Embassytown di China Miéville

embassytownSto leggendo Embassytown di China Miéville.

Questa non è una recensione, perché per quella dovrete aspettare che arrivi in fondo al romanzo.

E’ più un primo appunto.

China, ti voglio bene. Ed è per questo che sono faticosamente avanzato attraverso i 5 milioni di pagine che hai infilato tra la copertina e il momento in cui la tua storia ingrana. Una storia che è la tua versione di Snow Crash di Neal Stephenson, una bella e profonda e utile riflessione sul linguaggio che è un virus.

Quando parte, il romanzo è bello e lo sto terminando con passione.
Ma se sono riuscito a superare la prima parte è solo perché sapevo che ne valeva la pena da fonti esterne: recensioni, commenti, citazioni. La parte iniziale poi si capisce perché è scritta così e perché è importante, perché è fondamentale entrare nella testa della protagonista. Ma poi, dopo un sacco di poi, accidenti a te!

Non c’è niente dentro la parte iniziale del racconto che dia un motivo per superare i primi 20 milioni di pagine e non va bene se questi motivi li devo trovare fuori dal romanzo.

E’ come L’Oceano in Fondo al Sentiero di Neil Gaiman. C’è una luuuuunga parte centrale che è bella, ma ti chiedi perché tanti episodi e tanti dettagli, prima che si capisca il perché e il romanzo ti strappi il cuore e ne faccia poltiglia come manco i film della Pixar e ti lasci piegato in due a piangere perché improvvisamente ti sei ricordato cosa voleva dire essere bambino e non lo sei più e sto piangendo di nuovo, dannazione, Neil!

Però lì c’erano i primi capitoli che ti davano un’idea di dove si andasse a parare – ma che non facevano niente, niente!, per prepararti alla botta assassina dritta nei sentimenti.
In Embassytown non c’è nulla. Devi andare avanti fidandoti di elementi che stanno fuori dal romanzo e che ti promettono che lì in fondo, dopo i 100 milioni di pagine introduttive, c’è una storia molto bella che dà un senso a quella prima parte.

Comunque, recensione completa quando finirò di leggerlo.
Hai un fazzoletto?
Dannazione, Neil!

Le prime foto dal set di American Gods

000229090-american-gods-654500American Gods è il primo romanzo di Neil Gaiman: la sua grande epopea americana in cui le divinità del vecchio mondo si affannano a cercare scampoli di fede per mantenersi in esistenza mentre stanno venendo soppiantati dai moderni dei del nuovo mondo, incarnazione di nuovi culti, nuovi desideri, nuove paure.

A 15 anni dalla sua pubblicazione il romanzo sta diventando una serie TV, che andrà in onda questo autunno negli USA sul canale Starz. La supervisione è di Bryan Fuller, che conosciamo già tutti per la serie Pushing Daisies e soprattutto Hannibal.

Il casting della serie ha ricevuto numerosi apprezzamenti: ogni attore chiamato a dare il volto a uno dei personaggi è stato ritenuto dai fan del romanzo la migliore delle scelte.

Finalmente possiamo vedere tre di questi attori nelle vesti dei loro personaggi: il protagonista Shadow, il leprecauno Mad Sweeney e il misterioso Mr. Wednesday in una scena ambientata nel bar a tema coccodrillo dal sorprendente nome Crocodile Bar.

Entertainment Weekly ha un articolo di presentazione della serie e un’altra foto oltre a quella qui sopra.

American Gods è stata la prima opera importante di Gaiman dopo la fine di Sandman, il fumetto che lo ha reso famoso, ed è stato il suo primo confronto con il genere del romanzo, dato che fino ad allora si era limitato a brevi racconti. Ovviamente io sono di parte e lo trovo un libro eccezionale. Ho grandi aspettative per la serie!

Recensione di MirrorMask

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E .. se i vostri sogni prendessero vita?
Se il vostro inconscio vi mettesse d’avanti enigmi che solo voi potete risolvere?
Se vi trovaste faccia a faccia con la vostra parte ribelle cosa mai gli direste?
Nel 2005 esce, direttamente in dvd, MirrorMask, un lungometraggio fantasy onirico, ricco dell’inconfondibile tocco di Dave McKean e scritto dalla geniale penna di Neil Gaiman.
La storia coinvolge Helena (Stephanie Leonidas) un adolescente che lavora come giocoliere nel circo di famiglia, intrappolata in questa realtà che non condivide, “il sogno di tuo padre” dice la madre Joanne (Gina McKee) rinunciando così ad una vita normale.
Helena sprigiona la sua fantasia disegnando una città immaginaria, dove i pesci nuotano nell’aria e le persone del suo mondo reale appaiono nel sogno del tutto trasformate con maschere e costumi bizzarri. Si tratta di un mondo di luce e buio; la Regina della Luce (interpretata sempre da Gina McKee) è in uno stato di trance, e a quanto pare tocca a Helena avventurarsi nel mondo oscuro e tornare con la “MirrorMask” per risvegliare la regina.
Il mondo fantastico di questo film ha una bellezza inquietante. All’inizio la visuale porta con se una certa meraviglia che può ad un certo punto della visione pesare sulla fruizione della pellicola che verso la fine può costare qualche sforzo per via delle immagini poco chiare e sempre cerchiate di nero come se fosse un vero sogno, di quelli che Sognipedia aiuta a interpretare con il suo libro dei sogni.

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La storia assomiglia a ciò che accade in Bernard Rose di “Paperhouse” (1988), in cui una ragazza disegna una casa in un altro mondo, si ammala, ed entra magicamente in quel mondo. Nel film di Rose, le immagini sono chiare. In “MirrorMask”, con l’artista Dave McKean come regista e scenografo, le immagini sono sfocate e nebbiose ed Helena incontra uno scenario strano dopo l’altro, in un mondo dove la logica sembra senza senso, clonato dal paese delle meraviglie.
Le avventure più pericolose di Helena si verificano dopo il passaggio al lato oscuro, dove è scambiata per la sua immagine speculare, una ragazza oscura e sinistra che incarna tutti gli aspetti sinistri del suo subconscio. La Regina delle Ombre (McKee di nuovo) scambia l’Helena buona per l’Helena cattiva, mettendo l’Helena buona in pericolo, il vantaggio è che da questo scambio, Helena riesce ad avere alcune informazioni che l’aiuteranno nella ricerca della MirrorMask .
Jason Barry ha un ruolo importante come San Valentino, un giocoliere che diventa consigliere di Helena in questo universo alternativo dove sono presenti innumerevoli e molto strane creature, alcune delle quali con le scarpe al posto della testa, altre più strane che sembrano di Hieronymus Bosch. Uno per uno, fotogramma per fotogramma, queste invenzioni sono notevoli.
Sotto una chiave immaginaria e con un pizzico di tensione, tra sogno e realtà, vi chiederete fin da subito se Helena riuscirà a salvare i due mondi e riabbracciare sua madre; non perdetevi la risposta!

La copertina di The Sandman: Overture. Il nuovo fumetto di Sandman di Neil Gaiman

01vertigo2-popupForse voi non lo sapete, ma Neil Gaiman ha scritto una nuova miniserie su Sandman. Qui sopra vedete la copertina del primo numero.

E’ un prequel della serie che ha rivoluzionato il fumetto tra il 1987 e il 1996. In sei numeri Gaiman racconterà come mai Morfeo è stato catturato così facilmente da Roderick Burgess nelle prime pagine di Sandman 1.

Il titolo della miniserie sarà The Sandman: Overture. Il primo numero uscirà a fine ottobre, con una nuova uscita ogni due mesi. Tra un numero e l’altro verrà pubblicata una versione speciale del volume del mese precedente, con disegni aggiuntivi, dietro le quinte e commenti.

Alle matite è stato chiamato J.H. Williams III.

Sul tornare a scrivere le storie del personaggio che gli ha portato fama e fortuna Gaiman dice: “La cosa più strana per me nel ritornare su Sandman è quanto tutto sia familiare. La cosa nuova, invece, è il livello di attenzione. Mentre scrivevo Sandman tra il 1987 e il 1996, non ho mai avuto la sensazione di avere circa 50 milioni di persone che guardavano da sopra la mia spalla esaminando ogni singola parola.

Insieme a The Sandman: Overture, la DC lancerà altre cinque miniserie con il marchio Vertigo. Lo scopo dell’operazione è risollevare le sorti del marchio. Anche se continuano a uscire opere eccellenti marchiate Vertigo, le vendite della linea di fumetti adulti della DC sono in calo da tempo.

Mio commento personale? Shut up and take my money!

Esce oggi The Ocean at the End of the Lane: il nuovo romanzo di Neil Gaiman

15783514Da oggi possiamo comprare The Ocean at the End of The Lane, il nuovo romanzo di Neil Gaiman.

L’autore di Sandman torna al romanzo per adulti con una storia che affonda le radici nei suoi ricordi d’infanzia per raccontare una storia sui ricordi, sulla magia e sulla sopravvivenza. Un romanzo sul potere dei racconti e sull’oscurità che alberga dentro ognuno di noi.

Il protagonista del romanzo torna nei luoghi della sua infanzia: una fattoria che si trova alla fine del vialetto in cui abitava da bambino. Lì passava il tempo con una bambina, sua madre e la nonna.
Presto scoprirà che creature oscure vagano libere per il mondo e la sua vita sarà in grave pericolo.
Affronterà orrori primordiali e minacce gravi che provengono dall’interno della sua stessa famiglia e dalle forze che si sono radunate per distruggerla.

La sua sola difesa saranno le tre donne conosciute da bambino. La più giovane oggi come quando giocavano insieme, sostiene che lo stagno dietro casa è un oceano. La più anziana si ricorda del Big Bang.

L’edizione italiana del romanzo, intitolata L’Oceano in fondo al Vicolo, dovrebbe uscire a ottobre 2013 per Mondadori.

Neil Gaiman sui fan di Firefly: difensori della libertà di parola che non volete far arrabbiare

Un giorno, il professor Jim Miller dell’Università del Wisconsin ha appeso alla parete del suo ufficio il poster che vedete qui accanto.

Il consiglio di facoltà lo ha costretto a rimuoverlo perché, secondo loro, incitava alla violenza.

Miller si è rivolto alla Foundation for Individual Rights in Education per difendere il proprio diritto alla libertà di espressione e si è lamentato su Twitter della vicenda. Neil Gaiman ha rilanciato la sua protesta, la nerdrage è esplosa.

E’ lo stesso Neil Gaiman a raccontare come è finita in questo video.
Vi traduco una delle parti salienti:

Ci sono persone in questo mondo che non volete far arrabbiare. E tra i principali gruppi di persone che non volte far arrabbiare ovviamente ci sono quelli delusi dalla politica, che sentono di non avere nulla da perdere. E quelli che sentono che è giunto il tempo per una rivoluzione. E poi, là sui margini di questi gruppi, ci sono i fan del fantasy e della fantascienza il cui show preferito è stato cancellato prematuramente.

 

Il Figlio del Cimitero di Neil Gaiman. La mia recensione

il figlio del cimiteroE continuiamo a parlare di Neil Gaiman, dopo il lungo silenzio spiegato qui, con la recensione del suo ultimo lavoro.

Il figlio del Cimitero (opinabile traduzione di Graveyard Book), è l’ultimo romanzo di Neil Gaiman, un libro per adolescenti che ha raccolto e continua a raccogliere premi (un Audie come miglior audiolibro e la Newbery Medal dell’American Library Association, tra gli altri).

Più volte ho detto che bisognerà parlare della letteratura per adolescenti, o young adult come la chiamano in inglese, centrando meglio il target. Bisognerà, ma non è ancora il momento.

Per ora limitiamoci a questo esempio di letteratura per adolescenti.

La domanda di chi legge una recensione, alla fine dei conti, è sempre quella: è bello?

E’ bello e mi è piaciuto – le due cose non coincidono per forza – ci ho ritrovato tutti gli elementi che apprezzo nella narrativa di Neil Gaiman, ma l’ho trovato originale. Come ho già detto, Gaiman è uno di quegli scrittori che raccontano spesso la stessa storia, cambiando la trama. Non è così per Il Figlio del Cimitero. E’ una familiare storia gaimaniana, ma non è la solita storia gaimaniana.

Il libro è indirizzato a un pubblico molto giovane, lo si vede da come vengono trattati violenza, ce n’è tanta ma avviene tutta fuori scena, e sesso, una frase appena accennata. Lo si capisce da come può essere facile per un giovane lettore seguire e immedesimarsi nel percorso di crescita di Nobody Owen, il protagonista rimasto orfano e adottato dai fantasmi del cimitero che sorge vicino alla casa in cui la sua famiglia è stata assassinata.

E’ buffa la vita di Nobody, detto Bod. Cresce sereno e amato e protetto in un luogo a cui naturalmente si associano dolore e disagio, un cimitero. Viene allevato con amore da fantasmi, vampiri e lupi mannari, protagonisti (una volta, mi sa ora non più) degli incubi dei bambini. E tutto sommato, ha problemi solo quando interagisce coi suoi simili, i viventi. In certi punti, soprattutto nei capitoli sulla sua infanzia, mi ha fatto tornare alla mente Adam, il bambino che passeggia sereno col suo cagnolino in Buona Apocalisse a tutti!, di Terry Pratchett e dello stesso Neil Gaiman. Adam è in realtà l’anticristo e il cagnolino è un mastino infernale. Ma loro scelgono un altro destino.

Anche Bod fa le sue scelte, come ogni buon personaggio, in quel percorso forzato che è la crescita. Alcune sono sbagliate e causano conseguenze a volte spiacevoli, a volte dolorose. In più di un punto ho pensato “ma cosa fai, stupido, stai sbagliando”. Ma è diritto dei bambini sbagliare e imparare.

Lo stile di scrittura è semplice e scorrevole, adatto a un lettore giovane, ma non è mai noioso o scontato per un adulto. Conoscendo Neil Gaiman e i suoi temi un po’ si capisce dove va a parare questo Figlio del Cimitero, ma non è mai una lettura banale, lo humor è nero e sopraffino. Nel non detto Gaiman riesce a farci intravedere un mondo dalla mitologia ricca e complessa, fatta di creature fantastiche, magia, associazioni segrete millenarie, sia di umani che di non umani, ognuna coi suoi scopi, la sua storia. Grazie all’espediente dei motti incisi sulle lapidi, anche il fantasma che fa l’apparizione più fugace acquista un passato e una personalità, una descrizione che lo rende familiare. Il fatto che Il Figlio del Cimitero sia un libro per adolescenti non vuol dire che sia un libro semplice.

Mi ha fatto piacere immergermi ancora e così presto in uno dei mondi di Neil Gaiman e quello del Figlio del Cimitero è un bel mondo. Leggetelo, ne vale la pena. E non sottovalutate la letteratura per ragazzi, adolescenti, young adult o come volete chiamarla. Ci sono belle sorprese.

Ho visto “Coraline e la Porta Magica”

coraline e la porta magicaHo visto Coraline e la Porta Magica, tratto dal romanzo Coraline di Neil Gaiman, l’altra sera con alcuni amici. La versione breve della recensione è: fantastico, correte a vederlo o rivederlo, senza perdere tempo con altri film di seconda categoria.

La versione lunga è più articolata. Non spendo parole sull’aspetto tecnico della realizzazione in stop motion. E’ superba a livello di vedere-per-credere. Il film l’ho visto in 3D. L’effetto è stato divertente e gli occhialetti non mi hanno dato il fastidio che pensavo, anche se li ho dovuti indossare sopra i miei occhiali. Però in alcune panoramiche veloci di scene ricche di dettagli ho avvertito un senso di confusione: troppe cose su troppi piani che si muovevano o reclamavano attenzione nello stesso momento. Uno degli amici con cui l’ho visto è anche stato tratto in inganno dalla ricchezza visiva data dal 3D: pensava che il film fosse stato realizzato in computer graphics, non in stop motion. L’effetto 3D non aggiunge niente alla storia e se deciderò di rivedere il film – cosa molto probabile – lo vedrò in versione normale. Anche perché 9,50 Euro per un biglietto… Ne vogliamo parlare?

Ho letto il romanzo di Coraline appena uscito, nel 2004, e poi non l’ho più ripreso in mano. Sono entrato al cinema con vaghi ricordi della storia, non abbastanza precisi per fare dei confronti tra film e libro. Ricordavo a grandi linee cosa succedeva, ma, per esempio, ho dovuto sfogliare il libro per avere la conferma che il personaggio di Wybourne è stato creato per il film. La storia è comunque solida, fluida, ben scritta e ben realizzata e l’ho apprezzata per quel che era, senza essere distratto da somiglianze e differenze col libro. Il passo della narrazione è un po’ lento, immagino per permettere ai bambini di seguirla senza problemi, ma non l’ho mai trovato noioso.

Come sapete, sono andato a vedere Coraline con la mia ragazza e altre tre coppie di amici. La differenza di opinioni è stata nettissima: agli uomini è piaciuto molto, alle donne per niente. Hanno lamentato tutte lo stesso problema con la storia: è spaventosa, non adatta a dei bambini, colpisce i bambini nel rapporto con i genitori e soprattutto con la madre, che ha il ruolo di cattiva (a poco è servito far notare che è l’altra-madre a essere cattiva), mostra una bambina che perde i genitori.

Questi temi sono in effetti tutti presenti nel film, come nel romanzo. Ma è un male? Cioè, i bambini possono essere esposti solo a storie a basso impatto emozionale, sterilizzate? Che fine ha fatto il ruolo delle storie come palestra per le emozioni? E poi: anche le favole classiche, quelle dei fratelli Grimm prima di tutte, hanno ricevuto un lieto fine solo nelle versioni più tarde. Cappuccetto Rosso, Biancaneve, la Sirenetta, Hansel e Gretel, la Piccola Fiammiferaia erano in origine storie tragiche se non spaventose. E spesso si concludevano con la morte dei protagonisti.

E’ giusto considerare adatto a un bambino un mix di scatologia di basso livello e citazioni (per lui) incomprensibili come quello presentato dalla serie di Shrek, e avere delle perplessità su Coraline?

La mia opinione è che le nostre mogli e ragazze, in quanto potenziali madri, si siano sentite punte sul vivo vedendo una madre nel ruolo della cattiva e una madre assente e distratta in quello della madre reale. E’ un discorso che sono curioso di approfondire e penso lo faremo quando ci rivedremo tutti per il prossimo film. Intanto lascio la palla a voi nei commenti.

La mia opinione è che se avessi figli e questi fossero abbastanza grandi, li porterei a vedere Coraline e la Porta Magica senza remore. E naturalmente lo vedrei insieme a loro, per rispondere alle loro domande e tener loro la mano se avessero paura. E per riferire loro la citazione di G. K. Chesterton che Neil Gaiman ha scritto in apertura del romanzo di Coraline e che non si trova nel film:

Le fiabe sono più che vere – non perché ci dicono che i draghi esistono, ma perché ci insegnano che i draghi si possono sconfiggere.

Neil Gaiman legge “Il Figlio del Cimitero”, i video su internet

TheGraveyardBookNeil Gaiman legge Il figlio del Cimitero, ovvero Graveyard Book, che non va confuso con Il cimitero senza lapidi e altre storie nere, titolo dato alla traduzione di M is for Magic.

Sono entrambi libri destinati a un pubblico di adolescenti (il settore young adult che merita un articolo di approfondimento).  Ma il primoè un lavoro originale, il secondo è una raccolta di racconti apparsi in altre opere di Gaiman, un racconto originale e un brano tratto da Graveyard Book. Tocca fare questa lunga premessa a causa della somiglianza tra i due titoli italiani. Premessa fatta, andiamo avanti.

Ho sempre trovato bella, di più affascinante, l’idea dell’autore che gira di città in città leggendo brani del suo ultimo libro e rispondendo alle domande dei lettori. Non credo che esista miglior promozione per i libri e mi sono sempre chiesto perché vengano organizzati così pochi tour di autori da noi. Sarà il fatto che da noi si legge poco, sarà una questione di (mancanza di) abitudine, saranno pubblicizzati poco e male gli incontri, sarà blah blah blah. Non so.

E trovo molto intelligente l’idea della Harper Collins, di cui ho avuto notizia solo oggi, di filmare Neil Gaiman mentre legge capitoli del suo Il Figlio del Cimitero durante il tour di promozione del libro. Nove filmati per la lettura di nove capitoli in nove città diverse.

I responsabili della casa editrice avrebbero potuto pensare che così facendo avrebbero venduto qualche copia in meno del libro o dell’audiolibro (premiato agli scorsi Audies Awards come miglior audiolibro dell’anno). Invece hanno deciso di aprirsi al pubblico e permettere a tutti l’accesso ai filmati. Sono certo che verranno premiati dalle vendite.

Qualche settimana fa ho partecipato ad una conferenza in cui è stato detto che una delle differenze tra italiani e statunitensi è nella mentalità: noi vediamo “la torta” di dimensioni definite e più siamo a mangiarla, meno “torta” c’è per ciascuno. Per gli statunitensi, più persone partecipano, più persone si troveranno a contribuire e quindi la “torta” sarà più grande e ci sarà più “torta” per tutti. Magari è vero, chissà.

E ora, senza ulteriore indugio: Neil Gaiman legge “Il Figlio del Cimitero”.