Oltre l’invasione zombie

Zombies outside a window

Tutti gli zombie del mondo!

Quando parliamo della nostra fascinazione verso il genere della gente-che-mangia-altra-gente, è facile tirare fuori nomi come “The Walking Dead,” “Dawn of the Dead,” o “Resident Evil.” Ormai il genere si trova ovunque, dal cinema alla televisione ai videogiochi, e ci sono talmente tanti titoli che è impossibile elencarli tutti.
Qui ci limitiamo a nominare alcuni dei film e giochi meno noti, per mostrarvi che l’invasione zombie è più avanti di quanto non crediate.

Non è il tuo solito film di zombie

Chi ha detto che un film di zombie debba essere tetro? Di sicuro non era tetro il genio dietro i film che stiamo per elencare. Hanno preso il modello del tipico film di zombie e lo hanno girato completamente, portando il genere verso strade più vivaci. Nel farlo hanno creato nuove frontiere per il nostro intrattenimento zombificato.

1) Un film di zombie che sia anche una commedia? Oggi potrebbe non sembrare un’idea così bizzarra, ma quando è uscito “Shaun of the Dead” nel 2004, mostrava un approccio completamente originale. Detto questo, è una divertente cavalcata attraverso strade piene di zombie, che vi divertirà e stupirà per la sua originalità. Se non lo avete ancora visto, che state aspettando?

2) “Warm Bodies” è un film di zombie sentimentale. Il suo messaggio generale è che anche gli zombie sono persone e in un mondo paranoico, potrebbe essere proprio uno zombie quello che salva tutti. Le due star Nicholas Hoult e Teresa Palmer hanno una chimica pazzesca e scioglieranno i nostro cuori con la loro lotta per l’amore e l’accettazione.

3) Finora abbiamo parlato di un film di zombie comico e uno romantico. “Zombieland” riesce a essere un po’ di entrambi. Con la sua originale visione dell’infezione zombie, sceneggiatura divertente e cast affascinante, ispira nuova vita al genere (haha: visto cosa ho fatto?). Ci ha fatto pensare che quand’anche dovesse arrivare un’invasione zombie, ci sarebbe sempre spazio per risate, amore, famiglia.

Zombies

Gli zombie e i loro piccoli giochi crudeli

Se pensate che siamo lontani da un’invasione zombie, aprite gli occhi. I morti viventi hanno già invaso il mondo dei videogiochi. Dagli zombie su un’isola agli zombie nello spazio, questi vagabondi alla ricerca di sangue e cervello si sono già infiltrati nel nostro universo e sono votati all’attacco. Forse vi sentite tranquilli, per ché gli zombie sono prigionieri del mondo dei videogiochi, ma sarebbe una falsa sicurezza. Gli zombie sono ovunque, anche in altri tipi di giochi.

1) Che ne dite di un gioco di carte il cui obiettivo principale è costruire l’arma anti zombie più fica e bislacca che possiate immaginare? Si trova tutto nel frenetico e divertentissimo gioco di carte chiamato Badass Zombie Killer. Potete creare un set di nunchaku-sega elettrica a canne mozze, a motore elettrico e guida laser, o un forcone a doppia canna e propulsione a gas o qualche altra arma deviata nella vostra corsa verso la vittoria. E vi conviene vincere, perché tutti gli altri verranno mangiati.

2) Provate a sopravvivere in una battaglia epica e sanguinolenta mentre vagate per le devastate pianure del gioco da tavola All Things Zombie. Che stiate cercando armi, benzina o medicine, è una corsa disperata per sconfiggere sciami di non morti e umani imbarbariti. Potete giocare per conto vostro o in cooperativa o in competizione con gli altri giocatori, mentre ciascuno di voi cerca di dominare le minacciose dinamiche del gioco.

3) Per una visione diversa dei giochi sugli zombie, GD Casino offre qualcosa per gli amanti del divertimento a base di carne umana con la loro slot machine Zombies. Lo scopo del gioco è allineare simboli legati agli zombie, come globi oculari, cervelli, maschere antigas, armi insanguinate e oltre, il tutto mentre cercate di sopravvivere agli zombie piazzando pallottole in testa e lame nel cervello e, alla fine, sopravvivere all’apocalisse zombie.

Sei stato zombificato!

Be’, più o meno. Forse non siete zombie, ma vivete in un mondo di zombie. Ovunque guardiate, c’è uno zombie che vi restituisce lo sguardo. In giochi, film, televisione, letteratura eccetera, gli zombie si sono posizionati intelligentemente per colpire e mangiarvi il cervello. Potete correre e nascondervi, ma non sarete mai al sicuro. Gli zombie oggi regnano e voi siete tutti concorrenti nel loro gioco.

Resident Evil Retribution (2012)

 

Regista Paul W.S. Anderson
Con Milla, Sienna Guillory e Michelle Rodriguez

Catturata dagli agenti Umbrella dopo aver apparentemente eliminato il
perfido Wesker Alice si ritrova ancora una volta imprigionata in un
centro di detenzione della spietata corporazione.  La nostra eroina
viene rapidamente liberata da una sensuale agente del redivivo Wesker che le spiega come la Regina Rossa abbia preso il
controllo della Umbrella…

Riuscire a comprendere questo Resident Evil è arduo, non per
complessità o profondità ma per la totale, irrispettosa mancanza di
una qualsivoglia trama o di qualcosa che dignitosamente possa passare
per essa. Appare come un gioco privato e personale del regista ed al
pubblico è concesso di sbirciare rimanendo  confuso.

Se dal secondo al quarto film della serie la storyline globale era vaga e gli
elementi che la componevano palesemente contraddittori qui si
raggiunge l’apice della pochezza, della vuotezza, della nullità. Non
si guarda più, pur sbadigliando, un film da popcorn ma un episodio di
un franchise, non più fine a se stesso, una puntata riempitivo di una
serie composta da puntate riempitivo dove la già non eclatante
qualità, rappresentata per intero dal primo film, è diluita dalla
quantità dei titoli.

Anderson si autogloria degli eye-candy che la tecnologia può offrire
dimenticandosi dell’importanza vitale dei dialoghi e della sospensione
del dubbio che deve essere meritata e non sfidata con infantile astio
da effetti digitali e poco altro: in questo egli rappressenta il
pericolo maggiore per i film di azione moderni hollywoodiani al pari
di un Roland Emmerich.

Non migliorano i cameo dei personaggi dei videogiochi inutili e fuori
luogo, i ritorni inspiegabili e comunque mal spiegati (la Regina Rossa e
Wesker), le numerose domande lasciate senza risposta e tantomeno
convince la “missione” esposta con semplicismo disarmante.  Il finale
con l’ennesimo combattimento non all’altezza e con il forzato e
risibile ritorno delle capacità di Alice (che porta a ricordare i
fumetti dei supereroi dove i poteri vengono persi e riacquistati a
seconda degli umori degi sceneggiatori) danno il colpo conclusivo ad un
film senza anima e senza voglia di esistere.

L’unico merito di Retribution è nel far comprendere come un film ad
alto budget possa essere realizzato controvoglia o peggio ancora, di
come cercando di avvicinare la trama ai gusti del target, qui
ovviamente adolescenziale, si arrivi a sguazzare nell’approssimazione,
nell’incompletezza e nell’insoddisfazione.

Da evitare.

Benvenuti a Fuocofatuo: film di zombie comico, gratis sul web

Easy Phoney Production è un gruppo informale che si occupa, oltre che di informazione, satira e questioni sociali, anche di cinematografia e video art indipendente.

Tra video impegnati, video leggeri, gialli pulp e satira hanno realizzato un film di zombie horror comico: Benvenuti a Fuocofatuo.

Potete vederlo per intero qui:

E non perdete il Dizionario Horror del Mercoledì, schede sintetiche sui classici del genere.

A.Z.A.S.: webserie horror/pulp italiana a base di zombie

Arriva A.Z.A.S, ovvero All Zombies Are Stupid, una webserie italiana horror/pulp prodotta da Grage Pictures.

“In un lontano paese chiamato Carson City, vivono due grandi amici, Robin D’Amico (Roberto D’Antona) e Frank Enselmo (Francesco Emulo), giovani ragazzi appassionati di tutto ciò che ha a che fare con i morti viventi.
Il loro sogno più grande? UN’INVASIONE DI ZOMBIE.
Docky (Michele Friuli) un dottore leggermente psicopatico, nonché miglior amico dei due ragazzi, viene alla scoperta del VIRUS T-ICK, ossia un virus in grado di portare in vita i morti, a conoscenza di tutto questo ne viene il Sindaco Fossi (Biagio Sampietro), che darà l’ordine ai suoi “scagnozzi” di spargere il virus nel paese in modo tale da poter costruirci sopra un nuovo parco divertimenti, lo ZOMBIE PARK, così da poter diventare ancora più ricco.
Cosa aspetta ai due giovani amici molto imbranati?
FUGGIRE DA QUESTO POSTO!! Tra violenza, parolacce, sparatorie, citazioni e tante, tante TANTE RISATE, un’avventura indimenticabile divisa in 5 episodi, una web series horror/comica realizzata dai creatori di “DYLAN DOG: IL TRILLO DEL DIAVOLO” e “SCARY TALES”.

Scritto e Diretto da Roberto D’Antona.
Prodotto da Roberto D’Antona, Francesco Emulo, Michele Friuli, Paola Laneve, Michele Grassi.

Ecco il trailer

Sine Requie – Sopravvissuti

Siamo alla fine di un ucronico 1956: la Seconda Guerra Mondiale si è conclusa imprevedibilmente quando nel 1944 i Morti si sono inspiegabilmente animati, divorando indistintamente i soldati Alleati e dell’Asse. Dopo dodici anni di inesprimibile orrore l’Europa Occidentale è ridotta ad un deserto spoglio di vita dove pochi umani si aggirano tra le macerie di un mondo devastato. Quattro sopravvissuti calcano le “Terre Perdute”, quattro anime scampate ad una fine indicibile: Santiago, Florentine, il Teschio e l’anonimo cronista della loro storia.

Sine Requie nasce nel 2003 come ambientazione amatoriale per GDR: il suo inaspettato successo ed il suo fedele seguito di appassionati permettono una seconda incarnazione “professionale” grazie alla Asterion Press e vede una distribuzione capillare anche nelle librerie non specializzate.

Nell’Ottobre 2010 la Asengard pubblica il primo romanzo di Sine Requie  ad opera di Cortini e Moretti, autori anche del gioco.

Se il setting del “Sine” (come è affezionatamente chiamato dai fan) nonostante gli scivoloni (il crescente abuso del sovrannaturale, l’improbabile biotecnologia diesel-punk di Z.A.R. e le arcologie dei Soviet sviluppate in una manciata di anni, la visione non originale del Sanctum Imperium la cui gerarchia è composta da fanatici, corrotti e dove troviamo gli inevitabili Templari) ha il suo indubbio e riconosciuto valore ludico Sopravvissuti merita ovviamente un discorso ed una analisi a parte (cosa che buona parte dei recensori sembra non aver colto limitandosi a valutare l’ambientazione più che il romanzo stesso); quando due autori di giochi di ruolo passano alla narrativa pura vi è il rischio tangibile di portare gli schemi degli uni nell’altra ed il risultato può essere qualcosa come questo: non un romanzo quanto piuttosto una introduzione di capitolo di GDR lunga duecento e rotte pagine che ricorda pericolosamente in forma e sostanza una fan fiction.

Nella prima parte del libro, che inizia in media res, i protagonisti si muovono senza altro scopo che sopravvivere un giorno in più tra inedia, stanchezza e pericoli naturali: mentre questo può essere funzionale alla prima descrizione del setting la totale mancanza di obiettivi a lunga scadenza e la serie di incontri semicasuali con Morti, banditi e altri superstiti alla fin fine risultano stancanti come The Road dimostra appieno.

Immediatamente ci rendiamo conto che lo stile di scrittura è fluido ed immediato ma i dialoghi sono letteralmente tagliati con l’accetta: palesemente artificiosi, forzati, “troppo moderni” che con il loro abbondante uso di improperi cercano di essere in qualche modo “hollywoodiani” (o forse persino “tarantiniani?”) senza riuscire in altro intento che apparire superficiali. Probabilmente lo studio del linguaggio dell’epoca avrebbe aiutato ad offrire perlomeno un pò di profondità ai personaggi.

Ad un certo punto capiamo che gli autori, orgogliosi del loro pur apprezzabile world-building, si sono dimenticati (o non sono stati in grado di descrivere) il mondo oltre la loro visione del gioco: i luoghi visitati sono “generici”, non vi sono peculiarità storico-geografiche, i piccoli particolari che li distinguano e li rendano “reali”. Una descrizione casuale degli oggetti di uso comune, dei cartelli stradali, dei dischi in vinile, delle pubblicità, dei quadri da parete di un 1944 trascinatosi nel 1956 avrebbe giovato ma questa attenzione nella ricerca storica è dedicata persino in modo eccessivo, da perfetti otaku, solo ad armi e veicoli militari.

E’ come se si ponesse un adesivo sul vetro di una finestra che va a sovrapporsi al panorama: la percezione della falsità dell’immagine è ovvia.  

Verso la metà della storia i nostri trovano tracce di un possibile rifugio sicuro ma piuttosto che imbastire parte della trama sul suo raggiungimento graduale, magari seguendo tracce o indizi, i personaggi si ritrovano quasi immediatamente e senza troppa difficoltà nel loro transitorio “paradiso”. Seguono gli sviluppi dei rapporti con il nuovo gruppo di sopravvissuti, la cui personalità è delineata purtroppo in modo approssimativo: il Templare Remy che appare verso la fine del romanzo risulta poi dolorosamente stereotipato, una figura di cartapesta che esiste solo per dare informazioni didascaliche sulla situazione tra il Sanctum Imperium ed il Quarto Reich, ripetere senza offrire sfumature caratteriali quanto il Papato sia luogo di salvezza e mostrare, ovviamente, una copia del Sine Requie (assolutamente inutile ai fini della storia) e il suo decorato Requiem che altro non è che una evoluzione/plagio/clone/omaggio dell’Eviscerator di Necromunda ma della quale “creazione” gli autori sembrano sin troppo orgogliosi.

Il finale, troppo rapido e anticlimatico, stimola vero e proprio fastidio nel lettore mediamente esigente con i banditi noti come “Diavoli Blu” che malamente delineano attraverso frasi da cattivi da basso cliché la loro personalità crudele mentre fanno continuo, e per il lettore estenuante, riferimento ad un “Druido” e ad una “maledizione del sonno” che non trova alcuna spiegazione nel romanzo che risulta così privo di onesta ed esauriente conclusione: non il modo più elegante, o serio, per indicare che Sopravvissuti è il tassello di una storia più ampia.

E’ pacifico che da romanzi tratti da videogiochi e giochi di ruolo non si richieda una raffinatezza stilistica degna di un Hemingway o di un Eco: altresì si poteva sperare che uno dei rari romanzi italiani del genere potesse sollevarsi dalla più piatta mediocrità.

Come lettura non impegnata per non appassionati dell’ambientazione Sopravvissuti è fondamentalmente accettabile ma gli amanti delle zombie-stories che desiderano non solo un mondo originale possono cercare nei libri (in lingua inglese, mi raccomando) di Max Brooks prodotti letterari certamente ben più solidi.

Highschool of the Dead & The Walking Dead: zombie a fumetti e in TV

Un giorno, improvvisamente, “loro”, i “camminatori”, appaiono.

Senza alcun avvertimento e senza alcuna origine nota o comprensibile una mostruosa pandemia esplode in tutto il mondo, una malattia virulenta che trasforma chiunque ne sia contagiato in un morto vivente affamato di carne umana.

Il filone cinematografico e letterario «zombie», definirla moda sarebbe oltremodo limitante, innescato da Romero nel 1968 non si è mai sopito del tutto e attraverso i decenni ha subito interpretazioni sociali e politiche, saltuariamente di un certo spessore e persino di qualità, sino ai giorni nostri.

E’ la figura dello zombi «moderno», identico a se stesso ma visto attraverso lenti quasi sempre diverse, che spinto commercialmente dalla figura dell’altro nonmorto, quello romantico sino al punto di essere involontaria parodia di se stesso, emerge translando dal mondo delle immagini statiche dove si è rifugiato trovando nuova dignità, verso il piccolo schermo e quindi nuovamente verso il vasto pubblico non settoriale. Ed ecco a noi due rami di questo decomposto albero, sviluppatisi nello stesso periodo e con un processo similare ma ad un oceano ed a una cultura di distanza: High school of the Dead e The Walking Dead.

High school of the Dead (titolo originale Gakuen Mokushiroku, “Scuola Apocalisse”) è una serie anime dello studio MADHOUSE, tratta dall’omonimo manga di successo a opera dei fratelli Daisuke Sato, scrittore e Shoji Sato, disegnatore. La prima stagione, trasmessa nell’Estate del 2010, è composta da 12 episodi. L’uscita dell’OAV ‘Drifters of the Dead’ è prevista per l’Aprile del 2011.

Mentre il mondo cade nel caos un gruppo di studenti del liceo Fujimi riesce a fuggire dall’assedio dei loro ex compagni e insegnanti, divenuti orribili morti viventi: Takashi Komuro, tipico protagonista belloccio che assurgerà rapidamente a capo del gruppo; Hirano Kohta, otaku delle armi da tiro e dei veicoli militari che lungi dall’essere per il suo aspetto grassoccio solo il momento comico si dimostrerà rapidamente un elemento fondamentale della squadra grazie alla sua conoscenza specifica; l’occhialuta Saya Takagi, dotata di una notevole intelligenza abbinata ad un complesso di inferiorità nei confronti dei genitori che la rendono saccente ed arrogante; Shizuka Marikawa, la procace infermiera della scuola e unica adulta protagonista ma lungi dall’essere la più assennata; Saeko Busujima, letale presidentessa del club di kendo che, apparentemente calma e riflessiva, nasconde un lato sadico che le genera un segreto desiderio di autodistruzione; Rei Miyamoto, figlia di un poliziotto e amica di infanzia di Komuro del quale è da sempre segretamente innamorata. Durante la ricerca di sopravvissuti al gruppo si uniranno il cagnolino Zeke e la giovanissima Alice, salvati in extremis da un impavido Komuro.

HOTD si potrebbe collocare perfettamente in un qualsiasi “…of the Dead” di Romero o dei molti epigoni con minime variazioni sul tema (qui gli zombi, del tipo “movimento lento” e ‘infezione rapida’, sono ciechi e cacciano solo grazie all’udito) il che lo rende, ironicamente, piuttosto innovativo per un manga d’azione: privi di villain ed henchmen tipici degli anime i protagonisti devono affrontare torme di nonmorti anonimi rendendo la contrapposizione emotiva o ideologica tra eroi e spesso affascinanti avversari quindi inesistente (la figura che più si avvicina al nemico principale è il “santone” professor Shido che comunque, almeno all’inizio, risulata un personaggio piuttosto secondario per la trama) permettendo agli autori di concentrarsi sul rapporto tra i protagonisti e gli occasionali sopravvissuti (magnifico il granitico padre di Takagi che incarna con poche pennellate la possanza dell’etica del bushido) che vengono incontrati durante il viaggio.

Sebbene le vicissitudini dei protagonisti dominano ogni episodio, non vengono dimenticati gli sconvolgimenti sociopolitici della pandemia a livello mondiale (Daisuke è uno scrittore specializzato in racconti di storia alternativa a sfondo bellico) che pur non essendo studiati e sviluppati con il dettaglio certosino dei libri di Max Brooks toccano i personaggi da vicino con le loro conseguenze.

In alcuni punti HOTD è crudelmente brillante, specialmente quando ci viene mostrata la vita precedente all’infezione di alcuni sopravvissuti che all’inizio ci appaiono rivoltanti nelle loro turpi azioni: il senso, chiarissimo, è che la situazione estrema muta completamente l’individuo e persino gli eroi, pur non avvicinandosi all’ambiguità morale di alcuni protagonisti di The Walking Dead, sfiorano un rapido punto di crisi prima di decidere di vivere (inevitabilmente e prevedibilmente per un anime privo di veri antieroi) con la dignità da esseri umani anche a costo di cadere provando. Altrettanto prevedibilmente i personaggi nell’arco delle loro peripezie formeranno legami reciproci, storie d’amore sbocceranno e amicizie più salde dell’acciaio verranno forgiate nei fuochi dell’inferno. Nulla di più viene chiesto, nulla più viene dato.

Le motivazioni del successo della serie probabilmente non sono da ricercarsi in qualche sfumatura psicologica raffinata o lettura sociologica colta bensì nella possibilità di soddisfazioni più basilari: il fan service abbonda in maniera copiosa e dettagliata in ogni scena possibile e non c’è da stupirsi considerando che Shoji Sato è anche un apprezzabile autore ecchii. Le ragazze sono plasticamente formose e gli autori si dilettano nel farle apparire discinte nelle loro decorate mutandine e ornati reggiseni e guepiere, completamente nude nelle onsen o fornite di feticistici abbigliamenti “da guerra” o “alla marinaretta” che lasciano poco spazio alla fantasia. La passione di Daisuke per la cultura bellica in generale trova completo sfogo attraverso Kohta-Cicerone e la sua ossessione malsana nella vita normale che diviene indispensabile risorsa per la sopravvivenza: Guns and Babies, connubio perfetto per accalappiare il target maschile non solo under 18.

Di certo HOTD non sfrutta un tema originale e comunque non lo sfrutta con originalità ma incanala i topoi tipici del survival zombie horror nello stile narrativo degli shonen anime in un sincretismo che, sino ad ora, non era stato mai tentato prima. Se non possiede le basi per divenire un classico è sicuramente meritevole di un’occhiata e probabilmente di più.

La serie TV The Walking Dead è un insperato successo (4 milioni di spettatori dai 18 ai 49 anni) della AMC distribuito da FOX che in un periodo di serie cancellate a raffica, colpevoli tanto di vuoto squallore quanto di indubbia qualità innanzi ad un pubblico apatico, può permettersi già dalla seconda puntata di far scommettere i produttori su una ulteriore stagione di tredici episodi. Basato su di un fumetto in b/n della Image iniziato nel 2003 di Robert Kirkman, scrittore, e Tony Moore e Charlie Adlard, disegnatori.

A partire dal cast di protagonisti si comprende che il target è mirato verso “giovani” adulti piuttosto che verso i teenager: il protagonista principale è Rick Grimes (Andrew Lincoln), determinato agente di polizia di provincia e padre di famiglia che dopo essere stato ferito in uno scontro a fuoco si risveglia dal coma tempo dopo scoprendo sua città infestata da «camminatori», in un incipit copiato con la carta carbone da 28 Giorni Dopo: un escamotage narrativo comunque utile per iniziare in media res.

Votato a ritrovare la moglie Lori (Sarah Wayne Callies) ed il figlio Carl (Chandler Riggs) Rick si muove alla volta di Atlanta dove deboli e vaghe speranze lo conducono. All’insaputa di Grimes sua moglie e suo figlio sono effettivamente sopravvissuti e fanno parte di un gruppo capitanato da Shane Walsh (Jon Bernthal), ex partner dello stesso Rick divenuto nel frattempo amante di sua moglie. Quando Rick si ricongiunge con i suoi famigliari la situazione si complica a causa dei sentimenti di Shane per Lori e Carl e per il ruolo di leader che Rick rapidamente ottiene anche a costo di dividere i sopravvissuti.

Zombi quindi, in due ambientazioni tanto simili che, a parte alcune minuzie, potrebbero essere persino complementari. Ma superata l’apparenza le differenze sono di un certo rilievo.

Per iniziare gli «zombi» (generalmente non vengono chiamati così, ed a ragione) di HOTD sono volutamente inquietanti mentre quelli di WD sono essenzialmente disgustosi: i primi sono spesso ancora fisicamente interi ed anonimi mentre i secondi sono decomposti e mutilati, per la gioia degli esperti di trucco. Sebbene questo possa sembrare un dettaglio minuscolo in realtà si rivela già parte della differente matrice culturale: gli zombi giapponesi non devono offendere la sacralità dell’integrità del corpo anche se questo è sottoposto ad un empio stato di tetra nonvita mentre lo shock visivo della granguignolesca mutilazione di quelli americani è ciò che viene ricercato dal pubblico occidentale.

In HOTD sebbene la situazione sia tragicamente disperata la squadra rimane compatta, non vi è un conflitto per la leadership (sebbene vi possano essere discussioni per una linea di azione rischiosa) con ciascuno dei suoi membri che accetta la sua «funzione» ed anzi lotta per mantenersi utile all’interno del suo ruolo: anche le relazioni sentimentali che si sviluppano, persino laddove i triangoli spinosi sono sul punto di essere formati, non rischiano lontanamente di minare la coesione: il pericolo umano proviene da un membro esterno, il sensei Shido, che sin dall’inizio cerca di ottenere il ruolo di guida con il fascino e l’astuzia e che quindi, immediatamente, porta all’allontanamento dei protagonisti dagli altri studenti e alla formazione di un culto edonistico guidato da Shido stesso.

In TWD i rapporti umani non sono solo il punto di forza ma anche il pericolo maggiore per la compatezza del gruppo: l’invidia di Shane che quasi lo spinge ad assassinare alle spalle Rick, lo stretto rapporto tra le sorelle che conduce la sopravvissuta quasi al suicidio, il rapporto abusivo tra moglie e marito che conduce ad esiti quasi catastrofici: persino il bifolco razzista Merle Dixon, la cui minaccia di vendetta è un’ombra incombente sin dal quarto episodio ha un vincolo con il fratello. Il pericolo reale viene sempre dall’interno.

E di conseguenza questo dovrebbe far riflettere anche sul rapporto tra protagonisti e antagonisti: in HOTD Shido è l’avversario intimamente corrotto, perversamente infido e fascinoso, il villain che amiamo odiare in quanto rappresenta un lato acculturato ed perversamente edonista, che temiamo di apprezzare, mentre Dixon in TWD rappresenta il volgare e repellente razzista che facilmente disprezziamo, forse astuto ma lungi dall’essere colto e quindi incapace di offrire una visione della realtà anche soltanto lontanamente alternativa a quella dei personaggi protagonisti.

E’ importante notare per l’esame delle serie due altre elementi: l’intercambiabilità dei membri del gruppo e la loro “sacrificabilità”. In HOTD i protagonisti sono tutti egualmente importanti per lo svolgimento della storia : l’eventuale morte di uno di loro causerebbe uno scossone epocale per la narrazione perciò la dipartita dei personaggi rilevanti viene confinata a membri esterni ed eventuali incontri occasionali, limitando l’impatto psicologico della loro spesso truculenta dipartita. TWD fa sua la brutale letalità degli archetipici film di zombi dove anche i protagonisti, ad eccezione in questo caso di quello portante, possono incontrare il loro fato in modo orribile, in qualunque momento e senza preavviso: questo ovviamente rende difficoltoso per lo spettatore ad affezionarsi veramente alle loro peculiarità e idiosincrasie.

I combattimenti sono ovviamente numerosi in entrambe le serie, ma laddove quelli di TWD sono scontri luridi, rapidi e disperati della scuola di Fulci mentre quelli di HOTD spesso includono qualche forma di arma bianca, carichi di pathos che pur non toccando gli eccessi di un Saint Seyia mostrano tutta la loro eredità di un genere giovanile-eroico.

Nonostante le differenze palesi di struttura narrativa tra le due serie un trait d’union le congiunge: la disponibilità dei protagonisti (Rick da una parte e tutti gli studenti dall’altra) nei confronti degli altri superstiti, una attitudine che si concretizza nei rischi che corrono per salvare gli innocenti, e persino, nel caso di Rick, i membri nocivi del gruppo: in entrambe le visioni l’altruismo dell’eroe è un pilastro irrinunciabile.

E ora, opening track di Highschool of the Dead.

L’invasione dei Lego zombie!

Non ho capito perché Magrathea stia prendendo questa svolta zombie, pare che ultimamente io non parli d’altro.

Forse in questo periodo mi paiono più divertenti le notizie a sfondo morti viventi, non so perché. Deve essere uno di quei momenti in cui le cose capitano tutte assieme, come le botte di sfiga e… Le botte di sfiga, punto.

Comunque: si è tenuta a Seattle, dal 2 al 5 ottobre, la BrickCon. Ogni anno la città americana ospita questa manifestazione dedicata agli appassionati di Lego. Quest’anno i partecipanti hanno contribuito alla realizzazione di un enorme diorama: lo Zombie Apocafest 2008, una città invasa dagli zombie. Tutto realizzato con i mattoncini Lego.

Le parole non bastano per descrivere questa meraviglia. Per fortuna, c’è una galleria su Flickr.

Outbreak: il film di zombie diventa interattivo

Ricordate tutti i libri gioco, vero? Quei libri suddivisi in paragrafi numerati, al termine di ognuno dei quali dovevate fare una scelta che vi rimandava a un altro paragrafo? Chi non ha mai giocato la serie Lupo Solitario?

Chiunque sia più giovane di me.
Sorvoliamo.

Visto che la tecnologia ha fatto passi da gigante, ecco un esempio della tanto attesa e annunciata logica conseguenza; il film interattivo.

Outbreak è un film horror che racconta di un’invasione di zombie.
La novità rispetto ad altri film di questo abusato genere è che al termine di ogni scena avete la possibilità di scegliere tra due possibili azioni. A seconda delle scelte la storia si svilupperà in modo diverso.

Pensate di essere in grado di sopravvivere a un’invasione di zombie? Provatelo!