Embassytown di China Miéville

embassytownSto leggendo Embassytown di China Miéville.

Questa non è una recensione, perché per quella dovrete aspettare che arrivi in fondo al romanzo.

E’ più un primo appunto.

China, ti voglio bene. Ed è per questo che sono faticosamente avanzato attraverso i 5 milioni di pagine che hai infilato tra la copertina e il momento in cui la tua storia ingrana. Una storia che è la tua versione di Snow Crash di Neal Stephenson, una bella e profonda e utile riflessione sul linguaggio che è un virus.

Quando parte, il romanzo è bello e lo sto terminando con passione.
Ma se sono riuscito a superare la prima parte è solo perché sapevo che ne valeva la pena da fonti esterne: recensioni, commenti, citazioni. La parte iniziale poi si capisce perché è scritta così e perché è importante, perché è fondamentale entrare nella testa della protagonista. Ma poi, dopo un sacco di poi, accidenti a te!

Non c’è niente dentro la parte iniziale del racconto che dia un motivo per superare i primi 20 milioni di pagine e non va bene se questi motivi li devo trovare fuori dal romanzo.

E’ come L’Oceano in Fondo al Sentiero di Neil Gaiman. C’è una luuuuunga parte centrale che è bella, ma ti chiedi perché tanti episodi e tanti dettagli, prima che si capisca il perché e il romanzo ti strappi il cuore e ne faccia poltiglia come manco i film della Pixar e ti lasci piegato in due a piangere perché improvvisamente ti sei ricordato cosa voleva dire essere bambino e non lo sei più e sto piangendo di nuovo, dannazione, Neil!

Però lì c’erano i primi capitoli che ti davano un’idea di dove si andasse a parare – ma che non facevano niente, niente!, per prepararti alla botta assassina dritta nei sentimenti.
In Embassytown non c’è nulla. Devi andare avanti fidandoti di elementi che stanno fuori dal romanzo e che ti promettono che lì in fondo, dopo i 100 milioni di pagine introduttive, c’è una storia molto bella che dà un senso a quella prima parte.

Comunque, recensione completa quando finirò di leggerlo.
Hai un fazzoletto?
Dannazione, Neil!

Trovare nuovi libri da leggere e nuove ispirazioni per scrivere. Come? Dove?

lankhmarUn paio di settimane fa, mentre giravo per librerie e fumetterie con Luigi, riflettevamo sul fatto che una grande libreria non è più il posto migliore per avere una panoramica di quello che succede nel campo della letteratura fantasy e fantascientifica.

Da un lato, sulla pagina Facebook di Magrathea c’era appena stata questa conversazione, dall’altro bastava che guardassimo gli scaffali davanti a noi: Martin come se piovesse, epigoni di Martin, Star Wars e altri libri tratti da film, videogiochi e serie TV, Hunger Games e derivati, Harry Potter e derivati. Molti libri pure belli, intendiamoci, ma nel complesso una selezione assolutamente non rappresentativa di cosa è presente oggi nel fantastico mondo della narrativa fantastica.

Esticazzi? C’è Amazon per gli acquisti, no? Ci sono Facebook, Goodreads, Chetteleggi per la scoperta, no? Soprattutto, c’è il passaparola per la scoperta! No?

Sì e no.

Il passaparola, di persona o online, da un amico o tramite una piattaforma, sito, social network, è sicuramente il modo migliore per scoprire nuovi libri. Ma – almeno per me – andare in libreria, vedere cosa si trova, lasciarmi sedurre da copertine e quarte di copertine, scoprire per caso un autore nuovo e non conosciuto nella mia cerchia di amici è sempre stato un piacere e la possibilità di avere una bella sorpresa più che compensava il rischio di averne una brutta. Almeno fino a un po’ di tempo fa: ora se entro da Feltrinelli o da Mondadori o altra grande catena, so già cosa troverò sugli scaffali prima ancora di arrivare alla sezione fantasy, fantascienza e horror.

Oh, intendiamoci: è sempre stato così: le librerie sono negozi e mettono sugli scaffali soprattutto quello che vuole la gente in quel momento, Terry Brooks e varianti della Spada di Shannara prima, Anne Rice e libri e libri e libri di vampiri poi, urban fantasy, fantasy storico, varianti del Trono di Spade. Solo che oggi più che mai mi pare che si trovi solo quello che si vende: pochi grandi autori ancor meno epigoni di quegli autori. E’ ancora possibile scoprire nuovi scrittori e nuovi generi, ma all’interno di una selezione sempre più ristretta. Naturalmente questo crea un circolo vizioso: solo quello viene proposto, quindi solo quello viene comprato, quindi solo quello viene di nuovo proposto. Solo quello si trova sugli scaffali, unicamente quella i lettori pensano che sia l’offerta disponibile.

Quando è stata l’ultima volta che avete visto un libro di Michael Moorcock, Lois McMaster Bujold, Roger Zelazny, Margaret Atwood, Ursula Le Guin, Jeff VanderMeer esposto in una grande libreria? Ma soprattutto, quando è stata l’ultima volta che avete visto esposto un libro di un autore che si ispira a loro?

Perché per me il punto importante è questo: non tanto trovare o non trovare un autore classico. Quanto trovare o non trovare qualcuno che si è ispirato a loro e partendo da lì ha elaborato una sua proposta, esplorando e arricchendo il genere o addirittura creando un nuovo genere.

Da sempre il processo di creazione dell’arte – e quindi anche della scrittura, anche di libri pop – parte con l’imitazione: leggo un autore o un genere che mi piace, scrivo un libro che rieccheggi quell’autore, il suo stile, la sua storia, il suo genere. E poi ancora e ancora e ancora, leggendo e imitando altri libri e altri autori, finché non sviluppo un mio stile, finché non svilupppo una mia originalità. Fanno tutti così. William Gibson lo racconta in un’intervista: leggeva tutto quello che gli capitava sotto mano nella sua piccola città di provincia in cui è cresciuto. Una lettura vorace e variegata.

Ci chiedevamo con Luigi: cosa può scrivere chi inizia ora a cimentarsi con la scrittura, se le uniche fonti di ispirazione che trova sono i libri  che si trovano oggi sugli scaffali? Game of Thrones è il fantasy del momento dato il successo nella nicchia degli appassionati prima e più generale poi grazie alla serie TV. E sta esercitando sui lettori che iniziano a cimentarsi con la scrittura lo stesso fascino che, ai tempi, esercitò Il Signore degli Anelli. Ma come possiamo aspettarci modernità, nuovi punti di vista, un’evoluzione del genere da chi vede – perché così viene proposto – come il fantasy definitivo un ciclo il cui primo libro ha iniziato a prendere forma nel 1991 e tra pochi giorni celebrerà i 20 anni dalla prima edizione?

Ora, fortunatamente sono secoli (almeno uno e un pezzo) che tra circoli di lettura, riviste, internet la scoperta di nuove letture e – soprattutto dal mio punto di vista – nuove ispirazioni per nuovi scrittori non è limitata agli scaffali delle librerie. Ma sicuramente ci vuole forse più impegno, forse più fortuna per trovare qualcosa al di fuori della massa di titoli che dominano le conversazioni.

Magrathea è nato per questo in fondo: permettere a chi vuole cimentarsi con la scrittura di proporre un racconto e chiedere “che ne pensate?”, trovare qualche consiglio per scrivere meglio, scrivere e leggere articoli che non parlino solo del grande film o grande libro che vengono trattati approfonditamente da mille altri siti (con l’eccezione di Star Wars, conoscete la mia passione per Star Wars), trovare spunti, ispirazioni e notizie curiose e che altri trascurano e in generale cercare di uscire un po’ dalla bolla dei soliti nomi noti e capire che aria tira non solo al centro del mondo del fantasy, della fantascienza e dell’horror, ma pure sulle frange esterne.

Che ne pensate? Credete anche voi che oggi sia un po’ più complicato del passato trovare nuove letture e nuove ispirazioni al di fuori degli autori e dei titoli più famosi?

Gli Inganni di Locke Lamora: che bello perdersi a Camorr!

gli-inganni-di-locke-lamoraGli Inganni di Locke Lamora è un libro magnifico.

Oh, no, non è il miglior romanzo fantasy mai scritto, la nuova serie a cui appassionarsi al posto del Trono di Spade. Scott Lynch, romanziere esordiente con quest’opera, non è il nuovo Tolkien.
C’è qualche problema di ritmo, ci sono troppi spiegoni gestiti non sempre nel migliore dei modi. Ci sono alcune incertezze tipiche dell’autore alla prima opera seria. I protagonisti hanno questa tendenza ad arrivare a tanto così dal morire dissanguati e salvarsi all’ultimo momento che alla lunga lascia perplessi.

Ma lasciatemelo ripetere: Gli Inganni di Locke Lamora è un libro magnifico.
Nella recensione del Mezzo Re ho scritto che desideravo un romanzo con un’ambientazione in cui perdermi. Forse è per questo che quel romanzo ambientato tra i ghiacci mi ha lasciato freddo. Mentre questo mi ha conquistato anche per l’ambientazione vivida e reale.

Ma andiamo con ordine.

Gli Inganni di Locke Lamora, uscito nel 2006, è il primo libro su una serie pianificata di sette e di cui fin’ora sono usciti tre romanzi: questo, I Pirati dell’Oceano Tosso (Red Seas Under Red Skies), The Republic of Thieves. The Thorn of Emberlain uscirà a settembre e altri seguiranno.
Ho letto solo il primo ed è un romanzo autoconclusivo: non c’è bisogno di aspettare il duemilaeciao per conoscere il destino dei personaggi.

Locke Lamora, il protagonista, è un ladro. Accolto giovanissimo orfano da un ladro, adottato da un altro ladro e cresciuto come ladro, con una predisposizione naturale e una tentazione irresistibile verso il furto e l’inganno. Come dice il Forgialadri, il primo ladro, a Padre Catena, il secondo ladro,

Se Locke avesse un profondo taglio alla gola, ruberebbe ago e filo al medico che sta ricucendo la ferita e morirebbe ridendo.

La trama del romanzo, senza spoiler è un topos abbastanza classico: Locke e la sua banda, i Bastardi Galantuomini, vivono una tripla vita: sotto le spoglie dei sacerdoti di un tempio si nasconde una banda di ladruncoli di strada e piccoli truffatori. Ma sotto quelle spoglie si nasconde una banda di abilissimi truffatori, in grado di ordire inganni complessi per derubare i nobili della città di Camorr. I nobili sono un bersaglio vietato per tutti i ladri in virtù della Pace Segreta conclusa tra il signore di tutti i ladri della città, Capa Barsavi, e il duca Nicovante. Ma per Locke questo non è un problema.
L’arrivo in città del misterioso Re Grigio, che inizia a uccidere gli uomini di Barsavi, manda all’aria lo status quo proprio mentre Locke e i Bastardi Galantuomini sono alle prese con uno dei loro colpi più ambiziosi.
Questo per Locke sarà un problema.

La storia procede rapida e avvincente, il linguaggio è crudo e diretto, l’ironia a volte sfocia nella comicità e rende ancora più forti le scene di violenza, che scoppia all’improvviso e non risparmia nessuno. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e descritti, è facilissimo affezionarcisi.

Se Gli Inganni di Locke Lamora fosse un film, sarebbe opera di Guy Ritchie, quello di Lock & Stock, Snatch e i due Sherlock Holmes con Robert Downey Jr.
Il ritmo lascia senza fiato, le battute sono taglienti, gli stacchi tra una scena e l’altra, tra il tempo presente e i flashback che raccontano la giovinezza dei Bastardi Galantuomini, sono netti e ben gestiti. In effetti, immaginate Ocean’s Eleven diretto da Guy Ritchie in un’ambientazione fantasy e avrete una buona approssimazione di questo romanzo.

Ambientazione fantasy non è abbastanza. Il mondo di Locke è una sorta di Europa a cavallo del 1600-1700, un mondo barocco attraversato da guerre e intrighi, ma anche scoperte e invenzioni, in cui magia e alchimia esistono e nel mare nuotano creature mostruose. Quasi un romanzo di cappa e spada con elementi fantastici, anche se il fatto che il protagonista sia un truffatore e non uno spadaccino non lo rende uno swashbuckler completo.

Il romanzo è ambientato nella città stato di Camorr e Camorr è bellissima.
Entra a pieno diritto nel novero delle grandi città fantasy aperto da Fritz Leiber con Lankhmar, luoghi che non sono solo sfondo del racconto, ma personaggio della storia.
Camorr è Venezia. Una Venezia sospesa tra la modernità barocca e retaggi medievali, come i sanguinolenti spettacoli per le folle in cui qualcuno muore smembrato. Camorr è viva e pulsante. La mappa stampata a inizio romanzo non serve: seguendo Locke e i suoi amici nei loro spostamenti riusciamo a capire la geografia del luogo, cosa c’è a nord o a est di un dato punto, che direzione dovremmo prendere per dirigerci verso un grande parco o un quartiere malfamato da cui in effetti sarebbe meglio stare lontani. La differenza tra le varie parti della città, quella abitata dai nobili, quella ricca e mercantile, le zone borghesi e quelle povere, è organica: Lynch descrive zone, edifici, atmosfere, abbigliamenti diversi, ma tutti parte dello stile di Camorr. E’ una Venezia più misteriosa, in cui operano alchimisti registrati e clandestini all’ombra delle alte torri di un vetro magico, lascito della razza che abitava quei luoghi prima che arrivassero gli umani. Un vetro di cui sono fatti anche alcuni ponti e altre opere architettoniche della città, che si accende di luce propria al tramonto, colorando le acque che scorrono tra i canali della città di molteplici colori.

E’ impossibile leggere il libro e non desiderare di essere lì, in quel mondo così avvincente e ricco e pericoloso, a complottare con i Bastardi Galantuomini, a condividere con loro un profondo senso di amicizia e fratellanza.

Gli Inganni di Locke Lamora non è un libro perfetto, non è un capolavoro. Ma per me, che sono mezzo veneziano e conosco l’aria che respirano Locke, Jean Tannen, i fratelli Sanza, Cimice e gli altri personaggi, è un libro irresistibile e consigliatissimo.

Una volta finito Ebassytown di China Miéville, continuerò a ignorare l’ordine dei libri nella la Torre di Babele e mi rimetterò a seguire le avventure di Locke.

George RR Martin a Stephen King: come fai a scrivere così veloce?

Clipboard01Stephen King ha scritto diciotto milioni tra romanzi, racconti e altro.
George RR Martin… meno.

King ha un anno più di Martin, ma nessuno gli scrive, suggerisce, urla di sbrigarsi a scrivere prima di fare la fine di Robert Jordan.
Martin invece è così martellato di richieste per scrivere in fretta la parola fine alle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco che persino Neil Gaiman si è sentito in dovere di difenderlo dagli abusi dei presunti fan dichirando che George Martin is not your bitch. E questo nel lontano 2009, quando lo scrittore non aveva ancora annunciato di aver aggiunto libri al suo progetto e di essere in mostruoso ritardo nella loro scrittura.

Quindi è comprensibile che Martin, condividendo il palco con King durante un evento, gli abbia chiesto come faccia a scrivere così velocemente.

La risposta di King è in questo video, intorno al minuto 50.08.

Il Mezzo Re di Joe Abercrombie: la recensione mezza positiva

Il-mezzo-reSe non conoscessi Joe Abercrombie e dovessi giudicarlo solo da questo Il Mezzo Re, direi che è bravo, ma difficilmente leggerei altri suoi romanzi. E questo nonostante il libro sia bello.

Ok, prima di tutto devo confessare che l’unica opera di Abercrombie che ho letto è questo racconto qui. I romanzi del ciclo della Prima Legge non sono ancora arrivati in cima alla Torre di Babele, la traballante pila di libri reali e digitali che devo ancora leggere.
Però amici del cui giudizio mi fido mi hanno parlato bene di lui e nel racconto Two’s Company ho trovato quegli elementi e mi sono piaciuti: la caratterizzazione dei personaggi, l’abilità nel dialogo, l’approccio realistico al fantasy, in cui il combattimento è brutto, le ferite sanguinano, le viscere puzzano e buono e cattivo sono punti di vista.
Quando l’altro giorno in libreria mi è ricaduto l’occhio sui tre libri della Trilogia del Mare Infranto mi sono detto che il primo, lungo meno di 300 pagine, è un libretto che avrei liquidato in una giornata. E mi sono voluto togliere la curiosità.
Curiosità suscitata anche dalla sinossi de Il Mezzo Re, molto simile a quella di uno dei miei libri preferiti: L’Apprendista Ammiraglio di Los McMaster Bujold.

Il giovane rampollo del leader di una società guerriera è nato con una deformità e non è adatto al combattimento. Userà la sua intelligenza per superare i suoi limiti fisici, vincere le sfide che il destino gli pone davanti e trovare il suo posto nella società.

Il ciclo dei Vor della Bujold ha un’ambientazione fantascientifica. Il Mezzo Re invece è un fantasy con un’ambientazione pseudo vichinga: Yarvi, figlio minore del re, si sta avviando alla carriera religiosa quando arriva la notizia della morte di suo padre e del fratello maggiore: ora è lui il nuovo re di una nazione di guerrieri, anche se nato con una mano deforme che gli rende impossibile reggere uno scudo e combattere. Seguono progetti di vendetta, colpi di scena e…
E questo è uno dei problemi: la storia è assolutamente prevedibile. Godibile, eh, ma – e questo è buffo – complice anche la bravura di Abercrombie a racchiudere la storia in un’elegante struttura speculare e a disseminare la trama come un bravo giallista di indizi, anticipazioni e risoluzioni, ogni scena permette di prevedere le dieci successive. Facile razzia per vendetta? Andrà tutto male! Yarvi si imbarca su una nave? Naufragio! Gelido inverno nordico? Traversata a piedi delle gelide distese ghiacciate! E’ gentile con qualcuno? Sarà un fedele compagno!

 

Dato il tipo di romanzo, fantasy di formazione, e dato il target – solo mentre lo leggevo ho scoperto che è un romanzo young adult – i luoghi comuni non sono un male di per sé. Ma il colpo di scena nel finale e quello nell’epilogo sono annunciatissimi. L’unica sorpresa – in realtà nascosta in bella vista nel testo pure quella – è la causa scatenante di tutti gli eventi.
Nonostante la prevedibilità, il romanzo scorre veloce, i brevi capitoli si chiudono sempre con qualcosa che spinge a girare la pagina e vedere cosa succede dopo, i dialoghi sono effettivamente brillanti, i personaggi – anche se abbastanza abbozzati – riescono ad avere un carattere e delle motivazioni. Yarvi cresce durante la storia e questo è espresso nelle azioni, nelle descrizioni, nel linguaggio e nel suo modo di definirsi quando pensa a se stesso. La traduzione ha qualche pecca, anche grave, ma non danneggia troppo la qualità della scrittura di Abercrombie.
Nel complesso è un buon libro che merita di essere letto e merita un’ampia sufficienza, ma non più di una sufficienza.
Cos’è che non va? L’ambientazione. E’ completamente generica e poco coinvolgente. Qui secondo me l’autore evidenzia la sua poca familiarità con il genere: i romanzi young adult possono essere semplici nel linguaggio e un po’ edulcorati nei temi (curiosamente quelli sessuali, non nella descrizione della violenza fisica e dei suoi effetti), ma questo non vuol dire che non debbano avere spessore. E lo spessore che manca qui è quello dell’ambientazione.
La regione del Mare Infranto è una generica vichingolandia fantasy con talmente pochi elementi fantasy che in effetti neppure si capisce la necessità del mondo secondario: tolti due ma giusto due elementi, la storia avrebbe funzionato lo stesso se ambientata nei paesi scandinavi nel nostro medioevo. Anzi, a essere precisi non è fantasy, è post apocalittica: alla prima descrizione delle “rovine elfiche”, è evidente che sta parlando di cemento armato e si capisce che Abercrombie sta giocando la stessa carta di Terry Brooks nella Spada di Shannara.

 

Ma fantasy o fantascienza, il discorso non cambia. Il mondo è piatto. Quando viene descritta la nave su cui si svolge buona parte del romanzo, è una generica “nave mercantile”. Vele? Bandiere? Decorazioni? Non c’è nulla che stimoli l’immaginazione, che dia una personalità alla nave. Stessa cosa per le misteriose rovine elfiche: stanno là, ma non c’è niente che faccia venir voglia di entrarci. Spade, scudi e cotte di maglia? Non sono descritte con molte più parole di queste, non importa che siano le ricche armi di un re o le generiche armi di un generico guerriero. Quando si parla di città, non c’è niente che spinga a chiedersi cosa possa esserci dietro quell’angolo, dentro quel palazzo, come possano essere il quartiere dei nobili e la parte povera e pericolosa. A parte la descrizione di uno specifico elemento architettonico, non c’è niente che dia carattere alle varie città, pochissimo che aiuti a distinguerle una dall’altra a parte il nome, niente che permetta di immaginarle. E lo stesso quando si vaga per la natura: niente che faccia venire voglia di sapere cosa ci possa essere nel cuore di una foresta o dietro una collina, complice anche il fatto che il grosso della natura che si vede è una distesa di mare inospitale e terra fredda, ghiaccio e morte totalmente – giustamente – repellente.
In breve, non c’è niente nelle descrizioni del mondo che permetta di immaginarlo al di là dell’immagine più generica e soprattutto non c’è nulla che faccia venire voglia di esplorarlo. E per me questo è grave. E non è né un problema di lunghezza del romanzo, né di sua destinazione a un pubblico young adult: il citato Apprendista Ammiraglio non è molto più lungo, ma costruisce un mondo spettacolare. Lo Hobbit è una favola per bambini, Brutto Incontro a Lankhmar ci fa venire voglia di girarla tutta e non lasciarla mai la città inventata da Fritz Leiber.
Il libro è bello, ma non mi ha fatto né immaginare un mondo nuovo, né fatto venir voglia di continuare a visitarlo nei due libri successivi, anche se sono più corposi.
Paradossalmente, mi ha fatto venire più voglia di leggere i libri della Prima Legge, perché a quanto pare lì sì che Abercrombie mostra quanto ci sa fare, mentre Il Mezzo Re è un buon antipasto.

I 100 libri fantasy e di fantascienza da leggere nella vita

100-libri-fanstasy-fantascienzaAmazon ha raccolto i voti espressi dagli utenti di Goodreads, il social network degli amanti dei libri di proprietà del colosso dell’ecommerce, per tirare fuori varie classifiche ed elenchi. Quello che interessa a noi è ovviamente l’elenco dei 100 libri fantasy e di fantascienza che un appassionato deve assolutamente leggere nella sua vita.

Facciamo un po’ di considerazioni.

Su 100 libri, sono pochi gli autori che appaiono più di una volta.

Ursula K. Le Guin – 3 volte: Il Mago di Earthsea (The Wizard of Earthsea); I Reietti dell’Altro Pianeta (The Dispossessed); La Mano Sinistra delle Tenebre (The Left Hand of Darkness).
Arthur C. Clarke – 2 volte: 2001 Odissea nello Spazio (2001: A Space Odissey); Le Guide del Tramonto (Childhood’s End).
J. R. R. Tolkien – 2 volte: Lo Hobbit; Il Signore degli Anelli.
Ray Bradbury – 2 volte: Fahrenheit 451; Cronache Marziane (The Martian Chronicles).
Robert Heinlein – 2 volte: Fanteria dello Spazio (Starship Troopers); Straniero in Terra Straniera (Stranger in a Strange Land).

Altri due autori appaiono due volte: Terry Pratchett e Neil Gaiman. Il Primo per I Colori della Magia (The Color of Magic), il secondo per American Gods. Ed entrambi per la loro opera a quattro mani Buona Apocalisse a Tutti (Good Omens).

Gli autori di grandi cicli appaiono solo una volta, con il romanzo che dà il via alle loro saghe. Quindi J.K. Rowling viene citata per Harry Potter e la Pietra Filosofale (Harry Potter and the Sorcerer’s Stone), Stephen King viene citato per L’Ultimo Cavaliere (The Gunslinger), primo romanzo della serie Dark Tower, George R.R. Martin viene citato per Il Gioco del Trono e via così. E’ quindi strano vedere citato Isaac Asimov per Io, Robot e non per il primo romanzo del ciclo della Fondazione.

L’elenco è quindi uno strano mix di romanzi significativi e autori significativi, non sempre citati per la loro opera migliore o più nota. E’ comunque una lista assolutamente condivisibile, che riporta sia grandi punti di riferimento del genere fantasy e fantascienza che autori più recenti, come gli ottimi John Scalzi e Susanna Clarke (prima o poi vi dovrò parlare della serie TV tratta dal suo romanzo d’esordio Jonathan Strange & Mr. Norrell).

Potete vedere l’elenco in rigoroso ordine alfabetico qui e, se l’inglese non è la vostra lingua preferita, cercare i romanzi su Amazon Italia.

Gutenberg. Founder, coder, maker

Gutenberg FCM smallChi è Johannes Gutenberg? Dà il nome al Progetto Gutenberg, quindi deve avere a che fare con i libri in qualche modo, no?

Gutenberg non ha solo a che fare con i libri. Sì, certo, è l’inventore della stampa a caratteri mobili, quindi una sua importanza in questo senso ce l’ha. Ma l’invenzione della stampa è solo uno negli eventi della vita di Gutenberg, una figura che si è mossa nell’Europa del quindicesimo secolo alla ricerca di soldi, potere, sapienza.

Leo Sorge esplora la sua vita tra mistero e avventura in Gutenberg. Founder, coder, maker. Se temete che l’eccesso di buzzword da startupparo sia ingiustificato, tenete conto che forse è proprio lui il primo nella storia a potersi fregiare di questi titoli.

Come dice l’autore nella pagina Facebook dedicata al romanzo, siamo di fronte a un

Romanzo storico con complementi possibili ma non probabili.

che racconta di come

Gutenberg, vero monarca nero d’Europa, attraversa il confine tra mito e storia e crea il nostro presente.

Se la figura di Johannes Gutenberg che si aggira in un’Europa vivace e misteriosa vi affascina, e dovrebbe perché senza di lui il nostro mondo non sarebbe ciò che è, potete trovare il romanzo in formato cartaceo e PDF su lulu.com.

Qui potete leggere l’introduzione.

Sogni Emergono dalla Nebbia: ebook gratis su Amazon

sogniemergonodallanebbiaSogni Emergono dalla Nebbia, l’ebook che raccoglie i miei primi, vecchi-molto-vecchi racconti brevi è in promozione gratuita su Amazon da oggi fino al 2 settembre.

Se volete avere una visione su cosa c’era nella mia testa molti anni fa, quando mi dilettavo di horror, urban fantasy e strange sci-fi, questa è l’occasione buona. Il libro è breve e vi farà compagnia in questo week end che precede settembre e il ritorno alla piena attività.

Potete scaricare l’ebook gratuitamente qui.

Chetteleggi: consigliare i propri libri preferiti e trovare nuove letture

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Ho creato Chetteleggi, un sito per consigliare agli amici i libri che vanno proprio letti. Adesso ti spiego perché l’ho fatto e perché dovresti essere così gentile da usarlo e farlo usare ai tuoi amici.

E’ estate, come avrai senz’altro notato. Per me l’estate è sempre stato il periodo delle letture intense, soprattutto negli ultimi tempi, in cui arrivo a sera distrutto e ho perso il piacere delle letture serali, sostituito dal fastidio del libro o del tablet che mi crolla sul naso alla terza frase che provo a leggere.

Uno degli aspetti più belli della lettura è leggere libri consigliati dagli amici. E, ovviamente, condividere le gioie, le lacrime, le risate, i pensieri e le riflessioni causate dalla lettura di un libro con un amico, consigliandoglielo o regalandoglielo, in modo che anche lui possa provare le stesse emozioni. E poi ne possiamo parlare assieme.

Tanto tanto tanto tempo fa, al tramonto degli anni ’90 lanciai il sito che si chiamava Grimalkin e poi divenne Magrathea pensando agli scrittori. Volevo creare un sito in cui gli aspiranti scrittori di fantasy, fantascienza, horror, fan fiction potessero pubblicare le loro opere e ricevere critiche e commenti per migliorare come autori. Questo era il focus del sito. Poi tutto quello che ci stava intorno doveva servire a dare agli scrittori degli strumenti, notizie e rencensioni per capire come si stava evolvendo il settore della letteratura di genere, le nuove tendenze, i ritorni di fiamma, i nuovi autori da scoprire, leggere e prendere a ispirazione. Poi le cose non hanno funzionato: quando ho lanciato il sito non c’erano abbastanza aspiranti scrittori familiari con l’uso del web e poi, quando è arrivato il momento giusto, c’erano altri siti che con più abilità e passione sono riusciti a ritagliarsi quel ruolo che pensavo per Magrathea. Ma l’idea, anche se non espressa esplicitamente, di dire a chi volesse cimentarsi con la scrittura di genere da che parte tira il vento e quali sono le suggestioni e gli immaginari più interessanti è rimasta. Perché il consiglio e il passaparola sono importanti.

Il passaparola è sempre stato il modo in cui il concetto di “questo libro è bello e lo devi leggere” si è trasmesso nel modo più forte. Così forte che Neil Gaiman sostiene che la pirateria dei libri non è altro che l’evoluzione del passaparola e l’aiuta a vendere più libri.
Quindi, estate, letture, consigli. Stamattina mi sono svegliato con un’idea in testa e nove ore dopo (pausa pranzo compresa) e grazie all’intervento sul finale di un amico che mi ha evitato di cadere vittima di Bobby Tables, ho messo online Chetteleggi.
Chetteleggi serve a scambiarsi consigli di lettura: metti il link alla pagina di amazon.it con il libro che vuoi consigliare, scrivi poche frasi per spiegare perché quello è un libro da leggere e il gioco è fatto.

Perché? Facebook non basta? Voglio lanciare il Facebook dei libri? (oh, anobii esiste ancora, pensa!)
A parte che il Facebook di qualsiasi cosa è Facebook, sì, è certamente possibile scoprire e consigliare libri su Facebook.

Andiamo con ordine.
Innanzitutto, mi sono svegliato stamattina con un’idea e stasera quell’idea era una cosa concreta, esistente nel mondo, usabile. Ah, che grande soddisfazione costruire qualcosa, seppure di digitale.

Io non credo che la programmazione sia la nuova alfabetizzazione e tutti debbano saper programmare. Io non so programmare e se mi serve un programma chiamo un programmatore. Come chiamo un idraulico o un elettricista quando serve. Ma sono d’accordo che è molto importante sapersi sporcare le mani, avere idea di come funziona il software, che è qualcosa di sempre più incardinato nelle nostre vite. Per gli stessi motivi per cui non sempre serve assumere un idraulico o un elettricista. Non solo per risparmiare e non solo per il gusto del fai da te. Ma per un fatto politico e culturale: per sapere come funziona, che logiche segue, un programma. Perché programmi e algoritmi regolano sempre più le nostre vite. E’ importante rendersi conto di come nascono e sapere che sono frutto di una serie di scelte, e tutte le scelte sono per definizione politiche.

Poi ha ragione Cory Doctorow: vedere una macchina che fa quello che tu le hai detto di fare grazie a un programma che hai scritto tu è una grande soddisfazione. Soprattutto quando per te programmare significa cercare i pezzi di quello che ti serve sul web, martellarli insieme e dargli un’aggiustata a occhio e a buon senso. Quando ho visto che le API di Amazon e le API di Facebook facevano quello che volevo io e che le pagine venivano come le io le avevo immaginate, ho fatto una piccola (ma diciamo pure media) danza della vittoria. I gatti sono rimasti perplessi.

Infine, Facebook. Nonostante le apparenze e nonostante la funzione che ti mostra post dell’anno scorso chiedendoti se li vuoi ricondividere, Facebook non è fatto per la memoria. Quello che ci posti si perde come lacrime nella pioggia. O nello stream, per essere più precisi. Lo stream è il flusso ininterrotto di nuovi aggiornamenti, visualizzati in ordine cronologico inverso, che ormai ci sembra il modo più familiare per assumere notizie e informazioni. Ma lo stream è, appunto, un flusso. Ininterrotto. Con il nuovo sempre in cima. Perché Facebook e tutti i social network lo sanno bene: ci vuole sempre qualcosa di nuovo in cima, per trattenere la nostra attenzione dandoci una piccola dose di dopamina, una piccola scarica di piacere per la novità e per la fuga, anche se solo per pochi istanti, dalla noia.
Quindi sì, è possibile scambiarsi consigli e opinioni su libri su Facebook. E si possono anche avere discussioni interessanti. Ma solo adesso. Poi si perdono e ritrovarle è un delirio. Scorrono via.

Uno strumento come Chetteleggi invece rimane. L’idea è questa: poter tornare con calma a rivedere dei consigli, senza l’ansia di perderli nello stream. Poter tornare sempre a rivedere i libri che ci hanno colpito, per vedere se siamo ancora d’accordo con noi stessi.

Ti chiedo, per favore, di usare Chetteleggi e spargere la voce tra i tuoi amici. Voglio vedere come funziona, cosa c’è da sistemare, che suggerimenti arrivano, quanto regge a un traffico intenso. So che ci sono già delle cose da mettere a posto. Tipo: se anziché inserire un link ad Amazon metti un link a youporn, il sistema l’accetta. Come accetta link ad oggetti in vendita su Amazon che non siano libri. Per ora, per favore, non inserire link a youporn o altri siti che non siano Amazon.it. E inserisci solo consigli per letture.

Nella tua vita puoi leggere solo un numero limitato di libri. Lo devi a te stesso che siano tutti libri che ti lascino qualcosa (vale pure per quelli brutti).

GNU Terry Pratchett. Tramandare la memoria dello scrittore nelle pieghe di internet

Terry_Pratchett_COANel romanzo Going Postal, Terry Pratchett introduce nel Mondo Disco il Clack: un sistema di trasmissione delle informazioni composto da una linea di torri di segnalazione ispirato al telegrafo ottico di Chappe, ma descritto come parodia di internet.

Quando il figlio dell’inventore del sistema viene assassinato, gli operatori delle linee di Clack decidono di conservarne la memoria aggiungendo un pezzo di codice ai dati che indicano l’inizio della trasmissione di un messaggio, prima del messaggio vero e proprio. Mittente e  destinatario del messaggio non vedono mai questo codice di servizio, ma gli operatori sì. E ricordano. E mantengono viva la memoria. Perché “Un uomo non è morto finché il suo nome viene ancora pronunciato“.

Il codice è “GNU John Dearheart”. A chi conosce l’informatica non sarà sfuggita la citazione del sistema operativo open source GNU.

Il significato degli indicatori è

G: trasmetti alla torre successiva
N: non registrare questo dato
U: quando il messaggio raggiunge l’ultima torre della linea va ritrasmesso indietro, per continuare a farlo viaggiare.

John Dearhart è il nome del personaggio assassinato.

Un gruppo di fan del Mondo Disco ha tratto ispirazione da questo per ricordare e tramandare il nome dello scrittore scomparso nei giorni scorsi. Non attraverso un sistema di comunicazione inventato, ma nascondendo il messaggio “GNU Terry Pratchett” tra le pieghe del codice di servizio che si scambiano browser e server durante la navigazione su internet, per farlo pronunciare silenziosamente e in segreto a milioni di computer finché ci sarà un’internet.

Se avete un sito, ma anche solo se usate l’email, trovate su http://www.gnuterrypratchett.com/ le istruzioni per unirvi a questa catena del ricordo silenziosa.

Il codice inserito nei siti e nelle email non è visibile ai navigatori, neanche guardando i sorgenti della pagina. Bisogna usare strumenti da sviluppatore dedicati che mostrano gli header delle pagine. O il plugin per Chrome sviluppato apposta per avvertirvi discretamente che il sito che state visualizzando è parte della catena.

GNU Terry Pratchett.