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	<title>Magrathea &#187; Varie</title>
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	<description>Rivista di narrativa fantastica. Fantasy, fantascienza, horror. Notizie, recensioni e anticipazioni di libri, film, giochi e serie tv</description>
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		<title>Magrathea &#187; Varie</title>
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		<title>Magrathea oscurato domani 18 gennaio: partecipiamo allo sciopero contro SOPA</title>
		<link>http://www.magrathea.it/2012/01/magrathea-oscurato-domani-18-gennaio-partecipiamo-allo-sciopero-contro-sopa/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:51:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche Magrathea parteciperà allo sciopero contro SOPA il 18 gennaio. Il sito sarà oscurato per tutta la giornata, daremo solo informazioni sui motivi dello sciopero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SOPA è una legge in discussione presso il Parlamento USA il cui scopo è combattere la pirateria online. Lo scopo verrebbe ottenuto usando metodi censori che manco la Cina (o l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oceania_%281984%29">Oceania</a> di 1984).</p>
<p>Vi rimando a Wikipedia per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act">tutti i dettagli</a>.</p>
<p>Le maggiori aziende attive su Internet, come Google e Facebook, numerosi siti di rilievo, come <a href="http://www.ilpost.it/2012/01/17/sciopero-wikipedia-sopa/">Wikipedia</a>, <a href="http://adamlaiacano.tumblr.com/post/12890776447/today-tumblr-informed-users-about-the-protect-ip">Tumblr</a> e <a href="http://blog.reddit.com/2012/01/stopped-they-must-be-on-this-all.html">Reddit</a>, hanno evidenziato i problemi che una legge del genere causerebbe alla stabilità di Internet in tutto il mondo, non solo negli USA, se venisse approvata.</p>
<p>Le critiche sono state talmente tante e talmente valide che lo stesso Governo USA e alcuni dei proponenti della legge si sono distanziati dal testo originale.</p>
<p>Il pericolo immediato sembrerebbe scampato, ma la rete ha deciso comunque di mobilitarsi domani 18 gennaio, sia per evitare sorprese dell&#8217;ultimo momento che per mandare un segnale forte contro l&#8217;adozione in qualsiasi parte del mondo di una legge simile.</p>
<p>Potete trovare su <a href="http://sopastrike.com/">http://sopastrike.com/</a> maggiori informazioni sullo sciopero, le modalità per partecipare e l&#8217;elenco dei siti partecipanti.</p>
<p>Nel suo piccolo anche Magrathea parteciperà allo sciopero, per dimostrare che tutti devono sentirsi coinvolti e che le leggi adottate da uno Stato non devono colpire gli utenti di altre nazioni &#8211; e regolare Internet in una nazione ha inevitabilmente ripercussioni anche all&#8217;esterno di essa.</p>
<p>Ci rivediamo il 19 gennaio.</p>
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		<title>Neil Gaiman sui fan di Firefly: difensori della libertà di parola che non volete far arrabbiare</title>
		<link>http://www.magrathea.it/2011/12/neil-gaiman-sui-fan-di-firefly-difensori-della-liberta-di-parola-che-non-volete-far-arrabbiare/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 14:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[firefly]]></category>
		<category><![CDATA[neil gaiman]]></category>

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		<description><![CDATA[Un professore universitario americano si è scontrato col consiglio di facoltà sul diritto di appendere un poster di Firefly nel suo ufficio. Neil Gaiman e i fan dello show sono accorsi in suo aiuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/12/you-dont-know-me-son-so-let-me-explain-this-to-you-once.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1888" style="margin: 2px;" title="you-dont-know-me-son-so-let-me-explain-this-to-you-once" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/12/you-dont-know-me-son-so-let-me-explain-this-to-you-once-173x300.jpg" alt="" width="173" height="300" /></a><a href="http://reason.com/blog/2011/09/26/the-clear-and-present-danger-p">Un giorno</a>, il professor Jim Miller dell&#8217;Università del Wisconsin ha appeso alla parete del suo ufficio il poster che vedete qui accanto.</p>
<p>Il consiglio di facoltà lo ha costretto a rimuoverlo perché, secondo loro, incitava alla violenza.</p>
<p>Miller si è rivolto alla Foundation for Individual Rights in Education per difendere il proprio diritto alla libertà di espressione e si è lamentato su Twitter della vicenda. Neil Gaiman ha rilanciato la sua protesta, la nerdrage è esplosa.</p>
<p>E&#8217; lo stesso Neil Gaiman a raccontare come è finita in questo video.<br />
Vi traduco una delle parti salienti:</p>
<blockquote><p>Ci sono persone in questo mondo che non volete far arrabbiare. E tra i principali gruppi di persone che non volte far arrabbiare  ovviamente ci sono quelli delusi dalla politica, che sentono di non avere nulla da perdere. E quelli che sentono che è giunto il tempo per una rivoluzione. E poi, là sui margini di questi gruppi, ci sono i fan del fantasy e della fantascienza il cui show preferito è stato cancellato prematuramente.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/4iAOtkpFGhc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Frammenti di Lucca Comics &amp; Games 2011 (I)</title>
		<link>http://www.magrathea.it/2011/11/frammenti-di-lucca-comics-games-2011-i/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 23:36:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Posso farcela. Posso…farcela. Cerco di ribellarmi ma sento che il Lato Oscuro mi afferra con stretta d&#8217;acciaio. E&#8217; seducente. Rapido. Quasi cedo alle sue insincere lusinghe. Le parole del Maestro risuonano nella mia mente annebbiata. La palpebra calante porta all&#8217;abbiocco. L&#8217;abbiocco porta alla ronfata oltre tempo massimo. La ronfata porta a mancare il treno. Non me lo posso permettere. Non stavolta. Utilizzo gli ultimi sprazzi di volontà e mi alzo, annaspando alla cieca nel buio e afferrando il cellulare che continua a ricordarmi con il suo trillo irritante che ore sono. Le sei meno un quarto. Ma esistono le sei meno un quarto la domenica mattina? Devo muovermi. Il piacevole silenzio della strada è interrotto solo dalle poche auto e dalle ruote del trolley. Il mio passo è rapido ma come sempre in questa occasione arrivo in stazione per il rotto della cuffia, fiatone e mano tremante inclusi nel prezzo. Il treno parte in orario pochi minuti dopo che ho preso posto, tagliando le strade della città e mentre le ultime case mi abbandonano lasciando spazio alla campagna il sole fa brevemente capolino prima di essere divorato dalla fitta nebbia. Dopo aver sistemato il bagaglio, distendendomi sul sedile mi rendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/11/314640_2462431047429_1451814815_2701661_1021154293_n.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1845" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/11/314640_2462431047429_1451814815_2701661_1021154293_n-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><strong>Posso farcela. </strong><br />
<strong>Posso…farcela.</strong><br />
Cerco di ribellarmi ma sento che il Lato Oscuro mi afferra con stretta d&#8217;acciaio. E&#8217; seducente. Rapido. Quasi cedo alle sue insincere lusinghe.<br />
Le parole del Maestro risuonano nella mia mente annebbiata. La palpebra calante porta all&#8217;abbiocco. L&#8217;abbiocco porta alla ronfata oltre tempo massimo. La ronfata porta a mancare il treno. Non me lo posso permettere.</p>
<p><strong>Non stavolta.</strong></p>
<p>Utilizzo gli ultimi sprazzi di volontà e mi alzo, annaspando alla cieca nel buio e afferrando il cellulare che continua a ricordarmi con il suo trillo irritante che ore sono. Le sei meno un quarto. Ma esistono le sei meno un quarto la domenica mattina?</p>
<p><strong>Devo muovermi.</strong></p>
<p>Il piacevole silenzio della strada è interrotto solo dalle poche auto e dalle ruote del trolley. Il mio passo è rapido ma come sempre in questa occasione arrivo in stazione per il rotto della cuffia, fiatone e mano tremante inclusi nel prezzo. Il treno parte in orario pochi minuti dopo che ho preso posto, tagliando le strade della città e mentre le ultime case mi abbandonano lasciando spazio alla campagna il sole fa brevemente capolino prima di essere divorato dalla fitta nebbia.</p>
<p>Dopo aver sistemato il bagaglio, distendendomi sul sedile mi rendo conto, per l’ennesima volta, che i mesi di attesa e le settimane di preparazione quest’anno sono scivolati via. <strong>Posso gustarmi la sottile sofferenza degli ultimi minuti di attesa</strong>.</p>
<p>La prima tratta del viaggio la trascorro tra l’ennesima rielaborazione della cortissima lista della spese certe, quasi tutte commissioni per gli amici, quella assai più stimolante delle auspicate e lo studio del programma della fiera o ciò che ne rimarrà al mio arrivo: cerco di creare nella mia mente uno schema ordinato di percorsi precisi ed essenziali tra strade, corridoi e padiglioni con lo scopo ultimo di ottimizzare tempi e preziosa energia.</p>
<p><strong>Buone intenzioni che svaniranno dopo i primi minuti di calca, distrazioni e tentazioni come l&#8217;esperienza mi insegna</strong> e dopotutto è la semicasualità ad affascinarmi maggiormente della fiera: la speranza di trovare qualcosa ma non esattamente quel qualcosa che potrei cercare coscientemente, immergendomi in un bailamme di seredipidity.</p>
<p>Cambio a Firenze. Non è necessario chiedere al capostazione quale sia il locale da prendere: <strong>il fiume in piena di parrucche policrome, samurai dall’accento toscano e giovanissimi spacciatori di Yu-Gi-Oh è un buon indizio</strong>. Osservo questi Freddy Kruger al femminile, Darth Vader raffazzonati, Ryoga con il costume di carta velina e studenti di Hogwarts riempire stazione dopo stazione i vagoni sino a che non vi è quasi più spazio e, forte del mio posto seduto, mi lascio sfuggire un sorriso nostalgico venato di sufficienza: quando avevo la loro età la geekiness di massa intesa come modus vivendi più che come moda doveva non solo esplodere con vigore ma persino affermare timidamente la sua esistenza. <strong>Non dovranno raschiare informazioni sulle ultime uscite dal Giappone da fanzine ciclostilate o essere sottomessi ai capricci delle più scalcinate reti televisive locali</strong>. Uno schiocco delle dita e possono scaricare in una giornata più anime di quanti ne guarderanno in sei mesi. Questo è il loro tempo.</p>
<p>Altopascio e poi, infine, Lucca. La massa chiassosa si riversa nella stazione mentre mi lascio brevemente trascinare da quella piacevole sensazione di vago disorientamento che so bene<strong> diverrà nell&#8217;arco delle prossime ore stordimento mescolato a stanchezza</strong>. La giornata è limpida, gradevolmente teporosa ed il clima rimarrà mite nei due giorni a seguire. Una vera fortuna.</p>
<p>Incontro il mio amico Stefano di fronte alla biglietteria di Porta San Pietro, come concordato, abbonamento in mano. Gliene sono oltremodo grato: pur sforzandomi nel comprendere la meccanica astrusa dei biglietti e allegati braccialetti è impossibile non considerare la scomodità di una spesso chilometrica doppia fila. Ma quest&#8217;anno, anche nei giorni seguenti muovendomi di primo mattino, eviterò la folla.</p>
<p>Mi dirigo immediatamente verso il Padiglione Carducci, all&#8217;esterno delle mura cittadine: le corteggia, le accarezza ma non ne è parte così come il mondo dei giocatori è spesso sovrapposto ma comunque distinto da quello degli altri <strong>geeks, otaku e nerd vari</strong>. Mi muovo da solo: preferisco seguire i miei precisi ritmi e le mie pause senza deviazioni dettate da volontà altrui. Un mio piccolo vezzo da fiera.</p>
<p>Mi metto in caccia, senza esitazione, cominciando dai confini del padiglione: fuori, tra i bagni ed i venditori di noodles (<strong>la dieta ufficiale di Lucca per molti visitatori</strong>, obbligatoria anche per i prezzi delle vivande locali che nel centro storico diventano rara dimostrazione dell&#8217;arte della rapina legalizzata) che faranno affari d&#8217;oro come sempre, si staglia la lingua di terra dei &#8220;clandestini&#8221;, dei &#8220;contrabbandieri&#8221;: fanno loro questi preziosi metri quadrati sotto la recinzione e sotto i cartelli che impedirebbero, tassativamente, di vendere alcunché mentre spacciano senza vergogna <strong>carte di Magic, DVD e CD piratati, fumetti d&#8217;occasione, giocattoli d&#8217;epoca, vestiti goth, giochi di ruolo, miniature di D&amp;D e Warhammer</strong>. Talvolta i loro prezzi sono irresistibili, talvolta necessitano di un mutuo apposito. Li adoro, letteralmente: rappresentano un lato unico dell&#8217;anima di Lucca Games.</p>
<p>Supero con un dovuto ghigno di scherno la chilometrica fila<strong> dei fan della Troisi</strong> che attendono trepidanti e al limite dell&#8217;adorazione un autografo ed entro nel padiglione vero e proprio dove vengo accolto da membri della<strong> Guardia Imperiale, dell&#8217;Adeptus Astartes, dell&#8217;Inquisizione e dell&#8217;Adeptus Mechanicus nonchè da qualche Orko</strong> di passaggio: è lapalissiano che il setting di Warhammer 40.000 abbia incontrato più o meno felicemente LARP e cosplay. Un inizio indicativo.</p>
<p>Orfani della Nexus in attesa della neonata Ares (che prenderà in carico Wings of War/Wings of Glory e la seconda edizione de La Guerra dell&#8217;Anello) circondano la Giochi Uniti che espone orgogliosa i suoi ultimissimi boadgame. Mentre osservo rapidamente i tavoli dimostrativi il mio occhio viene catturato dal gioco di <strong>Lupin III</strong> e alle mie spalle arriva un vociare insistente sull&#8217;alta giocabilità delle<strong> Case della Follia</strong>, versione italiana a cura della immortale<strong> Stratelibri</strong> della <strong>Mansions of Madness</strong> della Fantasy Flight Games: Stefano, amante di Arkham Horror, si è impadronito di una copia e già mi propone di provarlo non appena ne avrà compreso le regole.</p>
<p>Sfioro lo stand della<strong> Chessex</strong> e cerco di restare indifferente alle migliaia di dadi opachi e lucidi, vengo solleticato da dozzine di sensuali elfe, fatine e draghi in resina doverosamente made in China, supero tavoli stracolmi di ferrei prussiani, aggiro quelli che mostrano il funzionamento di sistemi di combattimento tra mostri giganti giapponesi (o &#8220;<strong>kaijū</strong>&#8220;, per i seguaci di Honda-sensei) e scontri tra pirati e scivolo negli gli stand dei negozi di giochi veri e propri. Le offerte speciali a cercarle spuntano fuori e mi appaiono come testamento ultimo della morte (o del rinnovo sotto altra forma) di linee di giochi: <strong>booster pack e uniche di Mechwarrior, boardgames stagionali, vecchi moduli di Star Wars, di Cyberpunk 2020, di Secoli Bui, di Stormbringer e de Il Richiamo di Cthulhu</strong> che vengono dati via per pochi spiccioli. Mi fa pensare. Poi faccio spallucce e mi dirigo alla cassa con il bottino.</p>
<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/11/298648_2464734665018_1451814815_2704469_588218019_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1848" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/11/298648_2464734665018_1451814815_2704469_588218019_n-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Mi ci vuole poco per notare che le novità GdR sono quasi esclusivamente in mano alle case indipendenti come la <strong>Coyote Press</strong> e rare eccezioni come l&#8217;<strong>Unico Anello </strong>della<strong> Sophisticated Games</strong> (un prodotto che cerca di essere mainstream pur facendo sue alcune meccaniche di gioco tipicamente &#8220;indie&#8221;). Sembra che ci sia fretta di sbarazzarsi degli avanzi, quasi sgraditi, di <strong>D&amp;D 4.0</strong> con sconti anche massicci. Di <strong>Requiem</strong>, un tempo visto come nuovo avvento della ora dolorante White Wolf, non vi sono che poche tracce e di <strong>Masquerade</strong> non vi è neanche l&#8217;ombra, con somma disperazione dei pochi veterani che speravano di accaparrarsi una copia della massiccia e costosa edizione del ventennale. Hanno maggior fortuna <strong>Dark Heresy e Deathwatch</strong> che sembrano cavalcare l&#8217;onda nonostante i prezzi non economici dei cartonati: il resto, a parte poche eccezioni, viene inscatolato tra i vintage d&#8217;annata e venduto come tale.</p>
<p>Le miniature, mia croce e delizia, offrono stavolta poche vere soddisfazioni: mentre la <strong>Mirliton</strong> con i suoi classici, ristampati, degli anni &#8217;80-primi anni &#8217;90 continua ad avere estimatori di una certa età si nota la mancanza quest&#8217;anno di un corner esclusivo della <strong>Mantic</strong> che con i suoi prezzi concorrenziali all&#8217;estero ha in qualche modo smosso il mercato. Alcuni stand offrono prodotti complementari all&#8217;hobby come la <strong>Castle&#8217;s Arts</strong> ed  i suoi edifici, alberi e materiale vario per basette mentre la serie Avatars of War, dal dettaglio notevolissimo (finalmente posso toccare con mano il box dei bellissimi <strong>Berserker nanici modulari in plastica, di qualità superiore agli ormai obsoleti Sventratori in metallo</strong>) si mescola alle miniature Citadel.<br />
Pare che con la scomparsa (definitiva?) della francese<strong> Rackham</strong> la presenza della Games Workshop si sia fatta ancora più dominante cancellando di fatto quasi ogni alternativa. I pesanti sconti sui blister GW rimasti <strong>confermano il fuggi-fuggi generale dei negozi indipendenti dal White Metal in favore dei modelli Finecast in resina, più dettagliati ma di certo non meno costosi</strong>.</p>
<p>Superando gli stand che vendono romanzi fantasy-adolescenziali (da quello che posso vedere un&#8217;altra moda del momento) noto che l&#8217;area videogames si è ampliata aggressivamente nel regno dei giochi convenzionali così come gli stand di<strong> gadget giapponesi, cappelli, magliette, gashapon e modellini di varia misura</strong>: solo un piccolissimo antipasto del <strong>Japan Palace</strong> come scoprirò in seguito ma questa compenetrazione di generi e spazi è emblematica e ben viene rappresentata da &#8220;<strong>Tanto Cuore</strong>&#8220;, un gioco giapponese di carte non collezionabili che fa completamente suo il fetish delle anime-maid che in questi anni pare cresciuto esponenzialmente. Ammetto di essere prevenuto ancor prima di averne visionato le meccaniche.</p>
<p>Resistendo all&#8217;impulso di sbranare seduta stante genitori dallo sguardo bovino e diabolici bambini che ostruiscono i corridoi fermandosi innanzi ai negozi monoMagic raggiungo la <strong>Raven Distribution</strong> che, nonostante la r<a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/11/298108_2462570690920_1451814815_2701870_1815483971_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1844" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/11/298108_2462570690920_1451814815_2701870_1815483971_n-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>istrutturazione interna della società, marca il suo territorio con ben due stand: <strong>Munchkin Zombies, Munchkin Conan, Munchkin Pirati dei Caraibi e la nuova edizione di C&#8217;era una Volta</strong> formano delle pile di scatole e scatolette che devono essere continuamente ripristinate. Chiedo informazioni al sempre impegnato &#8220;Pet&#8221; riguardo alla situazione delle traduzioni ed edizioni italiane dei suoi giochi di ruolo di punta e pur confermandomi che il momento  non è di certo roseo per i GdR italiani (e quando mai lo è realmente stato?) mi rendo conto che si può perlomeno aspirare ad una momentanea stabilità.</p>
<p>I ragazzi di <strong>Elish</strong> &#8211; sfioro <strong>Renato, Gabriele, Federico, Federicone e Vania</strong>- come al solito fanno loro i tavoli dell&#8217;area ludica in maniera follemente coinvolgente mentre la stremata Erika trucca i volti senza sosta. L&#8217;inesauribile <strong>Vincenzo</strong> pubblicizza il suo nuovo romanzo di fantascienza, <strong>Cedimento Strutturale</strong>, e lo fa a modo suo<strong> con un quiz sul cyberpunk</strong>. Riesco a rispondere a sette domande su quindici cadendo miserevolmente su un quesito relativo a Nathan Never. Mi porto a casa il romanzo con un piccolo sconto.</p>
<p>Come sempre (o quasi, ammetto di aver provato inutilmente a ottenere l&#8217;autografo di Moorcock) non inseguo gli ospiti dell&#8217;anno: incrocio per caso la mole di<strong> Sandy Petersen</strong>, creatore della prima versione di <strong>Call of Cthulhu</strong> della Chaosium e approfittando dell&#8217;attimo riesco a stringere la mano ad un invecchiato ma pur sempre carismatico <strong>Dirk Benedict</strong>. Se lo avesse immaginato l&#8217;assai più giovane me degli anni &#8217;80!</p>
<p><strong>Asterion Press</strong>, piccolo orgoglio italico: non solo ha vinto il Best of Show per il miglior gioco di carte con <strong>7 Wonders</strong> e quello per il boadgame per esperti <strong>Twilight Struggle</strong> ma fa bella mostra di se, tra stampe, magliette e mug a tema, l&#8217;ultimo supplemento di <strong>Sine Requie</strong>, la revisione a lungo attesa di <strong>Terre Perdute</strong>. Mi inserisco nel muro di giovani e meno giovani fan e soddisfatto leggo che il folle biomante greco, idea che mi venne scippata anni fa, è ancora al suo posto. Scambio quattro chiacchiere con gli autori, impegnati nella firma delle copie in esposizione, che mi confermano la vendita continua anche dei manuali base del setting. Una evoluzione notevole per quel giochino prodotto amatorialmente che vendetti, per primo, a Roma tanti anni fa su consiglio e pressione della mia ex. Sono quasi tentato di rimettermi in pari con le revisioni di <strong>Soviet e Quarto Reich</strong> nonostante la parziale delusione che ho provato con <strong>Sanctum Imperium</strong> ma il mio portafoglio ha altre priorità. Forse l&#8217;anno prossimo.</p>
<p>Impiego bene dieci minuti della mia vita suggendo dalla vetrina del <strong>Trofeo Grog</strong> i dettagli dei pezzi rimanenti dopo la premiazione: come è prevedibile molti dei modelli sono GW oppure autocostruiti in materia verde e ispirati all&#8217;ambientazione di Warhammer (si stagliano su tutti un paio di gigantesche mostruosità carnivore appartenenti all&#8217;esercito degli Uominibestia che non sono mai state scolpite dalla GW) e la mia mandibola si disloca innanzi ad un mirabolante gruppo comando di<strong> Space Marines del Caos</strong>. Il mio occhio non riesce a carpire per intero gli intricatissimi ghirigori, le sfumature, le ombreggiature e le lumeggiature dei modelli in gara che di certo non stonerebbero tra i finalisti del <strong>Golden Demon</strong> britannico.</p>
<p>Complice l&#8217;entrata dell&#8217;ora solare e la stanchezza che sopraggiunge <strong>la mia percezione del tempo comincia ad alterarsi</strong>. Sembra che ci sia così tanto da vedere e tanto da fare che mi dimentico di pranzare. Decido di prendermi una pausa dal padiglione e faccio quattro passi all&#8217;esterno, solo per essere avvolto da un numero apparentemente infinito di <strong>cosplayers</strong>. Mentre li attraverso controcorrente mi rendo conto che il cellulare ha qualcosa che non va: scoprirò in seguito che la Protezione Civile ha deciso di limitare la funzione dei nostri operatori telefonici. In serata il mio rozzo comunicatore si riempirà di sms arrivati in ritardo e notifiche di chiamate che non ho ricevuto. I miei appuntamenti dovranno essere posticipati.</p>
<p><strong>The Citadel</strong>, padiglione a ingresso libero, si pone in maniera strategica sopra Porta San Pietro ed a pochi metri dal Padiglione Carducci, incrocio perfetto del massicio viavai di visitatori in borghese e mascherati.</p>
<p>Volti noti, gente del quale non ricordo il nome e gente del quale non mi interessa ricordarlo mi sfiorano e mi salutano. Ex clienti, qualche carissimo amico di un tempo passato a conoscenza e qualche ex giocatore di una delle mie precedenti cronache. In nessun luogo come a Lucca Comics e Games il passato per un brizzolato post-geek riemerge con tanto vigore.<br />
Ci sono quasi tutti, come è normale che sia e sarebbe grave altrimenti: associazioni ludiche, negozi di equipaggiamenti per live e ogni sfumatura possibile tra i due. Armi di ogni foggia e materiale, elmi, armature e abiti d&#8217;epoca condividono gli spazi con gli stand di <strong>Camarilla Italia e di GRV Italia</strong>:<strong> le Rune</strong> offre prezzi scontatissimi su una infinità di gadget LARP, Massimiliano e David non hanno un attimo di riposo nel loro stand di lenti per gli occhi e materiale di Naruto mentre innanzi a loro Stefano presso <strong>Crepundia Coffin</strong> mostra ai clienti il raffinato dettaglio di splendidi corsetti pseudo-ottocenteschi e maschere similveneziane. Mi informeranno poi che nonostante il notevole passaggio di visitatori nella Cittadella non tutti gli stand di vendita rinnoveranno per l&#8217;anno prossimo la loro presenza: il concetto di produzione italiana, artigianale e quindi costosa, dei materiali live è andata inevitabilmente a scontrarsi con la produzione pakistana di massa della <strong>Mytholon</strong> che si è impadronita di una notevole fetta di mercato.</p>
<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/11/301634_2464715704544_1451814815_2704433_558334241_n.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1847" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/11/301634_2464715704544_1451814815_2704433_558334241_n-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Sotto il caos gioioso del momento percepisco, tra ricordo e istinto, che non è scomparsa la complessa e morbosamente affascinante rete cicatriziale di antipatie, simpatie, alleanze transitorie, tradimenti, abusi di potere, secessioni, aggregazioni, colpi di mano ai vertici, conflitti di interessi e vecchi rancori se non vere e proprie inimicizie che dal gioco sfociano nella realtà e che formano quello strano mondo ludo-associativo. Sento nostalgia della passione smodata di quei tempi, se non delle sue motivazioni.</p>
<p>Esco all&#8217;aria aperta mentre il sole inizia a calare dietro le antiche case. I piedi sono doloranti e la giacca a vento con mia sorpresa è matida di sudore. Spendo le ultime forze con la macchina fotografica in mano e cerco da ultimo dei dilettanti di carpire <strong>i preziosi attimi di gloria transitoria e breve vita dei cosplayer</strong>.</p>
<p>Infine, esaurendo quasi in contemporanea batterie e memoria della card mi considero vinto ed esausto. Salterò i bagordi, i festeggiamenti e i live serali che si protrarranno sino a notte fonda: il letto mi aspetta.</p>
<p>E&#8217; stata una  buona giornata.</p>
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		<title>I Tre Moschettieri</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 13:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In seguito al fallito furto dei piani di una macchina da guerra inventata da Leonardo da Vinci causato dal tradimento di Milady (Milla Jovovich) i moschettieri Athos (Matthew Macfadyen), Aramis (Luke Evans) e Porthos (Ray Stevenson) sono costretti a dimettersi dal servizio per ordine del Cardinale Richelieu (Christoph Waltz). La loro imposta pausa  si conclude un anno dopo quando il guascone D&#8217;Artagnan (Logan Lermar) giunge a Parigi ispirato dal padre con lo scopo di divenire lui stesso moschettiere. Dopo una colossale rissa con le guardie del Cardinale il gruppo viene reclutato segretamente dalla regina per recuperare dal crudele e viziato Duca di Buckingam (Orlando Bloom) una preziosa collana di diamanti, parte di un intrigo politico che potrebbe determinare le sorti dell&#8217;Europa. Ci rendiamo conto sin dalle primissime scene che si tratta di un film di Paul Anderson: Milla che fa completamente e indebitamente sua l&#8217;azione, improbabili trappole à la Mission Impossible e combattimenti slow-motion. Fortunatamente, con l&#8217;aiuto postumo di Dumas, la trama, per quanto alterata e semplificata  rispetto al romanzo originale, in qualche modo regge o perlomeno non collassa su se stessa al primo soffio di vento. Rispetto ad  Resident Evil Afterlife il passo in avanti  è indubbio. Nonostante i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/48076.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1830" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/48076-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>In seguito al fallito furto dei piani di una macchina da guerra inventata da Leonardo da Vinci causato dal tradimento di <strong>Milady</strong> (Milla Jovovich) i moschettieri<strong> Athos</strong> (Matthew Macfadyen), <strong>Aramis</strong> (Luke Evans) e<strong> Porthos</strong> (Ray Stevenson) sono costretti a dimettersi dal servizio per ordine del <strong>Cardinale Richelieu</strong> (Christoph Waltz). La loro imposta pausa  si conclude un anno dopo quando il guascone <strong>D&#8217;Artagnan</strong> (Logan Lermar) giunge a Parigi ispirato dal padre con lo scopo di divenire lui stesso moschettiere. <strong>Dopo una colossale rissa con le guardie del Cardinale il gruppo viene reclutato segretamente dalla regina</strong> per recuperare dal crudele e viziato<strong> Duca di Buckingam</strong> (Orlando Bloom) una preziosa collana di diamanti, parte di un intrigo politico <strong>che potrebbe determinare le sorti dell&#8217;Europa.</strong></p>
<p>Ci rendiamo conto sin dalle primissime scene che si tratta di un film di Paul Anderson: Milla che fa completamente e indebitamente sua l&#8217;azione, improbabili trappole à la Mission Impossible e combattimenti slow-motion. Fortunatamente, con l&#8217;aiuto postumo di Dumas,<strong> la trama, per quanto alterata e semplificata  rispetto al romanzo originale</strong>, in qualche modo regge o perlomeno non collassa su se stessa al primo soffio di vento. <strong>Rispetto ad  Resident Evil Afterlife il passo in avanti  è indubbio</strong>.</p>
<p>Nonostante i dialoghi legnosi <strong>gli attori fanno il loro mestiere</strong> con dignità sebbene i loro personaggi risultino lievememente estremizzati nelle loro personalità  rispetto alle precedenti versioni cinematografiche, o forse così risulta per il breve tempo loro concesso sullo schermo rispetto a Milady e Buckingam, <strong>che risultano nucleo centrale del film</strong>.</p>
<p><strong>Gli anacronismi proto-steampunk (wind-punk? sail-punk?) abbondano</strong>: le navi aeree (il cui scopo è unicamente prendere parte del pubblico dei <strong>Pirati dei Caraibi</strong> con i loro scontri ad alta quota) e le improbabili tenute da ninja-palombaro che paiono estratte a forza da un capitolo di Assassin&#8217;s Creed si vanno ad integrare stranamente senza fallo con i costumi d&#8217;epoca e con gli splendidi scenari : <strong>se da una parte i puristi ne rimarranno comprensibilmente orripilati il pubblico di settore  potrebbe apprezzare.</strong></p>
<p><strong>La coreografia delle scene d&#8217;azione merita un plauso</strong>: anche non si dimostrino particolarmente originali o innovativi i combattimenti di cappa e spada sono indubbiamente pensati per essere spettacolari. <strong>Purtroppo a parte ciò questo ennesimo remake non offre spunti di rilievo.</strong></p>
<p>I Tre Moschettieri è un film <strong>accettabile per un sabato sera con gli amici </strong>e dimenticabile subito dopo l&#8217;uscita dalla sala.</p>
<p>Il trailer in italiano:</p>
<p><object width="576" height="324"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/62UckaTAH-E?version=3&#038;feature=oembed"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/62UckaTAH-E?version=3&#038;feature=oembed" type="application/x-shockwave-flash" width="576" height="324" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sine Requie &#8211; Sopravvissuti</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 10:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[horror]]></category>
		<category><![CDATA[sine requie]]></category>
		<category><![CDATA[sopravvissuti]]></category>
		<category><![CDATA[zombie]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo alla fine di un ucronico 1956: la Seconda Guerra Mondiale si è conclusa imprevedibilmente quando nel 1944 i Morti si sono inspiegabilmente animati, divorando indistintamente i soldati Alleati e dell&#8217;Asse. Dopo dodici anni di inesprimibile orrore l&#8217;Europa Occidentale è ridotta ad un deserto spoglio di vita dove pochi umani si aggirano tra le macerie di un mondo devastato. Quattro sopravvissuti calcano le &#8220;Terre Perdute&#8221;, quattro anime scampate ad una fine indicibile: Santiago, Florentine, il Teschio e l&#8217;anonimo cronista della loro storia. Sine Requie nasce nel 2003 come ambientazione amatoriale per GDR: il suo inaspettato successo ed il suo fedele seguito di appassionati permettono una seconda incarnazione &#8220;professionale&#8221; grazie alla Asterion Press e vede una distribuzione capillare anche nelle librerie non specializzate. Nell&#8217;Ottobre 2010 la Asengard pubblica il primo romanzo di Sine Requie  ad opera di Cortini e Moretti, autori anche del gioco. Se il setting del &#8220;Sine&#8221; (come è affezionatamente chiamato dai fan) nonostante gli scivoloni (il crescente abuso del sovrannaturale, l&#8217;improbabile biotecnologia diesel-punk di Z.A.R. e le arcologie dei Soviet sviluppate in una manciata di anni, la visione non originale del Sanctum Imperium la cui gerarchia è composta da fanatici, corrotti e dove troviamo gli inevitabili Templari) ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/immagine9-221x300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1801" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/immagine9-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>Siamo alla fine di un ucronico 1956:<strong> la Seconda Guerra Mondiale si è conclusa imprevedibilmente quando nel 1944 i Morti si sono inspiegabilmente animati, divorando indistintamente i soldati Alleati e dell&#8217;Asse.</strong> Dopo dodici anni di inesprimibile orrore l&#8217;Europa Occidentale è ridotta ad un deserto spoglio di vita dove pochi umani si aggirano tra le macerie di un mondo devastato. Quattro sopravvissuti calcano le &#8220;Terre Perdute&#8221;, quattro anime scampate ad una fine indicibile: <strong>Santiago, Florentine, il Teschio e l&#8217;anonimo cronista della loro storia.</strong></p>
<p>Sine Requie nasce nel 2003 come ambientazione amatoriale per GDR: il suo inaspettato successo ed il suo fedele seguito di appassionati permettono una seconda incarnazione &#8220;professionale&#8221; grazie alla <strong>Asterion Press e vede una distribuzione capillare anche nelle librerie non specializzate</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;Ottobre 2010 la <strong>Asengard</strong> pubblica il primo romanzo di Sine Requie  ad opera di Cortini e Moretti, autori anche del gioco.</p>
<p>Se il setting del &#8220;Sine&#8221; (come è affezionatamente chiamato dai fan) nonostante gli scivoloni <strong>(il crescente abuso del sovrannaturale, l&#8217;improbabile biotecnologia diesel-punk di Z.A.R. e le arcologie dei Soviet sviluppate in una manciata di anni, la visione non originale del Sanctum Imperium la cui gerarchia è composta da fanatici, corrotti e dove troviamo gli inevitabili Templari</strong>) ha il suo indubbio e riconosciuto valore ludico Sopravvissuti merita ovviamente un discorso ed una analisi a parte (<strong>cosa che buona parte dei recensori sembra non aver colto limitandosi a valutare l&#8217;ambientazione più che il romanzo stesso</strong>); quando due autori di giochi di ruolo passano alla narrativa pura <strong>vi è il rischio tangibile di portare gli schemi degli uni nell&#8217;altra</strong> ed il risultato può essere qualcosa come questo:<strong> non un romanzo quanto piuttosto una introduzione di capitolo di GDR lunga duecento e rotte pagine che ricorda pericolosamente in forma e sostanza una fan fiction.</strong></p>
<p>Nella prima parte del libro, che inizia in media res, i protagonisti si muovono senza altro scopo che sopravvivere un giorno in più tra inedia, stanchezza e pericoli naturali: <strong>mentre questo può essere funzionale alla prima descrizione del setting</strong> la totale mancanza di obiettivi a lunga scadenza e la serie di incontri semicasuali con Morti, banditi e altri superstiti<strong> alla fin fine risultano stancanti come The Road dimostra appieno.</strong></p>
<p>Immediatamente ci rendiamo conto che lo stile di scrittura è fluido ed immediato<strong> ma i dialoghi sono letteralmente tagliati con l&#8217;accetta: palesemente artificiosi, forzati, &#8220;troppo moderni&#8221;</strong> che con il loro abbondante uso di improperi cercano di essere in qualche modo &#8220;hollywoodiani&#8221; (o forse persino &#8220;tarantiniani?&#8221;) senza riuscire in altro intento che apparire superficiali. <strong>Probabilmente lo studio del linguaggio dell&#8217;epoca avrebbe aiutato ad offrire perlomeno un pò di profondità ai personaggi.</strong></p>
<p>Ad un certo punto capiamo che gli autori, orgogliosi del loro pur apprezzabile world-building, si sono dimenticati (o non sono stati in grado di descrivere)<strong> il mondo oltre la loro visione del gioco: i luoghi visitati sono &#8220;generici&#8221;, non vi sono peculiarità storico-geografiche, i piccoli particolari che li distinguano e li rendano &#8220;reali&#8221;. </strong>Una descrizione casuale degli oggetti di uso comune, dei cartelli stradali, dei dischi in vinile, delle pubblicità, dei quadri da parete di un 1944 trascinatosi nel 1956 avrebbe giovato ma questa attenzione nella ricerca storica è dedicata persino in modo eccessivo, da perfetti otaku,<strong> solo ad armi e veicoli militari</strong>.</p>
<p>E&#8217; come se si ponesse un adesivo sul vetro di una finestra che va a sovrapporsi al panorama: <strong>la percezione della falsità dell&#8217;immagine è ovvia.  </strong></p>
<p>Verso la metà della storia i nostri trovano tracce di un possibile rifugio sicuro<strong> ma piuttosto che imbastire parte della trama sul suo raggiungimento graduale, magari seguendo tracce o indizi, i personaggi si ritrovano quasi immediatamente e senza troppa difficoltà nel loro transitorio &#8220;paradiso&#8221;</strong>. Seguono gli sviluppi dei rapporti con il nuovo gruppo di sopravvissuti, la cui personalità è delineata purtroppo in modo approssimativo:<strong> il Templare Remy che appare verso la fine del romanzo risulta poi dolorosamente stereotipato</strong>, una figura di cartapesta che esiste solo per dare informazioni didascaliche sulla situazione tra il Sanctum Imperium ed il Quarto Reich, ripetere senza offrire sfumature caratteriali quanto il Papato sia luogo di salvezza e mostrare, ovviamente, <strong>una copia del Sine Requie </strong>(assolutamente inutile ai fini della storia)<strong> e il suo decorato Requiem che altro non è che una evoluzione/plagio/clone/omaggio dell&#8217;Eviscerator di Necromunda ma della quale &#8220;creazione&#8221; gli autori sembrano sin troppo orgogliosi.</strong></p>
<p>Il finale,<strong> troppo rapido e anticlimatico</strong>, stimola vero e proprio fastidio nel lettore mediamente esigente con i banditi noti come &#8220;Diavoli Blu&#8221; che malamente delineano <strong>attraverso frasi da cattivi da basso cliché</strong> la loro personalità crudele mentre fanno continuo, e per il lettore estenuante, riferimento <strong>ad un &#8220;Druido&#8221; e ad una &#8220;maledizione del sonno&#8221; che non trova alcuna spiegazione nel romanzo</strong> che risulta così privo di onesta ed esauriente conclusione: <strong>non il modo più elegante, o serio</strong>, <strong>per indicare che Sopravvissuti è il tassello di una storia più ampia.</strong></p>
<p><strong>E&#8217; pacifico che da romanzi tratti da videogiochi e giochi di ruolo non si richieda una raffinatezza stilistica</strong> degna di un Hemingway o di un Eco: altresì si poteva sperare che uno dei rari romanzi italiani del genere potesse sollevarsi dalla<strong> più piatta mediocrità</strong>.</p>
<p>Come <strong>lettura non impegnata per non appassionati dell&#8217;ambientazione Sopravvissuti è fondamentalmente accettabile</strong> ma gli amanti delle zombie-stories che desiderano non solo un mondo originale possono cercare nei libri (in lingua inglese, mi raccomando) di Max Brooks prodotti letterari certamente<strong> ben più solidi</strong>.</p>
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		<title>Warhammer &#8211; Tempesta di Magia</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 20:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sin dagli ancestrali tempi del collasso dei cancelli dimensionali ai poli il mondo di Warhammer è stato colpito ciclicamente da devastanti perturbazioni mistiche definite &#8220;tempeste di magia&#8220;. Durante questi periodi la forza dei Venti di Magia cresce oltre ogni dire, gli incantesimi diventano più potenti e le bestie da guerra accorrono sui campi di battaglia vincolate alle volontà di sciamani e stregoni. Mentre le armate della Creazione e della Distruzione si combattono per il predominio o la mera sopravvivenza misteriosi pilastri dalle foggie inquietanti emergono dal terreno o appaiono improvvisamente dal nulla: gli usufruitori di magia che riescono a prenderne momentaneamente il controllo ottengono preziose capacità addizionali ma altresì il costo del fallimento di un incantesimo raddoppia in pericolosità per se e per i propri alleati &#8211; se non addirittura per tutti coloro che calcano il campo di battaglia! Nei mesi primaverili i giocatori di Warhammer Fantasy Battle attivi sui forum principali si erano domandati, nel tipico gossip di settore, quale sarebbe stata l&#8217;uscita misteriosa accennata per l&#8217;estate: voci di corridoio sussurravano di una espansione concentrata sui mostri volanti e del ritorno di regole abbandonate da più di un decennio sui livelli di volo (come il famigerato &#8220;volo alto&#8221; che solo pochi rammentano, scaldando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Sin dagli ancestral<a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/WH-Tempesta-di-Magia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1763" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/WH-Tempesta-di-Magia-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>i tempi del collasso dei <strong>cancelli dimensionali</strong> ai poli il mondo di Warhammer è stato colpito ciclicamente da devastanti perturbazioni mistiche definite &#8220;<strong>tempeste di magia</strong>&#8220;. Durante questi periodi<strong> la forza dei Venti di Magia cresce oltre ogni dire,</strong> <strong>gli incantesimi diventano più potenti e le bestie da guerra accorrono sui campi di battaglia vincolate alle volontà di sciam</strong><strong>ani e stregoni</strong>. Mentre le armate della Creazione e della Distruzione si combattono per il predominio o la mera sopravvivenza <strong>misteriosi pilastri dalle foggie inquietanti emergono dal terreno o appaiono improvvisam</strong><strong>ente dal nulla</strong>: gli usufruitori di magia che riescono a prenderne momentaneamente il controllo ottengono preziose capacità addizionali ma altresì il costo del fallimento di un incantesimo raddoppia in pericolosità per se e per i propri alleati &#8211; se non addirittura per tutti coloro che calcano il campo di battaglia!</div>
<div>Nei mesi primaverili i giocatori di Warhammer Fantasy Battle attivi sui forum principali si erano domandati, nel tipico gossip di settore, quale sarebbe stata l&#8217;uscita misteriosa accennata per l&#8217;estate: <strong>voci di corridoio</strong> sussurravano di una espansione concentrata sui <strong>mostri volanti e del ritorno di regole abbandonate da più di un decennio</strong> <strong>sui livelli di volo</strong> (come il famigerato &#8220;volo alto&#8221; che solo pochi rammentano, scaldando le loro vetuste ossa innanzi al camino) ma via via che le prime immagini raccolte clandestinamente da White Dwarf non ancora usciti raggiungevano i forum diveniva lampante che <strong>Tempesta di Magia sarebbe stato qualcosa di ben diverso da ciò che era stato presentato in precedenza</strong>.</div>
<div>Naturalmente settimane prima della sua uscita ufficiale molti dettagli erano già divenuti di dominio pubblico tramite il tam-tam di siti come<strong> Dakka-Dakka</strong> e <strong>Warseer</strong> e l&#8217;attesa per alcuni era divenuta quasi spasmodica.</div>
<div>
<div>A differenza dei supplementi precedenti dell&#8217;Ottava Edizione <strong>Tempesta di Magia non aggiorna un esercito precedente ma offre piuttosto una serie di nuove possibilità tattiche per tutti gli schieramenti</strong> potenziando notevolmente la magia e rendendola non solo un supporto più o meno valido delle armate ma regina delle battaglie al pari della fanteria.</div>
</div>
<div>Già l&#8217;aspetto inusuale del libro, fornito come i precedenti di robusta copertina in cartone <strong>ma stavolta dotata di una chiusura magnetica e inclusiva della &#8220;rosa dei Venti di Magia funzionante&#8221;</strong>, ci fa comprendere immediatamente quale attenzione verso l&#8217;estetica si sia raggiunta. La carta di ottima qualità pari a quella usata nei supplementi relativi di Re dei Sepolcri e  Orchi e Goblin, la grafica curata ed i disegni elaborati (molti dei quali creati appositamente per il libro mentre altri sono stati recuperati da vecchissime espansioni) oltre a una nutrita vetrina contenente le nuove miniature create o riviste appositamente per l&#8217;espansione (<strong>Manticora, Coccatrice, Chimera, Drago Nero degli Elfi Oscuri, diversi nuovi maghi</strong> <strong>nonchè i grossi Fulcrum Arcani</strong>) offrono un buon primo impatto visivo. Ottimisti ci immergiamo nella lettura approfondita.</div>
<div>Il primo capitolo, essenzialmente narrativo, ci offre dettagli sulle varie Tempeste di Magia che hanno colpito il Vecchio Mondo attraverso i secoli e gli effetti distorcenti della realtà che hanno causato.<strong> Questa parte non ha nulla di veramente originale ma offre una lieve rivisitazione di alcuni eventi noti che non snatura troppo il setting</strong>.</div>
<div>Il secondo e più corposo capitolo si concentra sulle regole vere e proprie e <strong>spazia dalla complessa gestione dei Fulcrum il cui controllo è essenziale per fornire i maghi di incantesimi addizionali e attivare i poteri dei costosissimi Manufatti Mitici all&#8217;uso della rosa dei Venti per gestire i bonus relativi al tipo di Vento della Magia in quel momento dominate</strong>.</div>
<div>Il terzo capitolo presenta un paio di scenari specifici per le Tempeste di Magia e offre<strong> alternative e variazioni per terreni magici presenti sul manuale base: torri, cappelle e templi che possono offrire casualmente vantaggi e svantaggi notevoli per le truppe che li assaltano o li presidiano.</strong></div>
<div>L&#8217;ultima parte del libro si focalizza sulle creature evocabili tramite pergamene di costrizione (<strong>ben quarantacinque tra mostri, bestie e maghi di razze particolari che andranno ad aumentare con gli aggiornamenti dei White Dwarf e sul sito GW</strong>) e dei patti scellerati che qualunque esercito può stringere per ottenere l&#8217;aiuto delle armate magiche <strong>dei Demoni, dei Conti Vampiro e dei Re dei Sepolcri.</strong></div>
<div><strong>Tempesta di Magia non è di certo un supplemento indispensabile e probabilmente neanche &#8220;equilibrato&#8221;</strong>: con le sue numerose regole l&#8217;elemento tattico concede troppo spazio agli scontri tra maghi. Il controllo di più Fulcrum (sic!) diviene un elemento fondamentale e gli incantesimi che si ottengono non sono solo in grado di spazzare via le unità avversarie ma di sconvolgere, modificandole, intere aree del tavolo rendendo così estremamente mutevole ed instabile lo scenario: è quanto mai comprensibile che un giocatore si senta frustrato quando, sul punto di vincere la battaglia in modo schiacciante, veda le sue truppe <strong>venire letteralmente livellate da un singolo incantesimo o perdere per intero la sua principale forza d&#8217;elite senza alcuna possibilità di scampo solo per un tiro sfortunato sulle caratteristiche magiche del tipo di elemento di scenario.</strong></div>
<div>Risulta inoltre ovvio che alcune regole siano <strong>descritte in modo volutamente approssimativo se non raffazzonato, con il rischio reale di essere ferocemente interpretabili</strong> in modo diverso e divergente da tutti i coinvolti mentre si fa appello speranzosamente ed in modo involontariamente ilare <strong>&#8220;al buon senso dei giocatori&#8221;</strong>.</div>
<div><strong>Di certo le scelte delle truppe, in modo furbescamente commerciale, aumentano</strong>: ad esempio un giocatore Alto Elfo, Nano, Bretonniano o Imperiale <strong>può ora valutare la possibilità di iniziare un piccolo contingente di Nonmorti o Demoni</strong> (!!!) come supporto alle proprie forze oppure preparare piccole unità degli altri eserciti evocabili sul momento senza considerare che tutte le armate, con i rischi di perderne il controllo, possono utilizzare ora una pletora di nuovi e vecchi mostri (alcuni dei quali realmente enormi come<strong> il Gigante Tritaossa ed il Mammuth da Guerra del Caos</strong>, <strong>originariamente modelli creati dalla Forge World privi di regole ufficiali GW</strong>) ed in molti casi, ad un costo lievemente maggiore, persino potenziabili o modificabili rispetto alle loro controparti non vincolate.</div>
<div><strong>Se si accetta che l&#8217;elemento casuale ha un ruolo talvolta sin troppo preponderante Tempesta di Magia offre una simpatica e non disprezzabile pausa dalle normali partite di Warhammer</strong> ma è prevedibile che, passato il momento di entusiasmo per la novità, del supplemento i giocatori ne manterranno solo <strong>le regole meno squilibranti.</strong></div>
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		<title>Impressioni di Romics 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 16:32:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fiera]]></category>
		<category><![CDATA[romics]]></category>

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		<description><![CDATA[Vincenzo ha una lunga storia di frequentazioni di fiere, come visitatore e come espositore. Dopo aver visitato l'ultima Romics ci racconta come, e se, sono cambiate le cose in questi anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/romics1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1749" style="margin: 2px" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/romics1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ci risiamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando alzi lo sguardo dal giornale e ti ritrovi nel vagone della metropolitana all&#8217;altezza della stazione Tiburtina assieme ad un mago nero e la sua <em>retinue</em> ti rendi conto di essere probabilmente sotto Romics. O durante uno degli eventi di GRV Italia. Da calendario propendo più verso la prima e grattandomi il mento medito sulla decisione da prendere.</p>
<p>Dopo qualche stazione di titubanza decido di rispettare la tradizione decennale e pagare servizio formale all&#8217;evento almeno la domenica pomeriggio, ultimo giorno utile. Un antipasto prima della assai più corposa Lucca. Mi riprometto di stare attento al portafogli, mi organizzo con gli amici di vecchia data che sono sopravvissuti alle mode e mi preparo per l&#8217;odissea.</p>
<p>Prima settimana di Ottobre.</p>
<p>Come ogni anno in questo periodo, per tutto il fine settimana, il treno locale dalla stazione Ostiense verso Fiumicino, generalmente colmo di pendolari irati per i ritardi o semiaddormentati, turisti dai trolley colossali ed hostess, deborda di giovani e giovanissimi e qualche imbarazzato meno giovane, cosplayer e semplici appassionati, fisicamente quasi stritolati ma uniti da un senso di anticipatorio buonumore. Il popolo della provincia, e non solo a giudicare dagli accenti, degli appassionati di settore compie la sua migrazione stagionale, quasi il suo pellegrinaggio, alla volta della nuova Fiera di Roma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riesco con grazia e terrore ad anticipare i miei compagni di viaggio di qualche metro e faccio mie le scalette che mi permettono di uscire dalla stazione minimalista. La mia transitoria posizione sopraelevata mi permette di avere il primo impatto della coda che si andrà rapidamente a formare. Il parcheggio è pieno di auto e pullman. Un buon indizio su ciò che mi aspetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/romics2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1750" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/romics2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La fila per i biglietti è fortunatamente breve e penetro rapidamente all&#8217;interno della fiera vera e propria, accolto dai primi gruppetti organizzati di cosplayer che si appostano nelle vicinanze del bar. Ma è sotto di me, al piano terra, il vero cuore della fiera. Animata, vivente, pulsante. Una marea colorata, come ogni edizione della fiera, affamata e soddisfatta dei suoi acquisti, dei suoi incontri, dei suoi preziosi e amati costumi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scivolando parallelamente al camminatoio mobile e scendendo le scale sino all&#8217;ingresso inferiore dei padiglioni vengo accolto da Alici emo-dark, amorevoli variazioni sul tema del Cappellaio Matto, tecnoesploratori e raffiante lady in puro stile steampunk (che, parafrasando Mugatu &#8220;tira una cifra quest&#8217;anno&#8221;), una intera squadra Ghostbusters dagli zaini protonici di notevolissimo e apprezzabile dettaglio, Joker post-Nolan con Batman, Harley Quinn e Catwoman al seguito, guerrieri spartani dalla invidiabile tartaruga , generici marines in tenuta mimetica e armi in pugno, sin troppo magre Miss Dronjo, X-Men al completo dalle tute in spandex instabili e guerrieri fantasy votati al Dio del Sangue le cui armature scolpite in modo certosino non smetto mai di apprezzare. Apprezzo assai di meno la valanga di cosplayer &#8220;commerciali&#8221; di Bleach, Naruto, il purtroppo inossidabile Dragonball Z e One Piece, ma è una questione di gusti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/romics5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1751" style="margin: 2px" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/romics5-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Salto a piè pari teatro, anteprime, mostre e premiazioni, corollario per me non indispensabile: il tempo che mi posso concedere è volutamente limitato e memore dello stress degli anni precedenti (ore in piedi, a combattere nella folla ed in posizioni degne di un fachiro indiano per arraffare i fumetti mancanti), decido di ottimizzare le energie e concentrarmi esclusivamente verso i ponderati acquisti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I padiglioni sono aumentati sebbene il numero degli stand commerciali appaia lievemente diminuito e quelli ludici risultino ora dispersi in ambienti troppo ampi, riempiti comunque dalla folla. Sull&#8217;area ludica incombe una inquietante Coca Cola Light mentre un dettagliato AT-ST quasi in scala 1:1 torreggia sullo stand di Tatooine tra Stormtroopers imperiali e Tusken Riders. L&#8217;eterna Camarilla Italia condivide i suoi spazi con una scuola di scherma, tra ditte che producono props per film e postazioni per i videogiochi mentre i visitatori stremati e grati posso possiarsi sulle panchine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/romics3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1753" style="margin: 2px" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/romics3-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Immediatamente noto che gli stand sono gli stessi di sempre, più o meno nella posizione di sempre: da quello della Panini sul quale pende il solito Rat-Man agli stand-loculo dei piccoli e coraggiosi commercianti indipendenti. Come sempre il materiale giapponese (action figures di plastica di maghette e lolite delle quali mi sfugge la  serie, cari  super robot della Soul of Chogokin), è abbondante, con prezzi che vanno dal ladrocinio legalizzato a quasi accettabile con poche disperate eccezioni. Legioni di manga tascabili, vecchie serie e quasi nuove, si pongono in bell&#8217;ordine negli scaffali delle offerte speciali. Repliche deliziose delle spade del Signore degli Anelli. Raffinate maschere di carnevale prodotte a mano. Ultime uscite e giocattoli d&#8217;epoca che mi generano un vago senso di malinconia, che svanisce grazie allo stordimento dovuto alla folla.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi rendo dolorosamente conto che latita una reale offerta di giochi, un altro reame per intero quasi svanito: Magic e Warhammer fanno capolino, qualche boardgame in idioma italico con piccole concessioni al GdR più mainstream. A cercare con dedizione i negozi di Roma offrono qualcosina di più.</p>
<p>Stringo il selezionato bottino e al tramonto mi dirigo verso l&#8217;uscita. Il traffico della zona è divenuto rappresentazione di bolgia dantesca.</p>
<p>Alla fine mi rendo conto che manca qualcosa.</p>
<p>Il senso di evoluzione, crescita, miglioramento è assente. Il porsi di qualche gradino superiore al tardivo semiclone Romacartoon ha reso la fiera apaticamente soddisfatta di se stessa, la sua consapevolezza di essere perenne suddita di Lucca Comics &amp; Games non la fa smuovere. Gli organizzatori hanno scavato la loro nicchia e non si muovono da essa. Ed ogni anno l&#8217;erosione si porta via un pezzetto in più.</p>
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		<title>Vanishing on the 7th Street</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 10:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante un black out Detroit cade nella tenebra più completa ed i suoi abitanti scompaiono senza lasciar traccia. Solo una manciata di individui (interpretati da Hayden Christensen, Thandie Newton e John Leguizamo), per ragioni ignote, scampano inizialmente al &#8220;rapimento&#8221; ma ben presto i sopravvissuti si rendono conto che la tenebra li anela e li richiama mentre le loro fonti di luce artificiale inesorabilmente vanno a morire. Bloccati in un bar fornito di sistema di alimentazione di emergenza i nostri eroi dovranno trovare un modo per abbandonare la città alla volta di Chicago, dove forse vi sono altri sopravvissuti, prima che anche le loro ultime speranze  si vadano a spegnere. Il sospetto dello scarso valore del film parte con le prime scene e le improbabili reazioni dei sin troppo calmi protagonisti e più il tempo passa e più il dubbio assume i connotati di certezza: vi sono film brillanti che non offrono spiegazioni certe per gli avvenimenti misteriosi offrendo invece vaghi indizi, interpretabili in vari modi dallo spettatore, come Fulci dimostra: questo non è il caso.Vanishing on the 7th Street è un film pretenzioso e di palese inutilità, con uno script approssimativo, buchi di trama visibili ed uno svolgimento annoiato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/MV5BMTQxMTU4NDg5OF5BMl5BanBnXkFtZTcwMzU5OTcxNA@@._V1._SY317_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1739" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/10/MV5BMTQxMTU4NDg5OF5BMl5BanBnXkFtZTcwMzU5OTcxNA@@._V1._SY317_1-202x300.jpg" alt="VS7" width="202" height="300" /></a>Durante un black out Detroit cade nella tenebra più completa ed i suoi abitanti scompaiono senza lasciar traccia. Solo una manciata di individui (interpretati da<strong> Hayden Christensen, Thandie Newton e John Leguizamo</strong>), per ragioni ignote, scampano inizialmente al &#8220;rapimento&#8221; ma ben presto i sopravvissuti si rendono conto che <strong>la tenebra li anela e li richiama</strong> mentre le loro fonti di luce artificiale inesorabilmente vanno a morire. Bloccati in un bar fornito di sistema di alimentazione di emergenza i nostri eroi dovranno trovare un modo per abbandonare la città alla volta di <strong>Chicago, dove forse vi sono altri sopravvissuti</strong>, prima che anche le loro ultime speranze  si vadano a spegnere.</p>
<p>Il sospetto dello scarso valore del film parte con le prime scene e le improbabili reazioni dei <strong>sin troppo calmi protagonisti</strong> e più il tempo passa e più il dubbio assume i connotati di certezza: vi sono film brillanti che non offrono spiegazioni certe per gli avvenimenti misteriosi offrendo invece vaghi indizi, interpretabili in vari modi dallo spettatore, come Fulci dimostra: questo non è il caso.Vanishing on the 7th Street è un<strong> film pretenzioso e di palese inutilità</strong>, con uno script approssimativo, buchi di trama visibili ed uno svolgimento annoiato e non basta la citazione del mistero di <strong>Ronanoke</strong> per salvarlo.</p>
<p>Se il concept di base<strong> (la tenebra che tutto divora, l&#8217;atavico terrore del buio che qui ha dovuta motivazione, il mistero che non viene risolto neanche alla fine della storia) è affascinante</strong>, sebbene in una forma o nell&#8217;altra già esplorato, qui non viene sviluppato in modo adeguato e <strong>la mancanza totale di qualunque spiegazione</strong> (se non le vaghe teorie di uno dei protagonisti che si riveleranno in qualche vodo veritiere) di certo non aiuta. Peggio ancora <strong>gli avvenimenti sono palesemente strumenti del plot senza coerenza interna</strong>: le fonti energetiche funzionano o meno sotto l&#8217;influenza (sovrannaturale?) della tenebra e le ombre sono rapidissime o lentissime nel ghermire la preda senza motivazione apparente oltre la necessità di trama nel dato momento e la CG, come spesso accade, non aiuta.</p>
<p>Lo sviluppo dei personaggi<strong> è approssimativo</strong>: sappiamo poco di loro ma quel che ci viene mostrato non genera simpatia, empatia o reale interesse: esistono e si lasciano prendere o meno con facilità dalle ombre e con ciò la loro funzione si conclude.</p>
<p>Purtroppo<strong> Brad Anderson</strong>, già regista de L&#8217;Uomo senza Sonno e Session 9, non è riuscito a infondere vita a questo troppo, troppo lungo episodio di &#8220;Ai Confini della Realtà&#8221;, sceneggiato da un sin troppo inesperto<strong> Anthony Jawinski</strong>.</p>
<p>Da evitare.</p>
<p>Il trailer in italiano:</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.magrathea.it/2011/10/vanishing-on-the-7th-street/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Qcley9TOvp0/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Endhiran &#8211; Robot</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 20:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Endhiran]]></category>
		<category><![CDATA[indian cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scienziato Vaseegaran (Rajnikanth) ignorando i sentimenti della bella fidanzata Sana (Aishwarya Rai Bachchan) per dieci anni ha lavorato ossessivamente su un sofisticato androide da combattimento con lo scopo di venderlo all&#8217;esercito indiano e andare così a ridurre le perdite umane durante i conflitti. Vaseegaran egocentricamente dona le proprie sembianze alla creatura sintetica (interpretata sempre da Rajnikanth) e gli da il nome di Chitti. Gradualmente Chitti, anelato per la sua avanzatissima intelligenza artificiale dal professor Bohra (Danny Denzongpa), bieco mentore di Vaseegaran, otterrà sentimenti umani ed entrerà in violento conflitto col proprio creatore per ottenere l&#8217;amore di Sana. Dopo Sivaji &#8211; The Boss il regista Shankar Shanmugam e la superstar indiana Rajnikanth sono tornati assieme nel film più costoso mai prodotto in India (&#8220;L&#8217;Avatar indiano&#8221; secondo i poster pubblicitari) e più distribuito. Nonostante le entusiastiche dichiarazioni dei fan indiani (la cui infantile esaltazione nazionalistica per il film può risultare alla lunga irritante) gli effetti speciali (Industrial Light &#38; Magic per gli effetti visuali e Stan Winston Studios per gli animatroni) pur essendo funzionali alla storia sono distanti dai quelli dei blockbuster di Hollywood ma questo non è necessariamente un male: di fronte ad alcuni prodotti luccicanti, pretenziosi e freddi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/08/endhiran_poster.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1598" src="http://www.magrathea.it/wp-content/uploads/2011/08/endhiran_poster-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" /></a>Lo scienziato <strong>Vaseegaran</strong> (Rajnikanth) ignorando i sentimenti della bella fidanzata <strong>Sana</strong> (Aishwarya Rai Bachchan) per dieci anni ha lavorato ossessivamente su un sofisticato androide da combattimento con lo scopo di venderlo all&#8217;esercito indiano e andare così a ridurre le perdite umane durante i conflitti.</p>
<p>Vaseegaran egocentricamente dona le proprie sembianze alla creatura sintetica (interpretata sempre da Rajnikanth) e gli da il nome di <strong>Chitti</strong>. Gradualmente Chitti, anelato per la sua avanzatissima intelligenza artificiale dal<strong> professor Bohra </strong>(Danny Denzongpa), bieco mentore di Vaseegaran, otterrà sentimenti umani ed entrerà in violento conflitto col proprio creatore per ottenere l&#8217;amore di Sana.</p>
<p>Dopo <strong>Sivaji &#8211; The Boss</strong> il regista <strong>Shankar Shanmugam</strong> e la superstar indiana <strong>Rajnikanth</strong> sono tornati assieme nel film più costoso mai prodotto in India (&#8220;L&#8217;Avatar indiano&#8221; secondo i poster pubblicitari) e più distribuito.</p>
<p>Nonostante le entusiastiche dichiarazioni dei fan indiani (la cui infantile esaltazione nazionalistica per il film può risultare alla lunga irritante) gli effetti speciali (<strong>Industrial Light &amp; Magic</strong> per gli effetti visuali e<strong> Stan Winston Studios</strong> per gli animatroni) pur essendo funzionali alla storia sono distanti dai quelli dei blockbuster di Hollywood ma questo non è necessariamente un male: di fronte ad alcuni prodotti luccicanti, pretenziosi e freddi che il cinema statunitense ci ha propinato negli ultimi anni Endhiran con i suoi onesti SFX  è paragonabile ad un bicchiere di acqua fresca.</p>
<p>La trama del compianto sceneggiatore <strong>Sujatha</strong> (morto durante la produzione durata ben due anni) è molto semplice, con vette di favolistica e forse voluta ingenuità ed i personaggi vengono immediatamente delineati sin dalle prime scene (<strong>ma non necessariamete inquadrati nella dicotomia buono/malvagio</strong> come dimostrano i crudeli atti di tardiva gelosia di Vaseegaran): non vi sono colpi di scena sconvolgenti sebbene troviamo<strong> qualche sorpresa</strong> nella seconda metà del film.</p>
<p>L&#8217;apprezzato regista Shankar, considerato da alcuni <strong>la punta massima del cinema Tamil</strong>, gioca con elementi tratti da Io Robot e L&#8217;Uomo Bicentenario scegliendo comunque la strada della leggerezza: se si cerca l&#8217;esplorazione profonda e raffinata di concetti come &#8220;cosa è umano&#8221; qui si troverà una risposta vaga. <strong>Ma Shankar ha una visione personale</strong> del suo prodotto, ed è una visione che penetra specialmente attraverso le scende di azione grazie all&#8217;inestimabile supporto di Yuen Woo Ping (regista di Hong Kong che ha creato gli stunt di<strong> Kill Bill </strong>e<strong> Matrix</strong>).</p>
<p>Gli attori meritano una menzione particolare: la superstar Rajnikanth, amatissimo in India, qui deve destreggiarsi tra ben tre ruoli: <strong>il professor Vasi</strong>, il primo <strong>Chitti ingenuo e romantico</strong> ed in seguito <strong>il Chitti &#8220;stiloso&#8221; e distruttivo</strong>: una sorta di ritorno alle origini in quanto Rajini ha debuttato nel cinema con ruoli negativi. Di certo Rajini è il cuore e l&#8217;anima del film e senza di lui, indipendentemente dagli sforzi profusi, Endhiran sarebbe risultato probabilmente un flop orribilmente costoso.</p>
<p>La splendida Aishwarya Rai, che riesce a nascondere i suoi anni, risulta l&#8217;archetipica<strong> &#8220;damigella in pericolo&#8221;</strong> con vaghissimi sviluppi post-femministi: tollerabile nella recitazione qui ha solo la funzione di dare una spinta energica alle scene di ballo.</p>
<p>E&#8217; difficile inquadrare Endhiran dal punto di vista europeo: <strong>il film è talmente ingranato nello storytelling tipico del subcontinente indiano</strong> che gli elementi inseriti che per noi possono essere considerati semplicistici, eccessivi, ripetitivi o prevedibili per l&#8217;audience locale sono dimostrazione di maestria.<br />
Lo spettatore nostrano dovrà prepararsi a estemporanei balli (orecchiabili le musiche di A. R .Rahman <strong>&#8220;Kadhal Anukkal&#8221;, &#8220;Robo Dance&#8221;, </strong>e<strong> &#8220;Boom Boom&#8221;</strong>) sebbene deliziosamente coreografati in una pellicola che dura, nel bene e nel male, quasi tre ore. Ma probabilmente ne varrà la pena.</p>
<p>Il trailer:</p>
<p><object width="576" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/hNXHveyzUvY?version=3"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/hNXHveyzUvY?version=3" type="application/x-shockwave-flash" width="576" height="349" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Simon Pegg e Nick Frost maroccano Guerre Stellari</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 14:52:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[trailer]]></category>

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		<description><![CDATA[Simon Pegg e Nick Frost hanno realizzato un breve e divertente filmato che parodizza una delle scene più famose di Guerre Stellari. E' una manovra pubblicitaria per promuovere illoro film di fantascienza Paul, di prossima uscita. Ma fa ridere e a noi va benissimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; probabile che il titolo di questo articolo non abbia alcun senso per voi.</p>
<p>Partiamo dalla fine: si tratta di un video divertente.</p>
<p>&#8220;<em>Maroccare</em>&#8221; è una di quelle scelte di adattamento su cui si potrebbero aprire dibattiti. Nel suo film del 2007 con Jack Black <strong>Be Kind Rewind</strong>, Michel Gondry immagina che i commessi di una videoteca, per soddisfare le richieste dei clienti, girano versioni amatoriali e con pochi mezzi dei film famosi che gli vengono richiesti e di cui sono sforniti. Ovviamente è evidente da subito che nelle videocassette non ci sono i film originali. I commessi rispondono che sì, infatti, non sono gli originali, sono versioni &#8220;<em>svedesizzate</em>&#8220;, è lo stile del Nord Europa, è roba d&#8217;arte. I clienti della videoteca si lasciano coinvolgere da questa illusione collettiva e iniziano non solo a chiedere sempre più versioni svedesizzate dei loro film preferiti, collaborano anche alla realizzazione. E&#8217; un film molto bello, un atto d&#8217;amore verso il cinema.</p>
<p>Quindi, in originale i film rifatti sono svedesizzati. E&#8217; anche un modo per alludere alle posizioni molto liberali del governo svedese sul file sharing. Ma soprattutto, svedesizzati, Svezia, Nord Europa, film d&#8217;arte, eleganti. Nella versione italiana (intitolata <strong>Gli Acchiappafilm</strong>) i film sono maroccati. Da marocchino + taroccato.</p>
<p>E&#8217; una di quelle scelte che fanno venire voglia di andare nell&#8217;ufficio di chi ha curato l&#8217;adattamento e chiedergli &#8220;Perché?&#8221;</p>
<p>Andiamo avanti. Simon Pegg e Nick Frost. Grandi attori comici inglesi. Se leggete questo sito, avrete sicuramente visto <strong>Shaun of the Dead</strong> (<strong>L&#8217;Alba dei Morti Dementi</strong>), di cui i due sono protagonisti. Vedetevi anche <strong>Hot Fuzz</strong>. E, naturalmente, Simon Pegg è Scott nello <strong>Star Trek</strong> di Abrams.</p>
<p>Pegg è Frost hanno un film di fantascienza comica in uscita, <strong><a href="http://www.whatispaul.com/">Paul</a></strong>. Il video qui sotto è evidentemente un tentativo di pubblicità virale. Ed è anche divertentissimo, quindi è un tentativo andato a segno. Guardatevelo.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.collegehumor.com/moogaloop/moogaloop.swf?clip_id=1949406&amp;fullscreen=1"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="movie" value="http://www.collegehumor.com/moogaloop/moogaloop.swf?clip_id=1949406&amp;fullscreen=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="360" src="http://www.collegehumor.com/moogaloop/moogaloop.swf?clip_id=1949406&amp;fullscreen=1" wmode="transparent" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<div style="padding: 5px 0; text-align: center; width: 640px;">See more <a href="http://www.collegehumor.com/videos">funny videos</a> and <a href="http://www.collegehumor.com/pictures">funny pictures</a> at <a href="http://www.collegehumor.com/">CollegeHumor</a>.</div>
<p>&nbsp;</p>
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