Remake de “Il Prigioniero” in arrivo?

Dove mi trovo?
Nel Villaggio.
Cosa volete?
Informazioni
Da che parte state?
Sarebbe rivelare troppo… Vogliamo informazioni. Informazioni!
Non ve le darò!
In un modo o nell’altro, le avremo.
Chi sei?
Il Numero Due.
Chi è il numero Uno?
Tu sei il Numero Sei.
Io non sono un numero – Io sono un uomo libero!

Pare essere in preparazione un remake della storica serie Il Prigioniero, classico della fantascienza inglese anni ’60.

Nell’originale un agente segreto inglese viene rapito e portato in un misterioso villaggio per scoprire la ragione per cui ha deciso di dimettersi. Chi lo abbia rapito, dove si trovi e chi siano gli altri abitanti del villaggio, tutti identificati da un numero, è un mistero. Nel corso dei 17 episodi della serie il protagonista, identificato come “Numero Sei” e interpretato dall’attore e sceneggiatore Patrick McGoohan cerca di svelare i misteri del luogo in cui si trova e dell’organizzazione che lo ha rapito, rappresentata dal “Numero Due”, il direttore del Villaggio. Vari Numeri Due, in effetti, visto che spesso vengono sostituiti in seguito ai fallimenti dei tentativi di estrarre informazioni da Numero Sei.

La nuova serie dovrebbe essere interpretata da Jim Caviezel (il Gesù di Mel Gibson) nel ruolo di Numero Sei e Ian McKellen (Gandalf, Magneto) nel ruolo di Numero Due. Verranno prodotti sei episodi, descritti come una “radicale reinvenzione della serie originale”. E’ già interessante il fatto che non sia stato usato l’abusato termine “reimagination”.

A parte le notizie rilanciate da Six of One, sito dedicato alla serie originale, non si trovano molte altre informazioni su questo remake. Terrò gli occhi aperti.

Link bonus: la storia di Portmeirion, la particolare cittadina gallese in cui è stata girata la serie.

Il futuro arriva. Lentamente, ma arriva.

Innumerevoli film, libri, fumetti, cartoni animati ci raccontano il nostro futuro.

E’ divertente vedere come quelli che raccontano del futuro prossimo, cyberpunk soprattutto, sono spesso in ritardo coi tempi e vengono superati da una realtà che si rivela più “fantastica” di quella ipotizzata dagli autori.

Come diceva Gibson, nessuno degli scrittori del genere cyberpunk che hanno provato ad immaginare la matrice era riuscito ad immaginare l’avvento di Internet e le sue conseguenze, scientifiche e sociali. I telefoni cellulari che abbiamo a disposizione oggi sono più avanzati di molti degli strumenti a disposizione degli equipaggi di una Enterprise qualsiasi.

Ogni tanto appaiono notizie che ci mostrano che il futuro è adesso. Ecco le ultime due che ho trovato.

La IDENTIGENE sembra una forma di marketing virale per qualche film o libro. Invece è tutto vero. Vendono kit economici per analisi del DNA, i loro prodotti si trovano nelle farmacie, accanto ai test di gravidanza. Il kit contiene solo gli attrezzi per prelevare il materiale genetico, l’analisi vera e propria viene svolta dai laboratori della compagnia. Ma intanto è un altro passo verso Gattaca.

Il New York Times racconta di come in India stiano sorgendo delle arcologie, complessi di edifici cheHamilton Court, India formano una città autosufficiente, spesso con reti elettriche e idriche separate da quelle della zona in cui sorgono, protette da mura e servizi di sicurezza privati. All’interno vivono i rappresentanti della nuova upper middle class indiana. Nelle città o paesi che si ammassano all’esterno di questi complessi vivono le classi povere, che sopravvivono in pessime condizioni lavorando come camerieri o badanti per gli abitanti delle arcologie. Nonostante si trovino a pochi metri gli uni dagli altri, gli abitanti di arcologie e paesi vivono in due mondi completamente differenti.

Molti pensano che per vedere quello che noi riteniamo fantascienza entrare nelle nostre vite di tutti i giorni sia necessario aspettare una singolarità tecnologica.

Forse questo è vero per gli aspetti più appariscenti della fantascienza: nanotecnologie avanzate, intelligenze artificiali, viaggi nello spazio. Ma dal punto di vista culturale, e per molti aspetti anche scientifico, il futuro è adesso. A volte, anche ieri.

Film di fantascienza di inizio secolo: gratis sul web

An airship armada is on the verge of bombarding the United Kingdom. A small science fiction masterpiece dated 1909!

Ecco come il magnifico sito dell’Europa Film Treasures presenta Der Luftkrieg der Zukunft (La Guerra Aera del Futuro), un film di fantascienza tedesco degli inizi del secolo scorso.

L’Europa Film Treasure raccoglie, cataloga e conserva pellicole che rappresentano i primi passi della storia del cinema. E rende disponibili i film su internet.

Il cinema si è occupato fin da subito del fantastico e della fantascienza, il Voyage dans la Lune di Mèlies è del 1902. Sarebbe bello vedere raccolti sull’Europa Film Treasure tutti questi capolavori pionieristici.

Nonostante il nome il sito non raccoglie solo film europei: c’è anche un western di John Ford del 1917, Bucking Broadway.

Nuovi trailer per Star Wars: Clone Wars

Yahoo ha i due nuovi trailer del nuovo film di Guerre Stellari: Guerre dei Cloni in molti, ghiotti formati. HD compreso.

Sì, lo so, lo so. Dovrei smettere di avere fiducia in George Lucas e Guerre Stellari. Ma è più forte di me. Voglio dire… Jedi… Spade laser… Come posso resistere?

Il prossimo 15 agosto uscirà nei cinema in USA (e a seguire in Europa, ma non in Italia. Stai a vedere che mi tocca andare in Inghilterra) il film in animazione 3D di Star Wars: Clone Wars, che sarà seguito dalla serie tv realizzata con la stessa tecnica.

Film e serie tv racconteranno gli eventi accaduti tra il secondo e terzo film della nuova trilogia, riprendendo l’ambientazione e stile della splendida serie Guerre dei Cloni realizzata da Genndy Tartakovsky nel 2003.

Allora aveva un senso raccontare le vicende accadute nel periodo compreso tra L’Attacco dei Cloni e La Vendetta dei Sith, la serie addirittura finiva nel punto esatto in cui iniziava il terzo film, la battaglia nei cieli di Coruscant. Ora in teoria di senso ce ne sarebbe un po’ meno.

Però… Jedi… Spade laser…

Il tutto aspettando la serie tv dal vivo, che sarà ambientata nei venti anni che passano tra La Vendetta dei Sith e Guerre Stellari: Una Nuova Speranza.

Perché il film de L’Incredibile Hulk è importante – come Iron Man

Aggiornamento: ci sono succose novità sul Progetto Vendicatori, sui film di Capitan America, Thor e sul sequel di Iron Man. Le trovate in questo articolo.

Manca una settimana all’uscita nelle sale italiane del nuovo film sull’Incredibile Hulk.

Io non sono ferrato su Hulk, non mi ha mai affascinato come personaggio e non ho visto il film di Ang Lee. Più perché avevo annusato il film fregatura, che per poco interesse in Hulk, ma questa è un’altra storia.

Ora, il mio interesse per Hulk rimane basso, però questo film è importante.

Prima di tutto, perché rappresenta un “reboot” (parola entrata molto in voga dopo il successo di Battlestar Galactica) del personaggio. Poi, per la presenza di Edward Norton, attore e sceneggiatore di serie A.

Ma soprattutto per la parte che ha nel nuovo progetto cinematografico della Marvel.

Facciamo un passo indietro.

La Marvel, come la DC Comics, ha come punto di forza il fatto che i loro eroi si muovono nello stesso mondo. Questo rende possibili crossover, incontri e scontri tra personaggi, trame complesse che spaziano da una testata all’altra. Spesso queste storie sono buchi nell’acqua, ma anche questa è un’altra storia.

Fino ad ora sia Marvel che DC hanno concesso in licenza i loro eroi a varie case produttrici.

Per questo i vari personaggi hanno vissuto in mondi cinematografici separati: insuperabili vincoli di diritti impedivano di far incontrare l’Uomo Ragno (concesso in licenza a Sony), gli X-Men (licenza alla Fox) e tutti gli altri eroi di casa Marvel.

I diritti sono un problema così grosso e complesso che la Warner (proprietaria della DC Comics e produttrice di tutti i film tratti dalle testate di questa casa), che sta realizzando un film sulla Justice League, non può far interpretare i ruoli di Batman, Superman e Wonder Woman agli attori che danno loro il volto nei singoli film dedicati ai personaggi.

Perché Hulk, e prima di lui Iron Man sono importanti? (OCCHIO AGLI SPOILER)

Perché la Marvel per realizzare questi film ha creato una propria casa di produzione: Marvel Studios. E tramite questa casa interna è in grado di gestire completamente i propri personaggi, superare ogni problema di diritti e farli muovere nello stesso mondo.

Se avete guardato con attenzione Iron Man, avrete notato lo scudo di Capitan America su un tavolo di lavoro alle spalle di Tony Stark. E se siete rimasti fino alla fine dei titoli di coda, avrete visto Nick Fury, interpretato da Samuel Jackson, che accennava ad un “Progetto Vendicatori“.

Altri accenni ai Vendicatori appariranno ne L’Incredibile Hulk. Dai più sottili: un collegamento tra il siero del supersoldato con cui è stato creato Capitan America e la nascita di Hulk, armi fornite dalla Stark Enterprises, ai meno sottili: un cameo di Robert Downey jr. – Tony Stark parla del “Progetto Vendicatori”.

Secondo alcune voci, in una lunga sequenza ambientata nell’artico e tagliata dal film, Hulk scopre il blocco di ghiaccio in cui è imprigionato Capitan America (nei fumetti era Namor a trovarlo), lasciando poi il capitano a scongelarsi per conto suo.

Altri collegamenti si vedranno nel futuro film dedicato a Capitan America, in uscita nel 2011, e negli altri film dedicati ai componenti originali dei Vendicatori. Fino ad arrivare al film che li vedrà agire insieme. Secondo un’ipotesi del regista Leterrier, Hulk dovrebbe essere il “cattivo” nel film dei Vendicatori e, come nei fumetti, Iron Man, Capitan America e Thor decidono di unirsi per fermarlo.

La Marvel sta cercando quindi di riprodurre al cinema il suo universo fumettistico: un universo in cui tutti i personaggi possono essere collegati tra di loro e agire insieme. E non solo possono far apparire insieme i personaggi, possono usare gli stessi attori sia per i film singoli che per i film di gruppo.

Una mossa coraggiosa, spero che abbiano successo.

Detto questo, se ci sono due supereroi che non mi interessa vedere al cinema sono proprio Hulk e Capitan America. E i Vendicatori non mi hanno mai detto niente.

Ma questa, ovviamente, è un’ennesima altra storia.

Sergey Lukyanenko: con I Guardiani della Notte all’assalto del fantasy occidentale

I Guardiani della Notte (Night Watch), I Guardiani del Giorno, I Guardiani del Crepuscolo e Gli Ultimi Guardiani sono quattro romanzi di ambientazione fantasy urbano scritti da uno dei nuovi araldi della letteratura fantastica sovietica: Sergey Lukyanenko.

Sono libri che hanno colto di sorpresa sia i lettori sovietici che quelli occidentali e per un ottima ragione: sono belli.

Da noi sono tutti disponibili da Mondadori, in una buona traduzione.

Nel mondo di Lukyanenko la magia esiste e i maghi, vampiri, lupi mannari e altre creature fantastiche, detti Altri, vivono nascosti in mezzo agli ignari esseri umani. Gli Altri sono divisi in Altri Chiari e Altri Oscuri. Altruisti e generosi i primi, egoisti e individualisti i secondi. Se nel primo libro la tentazione di definirli buoni e cattivi sia forte, alla fine del quarto scopriamo che le zone grigie sono molto più ampie di quanto si potesse sospettare.

Dopo secoli di lotte gli Altri si sono imposti una tregua, il Patto, e hanno costituito due guardie: la Guardia della Notte, che vigila sulle azioni degli Oscuri, e la Guardia del Giorno, che vigila sui Chiari.

Entrambe le Guardie usano ogni risorsa a loro disposizione, magica, tecnologica, politica, per spostare a proprio favore l’ago della bilancia di questa guerra fredda segreta, senza violare apertamente la tregua e incorrere nelle ire dell’Inquisizione.

Nel corso dei quattro libri il protagonista della storia, il mago Chiaro Anton Gorodetsky, passa da semplice tecnico informatico dai poteri limitati, impiegato controvoglia negli uffici moscoviti della Guardia della Notte, ad essere un potente mago ed esperto agente operativo, cui vengono affidate le missioni più delicate.

Nel suo percorso di crescita Anton impara a vedere in modo più disincantato la divisione tra Chiari e Oscuri e, pur diventando più cinico, riscopre la sua parte umana, che gli altri maghi, separati dagli esseri umani normali dalla loro vita lunga e dal loro potere, tendono a perdere.

Ogni romanzo è composto da tre storie autoconclusive, apparentemente separate, ma in realtà unite da un filo conduttore che ne unifica la trama. Ne I Guardiani della Notte e I Guardiani del Giorno Lukyanenko non è ancora perfettamente padrone della tecnica che intende utilizzare e le storie appaiono slegate e intrecciate in maniera arzigogolata. Ne I Guardiani del Crepuscolo e Gli ultimi Guardiani la narrazione procede molto più spedita. Il secondo libro, raccontato dal punto di vista di alcuni Altri Oscuri, non sembra legarsi perfettamente con il primo. Ma questa scelta aiuta il lettore a capire quello che anche Anton arriva presto a realizzare: la divisione tra Altri Chiari e Altri Scuri esiste, ma non è così netta come appare in superficie.

Nei libri si parla spesso di gradi e livelli, per indicare la potenza di un mago o vampiro, o la profondità del Crepuscolo, la realtà parallela in cui possono entrare gli Altri possono. Questo a volte dà ai dialoghi una strana sensazione di discussione sul regolamento di un gioco di ruolo.

Forse la critica più pesante che si può muovere alle trame di Lukyanenko è che anche se Anton si trova spesso di fronte a minacce che possono causare catastrofi e apocalissi, non sembra mai trovarsi realmente in una situazione di pericolo.

Ma questi punti deboli non intaccano minimamente il valore della serie dei Guardiani della Notte. Anche se l’ambientazione di fantasy urbano e l’idea di creature fantastiche che vivono invisibili accanto a noi non è affatto originale, Lukyanenko la utilizza efficacemente, tratteggiando storie e personaggi credibili e affascinanti. La lettura di ogni libro è piacevole e coinvolgente, le descrizioni vivide portano il lettore al centro dell’azione e fanno apparire familiari i luoghi in cui si muovono i personaggi.

Il genere fantasy contemporaneo viene arricchito dalla particolare ambientazione russa. Per un occidentale Mosca è una città esotica e affascinante, prima ancora che la penna di Lukyanenko nasconda nei suoi vicoli, nei suoi palazzi e nella metropolitana maghi, lupi mannari e vampiri.

Ma Mosca, la Russia non sono lo sfondo dei racconti. Le storie suggeriscono lo spaesamento, la malinconia, l’incertezza per il futuro degli abitanti della nuova Russia, il rimpianto per una Russia passata, forse mai veramente esistita, in cui tutto era più onesto e semplice. I personaggi di Lukyanenko, siano Chiari od Oscuri, amano la loro patria.

Mi piace come Lukyanenko inserisce frammenti di vita reale, contemporanea, nei suoi libri, per far sentire l’ambientazione ancora più vicina e familiare al lettore. Anton ama ascoltare musica e nel corso della serie passa da un lettore di minidisc ad un ipod. Dopo aver fatto una telefonata col cellulare nota come all’estero la batteria gli duri più che a Mosca, visto che lì ci sono pochi ripetitori e il telefono è sempre in cerca di campo. Un gruppo di lupi mannari impiegati come informatici dalla Guardia di Giorni inganna il tempo giocando videogiochi in rete.

Dalla prima storia del primo libro è stato tratto il film I Guardiani della Notte, che è stato il film fantasy di maggior successo della storia russa, distribuito e apprezzato anche da noi. Anche se il regista Timur Bekmambetov ha pesantemente alterato la trama, i fan del libro hanno apprezzato l’adattamento cinematografico. Il secondo film della serie è intitolato Day Watch, I Guardiani del Giorno. Il film ha il titolo del secondo romanzo, ma si tratta in realtà dell’adattamento della seconda e terza storia del primo libro. Il terzo film, previsto per il 2009, sarà I Guardiani del Crepuscolo.

Heroes e il salto dello squalo

Aggiornamento: ho scritto un lungo elenco di spoiler e anticipazioni per la terza stagione di Heroes, dategli una letta.

Quando gli spettatori videro Fonzie saltare sopra uno squalo con gli sci d’acqua indossando il suo inseparabile giubbotto di pelle, capirono che quello era il punto più basso della spirale discendente in cui si era infilato Happy Days e che non c’era speranza di risalita.

Da quel giorno spettatori e critici iniziarono ad usare il termine “jumping the shark“, saltare lo squalo, per indicare il momento in cui diventa evidente che gli autori di una serie ne hanno completamente perso il controllo creativo, perché si sono allontanati troppo dalle premesse originali, perché pretendono troppa sospensione dell’incredulità o, più semplicemente, perché non sanno più dove stanno andando e non sono più in grado di scrivere storie di qualità.

Heroes, la serie tv sui supereroi, ha saltato lo squalo?

Secondo me sì.

Quando?

Per la versione italiana è facile – e non è neppure colpa degli autori. E’ stato quando Mediaset ha affidato traduzione e doppiaggio della serie ad una compagnia che non ha realizzato un adattamento di qualità. Se potete, guardatela in inglese con sottotitoli realizzati da appassionati. La rivaluterete.

Per la versione originale è più complicato.

La prima stagione di Heroes è stata eccezionale. Vedevo ogni episodio seduto sul bordo del divano, emozionato e rapito. E alla fine di ogni episodio avevo bisogno di vedere quello successivo.

La seconda stagione è stata un buco nell’acqua, al punto che Tim Kring, il creatore della serie, ha sentito il bisogno di scusarsi pubblicamente con i fan per i molti errori compiuti nel realizzare il secondo blocco di episodi. Purtroppo, nonostante il mea culpa, non si è visto un tentativo di sistemare la situazione e lo sciopero degli sceneggiatori non ha aiutato, costringendo il network a chiudere la serie in largo anticipo sul previsto.

Il salto dello squalo. Per me è avvenuto nel peggiore episodio della prima stagione: l’ultimo. Dopo un’intera serie di tensione i vari personaggi sono stati tutti tirati per i capelli in modo da radunarli in un unico punto, per poter combattere, più o meno direttamente contro Sylar. E poi Sylar non muore. L’ultimo episodio è stata una continua sequenza di eventi improbabili, scene forzate e scelte degli autori che hanno lasciato perplessi gli spettatori.

Zachary Quinto è una delle migliori sorprese di Heroes. Ma Sylar doveva morire. O tornare sotto altre vesti, non quelle di cattivo imbattibile (più imbattibile della presunta nuova minaccia della nuova stagione, che non si è rivelata questo gran che, alla fine).

Ora è in preparazione la terza stagione, già girano alcuni trailer.

Quest’anno non c’è tutta la tensione e l’aspettativa trepidante dell’anno scorso: la seconda stagione ha bruciato troppo i fan. I soliti siti di anticipazioni non riportano molte notizie, segno di uno scarso interesse, del fatto che non ci sia molto da dire, del fatto che i produttori stanno lavorando in gran segreto, o forse una miscela delle tre cose.

Di sicuro le aspettative dei fan e della NBC sono state parecchio frustrate.

Lo spin off Origins è stato cancellato prima ancora di partire e qualche idea è stata riciclata per Heroes: Evolution, il webcomic che apparirà sul sito del network prima della messa in onda dei nuovi episodi.

Spero che la terza stagione di Heroes sia al livello della prima, è una serie che mi è piaciuta molto e mi dispiacerebbe vederla sparire. Ma se la terza sarà come la seconda, spero che non ce ne sia una quarta.

Bonus video: Zachary Quinto prima di Heroes

Nick Hornby a Roma il 5 giugno

Giovedì 5 giugno Nick Hornby, autore di Febbre a 90, Alta Fedeltà, Essere Buoni, sarà a Roma, ospite insieme a Joseph O’Connor del Festival Letterature 2008.

La serata si terrà nella Basilica di Massenzio, ai Fori Imperiali, tempo permettendo. Se il tempo non permetterà e pioverà, la manifestazione si sposterà al Teatro Eliseo, Via Nazionale 138. Inizio in ogni caso alle ore 21, ingresso libero (ma c’è da ritirare un biglietto gratuito all’ingresso).

Hornby leggerà un suo testo – saggio o racconto, ancora non si sa – e un altro suo testo verrà letto da Giulio Scarpati. Il Gruppo dei Capolinea suonerà dal vivo.

Questo è il link alla pagina della serata, sul sito del Festival delle Letterature.

Tramite questa pagina su Kataweb potete proporre delle domande per Hornby. Una decina di queste gli verranno poste e troverete le risposte in una videointervista.

Devo ricordarmi di portarmi dietro la mia copia di Alta Fedeltà per farmela autografare. E speriamo che non piova.

La settimana scorsa (dunque prima del reboot di Magrathea) è stato ospite del Festival delle Letterature William Gibson, il padre del cyberpunk. La serata è stata interessante, Gibson ha letto un suo saggio che è un po’ una summa del suo pensiero e riassume i temi che si presentano in tutti i suoi romanzi.

Potete trovare una traduzione del saggio e ascoltare la lettura di un suo racconto sul sito XL di Repubblica.it

E’ disponibile anche il testo dell’intervista di Bruce Sterling a Gibson, sempre su XL.

Be Kind Rewind

C’è un motivo per cui in Italia, spesso, ai film vengono dati titoli o sottotitoli fuorvianti come “Gli Acchiappafilm”? Qualcuno potrebbe pensare che una pellicola intitolata Be Kind Rewind – Gli Acchiappafilm sia una orrenda parodia come Scary Movie unnumeroqualsiasi, Treciento o Shrek 2. Filmetti privi di anima, spessore e senso costruiti unendo con una storiellina irrilevante il rifacimento delle scene clou delle migliori pellicole della stagione precedente.

Invece il film di Michel Gondry è una dichiarazione di amore, un po’ furbetta, al cinema.

Jack Black, che interpreta Jack Black, solo che non si chiama così, si chiama Jerry, ma non importa, perché tanto Black interpreta sempre lo stesso personaggio, ovvero se stesso… Jack Black, dicevo, viene magnetizzato da una scarica elettrica e cancella tutti i nastri del negozio di affitto videocassette del suo amico Mike, Mos Def, il Ford Prefect della guida Galattica per Autostoppisti. Ve lo dico io, così evitate di guardare il film pensando “ma io questo dove l’ho già visto?”

Per poter continuare ad affittare videocassette i due sono costretti a rigirare in fretta e furia, con povertà di mezzi, ma ricchezza di ingenuità e inventiva, i film richiesti dai clienti. Che ovviamente si accorgono che c’è qualcosa che non va, ma vengono rassicurati affermando che le copie affittate dal negozio sono versioni “maroccate” dei film (in originale “svedesizzate”: in originale revisioni artistiche, da noi copie tarocche – non l’ho fatto io l’adattamento del film, purtroppo). I film maroccati diventano un enorme successo, sono richiestissimi dai sempre più numerosi clienti del negozio, finché…

Se Mi Lasci Ti Cancello mi era piaciuto molto. Con Be Kind Rewind Gondry non mi ha deluso, anche se questo film è un passo indietro rispetto all’altro. Il film scorre leggero, con i protagonisti che reinventano pellicole famose con un ingegno che ricorda quello dei pionieri del cinema. L’ultimo film che girano, un originale, ha l’ingenua inventiva dei più spettacolari film muti e le reazioni degli spettatori sono quelle di chi si trova per la prima volta davanti alla magia del cinema.

E questo è uno dei problemi del film: a volte gli elementi che fanno scattare l’effetto nostalgico e sognante sembrano troppo studiati a tavolino. Funzionano, ma hanno un che di artificiale.

L’altro problema è Jack Black. Che è sempre divertente, però qui non si trova nella tipica commedia alla Jack Black e la sua comicità irruenta a volte è in contrasto troppo forte con la leggera eleganza (artificiosa?) del resto del film.

Vale sicuramente la pena di vederlo. E come tutti i bei film, vale la pena di vederlo al cinema con degli amici.

Informazione bonus: Gondry non ha inventato nulla. Prima di lui, nel mondo reale, altre persone hanno rigirato film famosi con povertà di mezzi e ricchezza di ingegno. Potete leggere l’inizio della storia qui: RAIDERS OF THE LOST ARK shot-for-shot teenage remake e la sua conclusione qui: Sometimes, The Good Guys Win!!! RAIDERS OF THE LOST ARK shot for shot filmmakers’ life to be MOVIE!!!

Fritz Leiber: La Guerra del Cambio

La copertina di ChangewarIl Grande Tempo di Fritz Leiber è un romanzo, o meglio racconto lungo, fenomenale.

La storia si sviluppa con un forte impianto teatrale, Leiber era figlio di attori shakespeariani e attore anche lui, al punto che la vicenda si apre con la presentazione delle dramatis personae.

I personaggi sono bloccati in una struttura sospesa nello spazio e nel tempo e non fanno quasi altro che parlare, ma le loro parole descrivono e mostrano vivido agli occhi del lettore un mondo complesso ed eccitante, ricco di azione, avventura, pericolo e morte. Il mondo della Guerra del Cambio, la guerra combattuta dalle due misteriose fazioni dei Ragni e dei Serpenti che ha come campo di battaglia lo spazio e il tempo. Ragni e Serpenti saltano avanti e indietro per cercare di modificare la storia a proprio favore.

Sì, sembra la noiosa trama di un patetico telefilm. No, il romanzo è del 1958. Indovinate chi ha copiato?

La mia edizione italiana de Il Grande Tempo, un Urania del ’95, è composta dal racconto lungo Il Grande Tempo e dal breve Non E’ Affatto Un Miracolo, ma i racconti del ciclo della Guerra del Cambio sono una dozzina in totale. Tolti questi due ne rimangono dieci che ho sempre desiderato leggere.

Finalmente, grazie al meraviglioso servizio Marketplace di Amazon sono riuscito a mettere le mani su una copia usata di Changewar, la raccolta del 1983 che riunisce in un volume sette delle storie del ciclo della Guerra del Cambio. Uno dei racconti è No Big Magic, ovvero Non E’ Affatto Un Miracolo. Ma gli altri sei racconti sono sei succose novità. Quando ho trovato il pacchetto marrone proveniente dall’Inghilterra poggiato sulla mia cassetta delle lettere non sono riuscito a resistere: il mondo ha dovuto andare in pausa fino a che non ho finito di gustare l’ultima parola dell’ultima frase dell’ultimo racconto.

Nei racconti Leiber mostra differenti aspetti dello scontro tra Ragni e Serpenti: azioni di guerra compiute da agenti esperti ed effetti del Vento del Cambio visti da chi non sa nulla della guerra, innocenti coinvolti in agguati tesi da creature misteriose ed esperti ufficiali che si fronteggiano in territorio neutrale ricorrendo all’astuzia, non potendo usare le armi.

Il tutto nello stile ipnotico, musicale e avvolgente di Leiber, che riesce come pochi a creare atmosfere horror, umoristiche e sensuali e a passare dall’una all’altra agilmente, o a mescolarle abilmente. Il piacere della lettura di questo libro è stato prima viscerale, per la maestria dell’autore di dipingere immagini vivide con le parole, poi intellettuale per le trame delle storie.

Fritz Leiber non è uno scrittore molto conosciuto qui in Italia, nonostante il ciclo fantasy di Fafhrd e Gray Mouser (o l’Acchiappatopi Grigio, come è chiamato in qualche traduzione) goda di un certo successo e nonostante sia stato considerato dalla critica e dai suoi pari uno dei padri della letteratura, non solo horror e fantasy, del secolo scorso.

Non so se le storie della Guerra del Cambio possano essere le migliori per avvicinarsi a questo autore per chi non lo conosce. La struttura teatrale del romanzo è decisamente inusuale nella fantascienza (del resto geni e maestri quello fanno: qualcosa di mai fatto prima).

Ma, per l’amor di Dio, se non avete mai letto niente di Fritz Leiber andate in libreria adesso!