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	<title>Magrathea &#187; Recensioni film</title>
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	<description>Rivista di narrativa fantastica. Fantasy, fantascienza, horror. Notizie, recensioni e anticipazioni di libri, film, giochi e serie tv</description>
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		<title>Magrathea &#187; Recensioni film</title>
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		<title>I Tre Moschettieri</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 13:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In seguito al fallito furto dei piani di una macchina da guerra inventata da Leonardo da Vinci causato dal tradimento di Milady (Milla Jovovich) i moschettieri Athos (Matthew Macfadyen), Aramis (Luke Evans) e Porthos (Ray Stevenson) sono costretti a dimettersi dal servizio per ordine del Cardinale Richelieu (Christoph Waltz). La loro imposta pausa  si conclude un anno dopo quando il guascone D&#8217;Artagnan (Logan Lermar) giunge a Parigi ispirato dal padre con lo scopo di divenire lui stesso moschettiere. Dopo una colossale rissa con le guardie del Cardinale il gruppo viene reclutato segretamente dalla regina per recuperare dal crudele e viziato Duca di Buckingam (Orlando Bloom) una preziosa collana di diamanti, parte di un intrigo politico che potrebbe determinare le sorti dell&#8217;Europa. Ci rendiamo conto sin dalle primissime scene che si tratta di un film di Paul Anderson: Milla che fa completamente e indebitamente sua l&#8217;azione, improbabili trappole à la Mission Impossible e combattimenti slow-motion. Fortunatamente, con l&#8217;aiuto postumo di Dumas, la trama, per quanto alterata e semplificata  rispetto al romanzo originale, in qualche modo regge o perlomeno non collassa su se stessa al primo soffio di vento. Rispetto ad  Resident Evil Afterlife il passo in avanti  è indubbio. Nonostante i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/48076.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1830" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/48076-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>In seguito al fallito furto dei piani di una macchina da guerra inventata da Leonardo da Vinci causato dal tradimento di <strong>Milady</strong> (Milla Jovovich) i moschettieri<strong> Athos</strong> (Matthew Macfadyen), <strong>Aramis</strong> (Luke Evans) e<strong> Porthos</strong> (Ray Stevenson) sono costretti a dimettersi dal servizio per ordine del <strong>Cardinale Richelieu</strong> (Christoph Waltz). La loro imposta pausa  si conclude un anno dopo quando il guascone <strong>D&#8217;Artagnan</strong> (Logan Lermar) giunge a Parigi ispirato dal padre con lo scopo di divenire lui stesso moschettiere. <strong>Dopo una colossale rissa con le guardie del Cardinale il gruppo viene reclutato segretamente dalla regina</strong> per recuperare dal crudele e viziato<strong> Duca di Buckingam</strong> (Orlando Bloom) una preziosa collana di diamanti, parte di un intrigo politico <strong>che potrebbe determinare le sorti dell&#8217;Europa.</strong></p>
<p>Ci rendiamo conto sin dalle primissime scene che si tratta di un film di Paul Anderson: Milla che fa completamente e indebitamente sua l&#8217;azione, improbabili trappole à la Mission Impossible e combattimenti slow-motion. Fortunatamente, con l&#8217;aiuto postumo di Dumas,<strong> la trama, per quanto alterata e semplificata  rispetto al romanzo originale</strong>, in qualche modo regge o perlomeno non collassa su se stessa al primo soffio di vento. <strong>Rispetto ad  Resident Evil Afterlife il passo in avanti  è indubbio</strong>.</p>
<p>Nonostante i dialoghi legnosi <strong>gli attori fanno il loro mestiere</strong> con dignità sebbene i loro personaggi risultino lievememente estremizzati nelle loro personalità  rispetto alle precedenti versioni cinematografiche, o forse così risulta per il breve tempo loro concesso sullo schermo rispetto a Milady e Buckingam, <strong>che risultano nucleo centrale del film</strong>.</p>
<p><strong>Gli anacronismi proto-steampunk (wind-punk? sail-punk?) abbondano</strong>: le navi aeree (il cui scopo è unicamente prendere parte del pubblico dei <strong>Pirati dei Caraibi</strong> con i loro scontri ad alta quota) e le improbabili tenute da ninja-palombaro che paiono estratte a forza da un capitolo di Assassin&#8217;s Creed si vanno ad integrare stranamente senza fallo con i costumi d&#8217;epoca e con gli splendidi scenari : <strong>se da una parte i puristi ne rimarranno comprensibilmente orripilati il pubblico di settore  potrebbe apprezzare.</strong></p>
<p><strong>La coreografia delle scene d&#8217;azione merita un plauso</strong>: anche non si dimostrino particolarmente originali o innovativi i combattimenti di cappa e spada sono indubbiamente pensati per essere spettacolari. <strong>Purtroppo a parte ciò questo ennesimo remake non offre spunti di rilievo.</strong></p>
<p>I Tre Moschettieri è un film <strong>accettabile per un sabato sera con gli amici </strong>e dimenticabile subito dopo l&#8217;uscita dalla sala.</p>
<p>Il trailer in italiano:</p>
<p><object width="576" height="324"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/62UckaTAH-E?version=3&#038;feature=oembed"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/62UckaTAH-E?version=3&#038;feature=oembed" type="application/x-shockwave-flash" width="576" height="324" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Real Steel &#8211; Cuori d&#8217;Acciaio</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 19:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[robot]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di Real Steel - Cuori d'Acciaio: nel 2020 la boxe viene combattuta da robot e Hugh Jackman ha il compito di far diventare campione un robot da allenamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/Real-Steel-poster.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1775" style="margin: 2px;" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/Real-Steel-poster-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a>Nel 2020 i robot da combattimento hanno ormai sostituito gli umani nella nobile arte della boxe.<strong> L&#8217;ex stella nascente del pugilato Charlie Kenton</strong> (Hugh Jackman)<strong> tira avanti alla bell&#8217;è meglio come manager-pilota di seconda categoria negli scontri tra macchine umanoidi, ha pericolosi debiti di gioco, una passione insalubre per l&#8217;alcool e vive un rapporto sentimentale altalenante con la bella meccanica Bailey</strong> (Evangeline Lilly, &#8220;Lentiggini&#8221; da Lost), figlia del mentore di Kenton, che cerca di vedere in lui l&#8217;uomo che dovrebbe essere.</div>
<div>Quando la fidanzata di un tempo muore improvvisamente l&#8217;ex pugile si ritrova a dover gestire per due mesi<strong> il brillante e determinato figlio undicenne Max</strong> (Dakota Goyo, &#8220;il giovane Thor&#8221;) <strong>che non ha mai realmente conosciuto ed assumersi le responsabilità da genitore che non ha mai voluto.</strong> Grazie all&#8217;obsoleto robot Atom, rubato da un deposito di ferrivecchi, <strong>Charlie e Max avranno l&#8217;opportunità inaspettata di scalare le classifiche del Real Steel e affrontare il campione mondiale Zeus, guidato dall&#8217;arrogante Tak Mashido</strong> (Karl Yune).</div>
<div>Prendete la saga di Rocky, aggiungete una spruzzata di Over The Top, placcatelo con il metallo dei Transformers ed avrete qualcosa di <strong>molto, molto vicino a Real Steel.</strong></div>
<div><strong>Basato sul racconto di Richard Mathewson &#8220;Steel&#8221; del 1956</strong> (dal quale è stato tratto anche un episodio di &#8220;Ai Confini della Realtà&#8221; del 1963) <strong>Real Steel ne è una versione in qualche modo alleggerita.</strong></div>
<div>Le citazioni e gli omaggi della saga di Rocky, più o meno sottili, sono copiose: <strong>dai capelli stile mohawk del robot Midas che ricordano quelli di Mr. T al nome di Zeus, riferimento trasversale ad Apollo Creed, sino al feroce combattimento finale, replica fedelissima dell&#8217;incontro con Ivan Drago.</strong></div>
<div>Di certo Jackman non ha avuto esitazioni<strong> nel plasmare il suo corpo per questa parte:</strong> allenato da Sugar Ray Leonard (titolato boxeur del decennio 1980)<strong> l&#8217;attore sembra più dinamico e flessibile del solito senza ricorrere a facili escamotage in CG </strong>ma è il giovanissimo Goyo a rubare spesso la scena: l&#8217;entrata del ragazzino nello stadio a passo di street dance e del robot che lo imita è memorabile.</div>
<div>
<div><strong>Gli avvincenti combattimenti sono ottimamente coreografati usando la motion capture su pugili reali:</strong> limitando gli scontri a dei ring più o meno ampi ed evitando l&#8217;uso di armi il fastidioso effetto di blur da alta velocità tipico dei film di Emmerich qui è fortunatamente assente e si riesce a seguire l&#8217;azione costante.</div>
</div>
<div><strong>La trama di Real Steel è prevedibilissima sin dalle prime battute: le scene sono telefonate con minuti di anticipo, la riscossa del perdente e la redenzione morale del protagonista attraverso il legame che si andrà a forgiare col figlio, rappresentata dalla &#8220;evoluzione&#8221; del robot Atom, è più che scontata</strong> e le uniche sorprese sono il rapporto imprevedibilmente &#8220;soft&#8221; tra Jackman ed i futuri genitori adottivi di Max (la sorella della madre del ragazzo ed il suo ricco marito)<strong> e la mancanza di qualsiasi tentativo di sabotaggio di Atom da parte di allibratori sleali</strong> ma non è alla fin fine importante: il regista canadese Shawn Levy (Una Notte al Museo)<strong> mantiene le due ore di divertimento leggero che promette il trailer e lo mantiene onestamente e senza sbavature.</strong></div>
<div>Il sequel è previsto per il 2014.</div>
<div>Il trailer italiano:</div>
<p style="text-align: center;"><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/rU0iMHnix-8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Vanishing on the 7th Street</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 10:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante un black out Detroit cade nella tenebra più completa ed i suoi abitanti scompaiono senza lasciar traccia. Solo una manciata di individui (interpretati da Hayden Christensen, Thandie Newton e John Leguizamo), per ragioni ignote, scampano inizialmente al &#8220;rapimento&#8221; ma ben presto i sopravvissuti si rendono conto che la tenebra li anela e li richiama mentre le loro fonti di luce artificiale inesorabilmente vanno a morire. Bloccati in un bar fornito di sistema di alimentazione di emergenza i nostri eroi dovranno trovare un modo per abbandonare la città alla volta di Chicago, dove forse vi sono altri sopravvissuti, prima che anche le loro ultime speranze  si vadano a spegnere. Il sospetto dello scarso valore del film parte con le prime scene e le improbabili reazioni dei sin troppo calmi protagonisti e più il tempo passa e più il dubbio assume i connotati di certezza: vi sono film brillanti che non offrono spiegazioni certe per gli avvenimenti misteriosi offrendo invece vaghi indizi, interpretabili in vari modi dallo spettatore, come Fulci dimostra: questo non è il caso.Vanishing on the 7th Street è un film pretenzioso e di palese inutilità, con uno script approssimativo, buchi di trama visibili ed uno svolgimento annoiato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/MV5BMTQxMTU4NDg5OF5BMl5BanBnXkFtZTcwMzU5OTcxNA@@._V1._SY317_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1739" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/MV5BMTQxMTU4NDg5OF5BMl5BanBnXkFtZTcwMzU5OTcxNA@@._V1._SY317_1-202x300.jpg" alt="VS7" width="202" height="300" /></a>Durante un black out Detroit cade nella tenebra più completa ed i suoi abitanti scompaiono senza lasciar traccia. Solo una manciata di individui (interpretati da<strong> Hayden Christensen, Thandie Newton e John Leguizamo</strong>), per ragioni ignote, scampano inizialmente al &#8220;rapimento&#8221; ma ben presto i sopravvissuti si rendono conto che <strong>la tenebra li anela e li richiama</strong> mentre le loro fonti di luce artificiale inesorabilmente vanno a morire. Bloccati in un bar fornito di sistema di alimentazione di emergenza i nostri eroi dovranno trovare un modo per abbandonare la città alla volta di <strong>Chicago, dove forse vi sono altri sopravvissuti</strong>, prima che anche le loro ultime speranze  si vadano a spegnere.</p>
<p>Il sospetto dello scarso valore del film parte con le prime scene e le improbabili reazioni dei <strong>sin troppo calmi protagonisti</strong> e più il tempo passa e più il dubbio assume i connotati di certezza: vi sono film brillanti che non offrono spiegazioni certe per gli avvenimenti misteriosi offrendo invece vaghi indizi, interpretabili in vari modi dallo spettatore, come Fulci dimostra: questo non è il caso.Vanishing on the 7th Street è un<strong> film pretenzioso e di palese inutilità</strong>, con uno script approssimativo, buchi di trama visibili ed uno svolgimento annoiato e non basta la citazione del mistero di <strong>Ronanoke</strong> per salvarlo.</p>
<p>Se il concept di base<strong> (la tenebra che tutto divora, l&#8217;atavico terrore del buio che qui ha dovuta motivazione, il mistero che non viene risolto neanche alla fine della storia) è affascinante</strong>, sebbene in una forma o nell&#8217;altra già esplorato, qui non viene sviluppato in modo adeguato e <strong>la mancanza totale di qualunque spiegazione</strong> (se non le vaghe teorie di uno dei protagonisti che si riveleranno in qualche vodo veritiere) di certo non aiuta. Peggio ancora <strong>gli avvenimenti sono palesemente strumenti del plot senza coerenza interna</strong>: le fonti energetiche funzionano o meno sotto l&#8217;influenza (sovrannaturale?) della tenebra e le ombre sono rapidissime o lentissime nel ghermire la preda senza motivazione apparente oltre la necessità di trama nel dato momento e la CG, come spesso accade, non aiuta.</p>
<p>Lo sviluppo dei personaggi<strong> è approssimativo</strong>: sappiamo poco di loro ma quel che ci viene mostrato non genera simpatia, empatia o reale interesse: esistono e si lasciano prendere o meno con facilità dalle ombre e con ciò la loro funzione si conclude.</p>
<p>Purtroppo<strong> Brad Anderson</strong>, già regista de L&#8217;Uomo senza Sonno e Session 9, non è riuscito a infondere vita a questo troppo, troppo lungo episodio di &#8220;Ai Confini della Realtà&#8221;, sceneggiato da un sin troppo inesperto<strong> Anthony Jawinski</strong>.</p>
<p>Da evitare.</p>
<p>Il trailer in italiano:</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.magrathea.it/2011/10/vanishing-on-the-7th-street/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Qcley9TOvp0/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Endhiran &#8211; Robot</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 20:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Endhiran]]></category>
		<category><![CDATA[indian cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scienziato Vaseegaran (Rajnikanth) ignorando i sentimenti della bella fidanzata Sana (Aishwarya Rai Bachchan) per dieci anni ha lavorato ossessivamente su un sofisticato androide da combattimento con lo scopo di venderlo all&#8217;esercito indiano e andare così a ridurre le perdite umane durante i conflitti. Vaseegaran egocentricamente dona le proprie sembianze alla creatura sintetica (interpretata sempre da Rajnikanth) e gli da il nome di Chitti. Gradualmente Chitti, anelato per la sua avanzatissima intelligenza artificiale dal professor Bohra (Danny Denzongpa), bieco mentore di Vaseegaran, otterrà sentimenti umani ed entrerà in violento conflitto col proprio creatore per ottenere l&#8217;amore di Sana. Dopo Sivaji &#8211; The Boss il regista Shankar Shanmugam e la superstar indiana Rajnikanth sono tornati assieme nel film più costoso mai prodotto in India (&#8220;L&#8217;Avatar indiano&#8221; secondo i poster pubblicitari) e più distribuito. Nonostante le entusiastiche dichiarazioni dei fan indiani (la cui infantile esaltazione nazionalistica per il film può risultare alla lunga irritante) gli effetti speciali (Industrial Light &#38; Magic per gli effetti visuali e Stan Winston Studios per gli animatroni) pur essendo funzionali alla storia sono distanti dai quelli dei blockbuster di Hollywood ma questo non è necessariamente un male: di fronte ad alcuni prodotti luccicanti, pretenziosi e freddi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/08/endhiran_poster.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1598" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/08/endhiran_poster-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" /></a>Lo scienziato <strong>Vaseegaran</strong> (Rajnikanth) ignorando i sentimenti della bella fidanzata <strong>Sana</strong> (Aishwarya Rai Bachchan) per dieci anni ha lavorato ossessivamente su un sofisticato androide da combattimento con lo scopo di venderlo all&#8217;esercito indiano e andare così a ridurre le perdite umane durante i conflitti.</p>
<p>Vaseegaran egocentricamente dona le proprie sembianze alla creatura sintetica (interpretata sempre da Rajnikanth) e gli da il nome di <strong>Chitti</strong>. Gradualmente Chitti, anelato per la sua avanzatissima intelligenza artificiale dal<strong> professor Bohra </strong>(Danny Denzongpa), bieco mentore di Vaseegaran, otterrà sentimenti umani ed entrerà in violento conflitto col proprio creatore per ottenere l&#8217;amore di Sana.</p>
<p>Dopo <strong>Sivaji &#8211; The Boss</strong> il regista <strong>Shankar Shanmugam</strong> e la superstar indiana <strong>Rajnikanth</strong> sono tornati assieme nel film più costoso mai prodotto in India (&#8220;L&#8217;Avatar indiano&#8221; secondo i poster pubblicitari) e più distribuito.</p>
<p>Nonostante le entusiastiche dichiarazioni dei fan indiani (la cui infantile esaltazione nazionalistica per il film può risultare alla lunga irritante) gli effetti speciali (<strong>Industrial Light &amp; Magic</strong> per gli effetti visuali e<strong> Stan Winston Studios</strong> per gli animatroni) pur essendo funzionali alla storia sono distanti dai quelli dei blockbuster di Hollywood ma questo non è necessariamente un male: di fronte ad alcuni prodotti luccicanti, pretenziosi e freddi che il cinema statunitense ci ha propinato negli ultimi anni Endhiran con i suoi onesti SFX  è paragonabile ad un bicchiere di acqua fresca.</p>
<p>La trama del compianto sceneggiatore <strong>Sujatha</strong> (morto durante la produzione durata ben due anni) è molto semplice, con vette di favolistica e forse voluta ingenuità ed i personaggi vengono immediatamente delineati sin dalle prime scene (<strong>ma non necessariamete inquadrati nella dicotomia buono/malvagio</strong> come dimostrano i crudeli atti di tardiva gelosia di Vaseegaran): non vi sono colpi di scena sconvolgenti sebbene troviamo<strong> qualche sorpresa</strong> nella seconda metà del film.</p>
<p>L&#8217;apprezzato regista Shankar, considerato da alcuni <strong>la punta massima del cinema Tamil</strong>, gioca con elementi tratti da Io Robot e L&#8217;Uomo Bicentenario scegliendo comunque la strada della leggerezza: se si cerca l&#8217;esplorazione profonda e raffinata di concetti come &#8220;cosa è umano&#8221; qui si troverà una risposta vaga. <strong>Ma Shankar ha una visione personale</strong> del suo prodotto, ed è una visione che penetra specialmente attraverso le scende di azione grazie all&#8217;inestimabile supporto di Yuen Woo Ping (regista di Hong Kong che ha creato gli stunt di<strong> Kill Bill </strong>e<strong> Matrix</strong>).</p>
<p>Gli attori meritano una menzione particolare: la superstar Rajnikanth, amatissimo in India, qui deve destreggiarsi tra ben tre ruoli: <strong>il professor Vasi</strong>, il primo <strong>Chitti ingenuo e romantico</strong> ed in seguito <strong>il Chitti &#8220;stiloso&#8221; e distruttivo</strong>: una sorta di ritorno alle origini in quanto Rajini ha debuttato nel cinema con ruoli negativi. Di certo Rajini è il cuore e l&#8217;anima del film e senza di lui, indipendentemente dagli sforzi profusi, Endhiran sarebbe risultato probabilmente un flop orribilmente costoso.</p>
<p>La splendida Aishwarya Rai, che riesce a nascondere i suoi anni, risulta l&#8217;archetipica<strong> &#8220;damigella in pericolo&#8221;</strong> con vaghissimi sviluppi post-femministi: tollerabile nella recitazione qui ha solo la funzione di dare una spinta energica alle scene di ballo.</p>
<p>E&#8217; difficile inquadrare Endhiran dal punto di vista europeo: <strong>il film è talmente ingranato nello storytelling tipico del subcontinente indiano</strong> che gli elementi inseriti che per noi possono essere considerati semplicistici, eccessivi, ripetitivi o prevedibili per l&#8217;audience locale sono dimostrazione di maestria.<br />
Lo spettatore nostrano dovrà prepararsi a estemporanei balli (orecchiabili le musiche di A. R .Rahman <strong>&#8220;Kadhal Anukkal&#8221;, &#8220;Robo Dance&#8221;, </strong>e<strong> &#8220;Boom Boom&#8221;</strong>) sebbene deliziosamente coreografati in una pellicola che dura, nel bene e nel male, quasi tre ore. Ma probabilmente ne varrà la pena.</p>
<p>Il trailer:</p>
<p><object width="576" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/hNXHveyzUvY?version=3"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/hNXHveyzUvY?version=3" type="application/x-shockwave-flash" width="576" height="349" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Conan The Barbarian 3D</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 23:08:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Secoli dopo la caduta del regno dei necromanti di Acheron il crudele Khalar Zym (Steven Lang da Avatar) aiutato dalla perfida figlia Marique (Rose McGowan da Grindhouse) è alla ricerca dell&#8217;ultimo frammento di un artefatto che riporterà in vita sua moglie, potente strega in grado di sottomettere con le sue magie l&#8217;Hyboria tutta. La ricerca di Zym lo conduce infine nel villaggio cimmero di Corin (Ron Perlman) e del suo giovane figlio Conan (Jason Mamoa). Dopo aver rubato il frammento perduto, ucciso orribilmente Corin e lasciato Conan per morto Zym e Marique iniziano la ricerca di Tamara (Rachel Nichols da Alias), ultima discendente purosangue degli abitanti di Acheron per eseguire il rituale di resurrezione: i due si renderanno conto troppo tardi che anche dopo anni il vendicativo Conan è sulle loro tracce. Ammetto che dopo aver visto prima il teaser e poi il trailer di essere entrato quasi speranzoso in sala: di certo non mi sarei ritrovato di fronte ad un&#8217;opera di qualità pari all&#8217;iconico Conan degli anni &#8217;80 ma forse ci si poteva aspettare un film onesto, adeguatamente &#8220;caciarone&#8221;, che non tradisse lo spirito originario di Howard. E di certo l&#8217;impatto iniziale con la nascita e l&#8217;infanzia cruenta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secoli dopo la caduta del regno dei necromanti di Acheron il crudele <strong>Khalar Zym</strong> (Steven Lang da Avatar) aiutato dalla perfida figlia <strong>Mar</strong><strong>ique</strong> (Ros<a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/08/ConanTheBarbarian3DRecensioneinAnteprima.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1566" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/08/ConanTheBarbarian3DRecensioneinAnteprima-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>e McGowan da Grindhouse) è alla ricerca dell&#8217;ultimo frammento di un artefatto che riporterà in vita sua moglie, potente strega in grado di sottomettere con le sue magie l&#8217;Hyboria tutta. La ricerca di Zym lo conduce infine nel villaggio cimmero di <strong>Corin</strong> (Ron Perlman) e del suo giovane figlio <strong>Conan</strong> (Jason Mamoa). Dopo aver rubato il frammento perduto, ucciso orribilmente Corin e lasciato Conan per morto Zym e Marique iniziano la ricerca di <strong>Tamara</strong> (Rachel Nichols da Alias), ultima discendente purosangue degli abitanti di Acheron per eseguire il rituale di resurrezione: i due si renderanno conto troppo tardi che anche dopo anni il vendicativo Conan è sulle loro tracce.</p>
<p>Ammetto che dopo aver visto prima il teaser e poi il trailer di essere entrato <strong>quasi speranzoso</strong> in sala: di certo non mi sarei ritrovato di fronte ad un&#8217;opera di qualità pari all&#8217;<strong>iconico</strong> Conan degli anni &#8217;80 ma forse ci si poteva aspettare un film onesto, adeguatamente &#8220;caciarone&#8221;, che non tradisse lo spirito originario di Howard. E di certo l&#8217;impatto iniziale con la nascita e l&#8217;infanzia cruenta di Conan è tutto sommato positivo sebbene il pathos del film di Milius sia solo una invidiabile e diafana immagine lontana.</p>
<p>Jason Mamoa, apprezzato e apprezzabile nel ruolo di <strong>Khal Drogo</strong> in<strong> A Game of Throne</strong>, ha un phisique-du-role per il personaggio certamente <strong>superiore</strong> a quello di Arnold dei bei tempi andati, viene vestito con capi metrosexual che Frazetta approverebbe ed esprime, anche se solo di sfuggita, alcune sfumature caratteriali e concettuali del personaggio originale di Howard tralasciate nel film del 1982.</p>
<p>La <strong>maestosa s</strong><strong>cenografia in CG</strong> appare pensata per generare un senso di una grandeur conclusa da secoli ed in tal senso funziona <strong>abbastanza bene</strong> sebbene si percepisca un richiamo lontano proveniente dall&#8217;estetica de <strong>Il Signore degli Anelli</strong>. La<strong> violenza è gustosamente grafica</strong> e non si teme di mostrare morti truculente, un (sin troppo casto  e romantico) accenno di sesso e qualche mutilazione en passant. Non dimentichiamoci poi del sempre presente <strong>Perlman nel ruolo del padre di Conan</strong> che, a parte un paio di momenti eccessivamente sopra le righe (la nascita di Conan sul campo di battaglia), <strong>non delude</strong>.</p>
<p><strong>Purtroppo i lati positivi si concludono qui senza scampo</strong>.</p>
<p>Mettendo pietosamente da parte le dubbie traduzioni italiane di nazioni (<strong>Zingaran invece di Zingara</strong>) che dimostrano una inesistente preparazione degli adattatori è difficile riuscire ad esprimere in poche parole il senso di delusione se non addirittura di presa in giro di tutta l&#8217;operazione.</p>
<p><strong>I dialoghi meritano un premio per l&#8217;assoluta, totale, abissale piattezza e l&#8217;imbarazzante ingenuità tanto da generare in alcuni punti una involontaria risata catartica</strong>.</p>
<p>Non vi sono one-line memorabili nonstante i flebili tentativi, non vi è un più profondo concetto filosofico che si intravede tra le pieghe della trama. E questo senza parlare degli henchmen anonimi, del villain dimenticabile o della di lui figlia,<strong> poco più di un clone con look cenobita di Evil-Lyn</strong>.</p>
<p><strong>Il film non ha ritmo e la linea temporale è composta da scene individuali create unicamente per rafforzare la sin troppo rapida azione,</strong> mentre si ignorano completamente le notevoli distanze tra i luoghi. E&#8217; come osservare una stagione di una serie televisiva fantasy generica, condensata in centododici interminabili minuti e carica di (non eccezionali) effetti speciali e <strong>maledetta dal 3D di postproduzione</strong> che sta divenendo un deprecabile marchio di commercialità sopra la qualità.</p>
<p>Ecco quindi Conan The Barbarian (3D!)<strong> l&#8217;ennesimo cugino sterile di Prince of Persia e Clash of the Titans creato con il solo scopo di generare sequel senza anima.</strong></p>
<p>Ricordate il nome del regista,<strong> Marcus Nispel</strong>, ed evitate i suoi film in futuro.</p>
<p>La prima scena del film:</p>
<p><object width="576" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/H_oi5AyLPDE?version=3"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/H_oi5AyLPDE?version=3" type="application/x-shockwave-flash" width="576" height="349" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Il trailer:</p>
<p><object width="576" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/VMehRSC-NF8?version=3"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/VMehRSC-NF8?version=3" type="application/x-shockwave-flash" width="576" height="349" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>John Carpenter&#8217;s The Ward &#8211; Il Reparto</title>
		<link>http://www.magrathea.it/2011/06/john-carpenters-the-ward-il-reparto/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 00:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>
		<category><![CDATA[John Carpenter]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[The Ward]]></category>
		<category><![CDATA[trailer]]></category>

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		<description><![CDATA[The Ward segna dopo una lunga assenza il ritorno di John Carpenter sul grande schermo. "Un film di vecchia scuola con una regista di vecchia scuola."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/06/The-Ward-1-Sheet1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1522" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/06/The-Ward-1-Sheet1-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a>1966, Stati Uniti: Kristen, una misteriosa ragazza senza memoria, dà fuoco ad una fattoria disabitata, mossa da quello che sembra un <strong>folle raptus</strong>. Catturata rapidamente dalla polizia e rinchiusa in <strong>manicomio</strong> la giovane inizia a sospettare che le altre pazienti del suo reparto ed il personale medico nascondano un <strong>terribile segreto</strong> collegato alla scomparsa di una precedente reclusa. Quando le altre pazienti iniziano a scomparire senza lasciar traccia Kristen decide di organizzare una fuga prima di essere la prossima vittima della misteriosa <strong>&#8220;Alice&#8221;</strong>.</p>
<p>Dichiaratamente<strong> &#8220;un film di vecchia scuola con una regista di vecchia scuola&#8221; </strong>The Ward segna dopo una lunga assenza il ritorno di <strong>John Carpenter</strong> sul grande schermo. Purtroppo quello che poteva essere un sincero omaggio, pur autoreferenziale, al genere risulta un dimenticabile atavismo con poca anima e ancor meno stimoli.</p>
<p><strong>Gli anni non sono stati generosi</strong> con Carpenter: il Maestro ha perso gran parte di <strong>quel genio visionario</strong> che lo ha contraddistinto forse perchè ancorato indissolubilmente agli anni &#8217;80. O forse ha messo da parte quella voglia di osare e di provare nuovi stili come testimonia il noiosissimo Vampires ed anche la sua ultima opera prima del lungo ritiro, Fantasmi da Marte, pur con i suoi spunti interessanti genera alla fin fine solo apatia. Eppure con l&#8217;onirico <strong>Cigarette Burns</strong> della serie Masters of Horror Carpenter aveva dato nuova prova di se ed aveva fatto ben sperare per le sue future opere. <strong>Speranze in gran parte deluse</strong>.</p>
<p>Purtroppo The Ward <strong>è fuori tempo massimo</strong>, sa di già visto dall&#8217;inizio alla fine: un mosaico di scene e situazioni presentate in precedenza da altri con energia e impegno qui assenti: <strong>Shutter Island, Identity, Session 9 e Sucker Punch</strong> giocano con maggior eleganza con i temi della distorsione della percezione della realtà riuscendo a spingere lo spettatore, consapevole o meno, in un vortice di verità e illusione che qui è <strong>assente</strong>.</p>
<p>La linearità della storia, apparentemente nulla più di uno Slasher spettrale, non inganna e ci si aspetta una rivelazione sui fatti sin dai primi minuti: la sfigurata Alice è troppo poco incisiva per essere <strong>l&#8217;ennesimo clone di Michael</strong> ed il suo make-up privo di originalità non aiuta. Altro problema sono le &#8220;pazienti&#8221;: graziose e inespressive bambole troppo &#8220;sane&#8221; per essere credibili: laddove in Sucker Punch ciò è parte della funzione stilistica qui è semplice faciloneria che strizza l&#8217;occhio al pubblico maschile.</p>
<p>The Ward manca di ritmo, non ha un adeguato crescendo, ancor meno suspence  e di conseguenza il climax finale non ha che un <strong>lievissimo impatto emotivo sullo spettatore</strong>. Ci si domanda dove sia la crescita stilistica del regista, che fine abbiano fatto la sua commistione di personaggi memorabili, le sue one-liner epocali e la denuncia sociale.</p>
<p>Chiunque auspicava con The Ward<strong> il ritorno in grande stile di Carpenter </strong>con ogni probabilità rimarrà deluso. Peccato.</p>
<p><object width="576" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/c6l2dqbgLgo?version=3"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/c6l2dqbgLgo?version=3" type="application/x-shockwave-flash" width="576" height="349" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Priest, la recensione</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 07:06:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Priest è un film dìazione horror interpretato da Paul Bettany con la regia di Scott Charles Stewart. Preti guerrieri e vampiri si scontrano in un futuro apocalittico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/05/locandina-priest.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1501" style="margin: 2px;" title="locandina priest" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/05/locandina-priest-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>In una realtà simile alla nostra i vampiri e gli umani si affrontano da tempo immemorabile per la sopravvivenza e la supremazia: la lunga lotta tra le due specie ha danneggiato l&#8217;ecosistema terrestre e costretto gli umani a rifugiarsi in vasti distretti metropolitani senza luce naturale, città distopiche governate da un clero onnipresente. Mentre alcuni coraggiosi pionieri, considerati eretici dalla Chiesa, cercano di recuperare faticosamente le desertiche wastelands i Sacerdoti, preti-combattenti che hanno permesso la vittoria ultima degli umani, incapaci di integrarsi nel mondo civile sono isolati dalla comunità e costretti ai suoi margini, memoria scomoda del lungo conflitto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un Sacerdote senza nome divorato dai dubbi (Paul Bettany) riceve notizia da parte dello sceriffo Hicks (Cam Gigandet) del terribile massacro della sua famiglia e del rapimento a opera di un branco di vampiri di sua nipote: disobbedendo agli ipocriti superiori infrange i voti ed inizia una caccia nel deserto che lo condurrà ad affrontare il suo tragico passato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scott Charles Stewart, ex responsabile di effetti speciali e già veterano di un&#8217;opera non eccelsa come Legion (ancora una volta religione cattolica in annacquata salsa yankee meritevole solo per la sua spietata cupezza) si ispira solo marginalmente al temporalmente dislocato manhwa <strong>Priest</strong> di Min – Woo Hyung preferendo piuttosto trarre ispirazione da Blade Runner, Dark City e Mad Max.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uno dei difetti del film è la sua <strong>brevità</strong> (solo 87 minuti) che partecipa a dare l&#8217;impressione se non dell&#8217;incompletezza (il finale è volutamente aperto) almeno della possibilità di approfondimento dell&#8217;ambientazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Priest, al di là dell&#8217;ambientazione particolare, è un action movie puro: la trama è volutamente lineare, i colpi di scena quasi inesistenti, i dialoghi prevedibili e gli attori inespressivi come cernie morte da una settimana. Eppure è in qualche modo divertente nel suo guazzabuglio ben dosato di western hi-tech, selvaggi vampiri e di combattimenti tanto dinamici quanto deliziosamente illogici (e qui ancora una volta il 3D postproduzione si dimostra assolutamente inutile) della famiglia di Blade e Resident Evil.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;estetica postindustriale della città, espressione dell&#8217;oppressione orwelliana dell&#8217;onnipotente Chiesa (sin troppo spesso manifestazione di ogni cieco dogma secondo la cinematografia statunitente di intrattenimento), i disumani vampiri lontani da quelli brilluccicosi di Twilight e vicini agli xenomorfi di Alien, il concetto di letali monaci-combattenti con il loro armamentario a base di croci-shuriken e croci-pugnali: il tutto offre una <strong>esperienza visiva interessante</strong> senza essere sterile come il &#8220;Vampires&#8221; di Carpenter.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Priest è di certo un buon film fracassone che si troverebbe a maggior agio in un dvd o blu-ray piuttosto che su grande schermo.</p>
<p>Ecco il trailer di Priest.</p>
<p style="text-align: center;"><iframe width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/CqNaa16K-3Q?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Hobo with a Shotgun</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 23:18:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Horror]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>
		<category><![CDATA[hobo]]></category>
		<category><![CDATA[rutger hauer]]></category>
		<category><![CDATA[shotgun]]></category>

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		<description><![CDATA[Un vecchio vagabondo (Rutger Hauer) durante il suo peregrinare giunge nella città di &#8220;Hopetown&#8221; con il desiderio di iniziare una nuova vita. Le sue speranze svaniscono completamente quando l&#8217; &#8220;hobo&#8221; si rende conto che il luogo è dominato attraverso il terrore dal sadico Drake (Brian Downey) e dai suoi sballati figli Slick e Ivan (Gregory Smith e Nick Bateman). Dopo essere stato malmenato dal corrotto capo della polizia e aver salvato la prostituta Abby (Molly Dunsworth) da uno stupro il vagabondo viene condotto oltre la soglia della sopportazione e armatosi di un fucile a canne mozze inizia a portare, un proiettile alla volta, giustizia nella città. Al pari di Machete HwaS nasce come finto trailer all&#8217;interno del Grindhouse di Tarantino/Rodriguez e ancor più di Machete HwaS è un omaggio, meno elaborato e forse più sincero, ai film di exploitation degli anni &#8217;70. Ma laddove la presenza di Trejo era inscindibile dall&#8217;impatto visivo e dal concetto del trailer di Machete e  quindi non poteva di certo essere sostituita nel film derivato con HwaS si è preferito affidare il ruolo dell&#8217;hobo non a David Brunt, che nel trailer ottimamente rimarca con la sua cadenza ed il suo camminare sbilenco l&#8217;alienazione del senzatetto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p, li { white-space: pre-wrap; } --><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/04/MV5BMTcxMDkxNTMwNl5BMl5BanBnXkFtZTcwMzc5MjUzNA@@._V1._SY317_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1465" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/04/MV5BMTcxMDkxNTMwNl5BMl5BanBnXkFtZTcwMzc5MjUzNA@@._V1._SY317_1-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a>Un vecchio vagabondo (Rutger Hauer) durante il suo peregrinare giunge nella città di &#8220;Hopetown&#8221; <strong>con il desiderio di iniziare una nuova vita</strong>. Le sue speranze svaniscono completamente quando l&#8217; &#8220;hobo&#8221; si rende conto che il luogo è dominato attraverso il terrore dal sadico <strong>Drake</strong> (Brian Downey) e dai suoi sballati figli <strong>Slick e Ivan</strong> (Gregory Smith e Nick Bateman). Dopo essere stato malmenato dal corrotto capo della polizia e aver salvato la prostituta <strong>Abby</strong> (Molly Dunsworth) da uno stupro il vagabondo viene condotto oltre la soglia della sopportazione e armatosi di un fucile a canne mozze inizia a portare, un proiettile alla volta, giustizia nella città.</p>
<p>Al pari di Machete HwaS nasce come<strong> finto trailer</strong> all&#8217;interno del Grindhouse di Tarantino/Rodriguez e ancor più di Machete HwaS è un omaggio, <strong>meno elaborato e forse più sincero</strong>, ai film di exploitation degli anni &#8217;70. Ma laddove la presenza di Trejo era inscindibile dall&#8217;impatto visivo e dal concetto del trailer di Machete e  quindi non poteva di certo essere sostituita nel film derivato con HwaS si è preferito affidare il ruolo dell&#8217;hobo non a David Brunt, che nel trailer ottimamente rimarca con la sua cadenza ed il suo camminare sbilenco l&#8217;alienazione del senzatetto, ma ad un Hauer <strong>che nulla ha perso con la vecchiaia </strong>e che ancora può dare al cinema, come dimostra il suo <strong>monologo nella nursery. </strong></p>
<p>HwaS è <strong>estremo tanto da essere surreale</strong> -la città è così improbabilmente pregna di crimine e tanto moralmente in bancarotta da far sembrare Sin City il villaggio dei Puffi-,<strong> violento in modo compiaciuto, carico di un elemento splatter che in genere è concesso solo alle produzioni indipendenti</strong>: anche i bambini non scampano alla crudeltà del film e questo può far storcere il naso ad alcuni.</p>
<p>La brutalità grafica, priva dello <strong>pseudorealismo di Frontiers o della cervelloticità sterile e giustificazionista degli ultimi Saw</strong>, è così eccessiva da risultare alla fin fine ilare: il gore è copioso, le mutilazioni sono piuttosto creative senza essere macchinose ed ogni pretesa di politically correctness è bandita.</p>
<p>Ovviamente la trama è ridotta all&#8217;osso ma non è priva dei suoi punti di interesse: a differenza del trailer e del film di Machete <strong>la semplicità di HwaS viene mantenuta nel passaggio da spoof a film</strong> e permette al regista di giocare con le figure dell&#8217;hobo, lungi dall&#8217;essere il tipico protagonista macho hollywoodiano, e di Abby, con le quali si può almeno empatizzare.</p>
<p>HwaS <strong>non è per gli stomaci deboli e per i palati troppo delicati</strong>: è un concentrato di chili bollente versato direttamente in bocca. Ad alcuni di certo può piacere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il finto trailer originale:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><object width="576" height="457"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/1LlazPgxKrA?version=3"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/1LlazPgxKrA?version=3" type="application/x-shockwave-flash" width="576" height="457" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il trailer del film:</p>
<p><object width="576" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ssHEAOrAdCU?version=3"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ssHEAOrAdCU?version=3" type="application/x-shockwave-flash" width="576" height="349" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Scott Pilgrim vs. The World &#8211; recensione del film</title>
		<link>http://www.magrathea.it/2011/04/scott-pilgrim-vs-the-world-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 09:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi e videogiochi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[scott pilgrim]]></category>
		<category><![CDATA[trailer]]></category>

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		<description><![CDATA[Se non ci fosse stato Guerre Stellari, Scott Pilgrim vs The World sarebbe stato il film responsabile del cambiamento della cultura occidentale. Davvero!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/04/Scott-Pilgrim-world.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1439" style="margin: 2px;" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/04/Scott-Pilgrim-world-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a>Scott Pilgrim</strong> (Michael Cera) è un disoccupato ventiduenne che vive con il suo amico gay <strong>Wallace Wells</strong> (Kieran Culkin): ancora traumatizzato da una relazione conclusa disastrosamente con la bella <strong>&#8220;Envy&#8221; Adams</strong> (Brie Larson) Scott  ha iniziato una storia con l&#8217;ossessiva liceale diciassettenne <strong>Knives Chau</strong> (Ellen Wong). Suonatore di basso per la banda dei Sex Bob-omb che comprende la sua ex <strong>Kim</strong> (Alison Pill) e gli amici <strong>Stephen</strong> (Mark Webber) e il<strong> Giovane Neil</strong> (Johnny Simmons) Scott si innamora della (letteralmente) ragazza dei suoi sogni, la misteriosa <strong>Ramona Flowers</strong> (Mary Elizabeth Winstead).</p>
<p>Ramona spiega a Scott che per potersi mettere insieme con il ragazzo questi deve prima affrontare e sconfiggere la Lega dei Sette Malvagi suoi Ex composta da <strong>Matthew</strong> (Satya Bhabha), <strong>Lucas</strong> (Chris Evans), <strong>Roxy</strong> (Mae Whitman), <strong>Todd</strong> (Brandon Routh),<strong> i gemelli Katayanagi</strong> (Shota Saito e Keita Saitou) ed il potente e carismatico <strong>Gideon</strong> (Jason Schwartzman). Riuscirà Scott nella sua epica impresa ed a affrontare nel frattempo la gelosia di Knives?</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B004HNTEXA/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=magrathea0b-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B004HNTEXA">Scott Pilgrim Vs. The World</a><img style="border: none !important; margin: 0px !important;" src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=B004HNTEXA" border="0" alt="" width="1" height="1" /> è la trasposizione <strong>piuttosto fedele</strong> della multipremiata graphic novel in sei volumi <a title="Scott Pilgrim Vs. The World" href="http://www.magrathea.it/2010/07/scott-pilgrim-vs-the-world/">Scott Pilgrim</a> di<strong> Bryan Lee O&#8217;Malley</strong> usciti tra il 2004 ed il 2010 per la Oni Press. La diretta collaborazione tra O&#8217;Malley e gli sceneggiatori ha portato alcune scene del fim ad essere integrate nel quinto e sesto volume del fumetto.</p>
<p>Ci sono rari film che si avvicinano per intendimento di target, stile visivo e comunicazione di messaggio alla<strong> perfezione</strong> e SpvsTW si può fregiare dell&#8217;essere uno di questi. O forse, più semplicemente, SpvsTW non è neanche un film in senso stretto quanto l&#8217;elaborato manifesto o piuttosto<strong> l&#8217;inno frizzante alla sottocultura pop</strong> che nata negli anni &#8217;80 esplode qui in tutta la sua gloria. SpvsTW è, da diversi punti di vista, <strong>una coraggiosa innovazione del genere</strong> apprezzata dalla critica di settore nonostante il comprensibile quanto ingiusto flop al botteghino.</p>
<p><strong>Edgar Wright</strong> (regista di quei <strong>Shaun Of The Dead </strong>e<strong> Hot Fuzz</strong> che hanno lanciato giustamente Simon Pegg) dimostra una rara maestria nel cogliere l&#8217;elemento videogame del fumetto innestandolo come colonna portante nel film: come un abile artista circense il regista riesce a mantenere in aria diversi concetti senza farne cadere a terra nessuno; <strong>rock indipendente, scene bollywoodiane, azione da film di Hong Kong e anime, commedia giovanile e persino un romanticismo insospettabilmente maturo</strong>. In effetti sia Scott che Ramona non sono adolescenti da favola Disney divisi da un fato crudele ma individui che hanno commesso e commettono scorrettezze mortificanti nei confronti delle persone che li amano in favore di un egoismo dovuto ad una istintiva (fatale?) attrazione reciproca che forse, solo forse, potrebbe essere la base di un sentimento più profondo. Eppure nonostante la loro negatività via via resa palese allo spettatore sono personaggi piacevoli perchè, a loro modo, <strong>credibili</strong>.</p>
<p>Una atmosfera surreale gestita con sofisticatezza permea tutto il film: situazioni bizzarre si sovrappongono alla vita “reale” di tutti i giorni dei protagonisti senza che nessuno lo reputi degno di nota: colpi segreti, poteri psichici e mistici,  suoni che assumono l&#8217;aspetto di avatar mitologici in un baillame folle con <strong>fattoidi sovrimposti in stile fumetto e suoni ad 8-bit</strong>.</p>
<p>I combattimenti contro i malvagi ex sono indubbia dimostrazione di puro genio visivo e sono meritevoli di fare storia: i ricchi effetti speciali usati non sono inutilmente ridondanti quanto<strong> un mezzo per rimarcare il senso degli avvenimenti</strong>.</p>
<p>Tutti gli attori si impegnano con ottimi risultati e quasi tutti i personaggi, per quanto secondari, risultano interessanti sebbene il poco tempo a disposizione su schermo dedicato lasci l&#8217;impressione che alcuni, <strong>come la sorella di Scott</strong>, non siano stati adeguatamente sviluppati.</p>
<p><strong>Profondamente ingranato nella cultura geek</strong> SpvsTW non è un film comprensibile ai profani per i suoi riferimenti continui ma per coloro che riescono a coglierne la raffinatezza concettuale ed estetica il suo valore è lampante. Purtroppo l&#8217;edizione italiana difetta pesantemente nella cura nella traduzione e nella scelta dei doppiatori.</p>
<p>Un film da vedere, possibilmente in versione originale.</p>
<p>Ecco il trailer:</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.magrathea.it/2011/04/scott-pilgrim-vs-the-world-2/"><img src="http://img.youtube.com/vi/JmRDVqpSXAA/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>World Invasion &#8211; Battle Los Angeles</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 10:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>
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		<category><![CDATA[world invasion]]></category>

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		<description><![CDATA[Agosto 2011: la Terra viene invasa senza preavviso da forze aliene meccanizzate mimetizzate da meteore che nell&#8217;arco di pochi minuti conquistano diverse città, eliminando senza pietà i loro abitanti. Il sergente maggiore Nantz (Aaron Eckhart) sul punto di ritirarsi dall&#8217;esercito dopo una missione fallita che ha causato la perdita di diversi suoi uomini riceve l&#8217;incarico di recuperare sotto il comando del sottotenente Martinez (Ramon Rodriguez) dei civili intrappolati a Los Angeles prima che l&#8217;aviazione bombardi l&#8217;area. Superata l&#8217;impressione iniziale del &#8220;Black Hawk Down incontra Indipendence Day&#8221; Battle Los Angeles si rivela semplicemente per ciò che è: una men che sottile campagna pubblicitaria di reclutamento per l&#8217;Orgoglioso, Impavido e Nobile Corpo dei Marines. Il film di Jonathan Liebesman (regista del remake di &#8220;Non Aprite quella Porta&#8220;) è indubbiamente rapido ed a parte un breve flashforward/flashback che anticipa le fasi iniziali dell&#8217;invasione e che introduce la situazione emotiva di Nantz , gettando le basi del rapporto con i suoi sottoposti e con il suo superiore, l&#8217;azione si svolge quasi in tempo reale e senza tergiversamenti scorrendo convulsa al pari di uno sparatutto in prima persona. I movimenti della telecamera sono spesso traballanti e sebbene adeguati all&#8217;azione hanno lo svantaggio di generare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p, li { white-space: pre-wrap; } -->Agosto 2011: la Terra viene invasa senza preavviso da forze aliene meccanizzate mimetizzate da meteore che nell&#8217;arco di pochi minuti conquistano diver<a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/04/hr_Battle__Los_Angeles_4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1429" title="World Invasion - Battle Los Angeles" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/04/hr_Battle__Los_Angeles_4-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a>se città, eliminando senza pietà i loro abitanti. Il sergente maggiore <strong>Nantz</strong> (Aaron Eckhart) sul punto di ritirarsi dall&#8217;esercito dopo una missione fallita che ha causato la perdita di diversi suoi uomini riceve l&#8217;incarico di recuperare sotto il comando del sottotenente <strong>Martinez</strong> (Ramon Rodriguez) dei civili intrappolati a Los Angeles prima che l&#8217;aviazione bombardi l&#8217;area.</p>
<p>Superata l&#8217;impressione iniziale del &#8220;<strong>Black Hawk Down</strong> incontra <strong>Indipendence Day</strong>&#8221; Battle Los Angeles si rivela semplicemente per ciò che è: una men che sottile campagna pubblicitaria di reclutamento per l&#8217;Orgoglioso, Impavido e Nobile Corpo dei Marines.</p>
<p>Il film di Jonathan Liebesman (regista del remake di &#8220;<strong>Non Aprite quella Porta</strong>&#8220;) è indubbiamente rapido ed a parte un breve flashforward/flashback che anticipa le fasi iniziali dell&#8217;invasione e che introduce la situazione emotiva di Nantz , gettando le basi del rapporto con i suoi sottoposti e con il suo superiore, l&#8217;azione si svolge quasi in tempo reale e senza tergiversamenti scorrendo convulsa al pari di uno sparatutto in prima persona. <strong>I movimenti della telecamera sono spesso traballanti</strong> e sebbene adeguati all&#8217;azione hanno lo svantaggio di generare la nausea dopo pochi minuti di fuga, esplosioni e sparatorie. Il regista cerca di offrire un taglio di realismo militaresco ma cade purtroppo preda di errori e semplificazioni che, pur sfuggendo in genere ai non esperti, dimostra che si è preferito la spettacolarità hollywoodiana al dettaglio tecnico: non necessariamete un male.</p>
<p>Il problema si presenta non appena l&#8217;adrenalina comincia a diminuire e fanno capolino le inevitabili domande: come è possibile che una razza aliena abbastanza avanzata da attraversare gli spazi cosmici possieda corazze tanto fragili da essere penetrate da armi da fuoco convenzionali dei &#8220;primitivi&#8221; terrestri&#8221; e come mai gli extraterrestri dalla fisiologia non umana usano tute potenziate umanoidi? <strong>La trama, sottile come carta velina, non offre risposte </strong>preferendo concentrarsi (poco) sull&#8217;elemento umano. Il fatto che si possa indovinare chi andrà a morire ed in quale ordine non offre la possibilità di empatizzare eccessivamente con i protagonisti che sguazzano nel totale cliché razziale/ruolistico.</p>
<p>Se lo spettatore è disposto a digerire<strong> la retorica gonfiata con gli steroidi</strong> Battle Los Angeles è un film di certo dimenticabile ma non necessariamente orrendo: pur privo di spunti di riflessione e deficitando di una storyline realmente intrigante il film non tocca la compiaciuta inutilità di uno <strong>Skyline</strong> e per passare un sabato sera meno che impegnativo con amici interessati solo all&#8217;azione è quasi perfetto.</p>
<p>Ecco il trailer:</p>
<p><object width="576" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Hassn24af58?version=3"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Hassn24af58?version=3" type="application/x-shockwave-flash" width="576" height="349" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>&nbsp;</p>
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