Come giocano di ruolo i giapponesi: alcuni replay tradotti

rlyehantiquesmallVi ho già parlato dei giochi di ruolo giapponesi (qui l’ultimo articolo) e ho accennato ai “replay“, ovvero le trascrizioni delle sessioni di gioco pubblicate all’interno di riviste o come libri. Cronache delle Guerre di Lodoss iniziò come serie di replay prima di diventare romanzo, fumetto, anime.
 
Qui ci sono le traduzioni in inglese di due replay del Richiamo di Cthulhu.
 
 
E qui c’è uno zip con la traduzione del gdr Monotone Museum. Tra i materiali presenti c’è un replay giocato da alcuni nomi illustri della scena GDR giapponese, tra cui l’autore di Terra Bansho Zero

Lo Chiamavano Jeeg Robot: la recensione commossa

Jeeg_manifesto_definitivo-CopyE se Tarantino girasse un film di supereroi a Roma?
E se l’Uomo Ragno fosse di Tor Bella Monaca?
Tipo Unbreakable de noantri?

Ecco, se provassi a descrivere così Lo Chiamavano Jeeg Robot farei un cattivo servizio al film. Perché è chiaro che essendo un film di supereroi, uno dei maggiori e più tipici prodotti della cultura americana, incrociato con l’anime di Jeeg Robot e ambientato nella periferia di Roma, ti vengono quei paragoni là. Ma sarebbe un’offesa al film che Gabriele Mainetti ha tirato fuori dal cilindro. Perché è un film italiano che più italiano non si può. Anzi, romano. Culturalmente nostro. Che poi fino a ieri per me “film italiano” era sinonimo di “te lo vai a vedere te”, dato che condividevo le stesse posizioni di Stanis. Non Baratheon, quello è StanNis, con due enne, ma La Rochelle: il personaggio interpretato da Pietro Sermonti in Boris.

E invece.

Facciamo così, ve lo spiego.

jr_1_20160209_1393450563-Copy
C’è questo criminaletto di bassa lega che ha avuto i suoi 15 minuti di celebrità apparendo a Buona Domenica, poi è sprofondato di nuovo nell’abisso dell’anonimato, sia come personaggio che come criminale. Costretto a seguire di giorno le orme del padre nella gestione di un canile e di notte sempre le orme del padre nelle rapine, quelle da quattro soldi che non ti fanno mai fare la svolta. E intanto c’è gente che fa i milioni di visualizzazioni su YouTube. E lui rosica. Ma forte! Allora decide di fare il grande salto, entrare nei giri della gente grossa e cattiva. Ma va tutto storto. Allora prova il piano B. Ma pure quello gli va male. Pare salvarsi in corner e sorpresa! No, pure quella va male. Alla fine è pure comprensibile che gli girino i coglioni, no?

Ecco, questo non è l’arco del protagonista, ma del cattivo. E quando azzecchi il cattivo, che è cattivo vero che fa paura, hai azzeccato il film. Questa è una cosa che alla Marvel non hanno ancora capito e Mainetti invece sì.

jr_10_20160209_1694686069

Per cui il suo supereroe, criminaletto di periferia ancora più “etto” del cattivo, si trova ad affrontare una minaccia reale. Anche se lui non vorrebbe. Lui è uno semplice. Appena acquista i poteri pensa solo a come fare i soldi non con il salto di qualità, ma realizzando da solo e in maniera più semplice quello che avrebbe fatto prima in compagnia e con più difficoltà. Non pensa in grande, non ha una visione. Quando sembra che svolti, non lascia il buco in cui abita in periferia, si compra solo un videoproiettore per vedere meglio i porno e si riempie il frigo. Di budini, non di caviale.

jr_22_20160209_1718490425-Copy-770x529

Per fortuna c’è Alessia. Alessia è matta come un cavallo. E quindi, come i matti di Shakespeare, grazie ai suoi discorsi a base di Jeeg Robot – suo unico e tenue contatto con la realtà – mostra a Enzo cosa deve fare, quale deve essere la sua strada. Li deve salvare tutti, lui che può diventare Jeeg.

Tutti chi?

Tutti!

Tutti quelli che la telecamera inquadra quando smette di stare fissa sul protagonista, sfocando tutto quello che c’è sullo sfondo pure se sta a 50 centimetri da lui, o smette di darci solo il suo punto di vista stretto e si allarga, si allarga in quella panoramica all’Olimpico e in quella panoramica sui tetti di Roma. Tutti. Tutti noi.

Ci sono una serie di espressioni nella calata romana che indicano un misto di sorpresa, stupore e ammirazione.

Mecojoni! Ciò a cui sto assistendo o che mi sta venendo raccontato è così sorprendente che stento a crederci e mi viene da dire che mi stai prendendo in giro. Me stai a cojona’!

Machedavero?!? Ma che, davvero? Simile alla precedente, ma con meno intensità e più sorpresa.

Ma chi cazzo sei? Da usare per rivolgersi a chi ha appena fatto qualcosa che, nelle esperienze quotidiane, appare incredibile. Tipo segnare un gol con un tiro a rientrare dalla linea di fondo, con la palla che scavalca due difensori e il portiere.

‘Tacci tua! Simile alla precedente, da pronunciare con tono affettuoso e braccio teso a indicare la persona a cui ci si rivolge. Il tono affettuoso è importante: in mancanza scatta la rissa coi coltelli.

Ecco, tutto questo è appena sufficiente a descrivere Lo chiamavano Jeeg Robot.

Mecojoni, che forza di film! Machedavero questo (si intende il regista) ha mischiato il crime movie di strada italiano con la origin story tipica supereroistica tirando fuori sto film bello ‘na cifra? Ma chi cazzo siete Claudio Santamaria (che lo sapevamo che è bravo), Luca Marinelli (che non lo sapevamo che poteva essere così bravo) e Ilenia Pastorelli (esperienze cinematografiche precedenti: niente! Poi dice che dal Grande Fratello esce solo lammerda) che m’avete fatto amare questi personaggi. ‘Tacci tua Gabriele Mainetti che hai tirato fuori un film maestoso, commovente, duro, divertente, spietato.
Bello, ma bello bello bello questo film. Per me? Appena un pelo sotto Mad Max: Fury Road.

Attenzione, questo film non risponde alla domanda “come si fa un film di supereroi italiani?“, esattamente come Mad Max non risponde alla domanda “come si fa un film action postapocalittico?” Rispondono entrambi alla domanda più alta: “come si fa cinema?” Come si fa? Così, si fa così.

Trailer.

Cover della sigla di Jeeg Robot.

Daje.

Una panoramica sui giochi di ruolo giapponesi

doublecrossE’ tanto che volevo scrivere un articolo sui giochi di ruolo giapponesi.

Ho già fatto qualche accenno qua e là e ho recensito uno dei giochi più popolari e classici del Sol Levante, ma un articolo completo con una panoramica di quello che accade dal punto di vista ludico laggiù non l’ho ancora scritto. E non lo scriverò neppure ora, perché non è questo il momento.

Ma Vincenzo ha linkato un articolo su Magister Ludi e il mio commento di risposta stava raggiungendo dimensioni epiche per Facebook. Quindi ho deciso di trasformarlo in questo post. Qui elencherò numerosi punti, ma rimando a un altro articolo una discussione specifica sugli altri giochi giapponesi in mio possesso.

 

Premessa essenziale: conosco solo cinque giochi di ruolo giapponesi tradotti in inglese e tre di questi sono prodotti dalla stessa casa editrice. Tutto quello che so quindi si basa sulla lettura di questi manuali e su quello che ho letto su internet. Non conosco giocatori giapponesi, ma ho amici che vivono da un po’ in Giappone e mi hanno raccontato le loro esperienze. Altre le ho lette scritte su vari forum e siti da giocatori occidentali residenti in Giappone.

 

Quando si parla di queste creature misteriose che sono i giochi di ruolo giapponesi, l’immaginazione va subito alle ambientazioni da anime e manga che sicuramente si troveranno in questi giochi, ai disegni e illustrazioni che saranno sicuramente magnifiche – e alle meccaniche di gioco che, per forza di cose! – saranno sicuramente originali.

Ora, in effetti è tutto vero. Ma per me non sono quelli i punti interessanti. Ovvero: le ambientazioni che si trovano nei gdr sono quelle che si trovano in anime e manga e videogiochi alla Final Fantasy. Si trovano spesso dei mash up di fantasy, fantascienza e steampunk. Quindi belle se piace il genere, ma non originali. Nel senso che, appunto, si prova a proporre qualcosa di familiare e non di sorprendente e mai visto prima.

 

I manuali sono prodotti con molta cura: illustrazioni e impaginazione sono sempre di buona qualità. La presentazione è abbastanza standard. Non c’è la ricerca di un modo di fornire informazioni diversa da quella ordinaria. In occidente c’è più sperimentazione sul manuale non solo come contenitore di informazioni, ma come strumento da usare al tavolo.

 

Le regole per me sono l’elemento più interessante. Non solo dal punto di vista meccanico, ma per come aiutano il gioco ad assolvere al suo scopo. Per cosa intendo con “scopo del gioco” vi rimando a questo articolo.

 

Prima di affrontare questo aspetto, lasciate che vi dica qualcosa del mondo dei giocatori giapponesi.
Il nostro modello di gioco abituale è quello del vederci tutti a casa di qualcuno, in un dato giorno della settimana o del mese, per giocare più o meno sempre con lo stesso gruppo.
Per una serie di questioni culturali – mancanza di tempo, case piccole, scarsa abitudine a invitare persone a casa – in Giappone questo modello è difficilmente replicabile. Incidentalmente, penso che questo risponda alla domanda posta nell’articolo di Isola Illyon: come mai i log di sessione hanno tanto successo? Perché non solo permettono di leggere la storia di una serie di avventure che si evolvono in una campagna, ma anche di immergersi nell’atmosfera del gioco attorno al tavolo, con le battute e l’interazione tra i giocatori. Situazione non scontata, come ho scritto. Spesso i giocatori si trovano a giocare in locali come bar o sale karaoke, con i costi e la confusione associati.

 

Poiché è complicato riunire sempre le stesse persone attorno al tavolo a intervalli regolari, i giochi e i giocatori ragionano in termini di singola avventura, non di campagna. Ogni avventura tende quindi a essere auto conclusiva e strutturata in scene. Ogni scena ha per protagonista uno dei personaggi. Può essere protagonista perché per risolvere la scena c’è bisogno delle  abilità specifiche di quel personaggio, o perché in quella scena si fa riferimento a qualcosa legato al suo background o ai suoi obiettivi. In ogni caso, poiché non si sa se ogni giocatore sarà presente a ogni partita, ci si vuole assicurare che ciascuno dei giocatori presenti abbia almeno un momento sotto i riflettori, almeno un momento in cui l’avventura verte su di lui.

 

A questo aspetto che può sembrare pensato per soddisfare l’ego di ciascun giocatore, ne fa da contraltare un altro che invece è tipico della cultura giapponese: ovvero, quello che conta è la missione. Se il gruppo non porta a termine la missione, l’avventura è fallita. Non importa se i personaggi sono sopravvissuti per combattere un altro giorno o se possono provare a sistemare le cose nella sessione successiva o possono dedicarsi ad altro in una nuova avventura. Ovviamente, “sconfitte di intermezzo” che servono a rendere più drammatica la storia o ad alzare la posta per uno o più personaggi sono perfettamente accettabili.

 

Di solito la vita del personaggio è nelle mani del giocatore. E’ il giocatore che decide quando il suo personaggio muore. In molti sistemi, quando un personaggio arriva a 0 punti ferita sviene. Ovviamente, se svengono tutti, possono essere uccisi mentre sono a terra. E la missione fallisce. Oppure, può svenire il personaggio che ha le capacità necessarie per superare quell’incontro. E la missione fallisce. Per questo, i giocatori possono decidere di rischiare la vita del personaggio: ottengono qualche tipo di bonus molto consistente – pensate alle limit break di Final Fantasy – possono compiere azioni eccezionali, ma se arrivano a 0 punti ferita in questa modalità, il personaggio muore. Ovviamente questo punto si lega a quanto scritto sopra riguardo alla missione: meglio morire eroicamente compiendo azioni che portano il gruppo al successo, che far fallire la missione. Ci sono giochi occidentali che hanno questa stessa logica, ma attenzione: in occidente la scelta di far morire il personaggio viene presa per raccontare una storia più drammatica e avvincente, in oriente per non far fallire la missione. C’è una sottile differenza, anche se alla fine spesso il risultato è identico.

 

Poiché la vita del personaggio è nelle mani del giocatore e la morte eroica rientra nello stile di gioco, è normale che un giocatore cambi spesso personaggio, come è normale che un gruppo sia fluido perché non cambiano solo i personaggi, ma pure i giocatori. A seconda di chi ha tempo. Un corollario di tutto questo: la fase di creazione del personaggio è sempre interessante e approfondita, l’avanzamento con l’esperienza è sempre abbastanza banale.

 

Dato che i giochi subiscono la concorrenza dei videogiochi e dato l’elevato tasso di azione degli anime e dei manga, le regole devono essere semplici e veloci, simulare azioni rapide in modo rapido. Un combattimento di sessanta secondi in tempo reale non può durare sei ore al tavolo.
Non ho visto meccaniche particolarmente sorprendenti in nessun gioco, ma ho sempre trovato meccaniche semplici ed eleganti. Si tratta quasi sempre di “tira uno i più dadi, aggiungi un bonus e supera la difficoltà.” Dato che all’arrivo dei primi giochi di ruolo occidentali in Giappone era complicato trovare i dadi poliedrici, molti regolamenti locali sono stati sviluppati utilizzando i comuni dadi a sei facce. Ora trovare dadi poliedrici è semplice, ma la tradizione dell’uso del d6 è rimasta. Le regole di lancio dei dadi in genere non prevedono operazioni complicate, quasi sempre solo addizioni. Il massimo della complicazione è Double Cross, che usa dadi a 10 e operazioni che ora non ricordo perché non ho qui il regolamento. Ma ricordo che il primo lancio di dadi è complicato. Poi ci si fa l’abitudine (o si scrivono i bonus sulla scheda una volta per tutte). All’estremo opposto Tenra Bansho Zero: si tirano un numero di d6 pari al valore della caratteristica che si sta utilizzando (esempio: agilità per scavalcare un muro) e ogni risultato inferiore al valore dell’abilità usata (esempio: acrobazia) è un successo. Il valore delle abilità va da 1 a 6, in genere basta un successo per compiere l’azione.

 

A quanto ho visto, i regolamenti presentano meccaniche di gioco e consigli nella gestione dei giocatori, del setting, dell’interazione tra personaggi e ambientazione, che assolvono a tutti questi requisiti. Le regole sono molto legate alla simulazione dell’ambientazione, i regolamenti spingono all’interpretazione e alla narrazione. E per me questo è un bene, perché ogni elemento del gioco, che sia meccanico o di ambientazione, è coerente e permette di immergersi nel gioco. I giochi generici, un regolamento buono per qualsiasi ambientazione, non sono popolari. La casa editrice F.E.A.R. ha un set di regole base che si ritrovano in quasi tutti i suoi giochi, ma definisce questo regolamento “universale, ma non generico”. Ovvero, applicabile in qualsiasi ambientazione, ma con un supplemento di regole necessarie a sposare meccaniche di gioco e setting, specifiche per quel gioco.

Una cosa curiosa che ho notato è che in Giappone pare non essere avvenuta tutta la discussione sulla natura del gioco di ruolo, sui rapporti tra master e giocatori e la divisione, ma mi viene da dire addirittura contrapposizione, tra giochi indie, mainstream, old school eccetera. Il risultato, si vede soprattutto in Tenra Bansho Zero e in Double Cross, è una inconsapevole sintesi quasi perfetta tra tutte queste posizioni.

Infine, un po’ di link.

In inglese, che io sappia, sono stati ufficialmente tradotti e vengono venduti tre giochi.

Double Cross
Tenra Bansho Zero
Maid RPG

Se cercate in giro, potrete trovare le traduzioni non ufficiali di Sword World 2.0 e del sistema base della F.E.A.R.

E’ partito un kickstarter per la traduzione di un altro gioco: Shinobigami.

Due fonti di informazioni sui giochi di ruolo giapponesi sono il blog J-RPG (aggiornato saltuariamente), il profilo Google+ di Steven Siddall, il gruppo Google + degli amanti e traduttori dei giochi di ruolo giapponesi e Wikipedia.

Gadget e giocattoli giapponesi che non ti aspetti su Amazon

L’altro giorno ho scoperto che esistono le pistole ad acqua di Gundam. E’ una di quelle cose che, come ha commentato un amico, te ne devi comprare una dozzina di dozzine.
Problema: è una di quelle cose che trovi solo in Giappone e se provi a comprarle online e fartele spedire in Italia paghi quattro spicci l’oggetto e tre – quattro reni la spedizione e le tasse di importazione in dogana. Ma, mi sono chiesto, non è che si trovano anche su quel paradiso dello shopping online che è Amazon?

La risposta è stata un sorprendente fuck yeah! Ecco a voi in tutto il suo splendore la pistola ad acqua di Gundam!

pistola acqua gundam

Ma se uno è pro-Zeon? Non c’è quasi problema! Nel senso che su Amazon Italia non ci sono altre pistole ad acqua progettate per spillare quattrini ai fan della saga creata da Tomino. Ma ci viene in aiuto amazon.com, che ha in catalogo la pistola ad acqua a forma di mitragliatrice dello Zaku.

pistola acqua zaku

Bellina, vero?

Dopo aver fatto questa scoperta che rallegrerà la mia estate, mi sono detto ma che succede se cerco beam saber? Bingo! Ecco a voi la 1/12 HY2M Air Shock Battle Beam Saber Gundam RX-78-2!

beam saber

E a che serve? Fa i rumori e le lucette come le spade laser di Guerre Stellari, ma ci sono pure dei giochi e soprattutto, registrazioni di frasi di Amuro Rei. Probabilmente tutte deprimenti, ma le pronuncia in giapponese, quindi non lo sapremo mai.

Lascio spazio a questo bellissimo-si-fa-per-dire spot giapponese che illustra le meraviglie di questa meraviglia.

Ora, qui le cose si fanno interessanti. Se guardate la descrizione del giocattolo su Amazon, noterete che è prodotto da Bandai. E fin qui… Ma Bandai è un link, che succede se clicco questo link? succede che si apre l’universo!

Facciamo un giro nella tana del Bianconiglio. Non mi interessano i gozziliardi di modellini da montare, i gunpla, non perché non me li comprerei tutti, ma perché sono in qualche modo scontati: non hanno quella carica di ma pensa te! delle pistole ad acqua e della beam saber. Stesso discorso per giocattoli e statuette. Vediamo che si trova di interessante spulciando nelle varie categorie.

Innanzitutto, contravvengo subito alla regola che mi sono dato sbavando sull’oggetto più popolare della categoria giochi e giocattoli secondo Amazon: questo fichissimo Grendizer (che quando ero piccolo io si chiamava Goldrake).

goldrake

Ok, puliamoci la bava.

Curiosità: se anziché per popolarità ordino per prezzo crescente, qual’è la carabattola targata Bandai più economica? Risposta: questo ciondolo per cellulari dei Pokemon.

pokemon

Poco emozionante.

Ma se ordino per prezzo decrescente, qual è l’oggetto più costoso? E quanto è costoso?

sul gradino più alto del podio troviamo questo coso qua.

kamen rider belt

Che è? Ma come, è il set completo di cinture di Masked Rider Kuuga Henshin, che viene via alla modica cifra di MILLESEICENTOVENTINOVEEUROMACHESIETEPAZZI??? (spedizione gratuita!).

E da lì fino a uscire dal reame de ma-che-ve-siete-bevuti ce ne vuole, ce ne vuole parecchio! Anche per robe tipo l’hamburgheria giocattolo
o per il boardgame Ticket-to-ride che dato che arriva dal Giappone e non dal negozietto sotto casa costa quelle 9 volte di più.

Anche se devo dire che posto che non ho i soldi, non li avrò mai e pure se ce li avessi probabilmente non ce li spenderei, due oggetti meravigliosissimi per me valgono lo sproposito di euro richiesti dal bieco venditore: il il modellino (modellone) della Space Battleship Yamato e quello della bellissima Arcadia nella versione Capitan Harlock SSX.

Guardate che bellezze, guardate!

yamato

arcadia

Ma vi invito a dare un’occhiata alla colonna di sinistra, con l’elenco delle categorie in cui troviamo prodotti Bandai. Giochi e giocattoli è banale, ma le altre? Andiamo a vedere che c’è nelle altre! Niente di sorprendete nella categoria Videogiochi. Tra i Charm per cellulari ci sono… charm per cellulari. E cover. E oggetti evidentemente inseriti nella categoria sbagliata. E cose buffe come il caricabatterie per cellulari di Sailor Moon.

sailor moon

In Sport e tempo libero non c’è praticamente nulla legato allo sport o al tempo libero. La cosa che proprio tirandola per i capelli ci va più vicina è questo boardgame di Pac Man.

pacman

Vinili e CD è chiaramente la fiera della colonna sonora (e dei DVD categorizzati male. Categorizzati male è un po’ il liet motiv di questo viaggio tra gli scaffali di Amazon).

Qui va a gusti, tipo io voglio questa!

cd yamato

Ci sono pure dei Drama CD, con l’evidente barriera della lingua.

Non c’è bisogno che vi dica cosa si trova in Film e TV.
Prevedibili anche i contenuti di Prima infanzia, anche se non so se lascerei una figuart di Sailor Neptune da 166 euro in mano a un primoinfante.

sailor neptune

In Libri ci sono artbook, lite novel e cose che ecco un rene incartatemene uno, grazie.

artbook

In Libri in altre lingue c’è questo Code Geass Lelouch of the Rebellion Manga 8 che viene via con 377 euro. Ma usato si trova anche a 381. Un affarone! (un giorno vi parlerò dei bot di gestione prezzo di Amazon. E’ evidente che ve ne parlerò male).

lelouch

Passiamo a… Casa e cucina? Ma che davvero?

Beh, sì.

portapranzo

Beh, più o meno

bacchette

Beh, no.

rei

Andiamo in Cancelleria, va. E’ ovviamente la sagra della penna, come questa penna a sfera di Sailor Moon.

penna sailor

Auto e moto mi dava grandi speranze, ma non c’è niente da segnalare.
Valigeria mi delude non tanto per lo zainetto di Peppa Pig che mi accoglie al caricamento della pagina quanto perché le borse veramente belle sono state inserite in Giochi e Giocattoli.

Tipo questa messenger bag di Zeon

borsa zeon

Ma soprattutto tipo il marsupio da spalla per uomini che non temono nulla ispirato allo spallaccio degli Zaku!

marsupio zaku

Per la cronaca, se il vostro cuore batte per la federazione, c’è anche lo zaino a forma di scudo di Gundam (su amazon.com)

borsa gundam

La cosa più interessante nella promettente categoria Altro sono le tazze di Luna e Artemis

tazze

La promessa non è stata mantenuta…

Dà grande soddisfazione, invece, la sezione molto nascosta dedicata a stampe e tele.

Da sbavo questo poster di Gundam preso da una cover di DVD

poster gundam

E queste tre tele di Attack on Titan

poster aot

E qui mi fermo, perché per ogni articolo che visualizzo, Amazon me ne fa vedere 5 succosissimi tra i suggeriti e potrei andare avanti una settimana.

La sezione Giochi e giocattoli va esplorata, comunque. Va esplorata a fondo, perché, come dimostrano le borse, riserva sorprese sorprendenti.

Povera la mia carta di credito!pistola acqua zaku

Evangelion: Another Impact (Confidential)

eva-01

Continuiamo a parlare di Evangelion.
Evangelion: Another Impact (confidential) è un corto in computer grafica realizzato nell’ambito di “Japan Anima(tor)’s Exhibition“, una serie di progetti originali, reintrepretazioni, progetti spin off realizzati per esplorare le possibilità dell’animazione moderna e dei modelli di distribuzione digitale degli anime a cui contribuiscono alcune delle migliori firme degli anime.

Hideaki Anno e il regista Shinji Aramaki contribuiscono al progetto con questo mini anime in CGI la cui trama è:

Un altro tempo, un altro luogo. Il test di attivazione di un’arma decisiva è in corso. Con il suo sviluppo e test operativi avvolti nella totale segretezza, l’Altro Numero . Unità Null improvvisamente si libera dal controllo umano e si scatena. Per quale scopo è stata creata l’Altro Numero – Unità Null?
La storia dell’attivazione, furia e ululati di un Evangelion su un altro mondo.

Per vedere il corto e ammirare bozzetti, modelli 3D e storyboard andate sulla pagina di Evangelion: Another Impact di Japan Anima(tor).

Intanto, eccovi una gif animata.

evangelion-another-impact

Festeggiate i 20 anni di Evangelion spedendo la Lancia di Longino sulla Luna

longino-evangelionNon solo il 2015 è il ventesimo anniversario della messa in onda di Neon Genesis Evangelion, è pure l’anno in cui è ambientata la serie!

Per festeggiare il doppio evento, un gruppo di fan della serie ha deciso di lanciare la Lancia di Longino sulla Luna.

Non la vera lancia, una replica di 25 centimetri. E non proprio lanciare, quanto spedire sulla luna a bordo di un razzo, che lancerà una capsula, che scaricherà un robot che sparerà la lancia nel terreno.

L’impresa non è da poco e per realizzarla i fan hanno lanciato una campagna di raccolta fondi sul sito di crowdfunding giapponese ReadyFor. Servono 100 milioni di Yen (circa 741.000 Euro, neppure tantissimo) e per ora la campagna è al 34% della raccolta. Se volete contribuire, fatevi sotto: avete tempo fino al 5 aprile. Come in ogni campagna di crowdfunding, a seconda di quanto donate avrete diritto a cose che non so dirvi, perché il sito è tutto in giapponese.

Ecco il video che spiega il progetto. Se non capite la lingua, guardate le figure.

Al di là di quello che pensiate su Evangelion e di questa idea, ma non trovate meraviglioso vivere in un mondo in cui è possibile una cosa del genere? Una raccolta fondi per una missione spaziale? Io sono emozionato!

Nuovo anime di Ghost in the Shell: ecco un piccolo teaser

ghostintheshellarise_largeA stretto giro dopo l’annuncio della conferma di Scarlett Johannson come protagonista del live action di Ghost in the Shell, giungono i primi dettagli sul nuovo film d’animazione tratto dalla storia creata da Masamune Shirow nell’ormai lontano 1989.

 

A lavorare su Ghost in the Shell: The New Movie troveremo gran parte dello staff della serie di OAV Ghost in The Shell: Arise. In particolare, il regista Kazuya Nomura, lo sceneggiatore Tow Ubukaka e il supervisore del progetto Kazuchika Kise.

 

Le scarne informazioni ci dicono che questo film sarà un’evoluzione (che vuol dire? Boh!) della storia raccontata fin qui. L’uscita in Giappone è prevista per l’inizio dell’estate.

Ecco il minuscolo teaser trailer.
La traduzione delle scritte è:

La leggendaria opera di fantascienza che ha causato una rivoluzione nel mondo.

Idea originale di Masamune Shirow

Una celebrazione del venticinquesimo anniversario.

Lo spirito risvegliato sussurra…

Ghost in the Shell: The New Movie

Al cinema a inizio estate 2015.

Guardate Hayao Miyazaki al lavoro sul suo ultimo film

si-alza-il-vento

Hayao Miyazaki ha dichiarato che Si Alza Il Vento è stato l’ultimo film a cui ha lavorato. Per il futuro, intende concentrarsi su manga e anime più personali, non produzioni destinate al cinema. Sarà vero? Non sarà vero? Time will tell.

Intanto, ecco un piccolo estratto dal documentario dedicato al regista e alla storia dello Studio Ghibli The Kingdom of Dreams and Madness in cui vediamo Miyazaki al lavoro sull’ultima scena di Si Alza il Vento: dalla sceneggiatura ai bozzetti dello storyboard.

Live action di Attack on Titan: i poster dei personaggi

attackontitanposterSapete, per lo meno da ora, che è in produzione un film dal vivo basato sul manga e anime Attack on Titan.

Diamo un primo sguardo agli attori nei panni dei personaggi del film in questa galleria di character poster.

Noterete subito due cose: ci sono personaggi mai visti prima, sviluppati per il film, e non c’è una grandissima somiglianza tra attori e i personaggi cui danno il volto. E’ una scelta voluta: il produttore Yoshihiro Sato, d’accordo con l’autore del manga Hajime Isayama, ha selezionato attori che incarnino lo spirito dei personaggi dell’opera originale, più che il loro aspetto.

Ecco i poster, cliccateli per vederli grandi grandi.