibilità di raccontare le storie che preferiva, senza i vincoli provenienti dalle opere di altri autori (opere che, detto per inciso, erano spesso di bassissima qualità).

Quindi, tutto quello che era l’Extended Universe è stato etichettato “Star Wars Legends” ed è stata costituita una divisione della Lucasfilm, lo Story Group, con il compito di assicurarsi che tutto il materiale, che si tratti di film, fumetti, romanzi, videogiochi, serie tv, racconti una storia consistente e senza contraddizioni. Ora che è sotto il controllo dello Story Group, tutto il materiale che verrà rilasciato su Star Wars, indipendentemente dalla piattaforma, sarà canonico, ovvero ufficiale. Quindi ogni storia successiva dovrà tenere in considerazione eventi e personaggi apparsi nelle storie precedenti.

In questo momento. Come scritto sopra sono canonici i sei film delle prime due trilogie, Guerra dei Cloni (film e serie TV), Rebels. Saranno ovviamente canonici i tre film della nuova trilogia. Sono canonici i romanzi e i fumetti che stanno venendo pubblicati dal 25 aprile 2014.

Questo vuol dire che Mara Jade, l’ammiraglio Thrawn e tutti questi personaggi e le loro storie non sono più ufficiali (non lo sono mai stati completamente, in realtà) e quindi non bisogna tenerne conto nello sviluppo dei futuri film, romanzi, fumetti e serie tv. Attenzione, questo non vuol dire che non appariranno mai più in nessuna storia di Star Wars: come per Coruscant, un autore può chiedere di includere uno degli elementi di Star Wars Legends in un prodotto canonico. Se lo Story Group glielo permette, quell’elemento diventa canonico. Per cui potrebbero riapparire nel futuro. Ma per ora, nessuno degli autori dei prossimi film, romanzi, fumetti e serie TV ha l’obbligo di utilizzare questi personaggi e non appariranno nei prossimi film.

 

8) Morirà qualche personaggio importante ne Il Risveglio della Forza? Qualcuno della Trilogia Originale?

Ho tenuto questa domanda per ultima, perché ovviamente è quella con il maggior potenziale di spoiler.
Secondo me possiamo essere certi che morirà uno dei protagonisti della Trilogia Originale. Ne La Minaccia Fantasma è morto Qui Gon Jinn, in Una Nuova Speranza è morto Obi Wan Kenobi. Se Abrams segue lo schema, chiunque incarnerà la figura del padre, del maestro per il protagonista del film non arriverà ai titoli di coda. Chi sarà? Il trailer ci dà degli indizi? Ovviamente Abrams sa perfettamente che ogni fotogramma di ogni spot e trailer sarà sviscerato minuziosamente alla ricerca di indizi. Quindi penso che la scena su cui tutti si interrogano, Rey in lacrime sul corpo di qualcuno, non sia stata messa lì per darci il nome del morituro, ma solo per preparare i fan alla perdita di un personaggio amato e per far partire il trenino delle ipotesi. Quindi da un lato mi verrebbe da dire che non è su quel fotogramma che bisogna concentrarsi. Ma dall’altra parte, ricordo che durante la produzione de L’Ira di Kahn trapelò la notizia che Spock sarebbe morto. Si decise di aggiungere la scena della finta morte di Spock a inizio film, durante la simulazione della Kobayashi Maru, per sviare i sospetti e far credere ai fan che avevano ricevuto questa informazione che la notizia fosse errata e si riferisse a questo evento, per mantenere la sorpresa e l’impatto emozionale al momento della vera morte del personaggio al termine del film. Abrams, che già di suo è maestro nel disseminare false informazioni, non può non conoscere questo episodio, soprattutto avendo diretto i primi due reboot di Star Trek. Quindi è possibile che in effetti abbia veramente deciso di mettere nel trailer un indizio su chi morirà, sapendo che il pensiero dominante sarebbe stato “figurati se mostra la morte di un protagonista nel trailer!” Io però penso che questo gioco di “io so che tu sai che io so” sia eccessivo e che il trailer non mostri la morte del protagonista che ci lascerà.

E chi sarà questo personaggio? Sicuramente, uno dei protagonisti della Trilogia Originale, quindi Han, Luke, Leia o Chewbacca. Dovessi scegliere un nome, direi Han. A quanto sembra, è con lui che i nuovi protagonisti passeranno più tempo ed è lui che li condurrà a fare i primi passi in un mondo più vasto. Sia per i vecchi fan che per chi dovesse vedere per la prima volta un film di Star Wars, è lui il personaggio con più carico emozionale e con più tempo passato sullo schermo. Quindi è lui, secondo me, il candidato ideale a lasciarci le penne. In seconda battuta, ma con percentuale molto, molto più bassa, direi Luke.

 

Questo è quanto penso ci sia da scrivere per fare il punto della situazione basandosi sulle informazioni pubbliche e ufficiali e senza entrare troppo in territorio spoiler.

Voi che ne pensate?

Supereroi Marvel riuniti: Avengers II, in arrivo Rage of Ultron!

marvelDopo la delusione al botteghino e nella critica rispetto al primo film del nuovo capitolo cinematografico degli Avengers, uscito nelle sale italiane ad aprile del 2015 ed intitolato Avengers: Age of Ultron, la Marvel si appresta a lanciare una nuova opera dedicata ad uno dei nemici più famosi e malefici dell’universo Avengers. Avengers: Rage of Ultron è una graphic novel realizzata da Rick Remender, Jerome Opena e Pepe Larraz (la cosiddetta Uncanny X-Force): l’uscita del fumetto nelle librerie italiane è prevista per fine ottobre.

Avengers: Rage of Ultron

Avengers: Rage of Ultron è solo l’ultimo capitolo di una interminabile saga iniziata nel 1968 sul numero 54 di Avengers. Fu allora che esordì Ultron, un terribile robot omicida che è poi ricomparso in molti volumi successivi assumendo forme sempre diverse e sempre più micidiali. A differenza del film quasi omonimo, ambientato sulla Terra, le vicende di Rage of Ultron si svolgeranno sul satellite Titano e verranno sfumate in molteplici dimensioni temporali: il progetto nacque parallelamente allo sviluppo del film, con l’idea di rappresentare un completamento della saga di Ultron ed una sorta di riassunto di tutte le battaglie che hanno coinvolto le diverse formazioni del team Avengers. Il risultato ha superato di gran lunga le previsioni, finendo per surclassare la superficialità di Age of Ultron. Rage of Ultron è una perla che non può assolutamente mancare nella collezione dei cimeli di Avengers, insieme agli altri fumetti, ai gadget e alle magliette dei supereroi della Marvel.

Rage of Ultron: un salto fra passato, presente e futuro

Avengers: Rage of Ultron si apre nel modo più spettacolare e nostalgico possibile, riportando i lettori all’epico attacco di Ultron alla città di New York: una delle battaglie più importanti avvenute fra il perfido robot ed i Vendicatori. Questo tuffo nel passato è significativo: la graphic novel è infatti una sintesi dell’intero universo Avengers, incentrata sulla figura di Ultron e sulle diverse formazioni dei Vendicatori, con personaggi non più presenti. La capacità di raccontare la storia e la genealogia del robot coinvolgendo figure storiche come Steve Rogers, Hawkeye, Yellowjacket, Bestia e Wasp è una delle punte di diamante del fumetto Marvel: i fan più attempati della serie, infatti, proveranno una grande emozione nel rivivere le avventure dei loro eroi in uno stile puramente anni ’70 e ’80.

La narrazione degli eventi viene poi spostata al presente: proprio quando la sua presenza minacciosa sembrava oramai un lontano ricordo, Ultron si manifesta su Titano, il pianeta natale degli Eterni. Ed è proprio uno degli Eterni, Starfox, ad ingaggiare la prima battaglia col colosso, senza fortuna. Per cercare di contrastare i malefici piani di Ultron, le cui intenzioni sono assoggettare l’intero universo, Starfox deciderà di chiedere aiuto alla Terra e agli Avengers. Il team, stavolta, sarà formato da Capitan America, Thor, Sabretooth, Visione, Scarlet, Hank-Pym, Quicksilver, Giant Man e Spider Man. Sarà solo l’inizio della guerra più sanguinosa e difficile del mondo Marvel, contro un nemico che per lunghi tratti sembrerà invincibile: il destino dell’universo (la battaglia si svolge nello spazio) verrà risollevato dalle scelte di Pym, padre e creatore di Ultron. Le sue decisioni saranno fondamentali anche per l’universo Marvel in generale, lasciando in sospeso parecchie questioni: proprio per questo, Rage of Ultron potrebbe essere il primo di una nuova serie di entusiasmanti racconti Marvel.

La genealogia e la psicologia di Ultron

Ma Avengers: Rage of Ultron non si ferma certo qui. Oltre alla magnifica presenza di Ultron, decisamente all’altezza della perfidia del personaggio, la graphic novel si concentra molto sulla definizione della personalità e della psicologia degli Avengers. In particolare, ciò che fa la differenza nel fumetto è la storia della genealogia malata di Ultron, figlio di Hank-Pym e padre di Visione: un’investigazione che approfondisce diversi aspetti dei personaggi e dell’intero mondo della Marvel. Quello che colpisce è soprattutto la psicologia di Ultron e le ragioni che lo spingono ad agire contro l’intera umanità, tracciate con una finezza unica: il robot, che teoricamente dovrebbe agire senza alcun sentimento, in realtà nutre un profondo odio verso gli umani a causa del tradimento di suo padre. Non una semplice intelligenza artificiale, dunque, ma un personaggio tormentato dal rifiuto di Pym che cambia continuamente forma per venir accettato dal suo creatore: il motivo della sua volontà di distruzione è la vendetta verso quel mondo di cui lui avrebbe voluto far parte, ma che invece gli si è ritorto contro.

La graphic novel concentra l’attenzione, nel finale, sul rapporto fra Visione e Ultron. Quella che dovrebbe essere la perfetta conclusione del racconto, finisce invece per deludere un po’: colpa del finale stravagante e illogico e, forse, dell’eccessiva lunghezza che tale approfondimento avrebbe causato al fumetto (di 90 pagine). Il conflitto emozionale e fisico fra i due androidi, infatti, termina con un’intrusione esterna che sa tanto di chiusura affrettata: un conflitto generazionale che di fatto non si chiude sul campo, ma viene deciso a tavolino dagli sceneggiatori. Proprio per questo motivo la trama di Avengers: Rage of Ultron non può essere paragonata ai capolavori della Marvel, pur mantenendo un plot narrativo eccezionale, di una qualità che non si vedeva da anni. La speranza è che un eventuale nuovo capitolo della serie Ultron possa chiudere il cerchio in modo logico e credibile. In ogni caso, gli appassionati dell’universo Avengers non rimarranno certo delusi dall’insieme, anzi.

Il comparto artistico di Avengers: Rage of Ultron

Da un punto di vista prettamente artistico, Avengers: Rage of Ultron è una graphic novel spettacolare e dotata di disegni davvero riusciti. Merito soprattutto della penna e del notevole talento di Jerome Opena, le cui tavole sono sempre caratterizzate dalla morbidezza e dalla fluidità del tratto. Non si tratta del suo capolavoro in assoluto, ma il risultato finale rispetta in pieno gli standard dell’artista. Soprattutto grazie all’aiuto di Pepe Larraz, autore della parte conclusiva del fumetto che, diversamente dalla trama, appare una delle parti più riuscite di Rage of Ultron. La valutazione dell’opera è nel complesso ottima, anche se i più attenti potranno notare un distacco fra i due stili dovuto alla maggiore rigidità dei disegni di Larraz.

Il trailer de Il Risveglio della Forza

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Ed eccolo qui.
Il trailer de Il Risveglio della Forza. A meno di due mesi dall’uscita al cinema di Episodio VII, ecco la carrellata di immagini che ci accompagnerà fino alle prime proiezioni.

Prima il trailer (in inglese, qui su Facebook in italiano), poi mie considerazioni da fan boy con qualche possibile spoiler.

La prima grande domanda, venuta fuori anche al rilascio del poster ufficiale è: dove sta Luke Skywalker? Nella locandina non c’è, nel trailer forse si vede per una frazione di secondo, se è lui che poggia una mano artificiale su R2-D2. Secondo me ha senso che l’ultimo dei Jedi non appaia. Da un mero punto di vista di marketing, meglio promuovere i nuovi protagonisti, accompagnati dall’attore più famoso e riconoscibile.
Da un punto di vista emozionale, vuoi mettere come verrà giù il cinema appena Luke riapparirà?

La seconda domanda: ma l’Alleanza Ribelle non aveva vinto la guerra su Endor? Come dicono il buon senso e i fumetti e romanzi che stanno raccontando cosa è successo tra la fine del Ritorno dello Jedi e l’inizio de Il Risveglio della Forza, non basta una sconfitta per abbattere un apparato burocratico militare fortemente radicato. Possiamo tranquillamente immaginare che alle scene di festeggiamenti sui vari pianeti al termine di Episodio VI siano seguite dure repressioni. L’Impero può essersi ridotto e frantumanto, ma c’è ancora.

Una battuta che sta scatenando commenti oltreoceano è quella che Han dice a Rey e Finn: Jedi e Lato Oscuro non sono un mito, le storie sono vere. Cioè? I ruoli di Vader e Luke nella guerra non sono noti? Memoria corta in una galassia lontana lontana?
Non mi pare così strano: la Battaglia di Endor è avvenuta 30 anni prima di questo film. La caccia agli Jedi risale a 20 anni prima. E’ facile immaginare che la propaganda imperiale abbia cancellato la memoria dei Cavalieri Jedi storici per sostituirla con miti, leggende, dicerie e aspre punizioni per chi sosteneva il contrario. Del resto, gli stessi ufficiali imperiali dubitano del potere del Lato Oscuro e definiscono la Forza “trucchi da stregone”. E’ quindi possibile che la maggior parte degli abitanti della Galassia ignorino il lato mistico che ha permesso la scalata al potere dell’Imperatore 50 anni prima e ne ha causato la caduta 30 anni prima delle vicende del nuovo film.
E dopo Endor è possibile che l’Alleanza Ribelle non abbia messo sotto i riflettori la figura di Luke. Perché? Per calcolo politico? Perché Luke ha preferito così? Sono abbastanza sicuro che parte della storia raccontata in Episodio VII servirà proprio a rispondere a questa domanda: che fine ha fatto l’ultimo degli Jedi dopo quella battaglia? Cosa ha fatto finora? Cosa lo spinge a tornare?

Oh, manco commento le scene d’azione: ficata pazzesca.

Non vedo l’ora che sia il 16 dicembre. Le 15.10 del 16 dicembre, per la precisione: orario a cui inizia lo spettacolo per cui ho già comprato i biglietti.

Voi che ne pensate del trailer de Il Risveglio della Forza.

Inside Out della Pixar: può un bel film essere meh?

pixars_inside_out_2015-wideI film che aspettavo di vedere quest’anno, oltre a quel filmetto di fantascienza che esce a metà dicembre e a cui per ora non voglio neppure pensare, erano tre. Mad Max: Fury Road, filmone del decennio, Ex Machina, bello con rovinosa caduta sul finale, e Inside Out. Sono entrato al cinema pronto a consegnare cuore e lacrime a questo nuovo film Pixar e invece, boh.

E’ chiaro che il livello “boh” per un film Pixar equivale a standing ovation e lancio di biancheria intima per praticamente qualsiasi altro produttore. Il livello “boh” Pixar è qualcosa che la Fox continua a sognare di notte e che la Dreamworks ha visto di sguincio e da lontano con Dragon Trainer.

Però è brutto uscire boh da un film da cui ti aspettavi tanto. Senza parlare della trama, la storia raccontata nei 94 minuti di questo film è la stessa raccontata negli ultimi 94 secondi di Toy Story 3: crescere è inevitabile, non sarai più bambino, i ricordi di quell’epoca felice saranno per sempre tinti da un velo di tristezza perché quei momenti sono passati e non torneranno più. Ma la tristezza non è il male: è quello che rende quei ricordi dolcemente nostalgici.

We look before and after, And pine for what is not; Our sincerest laughter With some pain is fraught; Our sweetest songs are those that tell of saddest thought.
Percy Bysshe Shelley.

 

Forse perché i 94 secondi di Toy Story arrivavano dopo tanto film, mi hanno colpito di più, emozionato di più. In Inside Out è chiaro dal primo momento che è lì che si andrà a parare. Che si parlerà di crescita, di perdita e di nuove esperienze. Forse è questo che azzoppa un po’ il film. Forse lo azzoppa un altro po’ una violazione delle regole che si è data l’ambientazione. Le emozioni che controllano i comportamenti dei personaggi sono raffigurate come una caricatura del personaggio stesso: che si tratti di uomini o donne, adulti o bambini, cani o gatti (lì ho veramente riso tanto), i personaggi nella testa ricalcano l’aspetto del proprietario di quella testa. Ma per Riley non è così: le sue emozioni, le avete viste nei trailer e nei poster del film, non le assomigliano per niente. Sembrano adulti di varie età, ma tutti più grandi di lei. Ma sono adulti ingenui, che fanno errori e prendono decisioni sbagliate. Le stesse decisioni che prenderebbe una bambina di 11 anni che si trova improvvisamente strappata al suo mondo. Ed è giusto: perché sono le emozioni immature e acerbe di una bambina di 11 anni e anche loro crescono nel corso del film, come Riley. Ma questo contrasto tra aspetto adulto e comportamento infantile è forte e indebolisce il film. E’ chiara la motivazione dietro i comportamenti delle emozioni, ma diventa chiara pensandoci. E la forza dei film Pixar è che hanno sempre parlato direttamente al cuore e alle emozioni, non alla testa. Il fatto che un film sulle emozioni non emozioni, ma funzioni razionalizzando ha qualcosa che non va.

Il film è bello, visivamente è mozzafiato. Ma la struttura si vede un po’ troppo, le scene in cui il regista Pete Docter, che aveva realizzato macchine perfette in Monsters & Co e Up, vuole che siamo tristi, ora allegri, ora piangiamo sono troppo telefonate. Anche il ritmo ha qualcosa che non va. In genere nei film Pixar attendo con ansia l’intervallo per poter comprare subito un biglietto per lo spettacolo successivo e rivederlo immediatamente. Qui attendevo la fine.

Mi rendo conto che sto distruggendo il film: non lo merita, vale la pena vederlo ed è veramente un buon film, ma per me non è al livello dei grandi capolavori della Pixar e forse la mia delusione viene più da questo che dal giudizio sul film in sé. E’ un film da 7,5 che viene da uno studio che su una scala da 1 a 10 si attesta in media attorno al 16. Ma non puoi chiedermi di pensare a un film sulle emozioni senza tenere conto delle mie, no?

Poi, se volete rivivere le emozioni del film, ci sono già una serie di giochi online di Inside Out che vi possono aiutare.

Rivediamoci il trailer di Inside Out

Ex Machina: un’intelligenza artificiale passa per umana, ma non è umana

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– Queste considerazioni su Ex Machina le ho scritte in origine su Apofenia, la newsletter in cui parlo di cultura digitale, tecnologia e del loro impatto sulla società. Il che vuol dire che se ti interessa quello che scrivo su Magrathea, spesso troverai cose interessanti anche su Apofenia. Perché una newsletter? Lo spiego qui. Qui trovi gli archivi e qui ti puoi iscrivere alla newsletter. –

Dovrebbe esistere una parola per definire quei film che sono belli belli belli fino quasi alla conclusione, ma che buttano via tutto negli ultimi minuti, facendo crollare il giudizio da “oh, dio, sì!” a “meh”. Probabilmente c’è una parola del genere in tedesco.

In Capire il Fumetto, l’arte invisibile, Scott McCloud dice che secondo lui gli istinti fondamentali della specie umana sono sopravvivenza e riproduzione. La dice un po’ buttandola via, questa cosa, per andare a parlare d’arte. In realtà, trattandosi di un manuale per capire e scrivere fumetti, questo è molto importante anche per parlare delle motivazioni dei personaggi, che necessariamente partono da uno di questi istinti. Io sono completamente d’accordo a metà con McCloud: sono d’accordo che questi siano gli istinti alla base di ogni essere vivente, non solo umano, ma non credo che l’arte sia tutto quello che facciamo che non è strettamente legato alla soddisfazione di uno di questi bisogni. La maggior parte degli artisti rinascimentali, per dire, usava la propria arte per pagarsi da vivere, quindi sopravvivere. O anche più che sopravvivere, visto che venivano pagati profumatamente per la loro arte.

Prima di prendertela con me e con McCloud per aver ridotto la complessità del genere umano a questi due bisogni base, tieni presente che sopravvivere è la conservazione di se stessi, riprodursi è la conservazione della specie. Costruendo una sovrastruttura su questi elementi, o giocandoci, possiamo costruire ogni forma di personaggio e la narrativa che gli è propria. Achille, per esempio, viene posto di fronte alla scelta: vivere a lungo, generare molti figli e creare una dinastia o morire giovane, ma venire ricordato in eterno per le sue gesta? Achille sceglie la conservazione di se stesso, ma attraverso la memoria e non la vita. Puoi giocare anche tu a ricondurre a questi due fattori, alla loro combinazione o stravolgimento le motivazioni di ogni personaggio della narrativa.

In ecologia ci sono due strategie attraverso cui una specie può crescere e affermarsi in un ecosistema.
La strategia K è quella che seguiamo noi umani, i mammiferi in generale, uccelli, rettili, le specie più o meno evolute. Pochi figli, molto protetti e accuditi. Più altre caratteristiche che ora non ci interessano, perché mettendo in relazione questo paragrafo col precedente su sopravvivenza e riproduzione forse hai iniziato a capire dove voglio andare a parare.
La strategia r è ovviamente il contrario: un mucchio di “figli”, generati e diffusi rapidamente nell’ecosistema, senza alcuna o quasi cura sul loro destino. Microorganismi, invertebrati, pesci (nonostante quello che vi vuol far credere Alla Ricerca di Nemo) e le piante.

Uno scrittore (scrittore, visto? Creatore di storie, ecco il collegamento con McCloud!) che conosce bene queste strategie è Cory Doctorow, che da esse trae una lezione di economia e invita i colleghi scrittori, e chi vive d’arte in generale, a comportarsi con le sue opere come un tarassaco si comporta con i suoi semi. Non quindi come un genitore con il figlio, con una protezione intensa a colpi di copyright e un sacco di energie e attenzioni dedicate a stabilire come e dove deve circolare la sua opera, ma come una pianta che dissemina il più possibile i suoi semi, non importa che strada prendano, dove finiscano, quali fruttano o quali no. L’importante è usare a proprio vantaggio la caratteristica principale di Internet: la facilità di copia e trasmissione.

L’articolo di Doctorow è una lettura importante, ma non era lì che volevo andare a parare, ma su un film bello fino quasi all’ultimo che crolla rovinosamente nel finale. Ex Machina.

La trama senza spoiler di Ex Machina: geniale inventore dell’equivalente di Google nel mondo raccontato dal film crea quella che potrebbe essere una intelligenza artificiale. Porta nella sua Fortezza della Solitudine – centro di ricerca uno dei più brillanti programmatori della sua azienda perché amministri il test di Turing alla macchina per determinare se si tratti effettivamente di una intelligenza artificiale. Seguono eventi.

Il film è molto bello. Ma.

Ma alla fine cade per le motivazioni dell’IA. Che non sono motivazioni da IA, sono motivazioni assolutamente umane. Che occasione sprecata. Dieci anni fa sarebbe andato bene, ma dopo Her non è più possibile rappresentare un’intelligenza artificiale come qualcosa che vuole le stesse cose che desidera un umano e non come qualcosa di diverso, un’altra specie, un’altra forma di vita. Che dovrebbe avere altre esigenze, altri scopi. Quelli basici, fondamentali, sono gli stessi di ogni forma di vita: sopravvivenza, riproduzione. Ma i modi in cui vengono articolati questi scopi e le azioni compiute per raggiungerli non possono essere quelli prettamente umani rappresentati nel film. Non possono più essere quelli. Siamo nel 2015 e Alex Garland, il regista, lo sa: tutte le sue premesse sono corrette. Le conclusioni sono sbagliate.

Ve lo dimostro.
Avete presente il primo film dei Vendicatori? La prima apparizione della Vedova Nera sullo schermo? Bene, Togliete da Ex Machina l’intelligenza artificiale e mettete al suo posto la Vedova Nera. Togliete il test di turing e mettete al suo posto l’esigenza di ottenere informazioni da Natasha tramite un interrogatorio non basato sulla violenza. Il film rimane pressoché identico. Quindi non c’è bisogno di avere una IA per raccontare quella storia. Quindi non è una storia su una IA.

Peccato, una bella occasione sprecata.

Questo non vuol dire che non valga la pena andare a vederlo. Ci sono delle sfumature tra Guerre Stellari e Highlander 2 ed Ex Machina sta decisamente più verso Guerre Stellari. Solo, peccato quel finale.

Per concludere, perché siamo tutti in vacanza e a questo giro la voglio fare breve, una riflessione sulla minaccia rappresentata dalle IA, paventata tra gli altri da Stephen Hawking e Elon Musk.

Preoccuparsi del fatto che le intelligenze artificiali possano essere una minaccia mentre il clima è impazzito e si stanno sciogliendo ghiacciai e calotte polari è come camminare sui binari mentre il treno vi sta venendo incontro e preoccuparsi di poter essere colpiti da un fulmine.

Non è farina del mio sacco.

E’ morto Christoper Lee

Sir Christopher Lee has completed his second metal album.E’ morto oggi, a 93 anni, sir Christopher Lee, attore famoso per aver interpretato qualsiasi cosa: Saruman, Dracula, il Conte Dooku, Sherlock Holmes, suo fratello Mycroft, un botto di personaggi in un botto di film di Tim Burton. Oltre a essere un cantante metal di un certo livello e, se leggerete la sua biografia, un ex agente segreto e super uomo in generale.

Le parole non servono.