Rogue One: A Star Wars Story. Finalmente la recensione

Incredibile come mi ci sia voluto tutto questo tempo per scrivere cosa ne penso di Rogue One: A Star Wars Story, considerando che l’ho visto il giorno in cui è uscito. Come dice Tycho, ho avuto cose da fare.

A questo punto, sospetto che lo abbiate già visto tutti. Comunque, eviterò gli spoiler: se volete discutere di qualcosa di spoileroso, ci sono i commenti.

Partiamo dalla fine, domande e risposte secche:
E’ un bel film? Secondo me sì.
E’ un bel film di fantascienza? Secondo me sì.
E’ un bel film di Star Wars? Cavolo, sì!
E’ il più bellissimo film di sempre, nella storia del cinema e di Star Wars? No, non è un capolavoro, è un film con dei problemi, alcuni anche ingenui.

Ma questi difetti non rovinano il risultato finale – anche se un po’ dispiace per quello che poteva essere – e Rogue One dà un contributo importante alla mitologia di Star Wars, oltre che essere un film che svolge egregiamente quello che dovrebbe essere lo scopo di una buona opera di fantascienza: usare metafore di galassie lontane e civiltà aliene per farci riflettere sul nostro mondo. E’ un film attuale ed è una storia che oggi serve molto.

Rogue One aveva un compito oneroso. Il Risveglio della Forza doveva rassicurare i fan di vecchia data che Star Wars era tornato alle origini e conquistare una nuova generazione di fan, Rogue One doveva fare di più che essere solo un buon film. Rogue One doveva dimostrare che è possibile raccontare una storia ambientata nella galassia di Star Wars al di fuori della saga della famiglia Skywalker e che ha senso andare a raccontare storie che, a una prima impressione, può sembrare che non valga la pena raccontare. Secondo me il regista Gareth Edwards, gli attori Felicity Jones, Diego Luna, Alan Tudyk e tutto il resto di cast & crew hanno centrato il bersaglio, anche se si sono semplificati la vita.

Il soggetto del film è tutto nei primi due paragrafi della scritta d’apertura dello Star Wars originale:

È un periodo di guerra civile.
Navi spaziali Ribelli, colpendo da una
base segreta, hanno ottenuto la loro
prima vittoria contro il malvagio
Impero Galattico.

Durante la battaglia, spie Ribelli
sono riuscite a rubare i piani segreti
dell’arma decisiva dell’Impero,
la MORTE NERA, una stazione spaziale corazzata
di tale potenza da poter distruggere
un intero pianeta.

Inseguita dai biechi agenti dell’Impero,
la Principessa Leila sfreccia verso casa
a bordo della sua aeronave stellare,
custode dei piani rubati che possono
salvare il suo popolo e ridare
la libertà alla galassia…….”

Non solo Rogue One rende appassionante una storia che sappiamo già come va a finire, ma è addirittura un film di cui praticamente non si può parlare, perché ogni frase sarebbe uno spoiler.
Bel risultato per una storia il cui sequel è uscito quaranta anni fa!

E qui sta il trucco con cui la produzione si è semplificata la vita: i film con l’etichetta “Star Wars story” dovrebbero essere slegati dalla saga principale, cioè gli Episodi da 1 a 9. Ma a tutti gli effetti, Rogue One è “Episodio 3,85”. Il che gli permette di portarci in luoghi già visti e mostrarci personaggi che già conosciamo, giocandosi la carta della nostalgia e della familiarità. Giocandosela molto bene però: non si tratta di strizzate d’occhio e citazioni fatte dando di gomito (“eh? Eh? Hai visto dove t’ho portato?”), ma di una conseguenza organica e naturale della storia: se parliamo di questo e di quell’evento, è doveroso che si vada in quei posti e ci siano quei personaggi.

Al contrario di altri episodi della saga, tornare in luoghi già visitati e vedere personaggi già noti qui permette di aggiungere spessore alla mitologia di Star Wars, permette di osservare cose, persone ed eventi da un altro punto di vista. Se rivedere ambienti e volti noti negli altri film rendeva la galassia più piccola, qui la rende più ricca e sfaccettata.
Per questo, l’apparizione sullo schermo di due citazioni veramente dirette e plateali degli altri film è più un fastidio che un piacere: non c’era veramente bisogno.

Tutto bello bellissimo, insomma? No, il film ha dei problemi. In alcuni punti c’è qualcosa che non va con il ritmo e il montaggio, frutto probabile delle famose sei settimane di nuovo girato. Il film è stato ampiamente rimaneggiato, tanto che i trailer mostrano scene e suggeriscono una storia diversa da quella che è finita al cinema. Non sapremo mai cosa è stato cambiato e perché: la versione ufficiale è che tutti i film di questa importanza prevedono che vengano girate nuove scene alla fine della fase principale delle riprese, per aggiustare il tiro una volta vista una prima versione del film finito. Ed è vero. Ma le voci che girano dicono che il film non aveva un feeling abbastanza Star Wars e che il finale era troppo cupo*, quindi è stata rigirata e rimontata una parte significativa della pellicola, con forti modifiche sulla storia.

Il  problema più grosso sono i protagonisti. Sono tutti piatti e monodimensionali, molto superficiali. Alan Tudyk è l’attore più esperto: si è impadronito del suo personaggio, ha improvvisato molto sul set e molte delle sue invenzioni sono finite nel film. Per questo il suo droide K-2SO è di gran lunga il personaggio più completo, sfaccettato e interessante. Gli altri attori hanno fatto tutto quel che potevano con il materiale che gli è stato dato e hanno fatto bene il loro lavoro. Il problema è che il materiale che gli è stato dato sono gli archetipi dei personaggi di Shadowrun prima edizione.

Ultimo problema, per me, è Darth Vader. Cioè: fichissimo, meraviglioso. Puro geek porn. Però, se fate lo sforzo di immaginare di non aver mai visto un film di Star Wars prima di questo e di non sapere niente dell’ambientazione, vi renderete conto che Vader è completamente avulso dalla storia. Quando Krennic va a parlare con lui, non viene spiegato chi sia e abbiamo giusto un paio di battute che fanno intuire che più o meno dovrebbe essere uno che è molto vicino all’Imperatore. Ma come e perché, boh. Perché sta nella vasca, boh. Perché gira conciato in quella maniera, boh. E’ il capo degli stormtrooper neri? Boh.
E poi lo vediamo alla fine. Fino al termine della pellicola abbiamo assistito a un film di fantascienza hard e passabilmente realistica dati i paletti che si dà l’ambientazione. E poi arriva dal nulla il mago guerriero con i superpoteri e la spada luminosa. Come se al termine di Salvate il Soldato Ryan arrivasse il Teschio Rosso.
Ripeto: fichissimo e ci ho messo giorni a rendermi conto di questa stonatura. Ma ora che me ne sono reso conto penso che forse poteva essere introdotto meglio nella storia.

Un film su una squadra in cui i membri della squadra non sono appassionanti e ben delineati rischia di essere un grande buco nell’acqua. Rogue One invece funziona nonostante questo. Lo salva il ritmo, lo salva l’ambientazione, lo salva la spettacolarità di molte scene. La scena finale, il passaggio fisico di consegne da questo film a Episodio IV è magistrale, da storia del cinema.
Funziona perché è un film che, uscito al termine del 2016 e con il 2017 che ci aspetta, va oltre lo spettacolo e ci invita a riflettere su temi non banali. Ci sono sempre stati messaggi forti in Star Wars, ma erano molto diluiti nella vicenda dei monaci mistici dello spazio. Qui sono più evidenti. E la scelta del cast, con una donna come protagonista e il primo “americano tipico” della lista nascosto sotto la corazza in CGI di K-2, rende questo messaggio ancora più forte.

E’ un film coraggioso e importante, è bello e sorprendente che sia targato Disney.  Potremmo scrivere pezzi da migliaia di parole per spiegare cosa non va dal punto di vista della storia, della sceneggiatura, del montaggio, della recitazione. Ma mancheremmo il bersaglio secondo me: per quanto legittime siano tutte le critiche e questo film non ne sia esente, non riesco a vederlo avulso dalla storia complessiva di Star Wars e dalle vicende del nostro tempo. Per questo lo ritengo un gran bel film.

Per dare un’idea più esplicita di ciò che penso, vi rimando a questo articolo del Los Angeles Review of Books: Politicizing Star Wars: Anti-Fascism vs. Nostalgia in “Rogue One

In tutto questo, tra quando è uscito Rogue One e oggi, è morta Carrie Fisher. E’ una perdita enorme. Non perché ci lascia prima del tempo la Principessa Leia, ma perché abbiamo perso una persona, attrice e scrittrice senza paragoni. E nonostante sia sbagliato appiattire Carrie Fisher sulla figura del personaggio che le ha dato la fama, vi invito a leggere questo suo ricordo, General Leia Organa Is The Hero We Need Right Now, che rende ancora più bello e importante il fatto che l’ultima parola che ha recitato sullo schermo sia stata proprio l’ultima battuta di Rogue One: speranza.

E per finire, il trailer di Rogue One

*visto quanto è dark il prodotto alleggerito, probabilmente nella versione originale tornavate a casa dal cinema e trovavate Vader che vi aveva ammazzato il gatto.

Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza. Si è risvegliata davvero!

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E finalmente l’ho visto. Emozionato come un bambino di sei anni, cinico come un quarantatreenne ormai abituato alle delusioni targate Lucasfilm, ho visto Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza. E mi è piaciuto.

Dopo i patemi d’animo, le indiscrezioni, i trailer che fanno versare lacrime ed emozionare, la parte razionale che ti ricorda che Abrams in fondo è un cialtrone, finalmente il countdown è arrivato a zero

Questa è una recensione senza spoiler, ma santo cielo quanto vorrei avervi qui attorno a me, chiunque voi siate, per sviscerare ogni dettaglio di trama.

La domanda che vi state ponendo è ovviamente “è un bel film?” Ma soprattutto: “è un bel film di Star Wars?”
Risposta secca: sì e sì. Con un “però” in coda a entrambi i sì.

Andiamo con ordine.
Una delle ultime cose che ho visto su internet prima del ritiro antispoiler è questo video, in cui un padre fa vedere al figlio per la prima volta Guerre Stellari.

Se siete un fan della vecchia generazione sono abbastanza certo che, come me, la vostra speranza per questo film è che vi faccia provare lo stupore e la meraviglia del bambino e le lacrime di nostalgia del padre.

Un’altra delle ultime cose che ho letto era un post su un gruppo Facebook su Star Wars in cui un tizio si lamentava del fatto che Star Wars non fosse più un film di nicchia. Ma quando mai lo è stato? E’ diventato un fenomeno mondiale 2 ore dopo la prima proiezione! Però capisco cosa voleva dire quel tizio. Parlava alla fine di un’esperienza personale, che ti porti dentro e fa sentire i film come “tuoi” e il rapporto con loro speciale, anche se sai che in realtà sono prodotti commerciali che servono a vendere altri millemila prodotti commerciali. Per noi che ci siamo cresciuti, una pellicola intitolata Star Wars non sarà mai solo “un film”.

Confesso di essere entrato in sala con quelle speranza. Irrealistico, lo so.

Inoltre, sono entrato in sala con due cupe previsioni, che si sono rivelate entrambe corrette. Non vi dico quali per evitare spoiler, ma ecco gli articoli in cui ne parlo: uno e due.

Il compito di Abrams era duro: riacchiappare i fan della Trilogia Originale delusi dai Prequel. Riacchiappare i fan dei Prequel (nella maggior parte dei casi, persone che non hanno visto la Trilogia Originale, ma hanno avuto con i Prequel il loro primo contatto con Star Wars). Acchiappare una nuova generazione di spettatori che o non è mai stata interessata a Star Wars o era troppo piccola quando sono uscite le prime due trilogie.

Come lo ha risolto? Esattamente come George Miller ha risolto questo problema (che lui in realtà non si è proprio posto) in Mad Max: Fury Road. Ha preso gli elementi che formano il cuore della vecchia storia e ha giocato su quelli.
Il trucco gli è riuscito tanto bene quanto è riuscito a Miller?

Eh…

Senza entrare troppo in territorio spoiler, giusto un pochino, di fatto Episodio VII è un po’ un remake di Episodio IV, nel senso che la storia è quasi identica, un po’ un reboot, nel senso che protagonisti e situazioni sono nuove per poter dare spazio ai nuovi attori, con i protagonisti della Trilogia Originale lì a dare continuità e passare il testimone.

A differenza di quanto ha fatto Miller, però, sarà che le citazioni sono quasi letterali (cosa peraltro non nuova nei film di Star Wars), sarà che le alterazioni alla impalcatura di partenza non sono così azzardate, è abbastanza facile per un fan della Trilogia Originale vedere Episodio IV dietro Episodio VII. Forse vederlo fin troppo. Questo può essere emozionante o può essere noioso. Dipende da voi, immagino.

Lo dico in un’altra maniera: Il Risveglio della Forza è più bello o più brutto rispetto ai Prequel? E’ più bello e non solo perché quelli sono tre brutti film. Però è meno coraggioso. La trama segue una traiettoria simile all’originale. Visivamente è un grande incremento rispetto a quanto era possibile immaginare e realizzare nel 1977 – 1983, ma non c’è un distacco radicale nella storia, non c’è il coraggio di proporre un immaginario visivo totalmente nuovo come nei Prequel.

Ricordo che poco prima dell’uscita de La Minaccia Fantasma, Lucas dichiarò che non aveva realizzato un film per i vecchi fan, ma prima di tutto un film per se stesso e poi per una nuova generazione di fan, che partiva da 6 – 8 anni e poteva identificarsi con il piccolo Anakin, per avere 9 – 11 anni all’uscita del secondo film e bersi la storia d’amore tra lui e Padme, per avere 12 – 14 anni all’uscita del terzo e capirne gli aspetti più oscuri. E’ la stessa logica usata per esempio dalla Rowling in Harry Potter: in ogni libro Harry e più grande di un anno, come i suoi lettori, e affronta situazioni sempre più drammatiche e adulte, che i lettori in crescita possono capire. Alla Rowling questo giochetto è riuscito molto meglio che a Lucas, ma almeno lui ci ha provato.

Abrams ha preferito giocare una mano sicura. In realtà penso sia stata la cosa più sensata da fare, dato il compito complesso che doveva portare a termine, soddisfare tre pubblici diversi con tre aspettative e gusti diversi. Ma se nel 1977 Star Wars è stato rivoluzionario al punto che oggi, a 38 anni di distanza ci sono persone che nei censimenti ufficiali indicano “Jedi” alla voce religione, non ce lo vedo questo film a scatenare una passione simile in una nuova generazione di spettatori, nei bambini di sei anni che assistono per la prima volta a uno spettacolo del genere.

O magari invece sì, dato che loro non hanno il bagaglio di esperienze e aspettative con cui sono entrato in sala io. Vai a sapere.

Questa è la vera domanda che si pongono in molti, io per primo. Dopo 38 anni, vedo ancora reinterpretazioni, omaggi e mashup sugli assaltatori imperiali e Darth Vader. Non vedo quasi nulla sui cloni dei Prequel e Darth Maul, per dire. Cosa succederà quando avranno 30 – 40 i primi spettatori dei Prequel? Quando avranno 30 – 40 i bambini che erano in sala con me? Quelli che vedendo i Prequel allora e Episodio VII oggi ne saranno ispirati, decidendo di diventare artisti, registi o sceneggiatori come lo è stata l’attuale generazione di artisti, registi e sceneggiatori, che hanno visto la Trilogia Originale da bambini? Quando da piccoli nerd si trasformeranno in vecchi nerd nostalgici come me, quale immaginario avranno? Reagiranno come me e il padre del filmato in apertura rivedendo il film che ha segnato la loro infanzia o per loro sarà solo un altro megaspettacolo cinematografico?

Certo, tra Vendicatori, Batman e Superman, Transformers e gli altri film franchise che girano in questi tempi, è più difficile emergere in modo dirompente come emerse Guerre Stellari in quel lontano 1977: prima non esisteva nulla del genere, poi è diventato il modello su cui si basano tutti. Non sono certo che Il Risveglio della Forza emerga rispetto alla concorrenza.

Ma poi mi chiedo se è legittimo aspettarsi cose da esperienza mistica da un film.

Insomma: è un film da buttare, un’occasione sprecata? No, assolutamente no.
E’ bello, emozionante. Fa venire voglia di vedere che succede dopo. Possibilmente stasera, non mi fate aspettare il 2017!

Se vogliamo metterlo in una classifica personalissima, è al livello del primo Vendicatori e dei Guardiani della Galassia, ma non raggiunge le vette di Mad Max: Fury Road.

Vediamo prima la parte negativa.

Cosa non funziona? Forse un po’, tanto, il fatto che nonostante tutto non sono riuscito a entrare in sala con aspettative basse. Desideravo un film talmente dirompente da desiderare di correre in cassa durante l’intervallo per comprare il biglietto per rivederlo immediatamente allo spettacolo successivo. Quindi un problema personale.

Un po’ non funziona il fatto che è troppo ricalcato su Una Nuova Speranza, anche se ammetto io per primo che non sia un’idea per forza sbagliata. Il problema è che ai miei occhi la carta copiativa è troppo sottile e vedo l’originale dietro, con la conseguenza di poter immaginare e prevedere correttamente molti di quelli che dovrebbero essere emozionanti e sorprendenti colpi di scena. Soprattutto “quel” colpo di scena. Ma anche questo è un problema personale. Probabilmente per i nuovi spettatori è tutto fenomenale e sorprendente. Certo spero che Rian Johnson in episodio VIII sia meno concentrato sulle strizzate d’occhio ai vecchi fan e più sul raccontare una storia autonoma, ora che il film di “origini” ce lo siamo levato di mezzo.

Un po’ non funzionano delle scelte di regia, e questo è un problema oggettivo. Ci sono tre cose che non funzionano per me.

Come nella Trilogia Originale il focus è stretto sui personaggi: anche se stiamo parlando di un conflitto su scala galattica, la storia è molto personale. Ma mentre nella Trilogia Originale il vasto mondo oltre i personaggi lo immaginiamo facilmente – anzi, il fascino di Star Wars è dovuto molto a questa narrazione ellittica che scatena la fantasia – qui si capisce e forse ci interessa di meno.

La seconda cosa è la parte “problemi personali di Han Solo”, i minuti di film tra il primo incontro tra Rey, Finn e Han e la decisione di Han di portarli dove decide di portarli, non vi dico dove se no è spoiler. Quei minuti sono inutili: un po’ raccontano un po’ fanno intuire una parte di vasto mondo oltre i personaggi, vero, di cui però francamente non frega niente a nessuno. Sarebbe stato meglio rimanere concentrati sulla trama principale, anche perché qualche passo falso e qualche perdita di ritmo di troppo c’è. Mancano quei momenti di pausa che nella Trilogia Originale ti fanno riprendere il fiato tra una corsa sull’ottovolante spaziale e l’altra per affezionarti ai personaggi.

La terza cosa è la più abramsiana di tutte: questa maledetta idea di infilare misteri e domande senza risposta ovunque. Praticamente in una scena espositiva su due e in molti oggetti piazzati non casualmente sullo sfondo in alcune sequenze mute si fa riferimento a qualcosa che verrà rivelato in un film futuro o peggio, la mia vera paura: in una serie a fumetti, in un libro, in un videogioco. No, JJ. No. Un film è una storia autoconclusiva. Va bene lasciare cose in sospeso, va bene lasciare punti irrisolti per il futuro, magari con delle allusioni. Ma un terzo del dialogo che si conclude con un ideale “e la risposta a questa domanda ve la diamo nel prossimo film”, no. Un amico ha commentato che Il Risveglio della Forza è il perfetto finale di stagione di una serie TV, che ti fa aspettare con ansia la nuova stagione. Io ho commentato quasi in contemporanea che è il pilot perfetto di una serie TV: lo vedi e desideri che la prima stagione parta il giorno dopo. Ma questo, appunto, va bene per la TV, per i serial. Non per il cinema. Anche se si tratta del primo capitolo di una trilogia annunciata. Persino L’Impero Colpisce Ancora, che finisce come finisce, è comunque un film autoconclusivo. Questo, per me, azzoppa un po’ la trama. Trama che viene azzoppata anche da alcuni eventi un po’ troppo casuali, da alcune scene tagliate un po’ in fretta soprattutto nella seconda parte.

La musica non mi ha convinto: non c’è alcun pezzo nuovo che mi sia rimasto impresso. Grave per un film di Star Wars.

Cosa funziona invece? Cosa mi fa dire che è un bel film?

Intanto il truccaccio di ricalcare Guerre Stellari (gira che ti rigira sono vecchio: sarà Episodio IV, sarà Una Nuova Speranza, ma io lo conosco e lo chiamo con questo titolo) alla fine fa quel che deve: dà a ciascun gruppo di fan quello che gli serve per fargli piacere questo film e bramare di vedere i prossimi.

La prima parte del film, esclusi i primi minuti di riunione con Han, è 100% Star Wars al suo meglio. La seconda ha comunque palate di momenti emozionanti.

Il nuovo cast è impressionante. Bravo John Boyega: il suo Finn è amabile, credibile quando è spaventato, credibile quando è coraggioso. Bravo Oscar Isaac: le sue battute saranno tra le più citate a partire dalla prima che rivolge a Kylo Ren. Trasmette la gioia, l’entusiasmo del volare. E’ il bambino che eravamo tutti noi quando abbiamo desiderato pilotare un X-Wing, che è cresciuto e ora li pilota per davvero. Bravissima Daisy Ridley che, attenzione lo dico per davvero, strappa a Imperatrice Furiosa lo scettro di protagonista femminile cazzutissima di film d’azione. Bravo Adam Driver, che si ritrova un compito non facile, essere il nuovo Darth Vader, e lo porta a termine ottimamente senza scimmiottare Vader, ma prendendo un’altra strada. Soprattutto quando scopriamo un dettaglio importante del suo passato, che lo porta a reagire in certi modi. Leggo critiche alla scelta dell’attore per via della sua faccia: quando la mostra perde credibilità. Leggo critiche al suo modo isterico di reagire di fronte alle cose che non vanno. Ma per me, invece, questi sono i suoi punti di forza, lo rendono un personaggio autonomo, ben lontano dal triste wannabe Darth “La nuova faccia del male” Maul. Domhnall Gleeson interpreta un personaggio che è un po’ una macchietta, nel senso che è il nuovo Tarkin con zero background. Come era Tarkin. Come Peter Cushing fa quello che deve fare e lo fa bene, ma non gli è stato affidato un personaggio che, per ora, richieda chissà quale prova d’attore. Stessa cosa per Gwendoline Christie. Per molti il Capitano Phasma è una grande delusione: effettivamente,soprattutto nel doppiaggio italiano, dentro quell’armatura ci può essere chiunque e non ha mai l’occasione di spararsi qualche posa epica alla Boba Fett., nel suo breve tempo in scena. Come per il Generale Hux, vediamo cosa le riserva il futuro. BB-8 è il nuovo R2-D2, basta dire questo.

La bravura del cast contribuisce al fastidio per lo schema troppo pensato per rassicurare i vecchi fan: questi attori hanno ampiamente dimostrato di poter reggere il film da soli, senza il supporto della vecchia guardia a passare il testimone.

Parliamo della vecchia guardia. Luke Skywalker è come il Fight Club, non se ne parla. Se ne dovessi parlare, allora sì che mi arrabbierei forte, anche se capisco perché appare come appare: è un sistema intelligente per risolvere un problema spinoso. Ok, questo è un altro problema mio: Luke è il mio personaggio preferito, voglio vedere un film di 52 ore sulle avventure di Luke Skywalker, Cavaliere Jedi. Carrie Fisher è una Principessa, anzi Generale, Leia che non è più donna d’azione in prima linea, ma è carica di una gravitas che, almeno nel suo caso, ci fa capire che stanno succedendo cose grosse e difficili al di là di quello che vediamo sullo schermo. Harrison Ford è Han Solo. Lui ha cercato di negarlo per anni. E’ nota la disaffezione che l’attore ha sempre mostrato per il personaggio che lo ha reso famoso, preferendogli di gran lunga l’altro parto della mente di Lucas, Indiana Jones. Solo girando questo film ha detto di aver ritrovato un contatto con questo contrabbandiere dello spazio spesso costretto a recitare battute impronunciabili. Ma non c’è niente da fare: Ford non è un bravo attore che recita una parte al meglio delle sue possibilità. E’ Han Solo. Immenso. Si può dare un Oscar come miglior attore non protagonista a uno che non sta recitando? Boh.

I dialoghi sono frizzanti. Anche se qualcosa si perde nell’adattamento e doppiaggio italiano, Kylo Ren ne è la vittima maggiore, battute, ammiccamenti, litigi sono divertenti, emozionanti, ben scritti e ben recitati.

Pure se poco originale, tutto l’impianto visivo è magnifico. Solido, reale, presente sulla scena. Dagli alieni agli oggetti alle navi ai veicoli alle armi, tutto sembra vero perché lo è. La grande colpa dei Prequel è stata il volersi affidare il più possibile alla computer graphic per creare visioni più originali possibile. Design meraviglioso, ma sembrava tutto troppo leggero, troppo patinato, troppo finto.

Bello il fatto che anche gli assaltatori del Primo Ordine siano in qualche modo “personaggi”. Qualcosa che in realtà si era già vista ne La Vendetta dei Sith e, soprattutto, nella serie TV Guerra dei Cloni. Ma nei prequel, come detto sopra, il tutto era reso meno palpabile dalla CGI.

Gli effetti speciali sono fantastici e le scene d’azione chiare da seguire, ben coreografate e coinvolgenti. Ma questo non è un particolare pregio: da questo film non ci si poteva aspettare niente di meno.

Le spade laser sono finalmente solide, pericolose, pesanti, fisiche. Belle. Bello il duello finale, e non solo per la fisicità delle spade. Una ministoria a sé che funziona benissimo, anche se leggo già in giro delle lamentele su chi lo vince e come.

I momenti epici, da brividi, mozzafiato, ci sono.

Alla fine il giudizio è positivo. Non è il film del millennio che il mondo attendeva trepidante, non è il film che riporta tutti noi quarantenni ad essere bambini. Forse non voleva esserlo, forse nulla potrà esserlo mai. E’ come i film di supereroi: un primo capitolo che è costretto a passare molto tempo a raccontare le origini degli eroi, che vedremo veramente in azione a partire dal secondo capitolo. Uno schema consolidato, imperfetto (e che Episodio IV non seguiva affatto, unica cosa che valeva la pena copiare e non è stata copiata!) ma funzionale. E questo film esegue il compito in maniera quasi impeccabile.

Voglio rivederlo? Assolutamente.
Aspetto con ansia immensa Episodio VIII? Assolutamente!

Si poteva fare meglio? Penso di sì, ma si poteva anche fare molto, ma molto, ma molto peggio.

Abrams comunque rimane un cialtrone.

20 considerazioni su Star Wars: La Guerra dei Cloni

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In preparazione per l’uscita di Star Wars: Il Risveglio della Forza, ho iniziato a guardarmi a manetta gli episodi della serie TV Guerra dei Cloni.

Quando la serie è uscita non l’ho seguita per una serie di cause tra cui mancanza di voglia, tempo, interesse.
Ora, nonostante quello che pensano i miei amici, io non sono il più grande fan di Star Wars esistente: mentre ho una indiscutibile venerazione per i film, non ho mai provato un particolare interesse per l’Extended Universe. Questo perché secondo me è composto da poche gemme (i romanzi sui cloni di Karen Traviss, i fumetti sul Rogue Squadron), alcuni prodotti ok (il sottovalutato Ombra dell’Impero, la sopravvalutata trilogia di Zahn) e un mare di porcate senza senso (tutto quello che ha scritto Kevin J. Anderson tanto per cominciare). Non ho il tempo di leggere porcate solo perché c’è sopra il logo di Star Wars.
Però, i giudizi positivi su Guerra dei Cloni e il ricordo dell’elevatissima qualità delle serie realizzate da Genndy Tartakovsky nel 2003-2005 hanno suscitato presto la mia curiosità.
Il fatto che Guerra dei Cloni, insieme al seguito Star Wars Rebels, sia sopravvissuta alla salutare opera di semplificazione delle storie che compongono il canone di Star Wars operata dallo story group della Lucasfilm (vedi il punto 7 di questo articolo) ha accresciuto il desiderio vederla.
Approfittando delle combinazione di week end e giorno di festa, ho visto la prima stagione e metà della seconda.
Scrivere una recensione di una serie che, se leggete questo, sito, avete probabilmente già visto tutti, non ha molto senso. Soprattutto poi avendone visto solo una stagione e mezza su sei.
Scrivo allora un po’ di impressioni, mescolando aspetti positivi e negativi.

 

  1. Il mondo ha bisogno di una serie di film sulle avventure del giovane Obi-Wan Kenobi.
  2. Nella Galassia di Star Wars ci sono esattamente due persone in grado di colpire qualcosa con un blaster: Obi-Wan Kenobi e Aurra Sing. Tutti gli altri, che siano cloni, droidi, cacciatori di taglie, assassini mandaloriani hanno una mira che fa ridere. Avevo visto delle immagini di droidi armati di spade corte e pensavo fossero una fesseria. Non lo sono: apparentemente l’unico modo per colpire qualcuno è stargli a un passo di distanza e picchiarlo a mani nude o con un’arma da corpo a corpo o sparare sperando in un colpo di fortuna.
  3. Gli Jedi sono una massa di rincoglioniti. Questo fatto è gestito meglio nei prequel: nei film è spiegato come il lungo periodo di pace e prosperità abbia trasformato la sicurezza degli Jedi in arroganza, in supponenza, in eccessiva fiducia sulle proprie risorse, in continua sottovalutazione dei nemici. La storia di Kamino è significativa: Jocasta Nu sostiene che non esista alcun pianeta chiamato Kamino perché lei non lo conosce e gli archivi Jedi, che sono ovviamente infallibili e ovviamente non alterabili, non lo riportano. Il fatto che la fisica dica che in quel punto ci debba essere un pianeta non vuol dire niente: tra la realtà e gli archivi Jedi hanno sicuramente ragione gli archivi Jedi. Nella serie gli Jedi compiono un mare di errori, ma non è mai chiarito da dove nasca tanta ingenuità.
  4. Ci sono molti tocchi narrativi eleganti. Mi vengono in mente un telegiornale trasmesso sullo sfondo di una scena d’azione in cui Palpatine afferma di non credere alle voci secondo cui siano stati gli Jedi ad architettare la Guerra dei Cloni per ottenere maggior potere. Un confronto in cui un uomo in fuga tiene in scacco Obi-Wan e la Duchessa di Mandalore dicendosi sicuro che nessuno di loro gli farà del male: lei perché è una pacifista, lui perché non vuole apparire violento agli occhi di lei. E li prende in giro: chi sarà di loro a fare la figura dell’assassino a sangue freddo? Lo stallo viene risolto da Anakin, che arriva alle spalle del tizio e lo trafigge con la spada laser, mentre parte il tema della Marcia Imperiale.
  5. Sempre alla voce “gli Jedi sono rincoglioniti”, Satine, la Duchessa di Mandalore, dice chiaramente a Obi-Wan che gli Jedi non possono continuare a credersi custodi della pace e della giustizia se si lasciano inquadrare come ufficiali all’interno dell’esercito della Repubblica. Non possono più pensare di essere ambasciatori e diplomatici quando sono a capo delle azioni militari di una fazione. E a lui non viene alcun dubbio!
  6. Satine – Obi-Wan – Ewan McGregor – Moulin Rouge. Non ve lo devo spiegare, no?
  7. Nonostante alcune perplessità (hanno astronavi e caccia, perché non c’è mai supporto aereo?) tutte le battaglie e azioni militari sono emozionanti. La seconda invasione di Geonosis è una cosa mozzafiato.
  8. Praticamente qualsiasi cosa abbia a che fare con i cloni è meravigliosa.
  9. Ci sono stati momenti in cui ho provato genuina preoccupazione per il destino di personaggi il cui fato conosco benissimo. Ottimo storytelling!
  10. I poteri della Forza non sono costanti, ma vanno e vengono a seconda delle esigenze di trama. In più di un episodio ci sono situazioni che potrebbero essere risolte con una presa o spinta della forza, invece no.
  11. Anche in versione animata Jar Jar Binks fa venire voglia di infilarsi ferri arroventati negli occhi e piombo fuso nelle orecchie.
  12. Ed è di conseguenza delizioso quando una squadra di cloni sfonda la quarta parete e usa la goffaggine di Jar Jar per eliminare dei carri armati.
  13. Capisco che l’ispirazione visiva siano gli show di marionette di Jerry Anderson, Thunderbird e soci, ma a volte viene usata una fisica marionettistica, a volte una fisica realistica.
  14. Il collo di Anakin non si può vedere.
  15. Capisco che è dettato da esigenze di risparmio ed efficienza, ma il fatto che a parte Padme i personaggi non cambiano praticamente mai vestiti è fastidioso. Dormono con gli abiti con cui combattono, cinture piene di tasche, comunicatori, armi, bozzi cazzi e mazzi compresi. Forse è questo il motivo per cui gli Jedi sono rincoglioniti: non hanno una notte di sonno decente da anni!
  16. I cloni invece dormono senza armatura. Forse è questo il motivo per cui sono meravigliosi.
  17. Il rapporto tra i cloni e gli Jedi, specialmente Anakin, Obi-Wan e Ashoka, è molto ben gestito. Sapere che finirà tutto con l’Ordine 66 è agghiacciante.
  18. Anakin è un gran bel personaggio.
  19. Ashoka parte come Jar Jar 2: ridatemi i ferri arroventati, ma diventa rapidamente un personaggio interessante.
  20. Sono arrivato al punto 20 e ancora non sono stati annunciati diciottomila film su Obi-Wan Kenobi. Disney, che aspetti a fare sta telefonata a Ewan McGregor?!?

Insomma, mi sta piacendo molto. Appena possibile mi sparerò tutti gli episodi che mi mancano e poi inizierò a guardarmi Star Wars Rebels.

Star Wars: i migliori videogiochi di sempre

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Domani, 17 novembre 2015, esce Star Wars Battlefront. Non è solo  un videogioco, ma è parte dell’immensa, e incredibilmente efficace, macchina di marketing che ci porterà tra un mese a vedere Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza nei cinema di tutto il mondo.

 

Non abbiamo giocato alla demo di anteprima, abbiamo abbondantemente sbavato sui vari video del gameplay, attendiamo di giocarci prima di dare un giudizio. Mentre aspettiamo, facciamo una carrellata su alcuni dei videogiochi di Star Wars più significativi apparsi su POC e console, senza dimenticare i vari browser game come quelli presenti sullo stesso sito ufficiale starwars.com o come i giochi di Star Wars su Poki.

 

Tra quelli più riusciti c’è sicuramente “Star Wars: The Old Republic”. Si tratta di una release del 2011 realizzata dalla EA in collaborazione con la LucasArts, chiamata sempre a mettere il timbro sui prodotti legati alla saga.

La piattaforma (che tra l’altro è anche una delle più recenti in termini di rilascio sul mercato) era ed è compatibile con Pc, Mac ed OSx, e non con le classiche console stand alone come la Xbox o la Ps. Questo nel complesso è un limite tuttavia, The old repubblic si è poi fatta apprezzare per l’ottimo livello grafico oltre che per l’organizzazione del gioco in cui i players possono di volta in volta decidere se vestire i panni di Sith piuttosto che di uno Jedi o di un cacciatore di taglie o anche di un contrabbandiere; è supportata la modalità multiplayer online.

Quello che in “The old repubblic” è un limite diventa invece un punto di forza in “Il Potere della Forza”. Siamo nel 2008 e la succitata LucasArts insieme alla THQ Wireless lanciano sul mercato questa straordinaria release in grado di coprire ogni tipo di piattaforma di gioco, dalla Xbox 360 alla (allora imperante) PS2, passando per la nuova PS3, la Wii e le console portatili. Nel caso de “Il Potere della Forza” i players sono chiamati a vestire i panni di Starkiller, “un buono” con diversi lati oscuri che fanno emergere di tanto in tanto sorprese nel corso del gioco.

Ma come si dice spesso il meglio è quello che dobbiamo ancora vivere e se proiettiamo questo detto ai videogame ispirati a Star Wars allora il meglio sarà rappresentato da Star Wars 1313, sviluppato per Pc windows, Ps4 e Xbox One ma mai lanciato sul mercato perché ritenuto immaturo da parte di produttori. Un progetto iniziato dalla collaborazione della LucasArts con la Disney e che potrebbe arrivare sul mercato nei prossimi mesi grazie ad i reworking della EA.

E ora, versiamo lacrime di commozione con lo spt TV di Star Wars Battlefront

Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza. Il punto della situazione in 8 punti e con spoiler al minimo

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UPDATE: ecco la recensione senza spoiler.

Manca poco più di un mese alla prima de Il Risveglio della Forza e io sono emozionato come un bambino che ha la certezza che Babbo Natale gli porterà esattamente i regali che ha chiesto e pure di più. Ogni volte che vedo un trailer ho brividi e lucciconi agli occhi. Nonostante Disney Italia continui a prendere delle toppe pazzesche nell’organizzazione degli eventi, l’entusiasmo è sempre alle stelle.

Io non vorrei riflettere troppo sul film, perché rischio di rovinarmelo facendo congetture che potrebbero rivelarsi corrette, ma non riesco proprio a non pensarci, dunque ne approfitto per scrivere questa specie di lista di risposte a domande frequenti.
Nella lista terrò gli spoiler al minimo: scriverò solo su cose che sono note e pubbliche, rivelate nei vari materiali di marketing, interviste e articoli usciti con l’imprimatur della Lucasfilm. Però, se state cercando di arrivare al 16 dicembre completamente ignari di quello che accadrà nel film, rischiate comunque di trovare qualche informazione di troppo in questo post. Per ridurre al minimo possibile il rischio di rovinarvi qualche sorpresa, non inserirò link ad articoli esterni o immagini ufficiali, ma vi dirò dove andare a cercarli.

Tempo fa su io9 (il link va alla home page del sito, non all’articolo di cui sto parlando quindi potete cliccare senza timore di spoiler) è apparsa una presunta sinossi del film con la descrizione abbastanza dettagliata della trama. Non ne farò menzione, ma siccome l’ho letta, è possibile che mi sfugga qualche particolare. Ho anche visto la foto di Mark Hamill con il costume di Luke Skywalker che la Disney ha fatto sparire da Internet alla velocità della luce, quindi posso formulare ipotesi leggermente più concrete sul suo ruolo rispetto a chi non ha queste informazioni.

Iniziamo.

 

1) Che è successo tra Il Ritorno dello Jedi e Il Risveglio della Forza? Perché ci sono ancora l’Impero, i Caccia TIE e gli X-Wing?

Secondo quanto raccontato nei romanzi e fumetti che stanno uscendo in questi mesi e che raccontano cosa è successo tra la fine di Episodio VI e l’inizio di Episodio VII, la Battaglia di Endor è stata una grande vittoria per la Ribellione, ma non è stata decisiva per la fine della guerra. Anche se l’Imperatore è morto, l’apparato burocratico che aveva messo in piedi gli è sopravvissuto. I festeggiamenti visti al termine de Il Ritorno dello Jedi sono stati rapidamente repressi dalla polizia imperiale. Vari ufficiali, moff e dignitari imperiali si sono messi al comando delle forze armate imperiali – a Endor c’era solo una piccola parte della flotta – e hanno contrattaccato. La Ribellione ha vinto una serie di battaglie importanti, liberando un pianeta dietro l’altro, ma non è riuscita a spazzare via l’Impero, che si è riorganizzato sotto il nome di Nuovo Ordine. Siccome non sto leggendo questi romanzi e fumetti, non so se la guerra si sia trascinata per 30 anni, oppure se il Nuovo Ordine si è asserragliato nei sistemi controllati e solo all’inizio di Episodio VII ha ricominciato ad attaccare.

La presenza di TIE e X-Wing per me si spiega in due modi. Il primo è un motivo di marketing: una versione aggiornata, ma riconoscibile di questi veicoli serve a legare fortemente la nuova trilogia a quella originale. Il secondo è tecnologico: in fondo, nel mondo reale sono ancora in servizio aerei da guerra come l’F-15 (in servizio dal 1976) e l’F-16 (1978). La linea dell’F-35, l’aereo da guerra più avanzato del mondo (piagato da problemi e ancora non in servizio) ricorda molto sia l’F-15 che il russo Su-30. Questo per dire che una volta trovato un modello che funziona, è più conveniente aggiornarlo e usarlo come base per gli sviluppi futuri, che creare qualcosa di nuovo da zero.

 

2) Chi sono i protagonisti de Il Risveglio della Forza?

Pare una domanda scontata, ma stando a quanto leggo in giro e a quanto impegno attori e registi ci mettono nel rispondere a questa domanda nelle varie interviste, penso sia il caso di dare una risposta esplicita.

I protagonisti sono Finn (John Boyega), Rey (Daisy Ridley) e Poe Dameron (Oscar Isaac), ovvero una nuova generazione di eroi per la nuova trilogia. I protagonisti della trilogia originale avranno ruoli importanti, ma secondari. Passeranno il testimone a questi nuovi personaggi. Quindi non aspettatevi due ore di avventure di Han Solo e Luke Skywalker.

 

3) Chi sono i cattivi del film?

Quelli noti e apparsi nei trailer e locandine sono Kylo Ren (Adam Driver), il Generale Hux (Domhnall Gleeson) e il Capitano Phasma (Gwendoline Christie). Se andate a leggere la scheda del film sull’Internet Movie Database o Wikipedia, vedrete i nomi di altri attori in altri ruoli da cattivi. Ma siccome non sono apparsi ancora in poster e trailer, non ve li elenco.

Kylo Ren è un cavaliere di Ren. Quindi il “Ren” del suo nome non è il cognome, ma un titolo onorifico, come Darth per i Sith. Kylo non è un Sith, ma è in grado di usare la Forza ed è ossessionato dalla figura di Darth Vader. Colleziona cimeli di Vader e secondo me (occhio, ipotesi personale spoilerosa) la spada di Anakin Skywalker (quella che Luke perde insieme alla mano su Bespin) che vediamo nelle mani di Finn potrebbe provenire dalla sua collezione. Oppure, potrebbe inseguire Finn per aggiungerla alla sua collezione.

Il Generale Hux è il comandante della base principale delle forze del Nuovo Ordine, la base Starkiller.

Il Capitano Phasma è un alto ufficiale degli assaltatori del Nuovo Ordine.

Tra loro (o tra gli attori che non nomino qui) c’è l’equivalente dell’Imperatore? Non credo. Penso che la sua figura apparirà in uno degli episodi successivi. Nonostante tra i cattivi che non elenco ce ne potrebbe essere uno seriamente candidato a questo ruolo, secondo me la sua figura sarà più quella dell’equivalente malvagio di Yoda o di Obi Wan.

 

4) Se Finn è un assaltatore imperiale, perché non assomiglia a Jango Fett? Dovrebbe essere un suo clone, no?

No. Ora non ricordo dove, se in Star Wars: Guerra dei Cloni o Star Wars: Rebels, viene detto chiaramente che i cloni non sono efficaci: per farli entrare velocemente in azione, i cloni hanno un ciclo vitale accelerato. Diventano adulti rapidamente, ma muoiono presto di vecchiaia. Quindi tra quelli che muoiono in battaglia e quelli che muoiono a causa dell’invecchiamento accelerato non è possibile avere dei veterani, combattenti esperti indispensabili per ogni forza armata. Inoltre, come visto in Guerra dei Cloni, nonostante la programmazione, sviluppano una loro personalità e autonomia, quindi non c’è la certezza di averne il controllo totale. Già prima di Episodio IV Una Nuova Speranza (il Guerre Stellari originale) i cloni sono stati abbandonati in favore di volontari.

 

5) Perché nel poster e nei trailer non appare Luke Skywalker?

Siamo quasi tutti certi che la figura incappucciata che poggia una mano metallica su R2D2 nei trailer sia Luke. Abrams ha dichiarato che quella di non farlo apparire è una decisione consapevole. E’ ovviamente una scelta di marketing: l’assenza di Luke genera curiosità e in rete girano molte discussioni sul suo ruolo, il suo destino, la sua presenza nel film. E’ tutta pubblicità gratuita e le discussioni mantengono alto il livello di interesse e curiosità per il film anche in assenza di operazioni pubblicitarie esplicite. Inoltre, la tensione che genera la curiosità per il personaggio farà si che quando apparirà – secondo me nel film, non lo vedremo in anticipo nel materiale promozionale – verrà giù il cinema.

Poi credo che ci sia anche la volontà di non creare grandi aspettative. Io penso che alla fine in questo primo episodio Luke apparirà per pochi minuti. Minuti intensi e importanti per la storia, ma comunque pochi. Come ho scritto sopra, deve essere chiaro a tutti che questa non è un’avventura di Han, Luke e Leia, ma di Finn, Rey e Poe.

 

6) Luke è Kylo Ren? E’ passato al Lato Oscuro?

L’assenza di Luke dal materiale di marketing ha spinto molti su vari forum e pagine Facebook a dire che “è confermato che Luke è Kylo Ren”. Se non fosse che l’attore che interpreta Kylo, Adam Driver, appare senza maschera in un set di foto promozionali scattate da Annie Leibovitz per Vanity Fair (non le linko, potete cercarle su Google) e, se avete presente l’attore, anche se è di spalle è chiaro che è lui che affronta Finn armato di spada laser nei secondi finali dell’ultimo trailer. Quindi direi che è del tutto evidente che Luke non è Kylo Ren.

Luke è passato al Lato Oscuro? (ipotesi personali spoilerose) Sicuramente sappiamo che all’inizio de Il Risveglio della Forza Luke è sparito da anni. Prigioniero? In esilio volontario? Sono circolate entrambe le ipotesi. Quella che mi convince di più è la seconda: Luke teme di perdere di nuovo il controllo sul suo potere, quindi si è nascosto. Non è passato al Lato Oscuro, ma ha ancora paura di seguire le orme di suo padre. Però non credo che Luke possa essere passato al Lato Oscuro, né credo che ci passerà durante questa nuova trilogia.

 

7) Che fine hanno fatto Mara Jade, l’ammiraglio Thrawn, i figli di Han e Leia e gli altri personaggi dei fumetti e libri usciti negli ultimi anni?

Per George Lucas sono sempre esistiti due universi ben separati di Star Wars: l’universo “ufficiale” (o canonico) e quello “non ufficiale”. Nel primo rientravano i sei film delle due trilogie, il film Guerra dei Cloni e le serie TV Star Wars: Guerra dei Cloni e Star Wars: Rebels. Tutto il resto stava nel secondo e a Lucas non interessava.

Perché è importante la distinzione tra ciò che è canonico e ciò che non lo è? Oltre che per permettere ai fan di lanciarsi in discussioni infinite, la distinzione è importante per un altro motivo: nella realizzazione di nuovi prodotti “ufficiali” (ovvero nuovi film), per Lucas era importante tenere in considerazione gli eventi accaduti nei capitoli canonici, mentre quanto raccontato nei materiali non canonici poteva essere tranquillamente ignorato.

Ad esempio, nel 1978 Alan Dean Foster pubblicò sotto licenza un romanzo (molto brutto) intitolato La Gemma di Kaiburr, ambientato tra Una Nuova Speranza e L’Impero Colpisce Ancora. Le vicende raccontate in questo romanzo sono del tutto incompatibili con il modo in cui è proseguita la storia tra Episodio IV ed Episodio V. Lucas, gli sceneggiatori Leigh Brackett e Lawrence Kasdan, il regista Irvin Kershner hanno realizzato il film ignorando completamente il romanzo, poiché non era canonico. Quanto detto sulle tradizioni Sith negli episodi da 1 a 3 spazza via quanto raccontato nelle varie serie di fumetti ambientate prima, anche decine di migliaia di anni prima, delle vicende di Una Nuova Speranza. Stesso motivo: non importa quanto possa essere stato ben ricevuto dai fan un fumetto o un romanzo, il creatore della saga voleva avere le mani libere per far evolvere la storia nella direzione da lui preferita. Ovviamente si riservava il diritto di pescare da romanzi e fumetti gli elementi che riteneva più interessanti, rendendoli canonici. Il nome di Coruscant per il pianeta capitale della Repubblica prima e dell’Impero poi viene infatti dai romanzi di Timothy Zahn.

Questa divisione tra universo canonico ed Extended Universe è sempre stata chiara, ma non è sempre stata comunicata con chiarezza, portando a grande confusione. Confusione alimentata anche dal fatto che alcuni elementi di alcuni romanzi erano in contraddizione tra loro. Alla fine, la Lucasfilm aveva dovuto creare un database interno con ben sei livelli di canonicità per valutare quanto fosse importante una singola storia all’interno del mondo narrativo complessivo di Star Wars.

Quando la Disney ha acquistato la Lucasfilm e ha annunciato di voler realizzare una nuova trilogia ambientata in un periodo ampiamente trattato in romanzi, fumetti e videogiochi, ha deciso prima di tutto di fare ordine. Questo per avere la possibilità di raccontare le storie che preferiva, senza i vincoli provenienti dalle opere di altri autori (opere che, detto per inciso, erano spesso di bassissima qualità).

Quindi, tutto quello che era l’Extended Universe è stato etichettato “Star Wars Legends” ed è stata costituita una divisione della Lucasfilm, lo Story Group, con il compito di assicurarsi che tutto il materiale, che si tratti di film, fumetti, romanzi, videogiochi, serie tv, racconti una storia consistente e senza contraddizioni. Ora che è sotto il controllo dello Story Group, tutto il materiale che verrà rilasciato su Star Wars, indipendentemente dalla piattaforma, sarà canonico, ovvero ufficiale. Quindi ogni storia successiva dovrà tenere in considerazione eventi e personaggi apparsi nelle storie precedenti.

In questo momento. Come scritto sopra sono canonici i sei film delle prime due trilogie, Guerra dei Cloni (film e serie TV), Rebels. Saranno ovviamente canonici i tre film della nuova trilogia. Sono canonici i romanzi e i fumetti che stanno venendo pubblicati dal 25 aprile 2014.

Questo vuol dire che Mara Jade, l’ammiraglio Thrawn e tutti questi personaggi e le loro storie non sono più ufficiali (non lo sono mai stati completamente, in realtà) e quindi non bisogna tenerne conto nello sviluppo dei futuri film, romanzi, fumetti e serie tv. Attenzione, questo non vuol dire che non appariranno mai più in nessuna storia di Star Wars: come per Coruscant, un autore può chiedere di includere uno degli elementi di Star Wars Legends in un prodotto canonico. Se lo Story Group glielo permette, quell’elemento diventa canonico. Per cui potrebbero riapparire nel futuro. Ma per ora, nessuno degli autori dei prossimi film, romanzi, fumetti e serie TV ha l’obbligo di utilizzare questi personaggi e non appariranno nei prossimi film.

 

8) Morirà qualche personaggio importante ne Il Risveglio della Forza? Qualcuno della Trilogia Originale?

Ho tenuto questa domanda per ultima, perché ovviamente è quella con il maggior potenziale di spoiler.
Secondo me possiamo essere certi che morirà uno dei protagonisti della Trilogia Originale. Ne La Minaccia Fantasma è morto Qui Gon Jinn, in Una Nuova Speranza è morto Obi Wan Kenobi. Se Abrams segue lo schema, chiunque incarnerà la figura del padre, del maestro per il protagonista del film non arriverà ai titoli di coda. Chi sarà? Il trailer ci dà degli indizi? Ovviamente Abrams sa perfettamente che ogni fotogramma di ogni spot e trailer sarà sviscerato minuziosamente alla ricerca di indizi. Quindi penso che la scena su cui tutti si interrogano, Rey in lacrime sul corpo di qualcuno, non sia stata messa lì per darci il nome del morituro, ma solo per preparare i fan alla perdita di un personaggio amato e per far partire il trenino delle ipotesi. Quindi da un lato mi verrebbe da dire che non è su quel fotogramma che bisogna concentrarsi. Ma dall’altra parte, ricordo che durante la produzione de L’Ira di Kahn trapelò la notizia che Spock sarebbe morto. Si decise di aggiungere la scena della finta morte di Spock a inizio film, durante la simulazione della Kobayashi Maru, per sviare i sospetti e far credere ai fan che avevano ricevuto questa informazione che la notizia fosse errata e si riferisse a questo evento, per mantenere la sorpresa e l’impatto emozionale al momento della vera morte del personaggio al termine del film. Abrams, che già di suo è maestro nel disseminare false informazioni, non può non conoscere questo episodio, soprattutto avendo diretto i primi due reboot di Star Trek. Quindi è possibile che in effetti abbia veramente deciso di mettere nel trailer un indizio su chi morirà, sapendo che il pensiero dominante sarebbe stato “figurati se mostra la morte di un protagonista nel trailer!” Io però penso che questo gioco di “io so che tu sai che io so” sia eccessivo e che il trailer non mostri la morte del protagonista che ci lascerà.

E chi sarà questo personaggio? Sicuramente, uno dei protagonisti della Trilogia Originale, quindi Han, Luke, Leia o Chewbacca. Dovessi scegliere un nome, direi Han. A quanto sembra, è con lui che i nuovi protagonisti passeranno più tempo ed è lui che li condurrà a fare i primi passi in un mondo più vasto. Sia per i vecchi fan che per chi dovesse vedere per la prima volta un film di Star Wars, è lui il personaggio con più carico emozionale e con più tempo passato sullo schermo. Quindi è lui, secondo me, il candidato ideale a lasciarci le penne. In seconda battuta, ma con percentuale molto, molto più bassa, direi Luke.

 

Questo è quanto penso ci sia da scrivere per fare il punto della situazione basandosi sulle informazioni pubbliche e ufficiali e senza entrare troppo in territorio spoiler.

Voi che ne pensate?

Il titolo di Star Wars Episiodio VII è…

Star Wars The Force Awakens…stato rivelato nel Tweet con cui l’account ufficiale del film annuncia la fine delle riprese.

Il titolo è Star Wars: The Force Awakens.

A maggio girava un altro titolo, mai confermato. Ora abbiamo il titolo dalla fonte ufficiale.

Non resta che aspettare dicembre 2015.

Ho visto il film di Capitan Harlock e…

Capitan-Harlock-poster-itaÈ il 1979, ho 7 anni. Mio padre mi sta crescendo a film di pirati e cowboy. Goldrake mi ha cambiato la vita, Guerre Stellari di più ed è un western spaziale. Poi arriva Capitan Harlock, il pirata dello spazio. Pirata. Nello spazio. È amore.

È il finire degli anni ’80, gli ultimi anni da teenager, ma i 18 sono ancora un pensiero lontano. Arrivano l’Arcadia della Mia Giovinezza e Capitan Harlock SSX, seguiti poi dalle repliche della serie originale. Con i miei amici abbiamo un rituale: ci vediamo il sabato per giocare di ruolo e facciamo un’ora di pausa per guardare insieme la double feature Capitan Harlock – Robotech, come quando eravamo piccoli e vedevamo i cartoni insieme. SSX è diverso dalla serie originale e già si capisce la tendenza di Leiji Matsumoto a prendere i suoi personaggi e girarli, rigirarli, reinventarli e riraccontarli come gli pare. Ma Harlock è sempre Harlock e la bandiera pirata vuol dire ancora libertà.

È il primo gennaio 2014, ho 41 anni, i 42 all’orizzonte. Ad aprile 2010 ho saputo del film in CGI di Capitan Harlock. Poi i teaser, i trailer, l’annuncio dell’uscita al cinema anche da noi. Il conto alla rovescia, l’appuntamento dato agli amici per oggi fin dalla fine dell’estate. La giornata passata canticchiando la sigla del cartone, anticipando il momento dell’ingresso in sala. Ma la cosa importante è come sono uscito da quella sala.

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