Castlevania, la serie animata su Netflix

Come mai scrivere su Castlevania, giudizio meh+, quando potrei parlare di The Expanse, bello?

Il destino si dipana per vie misteriose. Una di queste vie è il fatto che ora ho tempo, questo inverno non ne avevo. E siccome ho visto Castlevania la settimana scorsa, eccoci qui.

Questa serie animata di produzione originale Netflix ha due segni distintivi. Il primo è che è tratta dall’omonima serie di videogiochi di successo – per la precisione si ispira molto al terzo capitolo. Il secondo è che è scritta dallo scrittore di libri e fumetti, saggista, futurologo, conferenziere Warren Ellis, la cui newsletter dovreste proprio seguire.

Il secondo punto mi ha attirato più del primo, quindi ho investito un’ora del mio tempo spalmata su due pause pranzo per vedere i quattro episodi della prima stagione.

Eeeeeeeeeeeeeeee. Beh.

Che gli vuoi dire: onesto. Forse hanno speso più soldi per pagare Ellis e il cast di doppiatori, tra cui spiccano Richard Armitage e James Callis, che per pagare l’animazione, ma insomma, una cosa media.

La prima stagione in realtà è un lungo setup in vista della già annunciata seconda, in cui le cose si dovrebbero fare serie. Nel primo episodio una donna determinata, Lisa, si presenta a Dracula chiedendogli di insegnarle la sua scienza per diventare un medico e curare la povera popolazione della Valacchia. Segue l’ammmmore e segue, qualche anno dopo, un rogo su cui Lisa viene bruciata dalla chiesa con l’accusa di stregoneria. Dracula non la prende bene. Divide gli abitanti della Valacchia in due categorie: quelli direttamente colpevoli della morte della moglie e quelli che avrebbero potuto opporsi all’uccisione. Decide quindi di evocare un’armata dall’inferno e uccidere tutti.

Gli episodi successivi mostrano come si forma il terzetto di personaggi che cercherà di fermarlo: Trevor Belmont, discendente di una casata di cacciatori di mostri scomunicata dalla chiesa; Sypha Belnades, maga appartenente all’ordine nomade degli Oratori e, soprattutto, Alucard, il dampiro figlio di Dracula e Lisa intenzionato a salvare l’umanità dall’ira del padre e tra i personaggi più amati della serie di videogiochi.

La serie, come dicevo, è onesta: bella l’ambientazione, belli gli scenari, un po’ così animazione e character design, buona l’idea di seguire l’esempio dei videogiochi e tenere Dracula nascosto. Molto convenzionale la storia: segue i topos del genere senza discostarsene. Non che sia per forza un male, però dalla penna di Ellis mi aspettavo qualcosa di più originale o un punto di vista diverso su una storia nota, un po’ di sorpresa, insomma. Inoltre, le sue battute fulminanti che su carta funzionano benissimo qui a volte stonano: il ritmo dell’azione spesso si ferma per permettere a un personaggio di pronunciare una battuta bella, ma lunga e articolata.

Vedere Castlevania non è stato uno sforzo, anzi, ma sicuramente il risultato è stato inferiore alle mie aspettative. Si prende una sufficienza e il mio consiglio è, se non l’avete visto, di aspettare che esca la seconda stagione di otto episodi, per guardarne dodici uno dietro l’altro e vedere dove va a parare.

Ecco il trailer della prima stagione di Castlevania

Il passato non passa mai. Ovvero: recensione di Stranger Things

strangerthingsposterInternet, lo sapete, è la patria delle iperboli. Qualsiasi cosa su cui si esprima un giudizio o è la cosa più fica dell’universo o è ‘nammerda. Nelle scale da uno a dieci, gli unici due voti sono 1 e 10. O 2 e 9, se non si è estremisti.

Per questo è complesso parlare di Stranger Things, una serie disponibile su Netflix e che o avete già visto, o ve ne ha parlato tre quarti della gente che conoscete, quindi è come se.

Perché è bello, ma per me parecchio fastidioso. Nella scala 2-9, non basta dargli 6 e chiuderla lì.


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Che è Stranger Things? E’ questa serie in 8 episodi un po’ E.T., un po’ i Goonies, un po’ IT, un po’ La Cosa, un po’ Poltergeist. Insomma, un po’ un mischione di tutti i classici dell’avventura horror-avventurosa degli anni ’80 firmati da Stephen Spielberg e Stephen King.

Quanto mischione? Tanto. Ma a livello proprio di copia e incolla, come potete vedere guardando questo video di circa 4 minuti che accosta scene della serie ai film da cui si ispira e che omaggia.

Quindi, bello, per carità. Ottima fotografia, ottima recitazione, ottima regia, ottimo tutto. Ottima riproposizione del look & feel del 1983. Giusto un paio di momenti vabbè, che però non guastano l’insieme. L’idea delle luci di Natale è splendida e il modo in cui Wynona Rider dà forza a quella scena e a tutte le sue scene è eccezionale.
Insomma, da vedere e consigliatissimo.

Però.
Però, ormai lo sapete, a me questo impacchettare la nostalgia e venderla un tanto al chilo dà sempre più fastidio. Su uno dei tanti “momenti E.T.” stavo per arrendermi e abbandonare la serie. Il gioco di riconosci-la-citazione (che qui è proprio riconosci-la-scena-che-abbiamo-rigirato-pari-pari) mi ha annoiato molto rapidamente.

Leggo varie recensioni in cui si celebra Stranger Things per il suo rievocare gli anni ’80. Ma se vi guardate in giro, se fate caso ai titoli dei film nelle sale negli ultimi tempi, vedrete che non stiamo tornando negli anni ’80: non ne siamo proprio mai usciti.
E’ normale.
Da un lato, chi era piccolo e si stava formando un immaginario in quegli anni, oggi è un professionista (regista, scrittore, sceneggiatore) che porta quell’immaginario nel suo lavoro e che passa dal “sarebbe bello vedere un film dal vivo di questo cartone/fumetto” di 30 anni fa al “realizziamo un film dal vivo tratto da quel cartone/fumetto” di oggi.
Dall’altro, e questa non è altro che buona pratica commerciale, chi era piccolo 30 anni fa oggi è adulto. Quindi ha un lavoro, quindi ha soldi e quindi è il bersaglio di ogni impresa commerciale legata all’intrattenimento. E siccome la nostalgia è una leva potente, rieccoci sprofondati negli anni ’80.

Che fastidio questo continuo, martellante far leva sulla nostalgia.
Fastidio che è del tutto personale: se volete vedere la serie, vi invito a farlo perché – davvero! – merita. Se vi piace senza riserve, ne sono felice.

Però io le mie riserve le ho.

Mi infastidisce la bieca e scoperta operazione di nostalgia commerciale. Sicuramente gli autori della serie, i gemelli Matt e Ross Duffer – nati nel 1984 – hanno voluto omaggiare un cinema che non hanno vissuto, ma con cui sono sicuramente cresciuti tra videocassette e proiezioni estive. Ma al di là del voler omaggiare (ogni volta che scrivo “omaggiare” leggete “copiare spudoratamente”, perché non ci si può giare intorno, è quello che hanno fatto), dicevo al di là del voler omaggiare un certo cinema, non ci possiamo nascondere il fatto che questo è un prodotto pensato a tavolino per andare a colpire con precisione chi aveva 10-15 anni in quegli anni ed è cresciuto tra un romanzo di King e un film di Carpenter.
Che va bene, è il motivo per cui il secondo Batman di Nolan aveva il titolo che aveva, è perché Giorni di un Futuro Passato era il film degli X-Men più atteso, è il motivo per cui gente cresciuta a pane e fumetti ha riempito le casse della Marvel di soldi per vedere i film dei Vendicatori, è perché al cinema ci sono ancora Star Wars e proprio in questi giorni delle nuove Ghostbusters.
Ma almeno in quei titoli la checklist di cose che ci devi mettere per acchiappare i quarantenni non è così spudoratamente evidente. In Stranger Things è un vanto, è un continuo strizzare l’occhio e dare di gomito.

Mi infastidisce questo essere costantemente inchiodati al passato e riciclarne i pezzi per tirare fuori varianti di roba già vista, già fatta.
Citare e ispirarsi va bene, ma per creare qualcosa di nuovo, non per rifare 30 anni dopo un mix di classici.
Per esempio, ecco un altro video che mescola un film con le opere a cui è ispirato. Dura due ore, ma potete saltellare avanti e indietro per farvi un’idea: è Star Wars rimontato inserendo nel film tutte le fonti da cui ha attinto Lucas.

Sia Stranger Things che Star Wars sono opere commerciali, sono pensate per un pubblico specifico con gusti specifici – gusti per alcuni formati nella giovinezza, ecco l’effetto-nostalgia – e sono entrambi una collezione di citazioni che possono arrivare al plagio (nell’attacco alla Morte Nera ci sono pari pari le battute di The Dam Buster).
Però Lucas ha pescato roba qua e là per creare qualcosa di mai visto prima.
I Duffer hanno proprio fatto taglia e cuci di Spielberg e King per creare nel 2016 un film del 1983 a beneficio di chi nell’83 andava a vedere Goonies ed E.T. e ora ha 40 e più anni. Non hanno creato nulla di nuovo a partire da quel linguaggio, da quelle idee. Se ne sono guardati bene! E’ una loro scelta artistica e commerciale, è legittima ed è valida. Ma è pure una – un’ennesima – occasione sprecata.

Stranger Things mi ha ricordato due film: Scott Pilgrim Vs. The World e Matrix.
In Scott Pilgrim di nostalgia ce n’è tanta. Degli anni ’90, della generazione Nintendo, visto che l’autore Bryan Lee O’Malley, nato nel 1979, era piccolo in quegli anni (i Duffer sono sempre nati nel 1984). Ma quegli anni non sono il focus della storia. Sono gli anni in cui si sono formati i personaggi e hanno fornito loro le lenti e i parametri attraverso i quali vedere e rapportarsi con il mondo del 2010 e che, tradotto nel brillante linguaggio del fumetto e del film, diventano le lenti, i parametri e gli strumenti visuali con cui noi vediamo il loro mondo.

Matrix è un brillante distillato di pulsioni che erano nell’aria sul finire degli anni ’90. A voler ben guardare, non c’era niente di veramente nuovo o mai visto prima nelle idee del film, ma il modo in cui quelle idee – di trama e di rappresentazione visiva – sono state tradotte in film è stato assolutamente innovativo e ha creato un nuovo linguaggio costruito sulla base di altri linguaggi già noti, magari non al grande pubblico.

E Stranger Things?
Stranger Things è un minestrone.
Non è il minestrone che potrei cucinare io, arrivando a casa stanco e affamato e con un unico pensiero in mente: carboidrati adesso!
E’ il minestrone che potrebbe preparare un cuoco famoso, diciamo un Carlo Cracco, mettendoci cura nella ricerca degli ingredienti e nella preparazione.
Ma sempre di un minestrone stiamo parlando. Surgelato poi: Minestrone Findus by Carlo Cracco. Minestrone!

Soprattutto nella sesta e settima puntata a volte mi sembrava di sentire in sottofondo, dietro le battute degli attori, i tre scenaggiatori de Gli Occhi del Cuore:

– Mettici anche questa citazione. E pure questa!
– Ma dai, è troppo scoperta, troppo sfacciata!
– Ma che troppo, daje, carica, carica che agli spettatori gli piace essere presi per il culo!

Infine, più che infastidirmi mi fa proprio paura il processo mentale dei produttori – che condividono con i banchieri il poco invidiabile primato del non capire niente di come funziona il mondo in cui si muovono.
Sicuramente in questi giorni decine e decine di produttori hanno iniziato a pensare a come tirare fuori altre opere simili per lucrare sul successo di Stranger Things.
Mi immagino i dialoghi (me li immagino con forte accento romano, anche se la scena è Hollywood, ufficio di due produttori, interno giorno, luci e aria condizionata sparati al massimo).

– Che je damo a sta gente per inchiodarli davanti ar TV? Che andava forte negli anni ’80?
– Guerre Stellari.
– Preso, poi?
– Mio fratello grande leggeva ‘na cifra di fumetti. Batman, l’Omo Ragno.
– Presi, presi!
– I Masters of the Universe?
– Presi!
– Transformers? Le Tartarughe Ninja?
– Oh, non mi stai aiutando.
– Robotech!
– Ce l’ha Di Caprio.
– L’Acchiappafantasmi!
– Aoh! Sveja, sta ar cinema adesso!
– Gli anni ’60!
– Eh?
– Gli anni ’60! Negli anni ’80 c’erano un botto di film sugli anni ’60. Ma un botto!
– Gli anni ’60 dici?
– Ma sì, Sapore di Mare, Sapore di Mare 2, Sapore di Mare la Vendetta. Tutti i film alla come eravamo giovani e fighi in vacanza in riviera.
– In vacanza.
– Sì, con le vespette, i lenti sulla spiaggia, mamma e papà con la frittata di cipolle in spiaggia e te che vuoi filartela per andare con la ragazzetta in pineta!
– In effetti c’hai ragione, c’erano un botto di film sugli anni ’60 negli anni ’80. E se li vedevano.
– Hai voja che se li vedevano.
– Oh, famo Sapore di Sale 2k18, co’ Rihanna che fa la cover dei Watussi! Miniserie in 8 puntate.
– Daje!
– E daje, cazzo, daje!

Capito come succede Chernobyl? Un’idea stupida e il fallimento catastrofico di tutti i sistemi di sicurezza umani e tecnologici che dovevano bloccarla sul nascere.

Negli anni 2000 siamo preda della nostalgia degli anni ’80, negli anni ’80 i nostri genitori erano preda della nostalgia degli anni ’60, quando erano giovani loro. La serie sulla nostalgia della nostalgia è solo questione di tempo.

Torniamo seri.
Stanger Things coglie alla perfezione la forma e lo spirito degli anni ’80.
Coglie lo spirito con una lucidità che addirittura era impossibile in quel tempo, quando si era immersi nell’epoca, e che è possibile dopo 30 anni di distacco e riflessione.

Questo scambio di battute è geniale e spiega tutto delle pulsioni dell’epoca, spiega perfettamente come nascono e come muoiono i Goonies:

Jonathan Byers: “Nancy Wheeler, she’s not just another suburban girl who thinks she’s rebelling by doing exactly what every other suburban girl does… until that phase passes and they marry some boring one-time jock who now works sales, and they live out a perfectly boring little life at the end of a cul-de-sac. Exactly like their parents, who they thought were so depressing, but now, hey, they get it.”

Nancy Wheeler: “I don’t think my parents ever loved each other. They must’ve married for some reason. My mom was young. My dad was older, but he had a cushy job, money, came from a good family. So, they bought a nice house at the end of the cul-de-sac… and started their nuclear family. Screw that.”

Ma come sappiamo, gli epigoni sono soliti prendere solo la forma di ciò che imitano, perdendosi completamente la sostanza, lo spirito. Che è quello che rende unico ed eccezionale ciò che stanno copiando. Ma di solito, gli epigoni non se ne rendono conto.
Insomma. Temo l’inondazione di serie anni ’80 alla Spielberg e King.

E però ripeto: vale la pena guardarle queste 8 puntate. Dateglieli ‘sti soldi a Netflix.
Il problema che ho con Stranger Things è un problema mio.
E’ come per la rubrica “la prima puntata non si scord… eh?” di Doc Manhattan: me la leggo e mi diverte, però poi penso sempre “sì, ma so’ passati 30 anni e stiamo ancora parlando delle stesse cose! Ma perché non uso il mio tempo per leggere le recensioni delle prime puntate della roba che esce oggi?!?”
Siccome sono vecchio, sono nostalgico come tutti. Ma questo continuo stare ancorati al passato quando c’è tanta roba da godersi oggi mi dà urta sempre più.
Non è Stranger Things, non sono gli anni ’80 a urtarmi. E’ l’impossibilità di sfuggire a questo passato, sono le dieci milioni di cose alla Stranger Things che mi annoiano.

Il finale di Stranger Things è aperto. Ci sarà una seconda serie? Boh tendente al probabile. Non so se la vedrò. E’ come il nuovo Ghostbusters, che non ho visto e non vedrò: a parte il fastidio del continuo lucrare sulla nostalgia, se una cosa non mi interessa, semplicemente non me la guardo.

Se non lo avete visto, ecco il trailer di Stranger Things

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Trovare nuovi libri da leggere e nuove ispirazioni per scrivere. Come? Dove?

lankhmarUn paio di settimane fa, mentre giravo per librerie e fumetterie con Luigi, riflettevamo sul fatto che una grande libreria non è più il posto migliore per avere una panoramica di quello che succede nel campo della letteratura fantasy e fantascientifica.

Da un lato, sulla pagina Facebook di Magrathea c’era appena stata questa conversazione, dall’altro bastava che guardassimo gli scaffali davanti a noi: Martin come se piovesse, epigoni di Martin, Star Wars e altri libri tratti da film, videogiochi e serie TV, Hunger Games e derivati, Harry Potter e derivati. Molti libri pure belli, intendiamoci, ma nel complesso una selezione assolutamente non rappresentativa di cosa è presente oggi nel fantastico mondo della narrativa fantastica.

Esticazzi? C’è Amazon per gli acquisti, no? Ci sono Facebook, Goodreads, Chetteleggi per la scoperta, no? Soprattutto, c’è il passaparola per la scoperta! No?

Sì e no.

Il passaparola, di persona o online, da un amico o tramite una piattaforma, sito, social network, è sicuramente il modo migliore per scoprire nuovi libri. Ma – almeno per me – andare in libreria, vedere cosa si trova, lasciarmi sedurre da copertine e quarte di copertine, scoprire per caso un autore nuovo e non conosciuto nella mia cerchia di amici è sempre stato un piacere e la possibilità di avere una bella sorpresa più che compensava il rischio di averne una brutta. Almeno fino a un po’ di tempo fa: ora se entro da Feltrinelli o da Mondadori o altra grande catena, so già cosa troverò sugli scaffali prima ancora di arrivare alla sezione fantasy, fantascienza e horror.

Oh, intendiamoci: è sempre stato così: le librerie sono negozi e mettono sugli scaffali soprattutto quello che vuole la gente in quel momento, Terry Brooks e varianti della Spada di Shannara prima, Anne Rice e libri e libri e libri di vampiri poi, urban fantasy, fantasy storico, varianti del Trono di Spade. Solo che oggi più che mai mi pare che si trovi solo quello che si vende: pochi grandi autori ancor meno epigoni di quegli autori. E’ ancora possibile scoprire nuovi scrittori e nuovi generi, ma all’interno di una selezione sempre più ristretta. Naturalmente questo crea un circolo vizioso: solo quello viene proposto, quindi solo quello viene comprato, quindi solo quello viene di nuovo proposto. Solo quello si trova sugli scaffali, unicamente quella i lettori pensano che sia l’offerta disponibile.

Quando è stata l’ultima volta che avete visto un libro di Michael Moorcock, Lois McMaster Bujold, Roger Zelazny, Margaret Atwood, Ursula Le Guin, Jeff VanderMeer esposto in una grande libreria? Ma soprattutto, quando è stata l’ultima volta che avete visto esposto un libro di un autore che si ispira a loro?

Perché per me il punto importante è questo: non tanto trovare o non trovare un autore classico. Quanto trovare o non trovare qualcuno che si è ispirato a loro e partendo da lì ha elaborato una sua proposta, esplorando e arricchendo il genere o addirittura creando un nuovo genere.

Da sempre il processo di creazione dell’arte – e quindi anche della scrittura, anche di libri pop – parte con l’imitazione: leggo un autore o un genere che mi piace, scrivo un libro che rieccheggi quell’autore, il suo stile, la sua storia, il suo genere. E poi ancora e ancora e ancora, leggendo e imitando altri libri e altri autori, finché non sviluppo un mio stile, finché non svilupppo una mia originalità. Fanno tutti così. William Gibson lo racconta in un’intervista: leggeva tutto quello che gli capitava sotto mano nella sua piccola città di provincia in cui è cresciuto. Una lettura vorace e variegata.

Ci chiedevamo con Luigi: cosa può scrivere chi inizia ora a cimentarsi con la scrittura, se le uniche fonti di ispirazione che trova sono i libri  che si trovano oggi sugli scaffali? Game of Thrones è il fantasy del momento dato il successo nella nicchia degli appassionati prima e più generale poi grazie alla serie TV. E sta esercitando sui lettori che iniziano a cimentarsi con la scrittura lo stesso fascino che, ai tempi, esercitò Il Signore degli Anelli. Ma come possiamo aspettarci modernità, nuovi punti di vista, un’evoluzione del genere da chi vede – perché così viene proposto – come il fantasy definitivo un ciclo il cui primo libro ha iniziato a prendere forma nel 1991 e tra pochi giorni celebrerà i 20 anni dalla prima edizione?

Ora, fortunatamente sono secoli (almeno uno e un pezzo) che tra circoli di lettura, riviste, internet la scoperta di nuove letture e – soprattutto dal mio punto di vista – nuove ispirazioni per nuovi scrittori non è limitata agli scaffali delle librerie. Ma sicuramente ci vuole forse più impegno, forse più fortuna per trovare qualcosa al di fuori della massa di titoli che dominano le conversazioni.

Magrathea è nato per questo in fondo: permettere a chi vuole cimentarsi con la scrittura di proporre un racconto e chiedere “che ne pensate?”, trovare qualche consiglio per scrivere meglio, scrivere e leggere articoli che non parlino solo del grande film o grande libro che vengono trattati approfonditamente da mille altri siti (con l’eccezione di Star Wars, conoscete la mia passione per Star Wars), trovare spunti, ispirazioni e notizie curiose e che altri trascurano e in generale cercare di uscire un po’ dalla bolla dei soliti nomi noti e capire che aria tira non solo al centro del mondo del fantasy, della fantascienza e dell’horror, ma pure sulle frange esterne.

Che ne pensate? Credete anche voi che oggi sia un po’ più complicato del passato trovare nuove letture e nuove ispirazioni al di fuori degli autori e dei titoli più famosi?

Oggi in tv – I film fantasy, horror e di fantascienza stasera in televisione

gotham_header_h_2015Se la visione trita e ritrita dei classici film natalizi vi ha stufato fino alla nausea, sappiate che per questa sera la programmazione tv cambia notevolmente. La lista dei film oggi in tv in prima serata potrebbe tornarvi utile per eliminare tutto lo sdolcinamento obbligatorio di questi giorni festivi e godervi film strettamente connessi con la tematica di questo blog: fantasy, horror, fantascienza. Una manna dal cielo per i nostri occhi! Per ogni titolo indicherò canale e orario della messa in onda dei film in prima serata, mentre per l’intera lista vi rimando al sito OggiInTV da cui ho prelevato questa lista.

 

Neverwas – La favola che non c’è

RAI 3 alle 21:05

Zach Riley è uno psichiatra di successo che decide improvvisamente di abbandonare il suo stabile lavoro universitario per prendere posto nella vecchia casa di cura per malattie mentali in cui lavorava il suo stesso padre. Nello stesso luogo suo padre, famoso scrittore, aveva realizzato il classico per ragazzi “Neverwas”. Ossessionato dai suoi sentimenti e risentimenti irrisolti nei confronti del padre, Zach si imbatte in un paziente che sembra sapere molto di più su quel romanzo.

 

Gotham

ITALIA 1 alle 21:10

Chi era Joker prima di diventare lo psicotico che tutti conosciamo? Chi era Bruce Wayne prima di diventare Batman? Gotham è una serie tv spinoff/prequel dei film incentrati sull’universo intorno a Batman che racconta le vicende mafiose di Gotham prima che la città conoscesse il miliardario eroe mascherato e che ruota attorno alle figure di James Gordon e Harvey Bullock, guidati dal capitano Sarah Essen. La prima stagione racconta la caccia al killer dei coniugi Thomas e Martha Wayne.

 

L’ultima casa a sinistra

ITALIA 2 alle 21:30

Due criminali a piede libero, finiscono con lo stuprare ed uccidere due ragazze. Nel tentativo di nascondere quanto successo, durante una notte di pioggia decidono di trovare rifugio presso la casa di una delle vittime dove vivono i genitori. Ignari di dove siano capitati, i due assassini dovranno vedersela con i genitori della ragazza che viveva lì dopo che avranno scoperto a chi hanno davvero dato riparo. Si tratta in realtà di un remake ufficioso de La fontana della vergine di Ingmar Bergam.

 

The Originals

LA 5 alle 21:10

E’ una serie tv americana di genere fantasy. Si tratta dello spin-off di The Vampire Diaries. L’episodio pilota venne trasmesso all’interno della serie principale come ventesimo episodio della quarta stagione. Ambientata a New Orleans, la serie narra la storia dell’ibrido Niklaus Mikaelson che insieme alla sua famiglia anni prima fondò la stessa città ma dalla quale fuggì per sottrarsi alla furia del padre. Anni dopo tornando sul luogo scopre che le cose sono nettamente cambiate e che adesso il vampiro Marcel detiene il potere e le decisioni su qualsiasi cosa possa accadere in zona. Comincerà così un’intrigata alleanza per ripristinare il potere ai fondatori della città.

 

La lista termina qui purtroppo. Non si tratta di un lungo mix di film golosi e allettanti, ma è comunque un buon inizio per smorzare la routine natalizia e tornare alla normalità con i nostri generi preferiti. E voi cosa guarderete oggi in tv?

Sogni Emergono dalla Nebbia: ebook gratis su Amazon

sogniemergonodallanebbiaSogni Emergono dalla Nebbia, l’ebook che raccoglie i miei primi, vecchi-molto-vecchi racconti brevi è in promozione gratuita su Amazon da oggi fino al 2 settembre.

Se volete avere una visione su cosa c’era nella mia testa molti anni fa, quando mi dilettavo di horror, urban fantasy e strange sci-fi, questa è l’occasione buona. Il libro è breve e vi farà compagnia in questo week end che precede settembre e il ritorno alla piena attività.

Potete scaricare l’ebook gratuitamente qui.

Gli effetti della buona TV: True Detective fa tornare in libreria Il Re Giallo

il re gialloSenza spoilerare troppo, possiamo dire che Il Re in Giallo è una elemento importante della serie TV True Detective. Una bella serie che dovrete proprio vedere, se ancora non l’avete fatto.

Il Re Giallo è una raccolta di racconti horror e fantastici di chiaro sapore gotico, con una forte componente macabra, mistica e sovrannaturale. L’autore, Robert Chambers, di fatto potrebbe essere considerato il ponte tra Edgar Allan Poe e H. P. Lovecraft e sicuramente questa raccolta è tra le fonti che hanno ispirato il Solitario di Providence nella creazione dei Miti di Cthulhu. Alcuni elementi presenti nei racconti di Chambers sono stati infatti ripresi e riportati pari pari nelle opere di Lovecraft.

Dopo la serie TV, si è riacceso l’interesse verso questo classico dell’horror un po’ trascurato e ora è più facile metterci sopra le vostre adunche manine.

Oltre l’invasione zombie

Zombies outside a window

Tutti gli zombie del mondo!

Quando parliamo della nostra fascinazione verso il genere della gente-che-mangia-altra-gente, è facile tirare fuori nomi come “The Walking Dead,” “Dawn of the Dead,” o “Resident Evil.” Ormai il genere si trova ovunque, dal cinema alla televisione ai videogiochi, e ci sono talmente tanti titoli che è impossibile elencarli tutti.
Qui ci limitiamo a nominare alcuni dei film e giochi meno noti, per mostrarvi che l’invasione zombie è più avanti di quanto non crediate.

Non è il tuo solito film di zombie

Chi ha detto che un film di zombie debba essere tetro? Di sicuro non era tetro il genio dietro i film che stiamo per elencare. Hanno preso il modello del tipico film di zombie e lo hanno girato completamente, portando il genere verso strade più vivaci. Nel farlo hanno creato nuove frontiere per il nostro intrattenimento zombificato.

1) Un film di zombie che sia anche una commedia? Oggi potrebbe non sembrare un’idea così bizzarra, ma quando è uscito “Shaun of the Dead” nel 2004, mostrava un approccio completamente originale. Detto questo, è una divertente cavalcata attraverso strade piene di zombie, che vi divertirà e stupirà per la sua originalità. Se non lo avete ancora visto, che state aspettando?

2) “Warm Bodies” è un film di zombie sentimentale. Il suo messaggio generale è che anche gli zombie sono persone e in un mondo paranoico, potrebbe essere proprio uno zombie quello che salva tutti. Le due star Nicholas Hoult e Teresa Palmer hanno una chimica pazzesca e scioglieranno i nostro cuori con la loro lotta per l’amore e l’accettazione.

3) Finora abbiamo parlato di un film di zombie comico e uno romantico. “Zombieland” riesce a essere un po’ di entrambi. Con la sua originale visione dell’infezione zombie, sceneggiatura divertente e cast affascinante, ispira nuova vita al genere (haha: visto cosa ho fatto?). Ci ha fatto pensare che quand’anche dovesse arrivare un’invasione zombie, ci sarebbe sempre spazio per risate, amore, famiglia.

Zombies

Gli zombie e i loro piccoli giochi crudeli

Se pensate che siamo lontani da un’invasione zombie, aprite gli occhi. I morti viventi hanno già invaso il mondo dei videogiochi. Dagli zombie su un’isola agli zombie nello spazio, questi vagabondi alla ricerca di sangue e cervello si sono già infiltrati nel nostro universo e sono votati all’attacco. Forse vi sentite tranquilli, per ché gli zombie sono prigionieri del mondo dei videogiochi, ma sarebbe una falsa sicurezza. Gli zombie sono ovunque, anche in altri tipi di giochi.

1) Che ne dite di un gioco di carte il cui obiettivo principale è costruire l’arma anti zombie più fica e bislacca che possiate immaginare? Si trova tutto nel frenetico e divertentissimo gioco di carte chiamato Badass Zombie Killer. Potete creare un set di nunchaku-sega elettrica a canne mozze, a motore elettrico e guida laser, o un forcone a doppia canna e propulsione a gas o qualche altra arma deviata nella vostra corsa verso la vittoria. E vi conviene vincere, perché tutti gli altri verranno mangiati.

2) Provate a sopravvivere in una battaglia epica e sanguinolenta mentre vagate per le devastate pianure del gioco da tavola All Things Zombie. Che stiate cercando armi, benzina o medicine, è una corsa disperata per sconfiggere sciami di non morti e umani imbarbariti. Potete giocare per conto vostro o in cooperativa o in competizione con gli altri giocatori, mentre ciascuno di voi cerca di dominare le minacciose dinamiche del gioco.

3) Per una visione diversa dei giochi sugli zombie, GD Casino offre qualcosa per gli amanti del divertimento a base di carne umana con la loro slot machine Zombies. Lo scopo del gioco è allineare simboli legati agli zombie, come globi oculari, cervelli, maschere antigas, armi insanguinate e oltre, il tutto mentre cercate di sopravvivere agli zombie piazzando pallottole in testa e lame nel cervello e, alla fine, sopravvivere all’apocalisse zombie.

Sei stato zombificato!

Be’, più o meno. Forse non siete zombie, ma vivete in un mondo di zombie. Ovunque guardiate, c’è uno zombie che vi restituisce lo sguardo. In giochi, film, televisione, letteratura eccetera, gli zombie si sono posizionati intelligentemente per colpire e mangiarvi il cervello. Potete correre e nascondervi, ma non sarete mai al sicuro. Gli zombie oggi regnano e voi siete tutti concorrenti nel loro gioco.

Frankenstein’s Army

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale una eterogenea pattuglia di soldati sovietici penetra le linee nemiche: lo scopo è quello di girare un film di propaganda per il regime comunista testimoniando la disfatta dei nazisti. Quando la pattuglia, tagliata fuori dalle proprie forze, riceve una misteriosa richesta di aiuto da parte di truppe alleate asserragliate in un villaggio tedesco il suo comandate decide di muoversi iniziando un percorso che spalancherà le porte di un inferno generato dalla mente umana

Un anno fa, quando vidi il teaser trailer di FA, provai un vago interesse: non vi era nulla di realmente innovativo nel sincretismo tra nonmorti e nazisti (vedi Dead Snow, Secrets of the Third Reich ed il nostrano Sine Requie) ma l’idea aveva delle potenzialità ancora da sfruttare.

Quando successivamente mi ritrovai innanzi agli occhi il Red Band Trailer ne rimasi turbato ed intrigato. Lobotomie senza anestesia, vivisezioni, inquietanti e grottesche creature che un tempo erano state uomini fusi con avanzi industriali ed un gruppo di soldati sovietici terrorizzati che sarebbero stati massacrati (i più fortunati, probabilmente); tutti elementi che se ben dosati potevano gettare le basi di un classico del genere.

Nelle settimane successive visionai il trailer ripetutamente, lessi le interviste al regista norvegese Richard Raaphorst (già collaboratore di Brian Yuzna e quindi una garanzia) e studiai il design delle aberrazioni biomeccaniche, le loro storie che non avrebbero trovato per tempo o necessità spazio nel film, la loro evoluzione dalle bozze originali. Gradualmente percepii sulla Rete un senso crescente di anticipazione da parte di un numero sempre maggiore di fan non tanto del prodotto quanto dell’intrigante concetto.

Il film vero e proprio, evoluzione del mai prodotto Worst Case Scenario, in alcuni momenti sfiora, cerca di sedurre, quasi afferra ma non tocca mai il potenziale promesso.

La scelta del “found footage” non è tra le più fortunate e di certo non è tra le più riuscite del genere: è necessario uno sforzo di immaginazione per credere ad una camera che offra una tale definizione e fornita di microfono negli anni ’40 e peggio ancora ad accettare l’uso di alcune inquadrature visibilmente forzate nonchè l’improbabile capacità dell’operatore di farsi sorprendere continuamente dai goffi e rumorosi mostri a pochi passi da lui

FA risente di un tipo di regia in qualche modo incerta nonostante l’innegabile visione d’insieme e preparazione certosina: gli attori sono dimenticabili per non dire legnosi tanto nella recitazione, eccessivamente sopra le righe (forzato l’accento russo, senza convinzione le violenze perpetrate contro i tedeschi e poco credibili le liti all’interno del gruppo), quanto nei combattimenti, caotici ma mai entusiasmanti ed i loro personaggi risultano intercambiabili, ben distanti dai Colonial Marines di Aliens che erano comprimari della pellicola al pari degli xenomorfi; pensato come uno spara e fuggi in prima persona FA ne ricalca l’elemento stilistico concentrandosi sulla presenza (o la più temibile assenza) delle creature e tralasciando ogni tipo di introspezione o sviluppo degli umani, qui ridotti a figure di cartone definite solo dal ruolo (“vecchio sergente veterano”, “cecchino silenzioso”, “radiofonista polacco”, “vice ambizioso e arrogante”): unica eccezione nel cast è Karel Roden (Hellboy, A Serbian Film) che nel ruolo di Frankenstein ci offre un istrionico Mad Doctor, degno dei suoi predecessori della Hammer.
Importante, se non più importante, protagonista è la location estremamente realistica, fedele alla pur deformata tecnologia dell’epoca, coerente con l’ambientazione e l’atmosfera: un dedalo di strutture dilapidate e tunnel fatiscenti, sale-tempio di un industrialismo dieselpunk disumanizzante, scannatoi-miniere, laboratori-discariche dove carne morta o morente e rifiuti tecnologici si fondono in un amalgama folle.

Naturalmente a farla da padroni sono le creazioni dello scienziato pazzo, gli zombot: una fiera di ibridi che spinge al limite, già elastico, la domanda: “come si possono usare dei resti umani per creare dei mostri meccanici?”.
Ogni creatura è unica, realizzata esclusivamente con make-up e protesi, pensata per avere una propria funzione talvolta secondaria o irrilevante se non voluttuaria e per questo ancor più grottesca: sfortunatamente il film non ci consente di apprezzare adeguatamente i dettagli di alcuni dei cyborg più interessanti persi in apparizioni di frazioni di secondo, nell’oscurità o con la distanza.

Globalmente Frankenstein’s Army non può essere assolutamente  considerato un brutto film horror ma nonostante le premesse ed i tentativi sinceri non è il Gran Bel Film che poteva e doveva essere.

In alcuni punti le pennellate personali del regista sono brillanti (la croce coperta da tubi, cavi elettrici e dispositivi elettronici, rappresentazione metaforica di una resurrezione artificiale; la chiesa trasformata in fabbrica; l’omaggio allo Space Jockey gigeriano: la definizione di “camera con le gambe” dell’operatore che diviene quasi una profezia) ma il ritmo che improvvisamente rallenta nella seconda parte del film unito alla totale mancanza di empatia verso i personaggi non permette allo spettatore di immedesimarsi realmente, lasciandolo innanzi ad un paradossalmente asettico tunnel dell’orrore, ad un baraccone rutilante apprezzabile per la varietà di mostruosità offerta senza scadere nel facile torture porn e l’impegno profuso ma mai realmente coinvolgente.

Un più che dugnitoso film da gustarsi in casa con amici appassionati del genere con birra e popcorn e la seconda volta col dito sul pulsante pausa.

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